domenica 18 dicembre 2016

Agatha Christie : Sipario (Curtain – Poirot’s Last Case, 1975) – trad. Diana Fonticoli - Il Giallo Mondadori N.1403 del 1975. Ristampato in I Classici del Giallo Mondatori N.1287 del 2011.




Styles Court ebbe sempre una certa importanza per Agatha Christie.
Lo testimonia l’avervi ambientato 2 romanzi importantissimi nella sua carriera di scrittrice: The misterious affair at Styles , il suo esordio nella carriera di scrittrice (1920), per di più col personaggio che la rese universalmente celebre, Monsieur Hercule Poirot, investigatore belga; Curtain – Poirot’s Last Case (1975), romanzo d’addio di Poirot.
Curtain – Poirot’s Last Case comincia laddove il primo era finito: a Styles Court. Ora la dimora dei Cavendish è diventata una pensione: lì ha affittato una stanza Poirot, invecchiato e consumato dall’artrite, che vive in pratica su una sedia a rotelle. Ma Poirot non è a Styles per nostalgia, bensì per un fine molto più stringente: come scrive al suo vecchio amico Hastings, anche lui solo, dopo la morte della moglie, lì in quella pensione, dimora un assassino, o…Mr. X come lui lo chiama, non volendosi più di tanto sbilanciare; nel tempo stesso, la reticenza è una misura precauzionale nei confronti dell’amico e dei suoi, non essendoci alcuna prova che indichi in maniera inconfutabile che X sia un assassino. Lo dimostrerebbero, solo, incredibili coincidenze, avvenimenti che, presi singolarmente, non hanno alcun valore, e poi, invece, raffrontati gli uni agli altri e tutti e ciascuno rispetto a delle determinate circostanze, assumono sinistri contorni.
In altre parole…c’è stata una serie di morti molto strane.
Leonard Etherington: morto apparentemente per cibi guasti, in seguito all’autopsia si scopre essere stato assassinato con topicida a base di arsenico. Accusata la moglie, essa era stata assolta. Tuttavia l’opinione generale le era sfavorevole e dopo due anni dal processo, si era suicidata con barbiturici.
Signorina Sharples: morta in seguito a dose eccessiva di morfina. Insufficienza di prove a carico della nipote, Freda Clay.
Ben Craig : assassinato assieme alla signora Riggs con un fucile appartenente al di lei marito Edward Riggs, geloso della relazione tra i due. Riggs era stato condannato all’ergastolo, dopo la condanna a morte.
Derek Bradley: minacciato dalla moglie per la sua relazione con una ragazza, era stato ucciso con del cianuro di potassio sciolto nella birra. La moglie era stata condannata a morte e impiccata.
Matthew Litchfield : padre tirannico di quattro figlie, ucciso da Margaret la figlia maggiore, che voleva così permettere alle sorelle di rifarsi una vita: internata a Broadmoor perché incapace di intendere e volere, vi era morta successivamente.
Casi che non sembrerebbero aver avuto alcunché in comune, troppo diversi per suggerire una matrice comune. Eppure Poirot vi ha scorto quello che altri non avevano notato: questo fantomatico Mr. X  aveva “abitato per un certo periodo nello stesso paese di Riggs”, “era in rapporti di amicizia con Etherington”, “conosceva la signora Bradley”; conosceva (e una foto lo testimoniava) Freda Clay; si trovava vicino a casa Litchfield quando il padrone di casa era stato ucciso.
Ora si trova a Styles Court, divenuta una distinta pensione. E anche Poirot è lì.
Poirot nonostante sia su una sedia a rotelle, si sente in dovere di entrare in azione, perché sospetta, in base a tutte le coincidenze preesistenti, che un altro omicidio stia per avere luogo lì, a Styles Court, dove cinquant’anni prima, era stata uccisa Emily Inglethorp.
La dimora dei Cavendish è stata venduta ed ad averla acquistata e trasformata in pensione è stato George Luttrell, colonnello a riposo. La amministra e vi vive assieme alla moglie Daisy. Ospiti della pensione, e quindi in sostanza personaggi del romanzo, oltre a Poirot, sono, al momento in cui arriva con sua figlia Judith, Hastings: Sir William Boyd Carrington, Stephen Norton, Elizabeth Cole, lo scienziato John Franklin (che vi ha un laboratorio) e sua moglie Barbara; il cameriere di Poirot, Curtiss, e la signorina Crafen, infermiera. Tutti i personaggi, chi più chi meno, avranno un ruolo nel dramma. Tra questi si cela l’assassino, Mr. X, e la sua vittima.
Poirot vorrebbe salvare l’agnello sacrificale, che non sa chi sia, e proprio per questo chiede l’aiuto di Hastings, che corre, assieme alla figlia, in aiuto dell’amico. Ma di lì a poco avverrà un omicidio, sulla base della massima poirotiana: “..una rondine non fa primavera. Ma un assassino, Hastings, fa un delitto” (pag. 46). Ma prima ci sarà un tentativo andato a vuoto di uccidere la moglie del colonnello Luttrell: lui spara ad un coniglio e un proiettile sfiora la moglie. Il proiettile pare sia stato sparato dal fucile del colonnello; ma è davvero così, oppure è stato sparato da un fucile simile, di uguale calibro?
Fatto sta che, successivamente, una morte avviene: la signora Franklin viene avvelenata con una dose mortale di solfato di fisostigmina. La dose proviene dal laboratorio del marito, di cui possiede una chiave sia lui che l’assistente. Si chiarisce che la vittima soffriva di depressione, e c’è per di più un testimone oculare al di sopra di ogni sospetto che giura di averla vista uscirne stringendo in mano un flacone: è Hercule Poirot. Il verdetto dell’inchiesta del coroner è di suicidio. Ma davvero Poirto ha visto quello che ha confessato? Il punto nodale è che il buon Poirot una ne fa e cento ne pensa: egli sa che la signora è stata assassinata, ma siccome non ha prove su X, fa in modo che l’inchiesta venga chiusa in maniera tale che lui e Hastings siano liberi di lavorare “sotto copertura”, diremmo oggi. Del resto, confessa di aver testimoniato ma “non sotto giuramento”.
Hastings ha paura che qualcos’altro avverrà. E in effetti un secondo omicidio avviene, e questa volta in condizioni impossibili: Norton viene trovato con una pallottola in fronte nella sua stanza, chiusa dall’interno; e la chiave gli viene trovata nella tasca della vestaglia, una volta che la porta viene forzata. Anche la finestra è stata trovata chiusa dall’interno. Non può che trattarsi di suicidio.
Questa volta è Hastings che giura all’amico di aver visto Norton (che zoppicava) con indosso la vestaglia, chiudersi in camera. Ma nonostante che sia stato trovato con la pistola in mano, Norton in base alla convinzione di Poirot, è stato ucciso.
Da chi ? E come ?
Dopo, sono solo fuochi pirotecnici.
E uno di questi riguarda Poirot. Che muore, per attacco cardiaco.
Poi, quattro mesi dopo una lettera recapitata a Hastings spiegherà tutto: come siano avvenute le tre morti; come non ci sia stato un tentato omicidio, ma due; come ci fossero all’atto, fino all’assassinio Franklin, due potenziali omicidi e uno reale; come, dopo l’omicidio Franklin, un potenziale omicida e due reali; dopo l’omicidio di Norton, due assassini. Dopo la sua morte (quella di Poirot), un solo assassino, che non è però X e che è un altro colpo di scena.
Non so come la pensino gli altri, ma io un’idea me la son fatta: secondo me i Queen avevano letto e apprezzato, e l’avevano in parte come modello The misterious affair at Styles, quando scrissero The Twins Siamese Mystery: in Agatha Christie c’era la storia di due fratelli e di una matrigna, che poi si era risposata con un uomo più giovane, e dell’assassinio di lei, di cui è accusato falsamente uno dei fratelli; nei Queen, la storia di un chirurgo assassinato, e sospettati falsamente sono 2 fratelli gemelli. In ambedue entrano in scena due possibili uxoricidi.
Ma, poi, altrettanto probabilmente la Christie doveva aver letto le opere dei Queen. Infatti le ultime quattro parole del romanzo “il marchio di Caino”, Mark of Cain, ci rimandano a Ellery Queen, a tanti suoi lavori: al radiodramma The Adventure of the Mark of Cain, al romanzo The King is Dead, aun capitolo di Once was a woman, che si chiama The Mark of Cain. ma anche allo stesso The Twin Siamese Mystery, a X.
X ci rimanda al dottor Xavier, ma anche al doppio. A Giano bifronte: e questo, Curtain – The Poirot’s Last Case, è un altro romanzo sui doppi, potremmo dire il romanzo sui doppi della Christie: perché ci sono quattro assassini, e questi quatto fino alla fine non paiono tali. Uno non ha mai ucciso, ma ha ucciso molti; un altro ha ucciso una sola volta per necessità, per salvare delle vite, ma non è stato incriminato anzi lodato, ed ora uccide ancora per necessità, per salvare delle vite, ma nessuno penserebbe che abbia ucciso; un altro uccide ancora, ma non sa che ha ucciso; e infine il quarto, che vorrebbe uccidere un altro, finisce per un errore, non suo, di uccidere..se stesso.
Potremmo chiamarlo, al pari dei Queen, una “Tragedy of Errors”. E tale sicuramente sembra a chi legge il romanzo, perché molto altro accade, e in questo molto, molti altri errori ed equivoci e comportamenti caratterizzanti, che trovano spiegazione nel catartico finale; e tra i comportamenti segnaliamo, la strana ripresa del “claudicare” di Poirot: Poirot nel suo primo romanzo, zoppicava. Poi durante la sua cavalcata di cinquant’anni, l’incedere claudicante si attenuerà di parecchio. Si riparla di andatura zoppicante di Poirot in quest’ultimo romanzo. E l’andatura zoppicante entra di prepotenza nella spiegazione finale.
Ma perché proprio a Styles Court la Christie pensò di ambientare il suo primo ed il suo ultimo romanzo della serie di Poirot? Non lo so, ma sicuramente Styles Court, doveva rivestire per la Christie quasi un valore simbolico: lì aveva avuto inizio la sua fortuna, lì doveva finire.
Pochi sanno che quando scrisse il suo primo Poirot, la casa dove abitava col marito, il colonnello Christie, si chiamava Styles, a Sunningdale, nel Berkshire. E da quella casa prima il marito nel 1926 andò via dichiarando che aveva un’amante, poi lei stessa scappò (la famosa fuga e temporanea scomparsa).
Un discorso a parte meriterebbe la scelta della copertina della ristampa, in edicola in questi giorni: rappresenta un corvo tra le lapidi. Corvo, simbolo di morte? Corvo simbolo di malaugurio? Il significato potrebbe essere quello. Ma potrebbe essere, anzi senz’altro è, un simbolo: se si nota, sulla copertina degli Oscar (e anche dentro) si trova ( associato spesso alla firma di Agatha Christie), il disegno di un corvo. Quindi il corvo potrebbe rappresentare Aagatha Christie. Che sta in un cimitero, presso una lapide: quella di Poirot. Significa che Agatha Christie è sopravvissuta nella morte alla morte del suo personaggio più famoso? E’ certamente una copertina interessante, anche se io preferisco quella molto più esplicativa, e, anche in un certo senso, maggiormente melanconica, di Jacono: Poirot che si inchina per l’ultima volta davanti al proprio pubblico, mentre il sipario delle sue avventure (e della sua vita di carta) si chiude. Del resto la melanconia del personaggio, in quest’ultimo romanzo, è molto accentuata: lo vediamo sofferente, e per la prima volta incapace di prendere decisioni ragionevoli nei confronti di un assassino perfetto.
Quella dell’assassinio perfetto è una via che viene da lontano, e che, attraverso varie sfumature, Agatha ha esplorato più volte. Qui tuttavia ci troviamo, per ammissione dello stesso Poirot, dinanzi ad un assassino davvero unico, perchè non si sporca le mani. In qualche modo rielabora precedenti esperimenti romanzeschi, che non sono propri solo di Agatha Christie, ma anche di altri autori britannici (Heyer, Crispin, Wentworth, per es.) che hanno a più riprese parlato della possibilità di seminare odio e risentimento attraverso la corrispondenza, le lettere. Io vedo una similarità molto accentuata tra questi odiosi sistemi di portare il male nella comunità (inducendo i più deboli a uccidersi o inducendo altri a uccidere), per esempio nel famosissimo romanzo della Christie, “Il terrore viene per posta”, ed il sistema adottato dall’assassino X presente in questo romanzo: attraverso una sensibilità psicologica accentuatissima, e votata al male, indurre determinate persone ad ucciderne altre, toccando al momento giusto “determinate corde”.
Insomma, un romanzo che a dirla così sembra nulla, ma in realtà è, secondo me, un capolavoro assoluto di Christie, uno dei pochi romanzi che ci si augurerebbe di poter salvare da un’intera libreria, se non la si potesse salvare tutta.

Pietro De Palma