domenica 25 settembre 2016

Edward D. Hoch: La casa parlante (The Problem of the Whispering House, 1979) - trad. Hilia Brinis, in Ellery Queen presenta: Inverno Giallo 1988-89

Oggi parliamo di un racconto di Edward D. Hoch.
Il racconto risale al 1979: fu pubblicato per la prima volta su EQMM dell'Aprile 1979 e più tardi fu inserito nella raccolta "More Things IMPOSSIBLE. The Second Casebook of Dr. Sam Hawthorne".

Fu pubblicato in Italia sulla raccolta "Ellery Queen presenta: Inverno Giallo 88-89".
Il dottor Sam Hawthorne racconta un caso accadutogli nel febbraio del 1928, a Northmont.
La casa dei Bryer è una casa infestata, lo sanno tutti. E' una casa in cui si sentono voci e bisbiglii, nonostante non vi sia nessuno, e sia disabitata da molto tempo. Queste voci sulla presenza di spettri mettono in allarme i padroni della proprietà che vorrebbero venderla e che ora invece hanno paura di non poterlo più fare al prezzo che loro avrebbero voluto imporre. Perciò assoldano un cosiddetto cacciatore di fantasmi, Thaddeus Sloane e lo mandano lì. Thaddeus che si è informato della vita nel centro rurale, viene a sapere di Sam Hawthorne, il medico condotto che ha risolto molti casi definiti impossibili, e quindi si affida a lui: chi meglio di un esperto di delitti impossibili potrebbe dargli una mano? E' pur sempre vero che anche questo è un caso impossibile, anche se manca il cadavere (per il momento, diciamo noi). Hawthorne accetta, ma prima deve andare a visitare Billy Andrews un ragazzo che è caduto sul suo forcone in fienile e si è ferito ad una gamba. Va, medica la gamba e chiede alla madre sulla casa dei Bryer: la leggenda dice che quelle voci sarebbero quelle degli schiavi intrappolati per sempre in una stanza segreta, in quanto quella casa era usata come stazione di sosta nella fuga degli schiavi verso il Canada.
Sloane e Hawthorne vanno in quella casa armati solo di una lampadina tascabile, aprono con la chiave fornita dall'agenzia immobiliare che ha in vendita la casa, e si trovano in una casa del tutto vuota: qua e là delle sedie o mobilio di poco pregio che non è stato portato via, ma di voci e bisbiglii neanche l'ombra. Sloane decide di aspettare la notte, perchè di notte appaiono gli spettri. Quella notte, sarà stata l'atmosfera o la tensione, fatto sta che bisbiglii paiono udirli e poi una voce sommessa che minaccia morte nel caso i due non vadano via. Sloane ha tracciato in una camera un cerchio e dentro un pentacolo col gesso. Ad un certo punto sentono una porta sbattere e dei passi. Si riparano in una camera (stanno al primo piano) e ad un certo punto vedono un vecchio barbuto che passa davanti a loro, infagottato in un giaccone, che fa luce con una lanterna. Percorre il corridoio dove si affaccia la loro camera e poi trafficando con lo stipite di una porta, fa sì che nella parete di fondo del corridoio si apra una porta: la stanza segreta. Il vecchio entra e la porta si chiude. Passa mezz'ora, solo mezz'ora, ma sembra che sia passato più tempo. Il vecchio non esce. Intanto mezzanotte è passata e i due decidono di entrare in azione: Thad va a prendere una macchina fotografica con treppiede, mentre Sam prova a vedere come possa aprirsi la porta segreta: un pezzo della modanatura dello stipite di una porta, si muove. E quando la porta si apre, vedono alla poca luce della lampada, il vecchio seduto ad un vecchio tavolo, di fronte a loro. Alla luce della lampada non si è mosso: brutto segno. Sam interviene e scopre che è morto: ha un coltello affondato nel fianco sinistro in direzione del cuore; per terra una pistola di piccolo calibro. Chi mai ha potuto ucciderlo, se nella stanza non vi è nessuno (è un guscio in cemento senza porte nè finestre e tantomeno mobilio)? Loro hanno visto entrare solo il vecchio. Nessun altro. Problema sconcertante, già di per sè impossibile. Che poi diventa ancor più impossibile quando Sam esaminato sommariamente il cadavere formula la sua ipotesi che sia morto da almeno quindici ore se non venti: è già sopravvenuta la rigidità cadaverica. L'ipotesi verrà confermata dal medico legale, quando interverrà la polizia chiamata dai due. Dall'esame della polizia dello sceriffo, spunta fuori che la pistola ha sparato un colpo ed è proprio Sam Hawthorne a scoprire un piccolo foro nella gamba sottile del tavolo ed estrarre un proiettile contorto. Per terra vi è una vasta chiazza di sangue. La polizia esamina tutto, persino il pavimento ma altre uscite non  ne vengono trovate: chi è mai il vecchio che loro hanno visto entrare, e che poi hanno ritrovato col giaccone, la barba, seduto al tavolo, se non il fantasma dell'ucciso?
Lo sceriffo non crede ai fantasmi e neanche Sam, ma pur sempre una spiegazione deve esserci! Del resto la voce loro l'hanno sentita! Sam,trafficando all'esterno con un pezzo del tubo della grondaia, riesce a far sentire la sua voce diffondersi nella casa: è un trucco. Il tubo di grondaia comunica col solaio, dove la voce si amplifica e si diffonde nella casa grazie alle bocchette di aerazione. Se è un trucco, allora qualcuno che non è un fantasma deve aver fatto qualcosa!
Qualcuno mette una tanica di benzina collegata per mezzo di stracci alle candele nel cofano dell'auto di Hawthorne tentando di mandarlo al Creatore. Il tentativo fallito convince Sam che i fantasmi sono solo un pretesto e che qualcuno ha utilizzato la stanza segreta per nascondere un cadavere. Tuttavia loro hanno visto qualcuno entrare: un vecchio con una barba. Il medico legale dirà poi che la barba era posticcia e quel viso non era sconosciuto, ricordava qualcuno. Dalle indagini della polizia si saprà che il morto era un certo George Gifford, un tale che viveva di imbrogli. 
Investigando Thad e Sam su una possibile apertura segreta della stanza segreta, oltre alla porta pure segreta, fattosi rinchiudere Sam dal cacciatore di spettri dentro, rimarrà bloccato senza possibilità di essere tratto in salvo, mentre Sloane che avrebbe dovuto aprire, non apre.
Sam troverà un'apertura segreta nel pavimento, delle assi che scivolano e poi ritornano al loro posto, che danno su un'intercapedine stretta, ma tale che qualcuno strisciando la possa attraversare e poi grazie ad una scala, scendere in una piccola dispensa al piano sottostante.
Poi inchioderà l'assassino e il suo complice e risolverà il caso.
Con questo racconto, Hoch tenta di misurarsi col delitto impossibile in atmosfera soprananturale, tipico di John Dickson Carr. Ma il racconto è interessante anche perchè contiene dei particolari che saranno sfruttati altrove.
Innanzitutto osservo che non è una vera e propria camera chiusa canonica, perchè la camera segreta, a ben vedere, un'altra uscita segreta ce l'ha: Sam se ne accorge, perchè dopo oltre 45 minuti che è dentro la camera non risente di mancanza di ossigeno e la fiamma della lanterna vibra al passare della corrente. Però, se non è una camera chiusa effettiva, il racconto è purtuttavia notevole per la soluzione, che è veramente immaginifica: come Sam riesca a inchiodare l'assassino con una serie di deduzioni inoppugnabili è veramente notevole, e tutto partendo da una pallottola di piccolo calibro che non è riuscita a forare la gamba sottile del tavolo della camera.
Osservo - ma la cosa è applicabile in qualsiasi racconto di Hoch - che lo scrittore statunitense, laddove suoi illustri colleghi concepivano (concepiscono ancora) il racconto come un romanzo in minatura ed un parco di sospettabili se non numeroso almeno non ristretto, concepisce il racconto alla stregua di coloro che sono impegnati più che a concentrare la propria attenzione sull'assassino sul metodo usato dall'assassino per uccidere e sulla messinscena vera e propria. In sostanza questo racconto si configura come un Howdunnit. Poi dalla soluzione, scaturirà l'inquadramento del colpevole, e da ciò deriva che il numero dei sospettabili sarà ristretto. Anche in questo caso lo è. Molto ristretto. Comunque sia capire chi sia e come Sam abbia fatto ad inchiodarlo non è affatto facile: qui è il virtuosismo narrativo di Hoch.
L'ambientazione del suo racconto è tipicamente carriana:la casa infestata riporta alla mente la casa stregata in The Plague Court Murders, o quella in The Man Who Could Not Shudder o ancora in Deadly Hall. La casa usata come stazione di sosta per gli schiavi in fuga verso il Canada, riporta alla mente un altro romanzo carriano in cui gli schiavi hanno una loro importanza: Papa La-bas. Il vecchio con la barba posticcia forse non ci ricorda il tipo con la barba posticcia trovato morto con un pugnale infisso (guarda caso anche nel nostro caso) in The Arabian Nights Murder ?
E ancora, chi entra in una stanza e non ne esce più, perchè trovatovi assassinato, non ci ricorda il racconto di Sladek che vinse un  concorso che aveva come presidente di giuria Agatha Christie: By an Unknown Hand ? E la situazione di impossibilità manifesta, creatasi con la scoperta che la morte risale a parecchio tempo prima, non ci ricorda The Hangman's Handyman  di Hake Talbot ?
A sua volta però la scoperta che il tubo della grondaia possa ricreare delle voci all'interno della casa, mi ha ricordato un romanzo posteriore di Paul Halter, A 139 pas de la mort.
Citazioni attive e citazioni passive: questo racconto di Hoch è un catalizzatore di esperienze altrui, assorbite e rilasciate.
Oltre che un racconto interessantissimo. 

Pietro De Palma