martedì 10 gennaio 2017

John Dickson Carr : Un colpo di pistola (The Witch of The Low Tide, 1961) – trad. A.M. Francavilla – I Classici del Giallo Mondadori N. 700 del 1993

Romanzo poco conosciuto, se non addirittura sconosciuto, è invero uno dei più affascinanti di Carr.
Pubblicato nel 1961, cioè negli stessi anni di In Spite of Thunder e di The Demoniacs, sembrerebbe per la collocazione temporale, un Giallo storico. Tuttavia, collocare un romanzo 50 anni prima del suo tempo, a me non sembra scrivere un romanzo storico; semmai è un tentativo intelligente di spostare indietro il tempo e poter descrivere minutamente la società: non solo le costumanze, ma anche l’abbigliamento, l’architettura, le scoperte, le automobili, le prime forniture di elettricità per la casa. Descrizioni minute così accurate da lasciare a bocca aperta e nello stesso tempo capaci di far calare il lettore nell’atmosfera dei fatti narrati.
La vicenda, inoltre, nasconde varie situazioni iumpossibili.
David Garth è un famoso medico, neurologo. Ha un segretario, Michael Fielding, ed una fidanzata con cui è in procinto di sposarsi (Betty Calder). Suoi amici sono Vincent e Marion Bostwick, tra loro sposati. Betty Calder, bella ragazza già vedova di un governatore della Giamaica, molto più anziano di lei, ha un passato un po’ oscuro: faceva la ballerina quando fu notata dal suo ex marito che le propose di sposarlo. Ha 3 sorelle ed una di loro, Glynis, pure ballerina, per guadagnare molto di più non ha esitato a spogliarsi, ad accalappiare uomini per poi ricattarli. E c’è chi, per sfuggire al disonore, s’è pure sparato! Ora senza soldi, e ricercata dalla polizia, non ha esitato a farsi passare per la sorella: per di più, recatasi da lei, non ha esitato a ricattarla. E’ quanto rivela Betty agli amici di David e a David stesso, a casa di Marion dove la governante del suo tutore, il colonnello Selby, Lady Montague, è stata aggredita da una donna, vestita come Betty, da lei apostrofata più volte “puttana”, che ha tentato di strangolarla, quasi riuscendovi. Interrotta per intervento di Marion stessa, a suo dire, è fuggita attraverso la cantina, dove una uscita secondaria comunica con l’esterno: questo perchè davanti all’uscita principale stava sostando in quel momento un poliziotto. Però, quando Garth la esamina, la trova chiusa da due pesanti chiavistelli i cui occhielli sono tirati fino in fondo.
Le possibilità che mette in risalto la Camera Chiusa (perchè è quella che è) sono:
  1. Che Garth abbia mentito (avremmo il caso di Carr che copia la Christie)
  2. Che Garth abbia detto la verità.
In questo caso avremmo:
  1. che Marion ha mentito dicendo che l’attentatrice è fuggita da lì
  2. che Marion ha mentito affermando che vi era una seconda persona che ha tentato di uccidere Lady Montague
  3. che la presunta strangolatrice sia svanita, riuscendo ad uscire da una cantina le cui finestrelle sono sbarrate dall’interno e sbarrata è anche l’unica uscita verso l’esterno.
Al primo enigma insolubile – uscita dalla cantina sbarrata dall’interno da due pesanti chiavistelli e finestrelle chiuse dall’interno – segue un secondo altrettanto ostico ad essere decifrato coi mezzi dell’intelletto: Betty Calder, dopo aver litigato in maniera plateale con la sorella Glynis che l’ha raggiunta nella sua villetta sul mare, e dopo essersi allontanata in bicicletta, quando si presenta all’appuntamento che le ha dato Garth alle 18 , lo trova già nel padiglione che si affaccia sulla spiaggia. Garth ha però intanto fatto una scoperta terribile, dopo essersi fatto accompagnare alla villetta e al padiglione sul mare, dal nipote in auto: ha trovato Glynis strangolata, col corpo ancora tiepido, ed il tè, contenuto in una teiera ancora bollente (?). La ragione vorrebbe che l’omicida fosse ancora presente sul luogo del delitto, visto che le sole impronte sulla sabbia sono solo quelle prodotte da Garth, quando si è avvicinato al padiglione sul mare, e da Betty quando l’ha raggiunto. Garth ha stabilito trattarsi della sorella di Beth, in quanto le si è inginocchiato davanti e l’ha voltata, e dopo ha rimesso le cose apposta e poi senza volontà ha provocato la rottura di una tazza di porcellana. Come ha fatto l’assassino a strangolarla lì, se impronte non ve ne sono, e se l’unica persona che sia stata vista allontanarsi verso il padiglione era la stessa Glynis che indossava un costume da bagno di Betty, origine di una ennesima litigata fra le due sorelle?
Pur avendo controllato l’attendibilità delle dichiarazioni di Betty circa l’identità della sorella, e avendole confermate, la polizia non è sicura che l’assassino di Glynis non sia stato commesso da Betty, magari con il favoreggiamento di Garth.
Nella persona di Abbot Cullingford, vicecapo del CID, si fa strada la proposta a Garth, da lui conosciuto precedentemente, che in cambio dell’accettazione delle versioni proposte, lui riveli tutto quello che sa a riguardo del tentato strangolamento della governante di Marion e del perchè lui non creda alla di lei versione. Ma Garth è un medico integerrimo, che avendo avuto in cura Marion, non vuole rivelare cose che possano danneggiarla, oltre che per amicizia. Ma il rifiuto di Garth, provoca il risentimento del vicecapo del CID, che gli toglie il suo appoggio e lo lascia nelle mani dell’Ispettore Twigg, che non lo può vedere.
David crede di sapere chi possa essere l’assassino e che non è Betty; così come immagina che la storia raccontata da Marion sul tentato strangolamento, abbia delle falle; nonostante ciò è intenzionato a tenere fuori dal giudizio sia Marion e Betty, e la fatica diventa improba, perchè Marion, fidandosi della sua parola, tenta però in tutte le maniere di far accusare Betty, dato che le due sono incompatibili l’una all’altra: David in un drammatico facia a faccia nel quale vengono alla luce non meglio precisate abitudini sessuali di Marion con un uomo non meglio specificato, a Parigi, la mette a nudo e la costringe ad ammettere delle cose, che sono preda non solo delle sue orecchie ma anche di quelle di qualcuno di cui lui sente i passi e che è stato ad origliare alla porta.
A questo punto è Garth a ricercare Abbot, ed in nome della loro amicizia, gli chiede di concedergli 24 ore, perchè lui possa tendere una trappola all’assassino e consegnarlo alla polizia, chiedendo in cambio come le due donne vengano esentate dal testimoniar e e rivelare fatti “scandalosi” del loro passato. Intanto si appura che il giovane Fielding abbia conosciuto Glynis, e come egli sia scampato ad una aggressione nel Grotto, cioè nella sala biliardo, posta nelo seminterrato di un famoso albergo.
In un serrato finale, l’assassino si rivelerà dopo che proprio Garth gli avrà fatto capire di aver raggiunto la verità, ma sarà l?isepttore Twigg a indovinare come sia stata uccisa Glynis Stukeley e chi abbia confuso gli avvenimenti così da far intendere che il delitto fosse stato commesso nel padiglione, senza lasciare orme nella sabbia.
Innanzitutto ci troviamo dinanzi ad uno dei più grandi romanzi di Carr: si tratta di un autentico capolavoro! Divinamente scritto (le descrizioni, come ho accennato prima sono magnifiche: vedasi quella dell’Hotel, o addirittura quelle dell’abbigliamento dei soggetti coinvolti o anche dei passanti, e addirittura le descrizioni delle automobili! Carr, che si sa era abbastanza pignolo, quando si trattava di rievocare atmosfere che non gli appartenevano, documentandosi sui periodi e le vicende, deve aver fatto un intenso studio, non c’è che dire! In più d’una occasione pare quasi che egli le avesse vissute quelle atmosfere, che ci si fosse trovato a viverle: quasi un caso di reincarnazione che avrebbe potuto appassionare Paul Halter ( sempre che lui non ci abbia pensato).
Mi sono accorto di una cosa, di cui non mi ero mai accorto prima: un altro particolare stilistico di Carr. Quando vuole colpire con enfasi un certo particolare, un nome o un certo atteggiamento, Carr opera una cesura: fa riferimento a quello che vuole dire, poi si ferma e di solito descrive qualcosa (un caminetto per esempio con le fotografie di Betty e dei genitori di David, oppure un statua di dea o un candelabro con fiamme tremolanti o altro ancora) e subito dopo riprende da dove aveva lasciato, affermando con maggiore enfasi quando aveva prima detto. In un certo senso è sempre parte di quel meccanismo cosiddetto accrescitivo, che è presente in alcuni romanzi del primo periodo, per esempo It Walks By Night: per accrescere la tensione, si afferma qualcosa, poi ci si ferma e poi, quando si riprende il dialogo, accade qualcosa per cui quello che si era prima detto viene ingigantito, perchè magari si è cambiato il tono, che so la fontana che prima sembrava ridere in modo cristallino ora sembra farlo sinistramente o sogghignare, etc..
Mi piace sottolineare un altro particolare, anzi due: innanzitutto, la camera chiusa è ancora una volta frutto di una messinscena. Qui essa riguarda un dato spaziale ed uno temporale insieme: ricordatevi l’esemplificazione della Conferenza del dottor Fell sulle Camere Chiuse e quello che dice Leona in Nine Times Nine di Boucher a riguardo: si fa riferimento ad elementi spaziali (come una camera possa essere chiusa) e temporali (quando l’omicidio è stato compiuto prima, durante o dopo che la stanza fosse stata chiusa). Beh, in questo romanzo i due elementi vengono riuniti in un trucco veramente spettacolare: Carr in questo romanzo cerca in tutti i modi di mettere in bocca a Twigg e Garth Le mystère de la chambre jaune di Gaston Leroux, e in un certo senso questo suo romanzo può essere un omaggio. Ma…ci sono anche altre cose interessanti:
innanzitutto il detective che risolve l’arcano è Garth che è un neurologo, che ha letto le teorie sulla Psicanalisi di Freud (e qui Freud c’entra parecchio!), che è pero anche un autore di romanzi gialli, uno dei quali immagina che accada proprio quello che accade qui: è come se chiamato a risolvere il caso fosse un’estensione di Carr stesso, come se lui una volta tanto avesse detto: Ecco , lo risolvo io il caso! Costruendo un edificio assai complesso.;
in secondo luogo, se un romanzo c’è che possa essere preso ad esempio (non per la camera chiusa ma per il delitto impossibile) è Evil under the Sun di Agatha Christie, che mi sembra assai pertinente anche per il luogo utilizzato, una spiaggia;
in terzo luogo, il movente: è il ricatto, per qualche inconfessabile segreto. Qui c’entra la psicanalisi, e in realtà tutto ciò che nasce da un certo tipo di pulsione sessuale: si potrebbe quasi dire che questo sia il romanzo più attuale di Carr, ed uno dei più atipici: è molto raro trovare nei romanzi di Carr, allusioni a motivazioni di natura sessuale (mentre invece è molto più frequente in romanzi di Ellery Queen). Ma John Dickson Carr quando scrisse questo romanzo era andato via dall’Inghilterra, la patria del perbenismo,e quindi può essere che qualcosa l’abbia riguadagnato. Tuttavia il tema trattato è molto rognoso: la pedofilia. Un adulto che intrattiene rapporti sessuali con un’adolescente. Quello che è interessante notare è come Carr, un uomo, un conservatore, inquadrasse questa perturbazione di natura psichica e sessuale, non dalla prospettiva dalla quale siamo soliti noi, uomini del ventunesimo secolo, osservarla, cioè come una violenza dell’adulto nei confronti del minore, ma da quella tipica di quello scorcio temporale, cioè una perturbazione sempre di origine psicosessuale che interessasse un minore ed un adulto, ma in cui il minore  manifesta in un secondo tempo un certo potere sull’adulto: una sorta di parallelismo di quell’altro abietto atteggiamento per cui il carnefice diventa prigioniero della sua stessa vittima, secondo un meccanismo svelato già da Proust nella sua Recherche. Dobbiamo infatti ricordare che la Lolita di Nabokov è del 1955, e che quindi Carr può esser stato benissimo impressionato da quell’opera! L’omonimo film di Kubrick, invece, succede al romanzo di Carr, essendo del 1962 ;
il quarto particolare che mi sembra utile sottolineare, è come ancora una volta, il John Dickson Carr avanti negli anni, pur confezionando un problema assolutamete magnifico (il delitto nel padiglione), nel momento in cui prevede un doppio problema (la camera chiusa in cantina), finisce per concentrarsi su uno solo, finendo per dare dell’altro immediatamente la soluzione più semplice possibile, anche se qui è direttamente in relazione con la natura della vittima della seduzione pedofila che in un secondo tempo diventa l’arma con cui lei in certo senso tiene avvinto a lei, lui, reagendo poi entrambi, il primo autoaccusandosi, la seconda negando, dinanzi ad una terza persona che li ricatti. In una situazione del genere, magari in un romanzo più giovanile, oppure se l’avesse svolto Paul Halter, una volta proposto il problema, si sarebbe fatto in modo da dare una spiegazione in linea con la difficoltà dell’asserto.
Un’ultima cosa.
Ancora una volta, il titolo in italiano è ingannevole: Un colpo di pistola fa riferimento all’epilogo, ma non c’entra assolutamente con la Camera Chiusa che è l’anima del romanzo, mentre il titolo inglese la asseconda in maniera assai furba.

Pietro De Palma