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martedì 21 marzo 2017

John Dickson Carr : Il segreto di Vicky Adams- trad. Tina Honsel – Estate Gialla 1979, Mondadori,pagg.191-210






Usualmente, quando uno pensa a opere di John Dickson Carr in cui vi è anche il risvolto sovrannaturale, il riferimento è d’obbligo: The Burning Court (La Corte delle Streghe). Indubbiamente.Tuttavia pochi sanno, che questa, seppure la più lunga, non è l’unica opera di Carr in cui vi sia un qualche sconfinamento nella letteratura fantastica. Da questo punto di vista, Todorov, quando faceva riferimento al romanzo di Carr come uno dei capisaldi del Romanzo Poliziesco e nello stesso tempo esempio di sconfinamento nella Letteratura Fantastica, unico, assieme ad uno di Agatha Christie, altrettanto indubbiamente non diceva una cosa esatta. Il fatto è che, probabilmente, Todorov aveva sentito parlare solo di quel romanzo di Carr e non conosceva bene la mole dei racconti, che invece riservano sempre notevoli sorprese.
Ad es. quella del racconto di cui parliamo oggi, un altro dei capisaldi della produzione breve del Maestro, non però incentrata sulle gesta deduttive di Gideon Fell, quando dell’altro grande personaggio, Henry Merrivale.
Il segreto di Vicky Adams è in realtà conosciuto in Italia sotto altro titolo: La casa di Goblin Wood . Si tratta dello stesso racconto, ripubblicato però successivamente nell’Omnibus La nobile arte del delitto .Quattro casi per Sir Henry Merrivale, sempre nella traduzione di Tina Honsel ). Si tratta di uno dei più celebri casi di Camera Chiusa in assoluto di Sir Henry Merrivale, pervaso da un’atmosfera sinistra e da un’esplosione di malvagità allo stato puro.
Il racconto, per strano che possa essere è uno dei soli due racconti che Carr scrisse con il personaggio di Sir Henry Merrivale (l’altro è All in A Maze cioè The Man Who Explained Miracles). Del perchè Carr avesse pubblicato parecchi racconti con Gideon fell e solo due con Merrivale, non è dato sapere. Tuttavia i due racconti sono tra i suoi migliori. E tra i due, quello che trattiamo oggi, è, a detta di molti, il suo capolavoro assoluto.
Un’ auto è parcheggiata fuori il Senior Conservative’s Club. Dentro vi sono due persone: stanno aspettando che esca, in un pomeriggio afoso d’estate, Il Grande Vecchio, Sir Henry Merrivale.
Ecco che esce: indossa un completo di lino bianco, da cui esce un’enorme pancia, un grande panama fà ombra su un viso con un naso carnoso su cui sono appollaiate delle lenti cerchiate di tartaruga. Mentre sta scendendo le scale, dei due passeggeri dell’auto, una donna lo saluta: è la figlia di un suo conoscente. Sir Henry scende le scale, dirigendosi verso di loro, ma non si avvede di.. una buccia di banana. Cosa ci sta a fare lì ? L’hanno messa dei monellacci, in attesa di vedere qualcuno fare un capitombolo. Vuoi vedere che Il Grande Vecchio, risolutore di tanti enigmi, cadrà a gambe all’aria? Beh, è quello che accade. Per di più viene beccato proprio dai due tipi che lo stavano aspettando, mentre si massaggia il didietro. Al di là dell’imbarazzo, fatte le presentazioni, viene a sapere che i due sono Eve Drayton e il suo fidanzato, tale William Sage detto Bill. La ragazza dice di essere la cugina di tale Vicky Adams.
Sir Henry si ricorda di costei: una ragazzina viziata, di famiglia ricchissima, che ormai è diventata donna, al centro di una vicenda oscura capitata vent’anni prima: la ragazzina, era scomparsa dal letto in cui si trovava, nonostante la stanza fosse stata ritrovata con le imposte e la porta chiuse dall’interno, e quando ormai il padre la piangeva disperato, e la si cercava dappertutto, non riuscendo peraltro a capire come fosse svanita nel nulla, era stata ritrovata addormentata nel suo letto, nella stessa stanza da cui era scomparsa, con porte e finestre sbarrate. Ora la cugina, prospetta a Sir Henry la possibilità che si riesca a sapere veramernte cosa successe vent’anni prima. E lo invita, assieme a loro, ad un pic-nic cui parteciperà anche Vicky. Tuttavia non vuole per il momento dire cosa ci guadagni lei.
Sir Henry incontra, dopo che i due sono andati via, l’Ispettore Capo Masters con l’immancabile bombetta e gli chiede ragguagli sul caso; e così viene a sapere che quella era stata la casa, prima ancora che l’abitasse il padre di Vicky, di un grande criminale. Che ovviamente l’avrebbe potuta dotare di marchingegni atti a facilitargli la fuga qualora fosse stato in condizione di dover fuggire senza passare necessariamente dalla porta: in altre parole gli chiede se fossero stati trovati marchingegni o passaggi segreti. Risposta negativa.
Sir Henry si accomiata dall’amico..
L’indomani, Sir Henry Merrivale in compagnia dei due amici e di Vicky partecipa a questo pic-nic. Vicky si dà le arie di chi sia in possesso di poteri speciali e si vanta di riuscire a svanire anche questa volta. Dal passato Merrivale non riesce a cavare un ragno dal buco: del resto un reato vero non c’è stato e semmai, vi è stata simulazione di reato. Fatto sta che il pic-nic si materializza nello stesso posto dove la ragazza aveva abitato anni prima: una casetta nei pressi di un lago, su cui in inverno si pattinava, e nel quale in estate si pescava.
Vicky è infatuata di Bill che però è fidanzato con Eve.
Dopo che hanno allegramente pranzato, sparecchiato e riposto le masserizie nei cesti da picnic , accantonati in casa, Bill prende qualcosa e segue Vicky in casa che gli vuol far visitare la casa e vorrebbe che Bill le cercasse delle fragoline di bosco.
Passano i minuti, e i due non si fanno vivi. Dopo tre quarti d’ora circa, Eve decide di andare a vedere cosa sia successo ai due, pensando che Vicky staia cercando di adescare il fidanzato. Si sentono i suoi tacchi che battono sul pavimento, aprendo e chiudendo porte; poi riappare e dice di non aver trovato nessuno. In quel momento si sente la voce di Bill che non proviene dalla casa ma dal bosco: lo trovano tutto sporco e sudato, mentre sta cercando nel sottobosco delle fragoline. Dice che Vicky l’ha salutato precedentemente, chiudendosei la porta alle spalle.
Già, ma dov’è Vicky?
Vicky è scomparsa. Non è uscita dalla porta dicasa, altrimenti l’avrebbero vista Eve ed Henry Merrivale e non può essere uscita dalla porta che dà nel bosco, perchè Bill dice che Vicky l’ha chiusa alle sue spalle e l’ha salutato.
E in effetti la porta viene trovata chiusa dall’interno.
Dove è finita Vicky? Svanita nel nulla! Quello che aveva promesso, cioè di smaterializzarsi, è avvenuto.
La cercano in ogni dove, ma in casa non c’è: trovano solo un rubinetto che gocciola nella vasca da bagno e un pezzo di un foglio di plastica su cui quasi scivola Sir Henry.
C’è solo una stanza da controllare, dopo che è stato controllato tutto, persino i camini (lo testimoniano delle manate nere di Sir Henry sul suo candido panama): è la stanza da letto di Vicky, quella della sparizione di vent’anni prima. Merrivale la esamina, alla luce di un fiammifero, perchè la casa è abbandonata e non c’è luce, ma non trova nulla. Poi..il buio. E nel buio qualcuno parla. E’ la voce di Vicky che promette di farsi viva entro l’indomani. Accendono una lampada. Ma nella stanza stanno loro tre.
Poco dopo tutti e tre corrono via da quella casa e ritornano a casa. Sir henry ammette che in quell’occasione ha avuto paura.
Alle tre di notte qualcuno chiama Sir Henry: è Vicky che sfida Henry a trovare la soluzione. Dato che è stato svegliato, “Il Grande Vecchio” trova conveniente che anche qualcun altro si svegli, e così fa cadere dal letto il vecchio Masters, che tuttavia gli rivela come la ragazzina era riuscita a scappare dalla casa venti anni prima: l’ha saputo dal vecchio avvocato degli Adams. Merrivale non gli è da meno: aveva già, nell’ esame della casa dopo la sparizione di Vicky capito dove fosse il trucco, ma ha anche visto quello che ora gli rivela Masters: cioè che il padre della ragazzina, capito il trucco (l’intelaiatura di una finestra scorreva in un vano, dopo aver fatto scattare una molla) aveva fatto inchiodare il telaio della finestra con grossi chiodi le cui capocchie poi aveva verniciato con la stessa pittura dello stesso colore usata per dipingere il resto della finestra.
I due vanno a dormire, dopo che il Grande Vecchio ha invitato l’Ispettore a raggiungerlo a mezzogiorno al Senior Conservative’s Club.
L’indomani a quell’ora i due si incontrano. Masters gli dice che ha mandato ad ispezionare la casa il sovrintendente di Aylesbury, la località dove sorge il cottage, teatro della vicenda. Suona il telefono e il sovrintendente riferisce di aver ispezionato tutto, di aver visto persino nella credenza, per quanto impossibile fosse quel nascondiglio e di non aver trovato che stoviglie.
Il Grande Vecchio a questo punto, dopo aver ragionato, troverà la chiave della vicenda e scoprirà che non solo Vicky è scomparsa ma anche che è stata assassinata.
Da chi? Movente? Ma come hanno potuto assassinare la ragazza? E di chi era la voce al telefono? E perchè i tre erano scappati fuori dalla casa?
Tanti interrogativi in un racconto di poche pagine, in cui c’è tutto: atmosfera, malvagità, deduzione, il sovrannaturale, e due Camere Chiuse.
Ancora una volta, per creare una grande Camera Chiusa c’è bisogno di una messinscena, e c’è bisogno che qualcuno apra o chiuda qualcosa. In questo, il racconto è molto simile a Whistle Up The Devil di Derek Smith.
Il racconto è un must (nonostante per molti sia un capolavoro assoluto, non lo è secondo me e anche altri: per esempio Mauro Boncompagni mi ha detto che non gli è mai molto piaciuto. Non so perchè – non me l’ha detto – ma forse l’unica grande pecca di questo racconto è che i personaggi sono ridotti all’osso e quindi non ci vuole moltio per capire chi possa essere stato: se non è zuppa è pan bagnato, diceva mia nonna!!!) anche perchè Carr passa da momenti di ilarità pura ( il capitombolo sulla buccia di banana è un classico, ancor di più come Merrivale descriva la sua caduta; il panama immacolato con una manata nera, che diventano tre quando Merrivale si esaspera davanti alle domande, a lui rivolte, dei due, su dove possa essere finita Vicky; Merrivale che non può più dormire perchè l’hanno svegliato alle tre di notte e che ritiene opportuno che qualcun altro debba come lui rimanere sveglio, e quindi sveglia Masters) a momenti di paura pura (la voce di Vicky che sentono in una stanza in cui non possono esserci che loro tre).
Usciamo di qui! – gridò improvvisamente Eve. – Lo so che c’è un trucco! Vicky è una commediante. E adesso, andiamocene, per carità!”
Bill si schiarì la gola. “- Io sono d’accordo. In ogni caso, non avremo notizie di Vicky prima di domani mattina.” – “Oh, sì che le avrete” – sussurrò nell’oscurità la voce di Vicky. Eve lanciò un grido. Accesero una lampada. Ma nella stanza c’erano soltanto loro tre. La loro ritirata dal cottage, bisogna ammetterlo, non fu molto dignitosa. Meglio non descrivere come si precipitarono, nell’oscurità, attraverso il prato incolto, come ammassarono nella macchina i cestelli da picnic e come riuscirono a trovarsi, poco dopo, sulla carrozzabile. Da allora, Sir Henry Merrivale si limita a sogghignare al ricordo di quell’episodio- – “Ho avuto un po’ di stupida paura, ecco tutto” (pag 204).
Ma perchè scappano dalla casa e Merrivale ammette a posteriori, di essersi spaventato in quell’occasione? E’ questa la domanda alla quale nessuno secondo me sinora ha risposto.
Una cosa è lo sconcerto e altra è la paura: lo sconcerto è lo sgomento davanti a qualcosa che non rientra nel proprio modo di pensare; la paura è però ben altro: è lo stato emozionale di chi è atterrito da qualcosa. E da cosa può essere atterrito Merrivale?
Non disquisisco sul perchè Eve e Bill corrano fuori: se sono complici nella sparizione di Eve, possono avere interesse a non rimanere in casa e ad andare via, prima che Merrivale affronti razionalmente il problema della sparizione e metta assieme i pochissimi indizi. Ma invece disquisisco sulla paura di Merrivale, un uomo di molta esperienza, addirittura Capo del Controspionaggio Militare, uno che ne ha viste di tutti i colori, che scappa addirittura rischiando di inciampare nel prato incolto: perchè scappa in preda alla paura? Perchè non riesce razionalmente a capire il problema, perchè la sua razionalità si arrende per un momento dinanzi alla pura irrazionalità. Che si manifesta dalla voce di una persona che in quella stanza non c’è.
Cosa voglio dire? Che Merrivale, che altre volte si è trovato dinanzi a fatti che apparentemente si prestavano ad essere interpretati come manifestazioni sovrannaturali ma non lo erano, e che non è mai corso in preda alla paura, questa volta l’ha fatto. Cosa allora c’è di diverso questa volta dalle altre? Che Merrivale per un attimo si è trovato di fronte a qualcosa che lui aveva sempre rigettato, alla presenza di uno spirito vero. Merrivale, uomo di poca fede, se non completamente agnostico, che non ha mai creduto a parole a qualcosa che vada al di là della natura, si arrende e si comporta come ogni persona che assiste ad una manifestazione spiritica senza esservi preparato.
Tuttavia, e questo è il punto focale, se è lo spirito di Vicky che parla, significa che Vicky non è più in vita. E quella assicurazione che le notizie riguardanti di Vicky le avranno prima del giorno successivo, può spiegarsi col fatto che per lo spirito non esiste il passato il presente o il futuro: esso sa come le cose si svolgeranno, sa che Merrivale risolverà il problema.
La risposta è che nel momento in cui accade, almeno inconsciamente Merrivale ha paura di qualcosa che razionalmente lui non riesce a comprendere: lì, di sera, in un cottage abbandonato, senza luce, in un bosco, di quattro persone una è scomparsa nel nulla. Tuttavia l’elemento incomprensibile qui non è legato al buio ma alla luce di una lampada: in questo è il vero virtuosismo di Carr: aver creato un momento di tensione non legandolo all’assenza di luce ma alla sua presenza. Infatti è alla luce di una lampada, che non rischiara tutto come avrebbe fatto la luce elettrica, ma solo ciò che è immediatamente vicino al gruppo, che l’elemento tensione si manifesta. Ma perchè scappano, presi dalla paura? Perchè? Evidentemente perchè la voce che essi sentono e che identificano come quella di Vicky, proviene da un’altra presenza, che non è materiale ma immateriale: in altre parole, uno spirito senza pace. Ecco l’elemento sovrannaturale presente in questo racconto che lo rende unico. E se c’è uno spirito senza pace, è evidente che il corpo di origine è morto.
E nel momento in cui almeno inconsciamente si ritiene che Vicky sia morta, e il suo corpo non si trova (come sarebbe accaduto se avesse avuto un incidente), è evidente che qualcuno l’abbia uccisa e abbia occultato il suo cadavere. E allora, almeno inconsciamente, Merrivale già contempla che qualcosa di terribile può esser accaduto a Vicky. Ora successivamente, una voce, che lui attribuisce a Vicky lo chiama al telefono. Posto che il tono di questa sia diverso da quello di uno spirito senza pace, è evidente che Merrivale pensi ad un tentativo di contraffazione della voce. Perchè c’è questa seconda conversazione con la Vicky presunta? “Bisognava farmi sentire la voce della ragazza scomparsa, per convincermi che era ancora viva”, dice più tardi Merrivale a Masters. E perchè mai dico io sarebbe stato necessario convincere Merrivale che la ragazza fosse ancora viva, se Il Grande vecchio avesse creduto alla sparizione volontaria? Perchè probabilmente pensavano che egli nutrisse già il sospetto o la certezza che Vicky fosse morta.
Quando Merrivale spiega a Masters come le cose siano andate, spiega anche di chi potesse essere quella voce. Tuttavia qui noto che la spiegazione che viene data, cioè che al buio una voce contraffatta può essere ritenuta quella vera e non si abbia la certezza da dove sia venuta, non è, al pari della spiegazione del delitto, una spiegazione del tutto esauriente. In altre parole, secondo me, Merrivale (cioè Carr) lascia aperta una porta: quella secondo cui quella voce potesse appartenere effettivamente a Vicky, allo spirito di Vicky, che prometteva che entro il giorno dopo avrebbero avuto sue notizie. Il che effettivamente avviene, scoprendo Merrivale chi abbia ucciso Vicky e come.
Faccio notare che anche in The Burning Court viene data una spiegazione razionale dell’elemento impossibile, esistendo al pari anche una spiegazione irrazionale del fenomeno.
Quello che secondo me esiste anche in questo racconto.

26 commenti:

  1. Eccezionale disamina. Oltretutto nella raccolta Polillo Delitti della casa di campagna è presente. Lo leggero'

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  2. The locked room, racconto el 1940 con Fell. Trovabile in italiano?

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  3. E' già stato analizzato, qui, in questo blog. E tu hai pure commentato

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    1. Non ricordavo! Adesso faccio la ricerca, mi era passato di mente e vorrei leggerlo.

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  4. Mancano ancora dei racconti di Carr. Non so se farò un breve saggio per il blog Mondadori (non so se vi siano ancora le possibilità però) o per questo mio. Ne analizzerò quattro assieme

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  5. Rimaniamo sempre in attesa della tua personale lista di camere chiuse. Saluti. Salvatorangelo

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  6. Ahiahia..la lista. Già. Argomento spinoso. Perchè in sostanza finirei per elencare molti titoli che tu non conosci. E allora a cosa varrebbe? Tanto più che parecchi di essi sono introvabili in Italia e altri non sono mai stati pubblicati e mai lo saranno. Quindi in sostanza dovrei farne una riservata esclusivamente ai titoli usciti in Italia. Questa si potrebbe fare. Però dovrei prima leggere quelli che non ho ancora fatto, direi una decina di titoli. Comunque sia non sarebbe esaustiva perchè vi sono sicuramente parecchi titoli che non appaiono come Camere chiuse pur essendolo, per esempio un titolo di Connington che scoprii esserlo (dopo Mauro che l'aveva tradotto ovviamente!) senza che alcuni amici, critici americani del settore, ne sapessero nulla (Pugmire e Skoupin). Probabilmente perchè, rifacendosi anche a chi ne aveva stilata una (Lacourbe), nessuno prima del mio articolo, ne avesse parlato. E non è neanche male!
    Un altro problema insito nella classificazione è dato da un vero e proprio limite: quali sono camere chiuse e quali no? Per me camere chiuse sono quelle in cui l'assassino opera in una camera in un modo X e poi riesce a chiuderla dal di dentro o a farla sembrare chiusa dal di dentro. Per me non sono per esempio Camere Chiuse classiche quelle in cui l'assassino opera fuori della Camera come in un romanzo di Sladek e neanche per me è camera chiusa classica una di Peter & Wahloo perchè in quel caso non c'è volontà dell'assassino che uccide dal di fuori e poi per come cade la vittima, essa determina la chiusura dell'ambiente.

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  7. La decina di titoli ovviamente attiene a titoli non Mondadori, ma di case spesso scomparse (ehm...che io ho)

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  8. N effetti Polillo sta facendo un buon lavoro. Negli AAVV appare JDC. Ma molto MENO spesso di quanto l'audience vorrebbe. Da che dipende? Diritti?

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  9. Mah non so se in effetti l'audience richieda Carr. Un problema reale è quello - come sto dicendo da una vita - e nessuno mai ci si sofferma, dei diritti. Che non attiene solo Polillo ma soprattutto Mondadori. Ora uno sarebbe tentato dal pensare che Mondadori, un colosso dell'editoria che ha fagocitato persino Rizzoli, non può essere che sia limitato dai diritti per la pubblicazione di Polizieschi. Eppure...
    Il discorso attiene principalmente l'uso che ne fai. Il problema dell'Italia è che Mondadori, come ha intelligentemente rimarcato Polillo nell'intervista che mi ha concesso un mese fa, ha ghettizzato la letteratura poliziesca in un ambiente diverso dalle librerie, come altrove: le edicole. Ora se un tempo Mondadori (parlo del vecchio Arnoldo) investiva molto in pubblicità e i risultati si vedevano (in termini di vendite), i diritti per quanto potessero essere esosi, erano messi sul piatto della pubblicazione: si analizzava il pro e il contro e poi si decideva di pagarli. Ora siccome nessuno pubblicizza più il poliziesco da edicola Mondadori (basta il Blog) e per scelte editoriali autolesive effettuate i vari tempi, il pubblico è diminuito, conseguentemente anche le vendite, ilgiro d'affari è diminuito e quindi pagare dei diritti esosi è fuori discussione: ecco perchè determinati romanzi non si fanno più. Ecco perchè taluni romanzi annunciati, non vengono più pubblicati.
    Qui entra in gioco anche il discorso della convenienza che un determinato libro esca o meno: ovviamente qui gioca il parere dell'editor. Forte - s'è capito da tanto tempo - preferisce ai titoli degli anni '30 e '40, quelli contemporanei. Precedentemente a lui, c'è stato chi dopo aver investito soldi e pubblicità, non ha più pubblicato cose che tutti attendevano (misteri della Mondadori!).
    La questione dei diritti riguarda anche Polillo, anche perchè è una casa piccola, e quindi vengono pagati quelli concernenti autori di nicchia, sconosciuti. Ignoti ma buoni. Il fatto è che Polillo se ne intende, e soprattuto ci mette l'amore nelle sue cose: la casa editrice è sua, l'ha creata lui, come era per il vecchio Mondadori.
    Ovviamente anche qui determinati autori non vengono fatti perchè l'agente chiede la luna: il discorso è diverso però da Mondadori. Mondadori ha determinato un calo delle vendite e una perdita di lettori per delle scelte discutibili che sta continuando a fare e che provocheranno sempre più una flessione delle vendite fino al punto di non ritorno; Polillo è tutto sommato una casa piccola che vive di pochi introiti (la prima edizione si fa su 1000 copie: l'ha detto Polillo!). E' chiaro che sulla base di una edizione, con un libro che costa 15 euro, ci ricavi 15.000 euro: ma devi pagare la traduzione, la copertina, il tipografo, la distribuzione. Ci ricavi quel che resta. Ora, ovviamente se i diritti costano poco o sono giustificabili, ti butti. Altrimenti no.

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  10. Ovviamente la fine del Poliziesco da edicola Mondadori è una mia ipotesi (ma non è solo mia beninteso): può darsi pure che non avvenga e che io sia un povero pazzo (ho i miei dubbi però :-) )

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  11. Ovviamente il discorso fatto per la prima edizione Polillo vale nel momento in cui si vendano tutte le prime mille copie. Ma si metta che non si vendano... Allora il discorso è diverso. Per esempio, Innes. A me piacque molto, ma evidentemente non è autore che abbia attirato più di tanto se le vendite non hanno corrisposto alle attese. E quindi non ne sono stati fatti più di romanzi: un peccato! Ma che vuoi farci?

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  12. Ho ripreso il discorso della lista perchè tempo fa ne aveva annunciato una futura personale pubblicazione. Da appassionato del genere, mi piacerebbe concoscere il parere di un esperto attraverso una classificazione, seppur ovviamente soggettiva, delle migliori camere chiuse che aggiorni e perchè no, sia preferibile per precisione alle liste compilate da Hoch e Lacourbe, che tra l'altro risentono ormai del peso degli anni. Se poi tanti romanzi, non sono conosciuti, e non ne sarà possibile la lettura... beh pazienza, ci limiteremo a prendere atto della loro esistenza. In ogni caso, le liste potrebbero essere due: la prima, per così dire, assoluta, comprendente tutti i migliori romanzi pubblicati, e la seconda, relativa esclusivamente ai titoli pubblicati in Italia. Questo 2017, regalerà ai lettori del blog "Le migliori 100 Camere Chiuse"? Saluti cordiali. Salvatorangelo

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  13. Mah, così si potrebbe fare. 100 camere chiuse forse è un po' troppo. Non so. Ci penso e vediamo un po'.
    Tieni conto che le liste di Hoch e Lacourbe oggettivamente sono molto esaustive, e integrarle non è facile. Sì è vero, ci sono dei romanzi che sono sfuggiti, ma..
    Tu aspetta e spera.
    Questo è un periodo un po' così per me perchè di camere chiuse ne sto scrivendo. Una esce in un'antologia in America nei prossimi giorni, e un'altra mi hanno detto che c'era una possibilità che uscisse su... Nei giorni scorsi ne ho presentata un'altra ancora, tradotta in inglese, su cui mi devono ancora rispondere. Però sicuramente entro il 2017 uscirà.

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  14. Ho pensato ad una lista di 100 Camere, visto che una quarantina saranno solamente quelle tra Carr e Halter.. se poi si aggiungono Boileau, Christie, Rawson, Harding, Pronzini, Talbot, Quenn, per citarne alcuni tra i più prolifici, il conto è presto fatto. Comunque le Camere, nella mia persone nozione ristretta, devono essere delitti commessi in luoghi chiusi sui quattro lati e sia nel soffitto che nel pavimento; per intenderci non considerei i delitti commessi in spazi aperti ma delimitati ad esempio da manti di neve o da distese di sabbia (Gideon Fell e la gabbia mortale su tutti). Delitti, insomma, commessi all'interno di 4 mura. Allora non mi resta che aspettare e ... sperare. Saluti

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  16. Spoiler con domanda per Pietro-----------------------------------------
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    Non possiamo però giudicare una locked il racconto. Vichy s chiude a chiave la porta dietro di se ok....ma la via di esodo dal quale esce Bill ovvero la porta di servizio resta aperta e quindi utilizzabile..anche da lei in caso l avesse fatto....

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  17. Sarà ripetitivo..ma Carr disputandum est.
    Ho letto la casa a Goblin Wood.
    Sono del parere che se i romanzi di Carr avessero 50 pagine di meno sarebbero stati ancora più performanti perché i racconti assolvono davvero a mezz' ora di buonissima atmosfera gialla.
    Boccio leggermente i racconti di March, ma solo perché ve ne son di migliori dell' autore stesso.
    Pietre miliari imprescindibili che vi consiglio(ai pochi che non li han letti) e ben recensiti nel blog di DePalma:
    •La casa di Goblin Wood. Un mix di Stephen King e Hitchcock resi easy way.
    •Il problema sbagliato. Qui Carr e Hadley in barca sembrano Flambeau e Padre Brown. Veleni familiari e morte mefistofelica.
    Un pazzo che fa tenerezza. Imperdibile( e introvabile.)
    •Il delitto della stanza che non c'è. Claustrofobico muoversi nei flat simili angusti con ascensori silenziosi e poca luce nelle stanze. molto, molto simile a Appartamento del terzo piano (come dissi altrove) di dame Agatha per il senso di asfissia ben reso.

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  19. Pietro mi associo anche io alla richiesta della tua lista delle migliori camere chiuse, non importa se pubblicate o meno in Italia, molti titoli originali li ho recuperati proprio grazie ai tuoi articoli
    Complimenti per i tuoi blog

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  20. Non tutti i March sono come dici tu. Anzi a me alcuni piacciono molto. Tra qualche giorno uscirà un articolo su uno di questi, interessantissimo.

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  21. Guarda Giordano che ci sono i racconti di Bencolin. Alcuni sono strepitosi, assolutamente strepitosi. Mi ricordo quello della torre che è un must.

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  23. Posso permettermi di suggerire due romanzi di cui mi piacerebbe leggere la tua recensione? Sono due romanzi che lessi anni fa: il primo è abbastanza noto: "Delitto alla rovescia" di Ellery Queen, che detto francamente non mi aveva particolarmente lasciato entusiasta (se non ricordo male non è neanche una vera e propria camera chiusa) e l'altro è "Il profumo della Dama di Nero", di Gaston Leroux, seguito meno noto della storia iniziata con il celeberrimo "Il Mistero della Camera Gialla". Del secondo romanzo poliziesco di Leroux, si conosce poco e seppur non venga accreditato da nessuno come delitto della Camarea Chiusa, a me pare invece che possa rientrare in quella casistica. Sarebbe piacevole leggere le tue recensioni sui due titoli proposti. Saluti. Salvatorangelo

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  24. A giorni verrà presentato un doppio articolo, in realtà un articolo lungo diviso in due parti, su Gideon Feel e il caso dei suicidi e un racconto di Carr molto interessante. A presto

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