giovedì 27 ottobre 2016

Peter Lovesey – Il Signore dell’Enigma (Bloodhounds, 1996) – trad. Mauro Boncompagni – Il Giallo Mondadori N. 2532 del 1997, pagg. 362.

Nel panorama contemporaneo degli scrittori di romanzi gialli, specializzati nel genere classico, Peter Lovesey ha un posto di rilievo. Nato a Whitton, nel 1936, Lovesey ha passato varie vicissitudini: nel 1944 la sua casa fu distrutta durante un bombardamento tedesco; aveva la passione dello sport e si dilettò in atletica, ma ben presto capì che non era la sua strada; frequentò l’Università dove conobbe la sua attuale moglie; si dedicò all’insegnamento ma poi vi preferì la carriera di scrittore a tempo pieno. Vive vicino Chichester. Ha firmato col suo vero nominativo tutti i suoi romanzi tranne tre, firmati invece con quello di Petert Lear. Anche suo figlio Phil scrive romanzi polizieschi.
Le sue serie sono incentrate su personaggi come  il sergente Cribb, l’agente Thackeray, Bertie (ossia Alberto, principe di Galles) e Peter Diamond. I suoi romanzi hanno meritato molti premi: nel 1976 con Swing, Swing Together ha vinto il Grand Prix de Littérature Policière; nel 1978 ha vinto il premio Silver Dagger Award con il romanzo Waxwork (bissato nel 1995 con The Summon, e nel 1996 con Bloodhounds); quattro anni dopo ha conquistato l’ambito Gold Dagger Award con il romanzo The False Inspector Dew. Ha vinto anche il Prix du Roman d’Aventures con il romanzo A Case of Spirits, il Premio Macavity  con Bloodhounds (bissato nel 2004 con The house sitter) e con lo stesso romanzo anche il Premio Barry. Ha vinto anche il Premio Cartier Diamond Dagger nel 2004, e il Premio Agatha alla carriera del 2008. Nel 1988, il suo Rough Cider è stato selezionato nella cinquina finale dell’ MWA Edgar Award., cosa ripetutasi nel 1996 con The Summons.
Bloodhounds, tradotto e pubblicato in Italia come “Il Signore dell’Enigma”, è dedicato a John Dickson Carr.
Un gruppo di affezionati lettori di gialli, noti come i Segugi, si riuniscono in una cappella sotterranea della Chiesa dei SS. Michele e Paolo, a Bath. Sono: Milo Motion, Hilda Childmark, Jessica Shaw, Polly Wycherley, Rupert Darby, Sid Towers. A questi, un giorno si unisce anche  Shirley-Ann Miller. Ella si fa subito conoscere per la sua versatilità di conoscenze nel genere e per la sua amabilità. I Segugi sono versati soprattutto al Mystery, mentre in qualche modo aborriscono il resto. Al loro interno, Shirley-Ann riconosce delle dinamiche non certo idilliache, che le fa ben capire come, al di là delle conoscenze simili, gli affiliati al gruppo non siano tutti uniti da sentimenti di salda amicizia: già lo vede quando un giorno Rupert porta il suo cane dabbasso, provocando le ire di alcuni, e soprattutto di Hilda Chilmark, una vecchia erede di famiglia illustre ma caduta in rovina, che però, non memore di ciò, tratta gli altri come fossero una spanna sotto di sé. L’atteggiamento di rifiuto nei confronti di Rupert e del suo cane, si accentua in altra occasione, durante la quale sia Sid Towers che Milo Motion (entrambi patiti di Carr) avrebbero dovuto portare con sé una copia di The Hollow Man, per discuterne nel gruppo, leggendo anche la Conferenza del dottor Fell: in questa occasione, proprio la signora Chilmark ha un attacco di iperventilazione, da cui rinviene per intervento di Jessica Show che dopo aver rimediato un sacchetto di carta, dove Motion teneva la sua copia del Carr, la fornisce alla Chilmark perché questa possa ripristinare la corretta respirazione. Fatto sta che l’incidente fornisce l’occasione di introdurre dentro la copia del romanzo di Carr, di proprietà di Syd Tower, un rarissimo francobollo nero da 1 penny, rubato qualche giorno prima da un museo cittadino, furto che era stato preventivamente annunciato da un messaggio, in forma di quartina, e che aveva allertato la polizia cittadina: lo stesso Peter Diamond, sovrintendente della polizia di Bath, e capo della sezione omicidi, aveva dovuto fornire all’ispettore Wigfull, incaricato di approntare il piano per catturare i ladri e poi, dopo il furto, di recuperare il francobollo trafugato, alcuni suoi uomini, tra cui l’ispettrice Julia Hargreves, suo braccio destro.
Nel momento in cui il francobollo riappare, nel corso della riunione dei Segugi, e dopo l’attacco di iperventilazione di Hilda Chilmark, si insinua il sospetto (anche nel lettore) che uno dei Segugi possa essere stato il ladro del francobollo.
Syd, dopo un confronto con gli altri Segugi, decide di andare al Posto di Polizia, e denunciare il ritrovamento, nel suo libro, che giura di non aver mai lasciato dal momento in cui l’ha preso a bordo della sua barca, dove vive. Fatto sta che Syd, dopo aver denunciato la cosa in più interrogatori, ed esser riuscito a dimostrare la sua estraneità al furto del penny, ritorna alla barca di sua proprietà, in compagnia di John Wigfull, e, dopo aver aperto il lucchetto con cui tiene chiusa la cabina, vi trova morto stecchito Milo Motion: il lucchetto è di tipo speciale, tedesco, con due sole chiavi che possano aprirlo, di cui una è caduta nello specchio d’acqua dove è ancorata la barca più di un anno prima; la cabina non ha altre aperture, se non un’altra porta che è però sprangata dal di dentro da numerosi catenacci; Syd giura che la sola chiave che possa aprire il lucchetto è stata sempre nelle sue mani, e nello stesso tempo si professa innocente. Il prosieguo delle indagini dimostrerà che non è lui l’assassino. Come ha fatto Milo Motion a entrare nella cabina e perché? Come ha fatto qualcuno a ucciderlo e riuscire non solo ad aprire un lucchetto che Syd giura di aver chiuso, ma anche a chiuderlo, stante l’impossibilità materiale che quel lucchetto possa avere altra chiave per aprirlo? E soprattutto, perché è stato ucciso?
La cosa più incredibile è che l’omicidio impossibile sembra essere stato preventivamente annunciato da un’altra quartina, di cui il significato prima incomprensibile viene successivamente messo in relazione proprio al romanzo di Carr. E’ chiaro a questo punto che, se prima qualcuno aveva avanzato l’ipotesi che il ladro sarebbe potuto essere uno dei Segugi, ora deve esserci tra gli stessi anche un omicida, salvo poi che lo stesso ladro non si sia macchiato anche di omicidio.
Varie ipotesi si faranno strada sull’identità del ladro, anche in grado di spiegare l’omicidio, ma alla risoluzione si arriverà solo alla fine del romanzo, dopo che ben due ipotesi circa la soluzione della Camera Chiusa si saranno fatte ammirare (la seconda, quella di Diamond, distruggerà la prima di Wigfull, dopo il ritrovamento, da parte dei sommozzatori della polizia, della prima chiave del lucchetto) per genialità ed estrosità, dopo che un secondo omicidio avrà gettato altra sabbia negli occhi degli inquirenti (verrà ucciso Rupert Darby, personaggio scomodo ed inviso ai più, che qualcuno aveva supposto esser stato l’accusatore di Jessica, all’apertura di una mostra pittorica presso la Galleria di cui lei era proprietaria, per la morte di Milo, e l’autore di un “Je t’accuse” scritto con la vernice bianca su una delle vetrine della galleria); e dopo che qualcuno avrà cominciato a sospettare anche un ricatto al danno di altra appartenente dei Segugi, per una gravidanza scomoda e la nascita di un figlio segreto, sempre gravitante nel gruppo dei Segugi.
Il romanzo non ha neppure un finale scontato, perché ben due finali si susseguiranno serrati: il primo, con due colpevoli quasi sicuri ma troppo annunciati, ed un altro, quello definitivo, con un colpevole per nulla scontato, non lontano dall’azione e nello stesso tempo mai tenuto presente nelle indagini, e riportato sotto le luci dei riflettori, solo dopo la riflessione finale di Diamond.
Romanzo bellissimo e spettacolare, presenta un’incredibile varietà di personaggi ( e quindi di moventi), pur all’interno di una struttura narrativa, già consolidata e affrontata in altri romanzi da altri scrittori: infatti l’associazione cosiddetta di Segugi, formata da lettori e appassionati cultori di gialli, è solo l’ultima in ordine di tempo, tra le tante che l’hanno preceduta: basterà ricordare quella dei Vedovi Neri di Asimov, o quella dei Sette Solutori di Sladek in Invisibile Green, o ancora i tre amici appassionati di gialli, che si affronteranno in Gammal Ost di Ulf Durling. Tuttavia è il caso di ricordare che Lovesey, introduce nel romanzo anche una vena decisamente umoristica, e ironica (basterà ricordare che i Segugi son fatti incontrare in una cappella sotterranea di una chiesa, neanche fossero gli adepti di una setta, nel cui ambito si scontrano rivalità, odii, e vengono perpetrati furti, ricatti e omicidi: una setta satanica, quasi): è come se lo stesso autore ironizzasse su chi il mystery lo prende terribilmente sul serio.
Lovesey però imprime in questo romanzo, un suo marchio riconoscibilissimo: l’omaggio a John Dickson Carr, ricordato dall’inizio alla fine, attraverso accenni, citazioni e conferenze, che hanno come riferimento, il romanzo più ricordato di quello: The Hollow Man, Le tre bare. Questo omaggio non è però solo formale ma anche sostanziale in quanto viene elaborato un doppio enigma da Camera Chiusa: un assassinio in una cabina di una barca, ermeticamente chiusa dall’esterno per mezzo di un lucchetto a prova di ladro, e dall’interno da un’altra porta chiusa per mezzo di un catenaccio; l’apparizione di un francobollo rarissimo, rubato da un museo, in un libro che il possessore giura di non aver mai depositato altrove (e non è lui l’assassino!).
A questo si aggiunge la vena leggera di cui è impregnato il romanzo, l’humour sempre presente, la ridda dei sospetti, le piste vere e false, le invenzioni scoppiettanti che non sono mai definitive ma lasciano sempre una seconda possibilità al ragionamento.
Diversamente da altri autori che tengono alto il ritmo con trovate affini all’action, Lovesey riesce ad attrarre l’attenzione del lettore (che non scema mai fino alla fine) solo con le ripetute trovate. Anzi, il fatto che a venti pagine dalla fine, Lovesey faccia intravedere un possibile sospettabile, non è per me da mettere in relazione con la tendenza di alcuni scrittori di vecchia scuola di utilizzare le ultime pagine, come una sorta di riepilogo che spieghi i fatti precedenti, quanto con il fatto che l’autore stia lanciando un’altra falsa esca, sì che la verità ultima sia ricercata altrove: è il vecchio presupposto di Agatha Christie, in base al quale perché il quadro della situazione possa dirsi risolto in tutto, è necessario che tutte le tessere del mosaico vadano a posto, non forzando in alcun modo il loro inserimento.
L’unica cosa che lascia qua e là interdetti è la spiegazione nascosta di un determinato evento, non comunicata al lettore immediatamente e invece rivelata solo in un secondo momento (gli spruzzi della vernice bianca non solo sul basco di Rupert ma anche sul mantello del pelo del suo cane, che non era stato da lui portato al vernissage della mostra di pittura), anche se si capisce subito la sua portata: tiene alta l’attenzione del lettore spettatore sull’ipostesi contestuale, finchè non viene rivelato il particolare nascosto, che porta ad una soluzione diametralmente diversa, anche se non definitiva per quanto attiene la scoperta dell’assassino.
L’attenzione di Lovesey sulle personalità degli attori del dramma, per di più, non è per nulla relativa: lo dimostra l’influenza che tutti i personaggi hanno nello svolgimento dell’azione narrativa: persino quella che sembrerebbe essere l’unica persona a non poter essere inserita nel gruppo dei sospettabili, perché l’unica ad essere entrata a far parte del gruppo dei Segugi, avrà una parte importantissima seppure indiretta, ed entrerà di prepotenza nella soluzione finale,a nche se non personalmente.
Così nel romanzo, l’andamento dell’azione vedrà l’inizio coincidente nella fine e viceversa.

Pietro De Palma

P.S.
Notizie più dettagliate sull’autore, nel suo sito:
http://peterlovesey.com/about