venerdì 25 novembre 2016

John Dickson Carr : Rombi di tuono per il dottor Fell (In Spite of Thunder, 1960) – trad. Mauro Boncompagni – 1^ ediz. Il Giallo Mondadori N.2271 del 1992, 2^ ediz. I Classici Mondadori N.1349 del 2014



Il romanzo di Carr risale al 1960. In origine questo romanzo in Italia era stato pubblicato da Editrice Ellisse col titolo “E adesso, Dottor Fell?”.
La prima edizione Mondadori fu allestita nel 1992 per Il Giallo, con la traduzione di Mauro Boncompagni, una delle prime che lui realizzò per Mondadori.
Eva Eden è un’attrice famosa, ma lo diventa maggiormente quando, nella Germania nazista, fa propaganda al regime. Fidanzata di Hector Matthews, viene invitata con lui a Berchtesgaden, nel Kehlsteinhaus di Adolf Hitler. Mentre è lì, Matthews, un bell’uomo alto, ma che non ha mai sofferto di vertigini , cade dalla terrazza, sfracellandosi nel burrone sottostante. E’ evidente che si tratti di incidente, perché non ci darebbe stato alcun motivo per suicidarsi, e per di più Eva era distante qualche passo da lui  come i testimoni Gerald Hathaway e Paula Catford, pure lì affermano, cosa del resto suffragata dai gerarchi nazisti lì presenti. Che però avrebbero avuto validi motivi per mentire e fare un favore alla bella Eva, che alcune voci dicono sia stata la causa della morte di Mathhews.
Anni dopo, Eva, che si  è sposata nel frattempo col famoso attore Desmond Ferrier e vive a Ginevra, vorrebbe togliere definitivamente ogni chiacchiera maligna sul proprio conto. Ecco perché invita i due testimoni del lontano episodio del 1939 di Berchtesgaden. E invita anche Audrey De Forrest, di cui è infatuato il figliastro di Eve  e figlio di Desmond. Audrey in realtà ha accettato la corte di Philipp quasi per ripicca nei confronti di Brian Innes, un pittore che vive a Ginevra, che non vuole riconoscere di esserne innamorato e che è amico del padre di lei, il quale, conoscendo la sinistra fama di Eve, chiede a Brian di impedire che la figlia accetti l’invito di Eve. Infatti lui è uno di coloro che credono Eve essere stata la causa della morte di Matthews, ed ora stranamente gli altri due invitati sono quelli che erano presenti diciassette anni prima alla morte dell’attore. Audrey non accetta e parte per Ginevra. Quando Eve Ferrier va all’Hotel du Rhône, dove Innes sta cenando con Sir Gerald Hathaway, avviene uno strano incidente: una bottiglietta che dovrebbe contenere profumo, contenuta nella sua borsa, in realtà contiene, a sua insaputa, acido solforico. L’indomani di questo strano incidente, ne avviene uno ben più grave, quando Eve, nella sua villa, cade da un alto balcone, sfracellandosi nel burrone sottostante, come se fosse stata buttata da qualcuno; solo Audrey è vicina, ma non tanto da averla spinta. Stranamente questa morte ripete quella di Matthews.
Desmond Ferrier, il marito di Eve, padre di Philipp ha nel frattempo chiamato Gideon Fell, suo amico a sbrogliare la matassa, cosa che il mastodontico Fell farà non prima che un attentato da parte di un personaggio mascherato, ne L’antro delle Streghe, un caratteristico locale di Ginevra, abbia  mancato per un soffio Audrey.
Classico romanzo di un Carr già acciaccato da problemi di salute, non è incentrato su una Camera Chiusa, come suo solito, ma su un’ affascinante variazione del delitto impossibile: ossia come sia possibile uccidere a distanza e con che arma, senza lasciare traccia, e facendo in modo che tutto lasci pensare che si tratti di un incidente. Questa variante di delitto impossibile era stata già vagliata da Carter Dickson, pseudonimo di Carr, precedentemente, nel 1939. E proprio il 1939, diventa il trait d’union tra il romanzo di oggi ed uno di ieri, tra John Dickson Carr e Carter Dickson, tra le due facce di una stessa medaglia. E’ come se Carr, cinquantatreenne, avesse voluto riprendere un discorso, riaffermando la sua identità, e legando In Spite of Thunder a filo doppio con l’altro: The Reader Is  Warned, Lettore, in guardia !, un romanzo della serie di Henry Merrivale, in cui si dibatte se è vero che un assassino possa uccidere a distanza, realizzando il cosiddetto “delitto perfetto”. Ma, come due romanzi sono legati attraverso il tempo, così anche nello stesso romanzo presentato oggi, due delitti si ripetono nel tempo, parrebbe alla stessa maniera: infatti, attraverso il delitto attuale, si reitera il ricordo di un altro accaduto nella fiction nello stesso anno in cui Carr/Carter Dickson aveva pubblicato il suo romanzo, appunto il 1939.
Ovviamente Carr ci sguazza in situazioni di alterazione storica, di flash-back: ha modo di inventare un contesto plausibile, di descriverlo con colori vividi e di far calare il lettore in un’atmosfera ancora una volta unica: quella della Germania nazista, pochi mesi prima dell’invasione della Polonia. Secondo me, Carr è stato il più grande romanziere storico di genere poliziesco, mai nato. La sua tecnica è diversa da quella seguita più comunemente oggi, almeno in Italia: mentre oggi più che altro si affermano gli artisti e letterati detectives (Leonardo Da Vinci, Dante Alighieri, Pico della Mirandola) in Inghilterra c’è ancora il Giallo storico, derivato da Carr, quello cioè in cui viene ricreata l’ambientazione, fedele il più possibile, in cui si muove un certo personaggio: è il caso seguito in The Devil In Velvet, oppure in The Witch of the Low Tide, e in quei tutti romanzi quasi tutti senza personaggio fisso, in cui Carr ricrea mirabilmente un certo avvenimento storico (a questa impostazione è fedele da noi, Comastri Montanari più che altro). Tuttavia, Carr, nel romanzo che presento, crea una sintesi: allaccia il passato al presente, e lo fa attraverso la rievocazione storica di taluni personaggi: ricrea così il tempo immediatamente antecedente all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Come fa? Introduce un certo ambiente (nel nostro caso è il Nido d’Aquila di Adolf Hitler, la Kehlsteinhaus, a Berchtesgaden, sulle Alpi Bavaresi, il famoso rifugio di Hitler su un picco delle montagne ( dotato di un ascensore personale ) in cui il dittatore riceveva di solito rappresentanze (Mussolini glielo dotò di camino adornato di marmo rosso italiano). E lo fa in maniera suggestiva. Mette persino intorno a Eve e Matthews, sulla terrazza – quella che si vede in alcune foto d’epoca con Hitler, Eva Braun, Gobbels – lo Scharführer Hans Johst  con alcuni altri personaggi minori nazi  . Ora che Hans Johst  fosse o meno Scharführer non lo so né gli fosse stato conferito il grado come una sorte di riconoscimento ( era il primo grado di ufficiali delle SA e poi uno dei gradi più bassi delle SS, una specie di Sergente) ma è certo che Hans Johst  non è un soggetto inventato: infatti Johst  fu nella Germania nazista quello che nel regime sovietico fu Majakovskij, ossia il poeta di regime.
E’ bene dire che anche il modus operandi dell’assassino, il suo strumento di morte, l’arma cioè, per quanto impropria e già introdotta in un  radiodramma del 1942, già prima che Fell chiarisca come abbia fatto l’assassino ad uccidere a distanza ( il modo và detto è quantomai carriano perché carico di suggestioni) viene annunciata in tono sommesso, come se Carr desse al lettore attento un indizio su come indirizzare la sua indagine, sottovoce. Infatti a pag. 122 dell’edizione del 1992, Carr fà raccontare la storia di un celebre delitto, per cui la Svizzera è famosa, quello dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria, nel 1898, a Paula Catford: l’imperatrice fu pugnalata da uno stiletto così sottile che non si accorse di esserlo stata, e così camminava non sapendo di essere virtualmente già morta: infatti lo stiletto aveva trapassato il cuore e il polmone, determinando una emorragia interna importante, cosicchè di lì a pochi istanti la vittima morì non sapendolo. Ora, attraverso questa rievocazione, a parere mio, Carr fornisce subdolamente, un indizio importantissimo al lettore attento. E’ come se dicesse: “guarda, anche in questo caso non si tratta di assassinio a distanza, ma di qualcosa che è stato fatto prima, di cui la vittima non si è accorta, se non nel momento in cui è deceduta!”. E nel ricordare il famoso delitto di Ginevra, Carr ancora una volta fa un flash-back, riprende, cose di cui aveva parlato anni prima.
Come nel mio primo breve saggio pubblicato sul Blog Mondadori, che parecchi ricordano, incentrato sui primi 4 racconti di Bencolin, mettevo in luce le affinità tra Bethune e Bencolin, e quindi tra il romanzo del 1972, Deadly Hall e quello del 1930, It Walks By Night (http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2009/09/07/la-prima-produzione-di-john-dickson-carr-i-quattro-racconti-di-bencolin/ ), così Carr in questo romanzo fa un altro flash-back. Infatti, ricordando il caso del 1890, è come se stendesse un ponte temporale e ritornasse indietro nel tempo, quando in He Who Whispers, 1946( Il Terrore che mormora ), aveva parlato di un delitto simile: i giochi di specchi sono sempre in agguato in Carr!  Infatti in quel romanzo del 1946, si parla di un Dottor Georges Antoine Rigaud, che avrebbe dovuto tenere una conferenza su un celebre delitto che coinvolse una famiglia inglese a Chartres, in Francia, nel 1939 e che poi muore in circostanze a dir poco misteriose, sul tetto di una torre. Guarda caso ecco di nuovo il 1939. E’ come se fosse un catalizzatore! E come non riconoscere l’evidentissima somiglianza tra il Rigaud di He Who Whispers e il Grimaud di The Hollow Man? Non solo. Il gioco di specchi tra questi altri due romanzi è chiaro: Fay Seton, personaggio presente nel primo dei due romanzi, era stata accusata dalla calunnia del popolino, di Vampirismo. E guarda caso qual’è uno dei temi del secondo? Il vampirismo. Che poi ricorre anche in un radiodramma, Vampire Tower, titolo che sarebbe dovuto essere quello al posto di The Hollow Man, se all’inizio della prima stesura fosse seguito un seguito. Invece, come pochi sanno, dopo il falso inizio di Vampire Tower,( il romanzo, non il radiodramma!) in cui era calato di nuovo Bencolin, Carr preferì cambiare registro e inserire il Dottor Fell:
After the false start in Vampire Tower (which he had rewritten as The Three Coffins), Carr realized that he could not bring back the satanic Bencolin who had enjoyed tormenting his prey. The original Bencolin of Carr’s college stories, however, had been gentle, amiable, and even a bit shambling. If Bencolin were to come back to life, he would have to be that original Bencolin” (Douglas G. Greene, John Dickson Carr: The Man Who Explained Miracles, p. 173).
E quale personaggio è presente sia in The Hollow Man/The Three Coffins, sia in Vampire Tower ? il Dottor Grimaud. E di cosa si parla? Di un’avvelenatrice.
Vabbè che le avvelenatrici sono presenti in gran parte dell’opera di Carr: come non ricordare The Bourning Court? Guarda caso in In Spite of Thunder, cosa pensano coloro che ritengono Eve l’assassina di Mathhews? Che l’abbia ucciso con un fantomatico veleno (quindi è un’avvelenatrice) che non lascia traccia. Poi si capirà che il veleno c’entra, eccome, in questo romanzo anche se Eve non era affatto un’avvelenatrice. Semmai lo è…
Già, un veleno. Usato per uccidere a distanza. Così il veleno è l’arma. Ma..come ha fatto ad arrivare a destinazione il veleno se non ne è stata trovata traccia?
Paul Halter in un suo romanzo ha introdotto proprio il medium usato da Carr, all’interno di un ambiente soprannaturale unico (sarà il prossimo Halter che recensirò), per di più lo stesso “tramite” è menzionato nel titolo. Più non voglio dire.
Ma cos’ha di bello questo romanzo ?
Il pregio del romanzo, non sta tanto nell’atmosfera o nella soluzione (ripresa da un radiodramma: quanta grazia in quei meravigliosi testi!) quanto nella menata per il naso del grande vecchio, che confonde le acque con un sacco di discorsi fuorvianti, in cui si dicono sciocchezze a non finire: tu pensi chi cavolo possa essere il colpevole, analizzi i possibili candidati, li elimini uno alla volta (Paula è troppo ovvio; Audrey ti chiedi cosa c’entra iin tutto questo pasticcio; Desmond potrebbe esserlo ma poi ti chiedi perchè mai avrebbe chiesto l’ausilio del dottor Fell, anche se qualche volta il colpevole troppo sicuro fa intervenire il detective; ti chiedi persino se lo stesso Brian Innes possa esserlo (strano, il cognome richiama un altro grande scrittore!), ma non riesci a capire chi sia il vero colpevole, che sta lì nell’angolo, che confonde le acque con lo strano attentato ad Audrey. E poi Carr il Grande, estrae dal cilindro un colpevole assolutamente plausibile e nel tempo invisibile. E si spiegano tante cose. Tra i Carr, della serie Fell, degli ultimi anni, In Spite of Thunder è il migliore, senza dubbio. E giustamente è stato riproposto da Mauro, dopo tanti anni.
L’ho riletto qualche giorno fa dopo tanti anni, e il piacere è stato maggiore.

Pietro De Palma