domenica 11 dicembre 2016

Paul Halter – La Quarta Porta (La Quatriéme Porte, 1987) – traduz. Marianna Basile – Il Giallo Mondadori N. 2438 del 1995 (1^ Parte)


Più passa il tempo, più mi accorgo che l'inversione delle citazioni e dei rimandi, è una delle costanti nell’opera halteriana. Certamente, questa è solo una mia personale ipotesi, che potrebbe non essere suffragata dalla prova dei fatti; però è veramente strano che una prima opera, a cui lui deve in certo modo essere piuttosto attaccato (sentimentalmente), sia finita preceduta dalla sua seconda opera, determinando un equivoco di fondo (si potrebbe forse spiegare questa inversione temporale solo se lo stesso autore magari riconoscesse di aver proceduto in secondo tempo ad una revisione del testo originario). Che del resto ben pochi conoscono.





01quatriemeporteitalie.jpgEra il 1986, quando l’allora sconosciuto autore alsaziano Paul Halter, innamorato del Mystery classico ed in particolare di John Dickson Carr, di Agatha Christie (e Clayton Rawson), ma che aveva letto molti altri autori, tentò la carriera di romanziere di successo, pubblicando il suo primo romanzo.
Il lettore attento e indefesso di blog anche stranieri e di siti che vanno per la maggiore, obbietterà che il mio è un errore di fondo: non era il 1986, ma il 1987. Già, perché molti siti anche autorevoli, hanno sempre posto in evidenza come il primo romanzo di Paul Halter, fosse stato La Quatrieme Porte, “La Quarta Porta”. E messo in evidenza come Halter, col suo primo romanzo, La Quatrieme Porte,già vinse un primo concorso di letteratura. Questo si dice in giro, ma non è detto che risponda per forza a verità. O almeno a tutta la verità. Prima di diffondere delle cose, bisognerebbe esserne sicuri.
Eh sì, perché invece, miei cari lettori, contrariamente a quanto affermato da alcuni siti anche abbastanza interessanti, il primo romanzo scritto da Paul Halter, non fu La Quatriéme Porte bensì La Malediction de Barberousse, romanzo che fu scritto nel 1985 e autoprodotto, e col quale Halter partecipò al “Prix de la Société des Ecrivains d’Alsace et de Lorraine” nel 1986. E lo vinse. Da lì cominciò la sua carriera, che poi ebbe un’impennata quando l’anno dopo vinse con “La Quatrième Porte” il “Prix du Festival de Cognac”  e due anni dopo con “Le Brouillard Rouge” l’importantissimo “Grand Prix du roman d’aventures”. Insomma, nel 1988, poteva dirsi arrivato al successo, che poi non lo ha più abbandonato” (http://lamortesaleggere.myblog.it/archive/2012/02/18/paul-halter-la-maledizione-di-barbarossa-il-giallo-mondadori.html ).
E’ vero tuttavia che parecchi possono essere incorsi nell’errore di fondo, di fidarsi di quanto Halter schizza all’inizio del romanzo: Alan Twist, il personaggio principale creato da Halter, viene presentato in La Quatriéme Porte come ex-ispettore, mentre in La Malediction de Barberousse, Twist viene presentato invece come criminologo. In definitiva quindi, se dovessimo fidarci dei ruoli creati dallo scrittore alsaziano, La Quatriem Porte dovrebbe essere il primo e non il secondo romanzo. 
Così, a me parrebbe che Halter si sia rifatto , in questa inversione temporale, a Ellery Queen, che nel 1930 aveva pubblicato la sua opera prima The Roman Hat Mystery, in cui Ellery Queen veniva presentato come un tipo saccente, con una cultura enciclopedica (ricalcando lo schema di successo in quegli anni del Philo Vance di S.S. Van Dine) e anche sposato, padre di un bimbo, e oramai residente in una villa in Italia. Fatto sta che nei romanzi successivi, la figura di Ellery Queen viene per così dire riformulata e ripensata, e addirittura il suo quinto romanzo The Greek Coffin Mystery (1932), introduce il lettore alla rivelazione che questo fu la prima grande avventura di Ellery Queen. In altre parole, Ellery Queen annunciava come il suo quinto romanzo pubblicato (il quarto della serie incentrata sulle avventure dell’omonimo detective) atteneva ad un tempo che precedeva quello della sua prima apparizione editoriale, The Roman Hat Mystery.
Paul Halter procede in maniera simile ad Ellery Queen, divergendo però ad un certo punto: infatti, lui scrive prima La Malediction de Barberousse, che partecipa nel 1986 ad un Concorso che potremmo dire “regionale”, in un certo senso un concorso minore, fatto per provare le proprie qualità e per farsi conoscere, ma identifica Twist come criminologo, cioè gli attribuisce la qualità che avrà nella serie. Tuttavia il romanzo non viene pubblicato ufficialmente, ed infatti nella sua lista bibliografica viene ascritto al 1995 come pubblicazione. Invece il primo romanzo ad essere pubblicato, non ad essere scritto – questo è l’errore di fondo – è La Quatriéme Porte, in cui Halter fa esordire Alan Twist come ex-ispettore. Ma, se vediamo bene, Halter non ricalca Ellery Queen nella sua pensata: ricorre infatti ad una inversione della prospettiva: The Roman Hat Mystery è il primo romanzo ad essere stato scritto e pubblicato, ma nella realtà fittizia della cronologia delle avventure di Ellery Queen, diviene secondo al quinto romanzo ad essere pubblicato; La Quatrieme Porte pur essendo il primo romanzo ad essere pubblicato e in cui lo stesso Twist è presentato con una figura professionale che ricorda una sua precedente e non ricordata mansione lavorativa in polizia, è stato in realtà il secondo ad essere stato scritto. 
Tuttavia, è anche vero, come da me affermato in altri frangenti, che Halter crea dei rimandi, che possono essere voluti o inconsci, data la grande quantità di autori sulla lettura dei cui romanzi, lui si è formato: Halter… si è sempre professato estimatore di Carr, Christie (e anche Rawson). E così, accade (ed è accaduto in passato) che parecchie volte egli abbia citato i suoi autori preferiti. Io la penso così. In passato questa posizione l’ho esternata parecchie volte a Igor Longo, che ho trattato per molti anni, e che è il suo traduttore italiano ed un suo amico: più che una semplice decantazione di espedienti inventati da altri, a me è sembrata da sempre la consuetudine di un tributo ideale ai suoi miti. Per questo, leggere un romanzo di Paul Halter, se è un piacere per l’appassionato, diventa poi un piacere per il critico che potrà riconoscervi i molti influssi mascherati. In parole povere, la semplice lettura di un romanzo, diventa, nel caso di Halter, una meta-lettura.
Io, lo sapevo da parecchi anni: me ne parlò per la prima volta proprio Igor Longo una decina di anni fa, che per primo mi spinse a leggere l’opera di Halter. Igor è un amico di Halter, e come tale, abbiamo trattato molte volte i soggetti delle opere tradotte in Italia e di quelle che sarebbero dovute esserlo. Pochi tuttavia sanno che Igor, pur essendo stato il patrocinatore della diffusione attraverso Mondadori, sul mercato italiano, delle opere di Halter, poiché allora non era ancora nella posizione che avrebbe avuto più tardi, lasciò che i primi romanzi di Halter tradotti in Italia non lo fossero da lui ma da Marianna Basile (il primo romanzo di Halter ad essere tradotto in Italia fu Testa di tigre G.M. N. 2413, seguito proprio da La Quarta Porta N. 2438). In seguito Igor cominciò a tradurre gli Halter ( il primo fu Cento anni prima N. 2503) anche se Il Cerchio Invisibile N.2538 figura ancora con la traduzione di Marianna Basile. Da questo momento in poi, tuttavia, il traduttore ufficiale di tutti i restanti romanzi di Halter, sino ad oggi, è stato Igor Longo.
Proprio per accertare con assoluta sicurezza (sono vicino ai cinquanta anni e quindi la memoria non è più come una volta) la verità dell’inversione temporale deLa maledictiondeBarberousse rispetto a  The Fourth Door, tempo fa l’ho confrontata con le conoscenze di John Pugmire, che alla mia domanda :  
In theEnglish-language blogs showing thecomplete bibliographybyPaulHalter, “The Fourth Door”is placedin the middleof the listaspublished in 1995. But I knowthatit was not the first his work, but this was La maledictiondeBarberousse”, a novel self-producedin 1986, ayear before “TheFourthDoor”.Success camewiththis last novelwhich thennormallyfiguresashis first publication. What can you tell about it?  
così ripose:  
The first novel Paul actually wrote was La Malediction de Barberousse, but it was only self-published locally. Then La Quatrieme Porte was published in 1986. I first learned about Paul through Bob Adey’s book (1991 edition). I bought as many books as I could in 1992 and decided to try translating one of them. Meanwhile the publishers put me in touch with Bob and I sent him summaries of all the books I’d read. Bob then put me in touch with Roland Lacourbe, who in turn put me in touch with Paul (all this happened before the internet). After I sent Paul my first translation: The Fourth Door, we started communicating and I told him how much I liked the central puzzle in Malediction. That was around late 1994 I think. No sooner had I said that than Paul authorized Le Masque to publish it, based, he said, on the fact that I liked it. It came out in 1995.

Cioè quello che sapevo io e quello che sa lui, è la verità.
Sarebbe giusto, allora, a questo punto chiedersi, perchè mai delle notizie imprecise vengono diffuse da parecchi soggetti e parecchi siti.
Passiamo ora però alla sostanza, “ad substantiam”, come dicevano i nostri lontanissimi antenati.
Cos’è La Quatriéme Porte nell’ambito della produzione Halteriana? Sicuramente è una delle sue migliori opere,  e possiamo spingerci a definirlo un vero e proprio capolavoro.
Perché? La risposta è semplice e complessa al tempo stesso: se si legge La Malediction de Barberousse, si capisce come sia un’opera in certo modo ancora acerba, pur essendo già piuttosto ardita: il fatto è che lo è troppo, secondo quel modo di procedere tipico di chi non sa se continuerà a scrivere romanzi e che, per far colpo, crea una trama il più possibile mirabolante, che provochi lo stupore del lettore, tuttavia però non riuscendo alla fine a fornire delle spiegazioni fino in fondo rispondenti ai quesiti proposti, e nello stesso tempo, nel suo omaggio ai grandi scrittori che lo hanno preceduto, non riuscendo a incastrare le citazioni ed i rimandi letterari in quella maniera mirabile, che poi è una delle sue caratteristiche di fondo. Esse, invece, risultano essere troppe e talora pure ridondanti : “ad esempio “per creare la leggenda di Barbarossa, si serve di una serie di circostanze derivate da altrettanti lavori di altri scrittori: per es. il soldato ucciso in strada, è chiaramente derivato da Chesterton, così come il tedesco ucciso sul tetto del ponte cita “il secondo problema del ponte coperto” di Hoch; a Carr si riallaccia per il luogo dell’omicidio, una torre (He Who Whispers o The Case of the Constant Suicides) e da esso trae, variando al contrario da The House In Goblin Wood il tema del cadavere portato nella casa anziché l’opposto; dalla Christie invece trae spunti per la soluzione da The Murder of Roger Ackroyd,  e da  Evil under the Sun (la vittima che si mette d’accordo col suo assassino volendo giocare uno scherzo ad altri, non sapendo che la vittima sarà lei)” (artic. cit.).
La Quatriéme Porte, invece, è un romanzo con una trama perfettamente congegnata, e le cui citazioni sono perfettamente incastrate nella trama, e pur riconoscibili all’occhio del lettore dotto e attento (non tutti lo sono), sono però sempre inserite non a caso: del resto, se non si sapesse che il dodicesimo romanzo ad essere stato pubblicato (il nono nella serie di Twist) non è tale ma che invece fu il primo ad essere stato scritto, non si capirebbe la stranezza della immaturità di fondo del plot, tanto più strana in quanto i romanzi che attorniano La Malediction de Barberousse, (pubblicato nel 1995), cioè Le Cercle Invisible (Il Cerchio Invisibile) del 1996 e Le Diable de Dartmoor (Il Demone di Dartmoor) del 1993 e A 139 Pas de la Mort (A 139 passi dalla morte) del 1994, sono degli eccellenti romanzi, assai mirabilmente costruiti e le cui spiegazioni sono perfettamente rispondenti alla costruzione degli enigmi.

P. De Palma  - fine 1^ parte