lunedì 15 agosto 2016

Charles Daly King : Un alibi di troppo (Arrogant Alibi, 1938) – trad. M. Boncompagni – I Classici del Giallo Mondadori N°690 del 1993

Nato nel 1895 a New York, Charles Daly King si laureò in psicologia, dopo aver militato come ufficiale durante la Prima Guerra Mondiale. Divenne uno dei maggiori seguaci di Gurdjieff, interessandosi del sonno e delle sue componenti, sin dalla sua tesi di laurea, pubblicando saggi di psicologia di forte spessore, tra cui Beyond Behaviorism (1927) e The Psychology of Consciousness (1932). Dopo la guerra riprese a occuparsi di psicologia
A partire dal 1932, scrisse sette romanzi, di cui sei pubblicati che costituiscono il lascito di scuola vandiniana forse più di più alta espressione. Ricordiamo che a Van Dine si rifecero una serie di autori che in massima parte utilizzarono lo stile più tipicamente vandiniano per il loro esordio da romanzieri: Rex Stout, Ellery Queen, Clayde Clason, Anthony Abbot, Stuart Palmer e appunto Charles Daly King.
Un alibi di troppo è contraddistinto, come tutti gli altri cinque romanzi (ma dovremmo dire sei, perché si sa per certi che Daly King ne ultimò un settimo che era in attesa di essere pubblicato dopo la Seconda Guerr Mondiale, ma che non lo fu più, a testimonianza che dopo la guerra cambiarono le aspettative degli editori) da atmosfere gravide di sospetti, e da un plot come al solito complicatissimo: qui Michael Lord (tenente di polizia, promosso Ispettore, dopo Obelists Fly High), sempre accompagnato dallo psicologo Rees Pons, è invitato ad Hartford, a casa della ricchissima Victoria Timothy moglie di un egittologo (per meglio dire, predatore di tombe) che ha portato con sé in America una parte cospicua delle cose da lui trafugate in Egitto, costituendo in un ambiente annesso alla sua casa, un dotatissimo museo: Perkette.
Quella sera ci sarà un ricevimento, durante il quale sono previsti degli intrattenimenti musicali, e al quale parteciperanno Grant Worcester amico di Lord (è lui che lo ha invitato) e sua moglie Garde; Charmion Dannish, amica del Dottor Earley, giovane protetto della ricca vedova, che canterà, e lo stesso Earley che dovrebbe suonare qualcosa; l’avvocato Gilbert Russell, legale della vedova; e anche due egittologi, Ebenezer Quincey ed Elisha Springer. Tuttavia a metà serata, durante l’intervallo, Charmion avendo un po’ di mal di gola e ricordandosi che nel bagno vicino alla camera da letto della padrona di casa, al primo piano, c’è un tubetto di aspirine, vi si reca. Prende l’aspirina, fa anche qualche gargarismo, poi sente qualcosa nella vicina camera, e quindi passando non per la porta dalla quale è entrata, ma da un’altra attraverso la quale il bagno comunica con lo spogliatoio annesso alla camera da letto, si reca qui. Pochi minuti dopo, l’Ispettore Lord, dabbasso, mentre gli invitati e il suo amico Pons sono nella sala dove ci sarà il concerto, sente il suono di un telefono, ma non capisce a prima vista da dove venga; quando alza la cornetta, viene a sapere dal dottor Earley, andato via poco tempo prima perché chiamato a casa di un paziente che sta molto male, che quegli non ritornerà a casa per esibirsi, perché il suo paziente è morto e quindi deve sbrigare anche faccende di carattere burocratico: prega Lord di riferire l’inconveniente alla padrona di casa scusandolo. Mentre posa il ricevitore, Lord è incuriosito da un debole bagliore di luce in fondo ad un corridoio, in cui sa che non ci sono luci, ma mentre sta per andare a vedere, sente prima un grido forte e poi lo stesso grido più attenuato, provenire dal piano di sopra. Slanciandosi per le scale, sente un rumore provenire dalla camera da letto padronale, vi entra, e vede Charmion mortalmente pallida che guardando in un punto sta per svenire. La sorregge in tempo per vedere anche lui, un corpo disteso per terra vicino al letto: è la padrona di casa, morta, con un pugnale dall’insolita foggia, ficcato in gola, cosicchè il manico esca parallelo al mento.
Lord, immediatamente vede un telefono e cerca di chiamare la polizia, ma la linea è muta perché qualcuno ha reciso i fili: si scoprirà che la forbice usata è quella che proviene dal cestino dei lavori di ricamo della padrona, posto altrove. Lord, depone Charmion sul letto e, dopo essersi accertato della morte di Victoria Timothy, scende dabbasso per chiedere al maggiordomo, Rath,  quando la padrona di casa fosse salita. Inoltre si rivolge al suo amico Grant Worcester, pregandolo di avvisare la polizia perché c’è stato un omicidio, anche se quegli sulle prime non gli crede. Intanto, l’attenzione di Lord è nuovamente attratta dal corridoio buio dal quale esce fioca una luce: vi si reca e capisce che è attraverso di esso che il museo è comunicante alla casa. Penetratovi, trova in una enorme stanza, rischiarata da una debole luce, due tali, Springer e Quincey, sedicenti egittologi, che stanno discutendo sulla datazione di qualcosa che attrae l’attenzione di Lord: è lo stesso pugnale che pochi minuti fa era conficcato nella gola della vedova Timothy  Come mai è lì,  per di più del tutto pulito?
Presentandosi ai due e informandoli della morte della padrona di casa, Lord riesce a sapere non solo i loro nomi ma anche a capire che quel pugnale è il gemello dell’altro utilizzato per l’omicidio, e che entrambi si trovavano in una vetrina del museo. Quando i tre entrano in casa, stanno arrivando i poliziotti, al comando del tenente Bergman della polizia di Hartford
In base ai tempi, l’omicidio parrebbe commesso nell’arco di circa sedici minuti, dalle 22.45 (orario in cui la padrona di casa è stata vista salire, dal maggiordomo, che lo testimonia) alle 23.01 (momento della scoperta del cadavere da parte di Lord). Solo che in questo arco di tempo tutti sembrerebbero essere in una botte di ferro: la maggior parte degli invitati, compresi i coniugi Worcester, il dottor Pons, Russell, erano al ricevimento e ancora lì erano quando è stata data la notizia della morte di Victoria Timothy e nessuno ha visto qualcuno allontanarsi; i due egittologi erano al momento del grido, nella loro saletta del museo a esaminare l’altro pugnale, e, a meno di non coprirsi l’un l’altro, non sarebbero potuti essere stati loro (inoltre loro non avrebbero mai saputo dell’esistenza del filo telefonico e del posto dove trovare le forbici, oppure si? ); il dottor Earley addirittura era fuori casa e la telefonata arrivata da fuori lo testimonia. E allora? Chi mai può esser stato ?
All’udienza davanti al coroner, il tenente Bergman, riunite tutte le prove, chiamati Charmion e Lord a testimoniare, ricostruita la scoperta del corpo, chiamata Charmion successivamente a spiegare perché mai una volta finito il gargarismo, non fosse semplicemente uscita dal bagno per scendere giù ma avesse allungato il percorso entrando nello spogliatoio e da qui nella camera della defunta da cui sarebbe dovuta uscire nel vestibolo che portava alle scale, e non avendolo saputo spiegare, il capo delle indagini la incrimina come assassina, pur nella irritualità di ciò.
A questo punto, Michael Lord, il dottor Earley e altri convengono di cercare di salvare la ragazza.
Durante l’interrogatorio davanti al dottor Earley, il coroner incaricato di definire la natura della morte della Signora Timothy, Grant Worcester.  amico di Lord (è lui che lo ha invitato al ricevimento) accusa pubblicamente un tale Kopstein, politicante con amicizie poco raccomandabili, di aver fatto uccidere la donna, oppostasi alle sue pretese; e dice di aver visto un uomo fuggire dalla casa. Tuttavia, per nuove che siano queste rivelazioni, sono poi smentite dalla rivelazione che nessuno è uscito di casa dopo che era andato via il dottor Earley: è testimoniato da molti.
Tuttavia Kopstein rimane un altro punto da chiarire. Come pure si viene a sapere che i due presunti egittologi, amici del marito della vecchia uccisa, non erano stati effettivamente sempre insieme nel museo a datare il pugnale, come hanno rivelato agli inquirenti, ma a turno erano andati alla toilette lasciando quindi la vetrina dei due pugnali a disposizione dell’altro, sempre che non sia stato quello che ha detto di esser andato alla toilette, a uccidere la riccona.
In altre parole, se prima gli alibi erano inattaccabili, ora cominciano a vedersi delle smagliature.
Per di più si scopre che Quincey aveva un serio motivo anche lui per uccidere: aveva una cambiale in scadenza di duemilacinquecento dollari che avrebbe dovuto pagare alla vecchia il giorno dopo l’omicidio della stessa.
Il Dottor Earley chiama al telefono e tutto contento afferma che in seguito a una serie di verifiche, la posizione di Charmion si è modificata, perché non è emerso alcun possibile movente a suo carico, come pure qualcuno, il Capo della Polizia, aveva insinuato che vi potesse essere.
Altre cose strane tuttavia avvengono: dalle mappe dei vari piani della casa, utilizzate nella ristrutturazione della stessa, risulta strappata quella concernente proprio il primo piano, dove è stata assassinata la vecchia Timothy, un dedalo di corridoi, angoli bui, e stanze, senza un nesso, a cui si accede non solo attraverso la scala principale per la quale sono saliti Charmion e Lord, ma anche attraverso una secondaria. Nuovi interrogativi.
Lord vorrebbe reinterrogare Quincey a proposito della cambiale di cui non aveva parlato, ma trova la porta del museo chiusa, sprangata dall’interno e per di più vede scorrere sotto alla porta dei rivoli di un liquido viscoso e rosso scuro che è indubbiamente sangue. Spara ai cardini della porta, riescono ad abbatterla, senza che cada addosso al povero Quincey riverso per terra, che loro trovano con l’altro pugnale gemello, conficcato nella scapola sinistra, il quale dopo aver farfugliato delle parole che al momento sono senza senso, muore.
La stanza era chiusa dall’interno. Gli astanti la perquisiscono: non c’è nessuna porta o finestra che possa essere stata usata per scappare e per di più i sarcofagi sono tutti sigillati da pezzi di scotch vecchio e ingiallito. Come è riuscito l’accoltellatore a eclissarsi, qualche minuto prima che arrivassero tutti quanti, senza che loro avessero visto alcuno fuggire?
Dopo che Lord avrà innanzitutto decifrato le parole mormorategli all’orecchio dal morente Quincey, che Springer rivelerà essere una formula magica egizia: Quincey avrebbe mormorato sersew wah wah wah wah, cioè 6-1-1-1-1, perché ossessionato dalla magia di Ser Wah, l’omicida verrà inchiodato nel corso di uno spettacolare finale in cui verrà chiarito come sia stato commesso un primo delitto senza che nessuno potesse averlo commesso, e come abbia potuto fuggire un assassino da una stanza chiusa, non prima che un inattaccabile alibi sia stato frantumato.
Straordinario romanzo di Daly King, Arrogant Alibi è uno dei più bei romanzi degli anni ’30: fantastica ambientazione, in una casa sinistra, piena di nascondigli e corridoi bui, mischia il mystery ad enigma (qui abbiamo il trionfo del Whodunit) con il mystery psicologico (con il trionfo del Howdunit), un delitto impossibile e un delitto in una camera chiusa (meccanismi di un romanzo basato sul Whodunit) mischiati al procedimento psicologico per frantumare un alibi inattaccabile (Howdunit), creando una superba messinscena in cui i sospetti e sospettabili appaiono e scompaiono, gli indizi misteriosi si accavallano (il filo del telefono reciso, i pugnali, l’orario dell’orologio elettrico nella camera dell’uccisa avanti di oltre venti minuti rispetto all’ora precisa, il misterioso numero 6-1-1-1-1), in cui persino le piantine dei vari piani in cui si consuma la tragedia contengono enigmi (la pagina strappata con la mappa del primo piano di Perkette). Un romanzo straordinariamente vandiniano, se per vandiniano riteniamo il mystery ad enigma più complesso in assoluto.
Il ragionamento che sottende alla frantumazione di un alibi inattaccabile e all’inchiodamento di un omicida diabolico, è complicatissimo, figlio degno di tutta quella letteratura che proprio da Van Dine originò. Non posso infatti non pensare al ragionamento estremamente complicato cui si rifanno The Bishop Murder Case, di S.S.Van Dine,  The Greek Coffin Mystery, di E.Queen e anche About the Murder of Geraldine Foster di A. Abbot: è come se Daly King avesse attinto da tutti gli altri autori vandiniani che prima di lui avevano esordito nell’ambito del romanzo, creando un super romanzo che ha caratteristiche prese da varie fonti, ma che nel tempo stesso non è mero collage, ma nuova opera originale che trascende le sue stesse fonti originarie, che crea e ricrea tutte le problematiche del romanzo ad enigma anni ’30 portandole ad un livello inusitato di perfezione stilistica.
Del resto, che sia un romanzo vandiniano è presto detto: innanzitutto Michael Lord è accompagnato dal suo amico lo psicologo Pons, e forma così una coppia, artificio già creato da Conan Doyle, ma reinventato da Van Dine, in maniera tale che uno dei due elementi sia una figura istituzionale: Ellery è legato a suo padre che è un Ispettore di Polizia, Philo Vance è legato a Markham che è un Procuratore Distrettuale, Abbot è legato a Thatcher Colt che è un Commissario di Polizia Metropolitana. Infatti qui Pons, psicologo, che a contare le lettere del nominativo intero, ha lo stesso numero di quelle che formano quello di Daly King (è come se l’autore si impersonasse nell’amico di Lord), accompagna un Tenente di Polizia, promosso Ispettore, figura che è molto vicina, e quindi può esser stata creata avendo come modello proprio Abbot. Inoltre è presente un artificio che richiama un altro vandiniano celebre, cioè Ellery Queen (almeno nei suoi romanzi degli anni ’30), ossia il dying message, il messaggio del morente: cos’altro è appunto Sersew Wah Wah Wah Wah ? E ancora vandiniano è un’altra caratteristica: l’ambientazione egizia. Infatti, a partire dai primi anni del 1900 in cui vennero scoperte molte tombe e vennero intrapresi importanti scavi in Egtitto fino ad arrivare al 1922, anno della scoperta della Tomba di Tut-Ank-Hammon, molti sono i romanzi che riportano ambientazioni egizie, da R. Austin Freeman (The Eye of Osiris, 1911) a Dermot Morrah (The Mummy Case Mystery, 1933), ad Agatha Christie (Death on the Nile, 1937 e Death Comes as the End, 1944. Ma, nei romanzi della cosiddetta scuola vandiniana, essi assurgono ad un vero e proprio carattere distintivo. Infatti a partire dal romanzo di S.S. Van Dine, La Dea     della vendetta (The Scarab Murder Case, 1929), coloro che vollero riferirsi a Van Dine copiandone i tratti dello stile narrativo, finirono per creare un romanzo che avesse ambientazione egizia o che presentasse comunque manufatti che si riferissero all’antico Egitto o comunque ambientazioni esotiche o comunque ambientazioni in Musei che potessero comunque derivare da quella originaria di Van Dine: Ellery Queen (The Egyptian Cross Mystery,1933); Rex Stout (Red Threads, 1939) in cui l’ambientazione egizia si trasforma in ambientazione indiana, ma un sarcofago c’è sempre; Clyde B. Clason (The Man From Tibet, 1939) in cui all’ambientazione egiziana se ne sostituisce una tibetana ; Richard Burke (Chinese Red, 1940) in cui l’ambientazione esotica diviene qui cinese; e infine questo romanzo di Daly King. Ci sono persino due racconti di Stuart Palmer, ambientati in musei, tra cui The Riddle of the Dangling Pearl, 1933).
Lo stesso escamotage che l’omicida utilizza per farla franca, ci riporta al secondo romanzo di Van Dine The Canary Murder Case, non perché sia lo stesso, ma perché l’uso di un certo meccanismo, permette che l’omicida costruisca la sua estraneità alla realizzazione del delitto.
Infine la Camera Chiusa: quando la Camera è più chiusa che mai, e suicidio non può esserci stato, e non c’è stato qualcosa che abbia spostato il tempo dell’assassinio, e non ci sono le condizioni tali che l’assassino abbia potuto confondersi con chi sia entrato nella stanza, perché magari c’era buio o fumo, la soluzione è solo una: deve esserci una qualche forma di uscita mascherata. Che poi viene trovata, ma ahimè è tenuta bloccata dall’altra parte, da un chiodo la cui capocchia arrugginita porta a ritenere che quella uscita non sia stata uitlizzata da molto tempo. E allora?
Un nuovo colpo di scena cambierà questa soluzione in un’altra.
Ma il colpevole fuggirà, solo che non scamperà ad una morte terribile, che ci riporterà ad altro capolavoro di S.S. Van Dine,  The Greene Murder Case.

Pietro De Palma