lunedì 27 luglio 2026

Paul Halter : il viaggiatore del passato (Le Voyageur du passè, 2012) - trad. Angelo Petrella. Il Giallo Mondadori N. 3263 del maggio 2026

 Il viaggiatore del passato (Il Giallo Mondadori) eBook : Halter, Paul: Amazon.it: Kindle Store

Forse sarebbe ora di esprimere un giudizio di massima sulla produzione romanzesca di Paul Halter, almeno riferito alla serie per cui è maggiormente conosciuto in Italia, cioè quella del Dott. Alan Twist, visto che manca solo un romanzo al termine della pubblicazione della serie: La Corde d'argent. Ma questo seguirà. Oggi invece fissiamo la ns attenzione sull'ultimo romanzo pubblicato, Il viaggiatore del passato (Le Voyageur du passè). 

Alan Twist viene interpellato dal suo amico l'Ispettore del CID Archibald Hurst, in merito ad un caso singolare: un tizio con cappello a cilindro, cappotto con collo di astrakan, pantaloni a scacchi e scarpe alte coin fibbia, visto aggirarsi intorno alla stazione della Metro di Charing Cross, era stato investito da un treno, qualche giorno prima: da una tasca del corpo maciullato erano emersi dei biglietti da visita di una tale Victor Stephenson, abitante a Millford, e una lettera a lui indirizzata e datata 2 dicembre 1905, cioè 50 anni prima del tempo in cui la storia si sviluppa, novembre 1955. 

Da successive indagini si era appurato che un tale Victor Stephenson, era scomparso effettivamente nell'inverno 1905 da casa, e mai più ritornatovi, era stato dichiarato morto presunto. Oltretutto la foto dell'archivio e quella del viso del corpo maciullato erano identiche: si tratta di un viaggiatore del tempo, risucchiato in un'altra dimensione temporale?

Ben presto ai due si aggiunge anche un altro testimone, il Commissario di Polizia Henry West che ambedue conoscono, il quale ha seguito gli sviluppi di una vicenda riguardante un tizio vestito alla stessa maniera, che già da due mesi prima, in più occasioni ha fatto visita alla casa natia di Stephenson dove vive la moglie Dorothy risposatasi al cugino di Victor, Colin, e dove vive la nuora Zora, moglie del figlio morto di Victor e Dorothy, assieme alle due figlie Charlotte e Arianna. Nella prima, lo sconosciuto ha lasciato alle ragazze un orologio a cipolla antico, in un'altra è entrato di corsa in casa, lasciando impronte infangate fino allo studio originale di Victor, dove si è dissolto nell'aria, non lasciando impronte nel giardino su cui era aperta la porta finestra, pur essenso il terreno tutt'intorno, bagnato fradicio.

Un'altro avvenimento ha aumentato la tensione: qualcuno nel locale cimitero, ha profanato la tomba di un certo Tommy Eyre, morto il 2 dicembre 1905, data uguale a quella della scomparsa di Stephenson. Insieme alle ossa e a resti di vecchie tavole di legno, nella terra smossa è stata trovata una chiave con targhetta di ottone intestata a Victor Stephension che apre la porta d'ngresso della dimora di Dorothy.E qualcuno, usando una tale chiave, si è insinuato nella casa di Victor, lasciando inpronte fangose, vestito come il morto della metro, ciocè come lo stesso Victor.

Nessuno sa dare una spiegazione, ma è evidente altresì che qualcuno mente, e siccome i morti non viaggiano attraverso il tempo, è evidente che qualcuno ha messo su una certa messinscena: sarà compito di Twist scoprire chi possa essere. E ci riuscirà, dopo una serie di altri accadimenti: un primo infarto di Dorothy dopo aver sentito una voce al telefono, poi la morte della stessa, nel camerino chiuso a chiave dal di dentro, del custode del cimitero, assieme ad un grosso specchio, che non si capisce come possa essere stato portato lì e perchè, se non dalla stessa Dorothy. Poi la confessione di Colin, di aver ucciso 50 anni prima Victor, accoltellandolo davanti alla tomba di Tommy Eyre e averne occultato il corpo nella tomba appena scavata dell'altro e lasciata aperta in seguito ad un furioso temporale, e di averlo fatto d'accordo con Dorothy dopo aver scoperto di amarsi reciprocamente. 

Chi mai può essere stato? Tutto farebbe pensare che qualcuno abbia voluto concentrare gli indizi a carico di Colin, per metterlo in cattiva luce. Ma se è stato lui stesso a confessare il suo antico delitto! 

Le indagini di Twist metteranno in luce un piano diabolico per ereditare i soldi di Dorothy, tentando di ucciderla e nello stesso tempo screditare Colin, colpevole di ben altro che non solo la morte di Victor, però.

Il viaggiatore del passato è un romanzo del 2012, e questo ha la sua importanza: nel 2012, Paul aveva 56 anni, non molti, ma..bisogna vedere altri fattori, perchè questo romanzo anche se molto ben costruito e come sempre ruota attorno alle sorti di una famiglia, ha dei limiti molto evidenti:

innazitutto, e questo non l'ho notato solo io, Paul eccede e anche di parecchio, nel confezionare una storia che sembra paradossale nelle intenzioni (un viaggiatore del passato), ma che poi si manifesta ancor più tale, nella spiegazione. Il problema è che Halter, come altri celebri autori del passato ( Talbot per esempio) nel cercare di costruire un problema pazzesco, si arrampica sugli specchi per cercare di dare una spiegazione a eventi che spiegati in maniera logica sarebbero davvero la fine del mondo! Il problema è che invece vengono spiegati in maniera logica sì, ma con delle tali esagerazioni, da inficiare anche il resto: Victor accoltellato davanti alla tomba aperta, vi cade dentro, sul suo corpo vengono sistemate delle assi a simulare la bara, cosicchè il giorno dopo i becchini lo seppelliranno assieme a Tommy, solo che Victor si rialza, esce dalla fossa, risistema le assi, si va a nascondere dietro una lapide, osserva il suo assassino approntare la fossa, e tutto questo mentre ha una grave ferita nella schiena, senza dimostrare debolezza alcuna, anzi dopo se ne va, sempre gravemente ferito, e fa perdere le sue tracce imbarcandosi per l'estero. Per non parlare della messinscena del doppio Victor che lascia tracce infangate, e che poi si ritrovano nel camerino, quasi in contemporanea con l'apparire della cameriera Jenny, non venendo scoperti per un miracolo: in un piano assai ben congegnato, affidarsi ai miracoli non mi sembra il massimo; e infine la storia dell'Antartide, con il ritorno del cadavere congelato di Victor ad opera di quello che ha ideato tutto il congegno, che sulla base di quello che è stato narrato avrebbe non solo dovuto trasportare un cadavere congelato, ma anche gestirlo, trasportarlo, sempre senza farsi vedere, in una galleria della metropolitana, come fosse una bambola, un manichino, solo però parecchio più pesante. Queste esagerazioni le abbiamo viste però anche in altri romanzi, molto più lontani nel tempo: per esempio, in La malédiction de Barberousse del 1986, ventisei anni prima di questo Le Voyageur du passè, Halter esagerava per spiegare una cosa che sulla carta sarebbe possibile, solo se a trasportare in uno zaino il cadavere ripiegato di un ragazzo, non fosse un altro ragazzo ma un boscaiolo nerboruto o un vichingo. C'è insomma la tendenza talvolta, quando per un motivo o per l'altro, non riesce a confezionare una spiegazione perfettamente plausibile (à la Carr), a forzarla, cercando di avvalorare la plausibilità di qualcosa che non è del tutto plausibile.

Inoltre, spesso usa degli stratagemmi usati da altri autori (anni fa parlavo di citazioni involontarie citando una sua intervista che approntai molti anni fa, ma oggio direi citazioni volontarie), calandoli nelle sue storie: solo che devi aver letto tanto altro per saperli individuare. Qui per esempio c'è l'Ellery Queen di The Greek Coffin Mystery del 1932: il ladro Grimshaw trovato ucciso e sepolto nella stessa tomba del mecenate greco Khalkis, sopra la sua bara. In tempi recenti, anche Manzini ha utilizzato questo precedente letterario in una sua storia con Rocco Schiavone. E c'è anche il ricorso ad un suo precedente romanzo del 1990, sempre con Twist, in merito al metodo di conservazione del cadavere assolutamente identico, facendo riferimento agli stessi materiali usati. Quando si è ideato qualcosa che si pensa abbastanza riuscito, poi va afinire spesso che lo si riutilizzi in altri frangenti.

Per il resto, Paul crea un romanzo talora anche assai avvincente, molto ben congegnato, che riprende il tema super usato del patriarca o della matriarca che tiranneggiano i parenti finchè qualcuno decide che è arrivato il tempo che taccia per sempre. La storia però pecca però proprio nelle  camere chiuse o negli eventi impossibili, che avvengono per caso come per il doppio Victor, oppure l'assassinio di Dorothy, che sembrerebbe in qualche modo riecheggiare il delitto nel bagno di Invisible Green di Sladek, solo che questo non è un delitto da Camera chiusa mentre quello lo è: in questo caso, semmai è stato il primo infarto a gettare le basi per il secondo, anche se colui che la uccide, che si discolpa dichiarando la morte solo per un incidente non voluto, sembra invece che l'abbia fatto di proposito: aveva con sè lo specchio (perchè l'avrebbe portato seco se non per una macchinazione?), ma non poteva sapere che Dorothy si sarebbe chiusa all'interno.

Conoscendo i suoi meccanismi, si può indovinare chi sia colui che ideato tutto (sembrebbe essere lontano anni luce, ma proprio perchè sembra tale, divernta il sospettato numero uno: io invero quando Victoria Ross sembrava un'amante di Victor invece che altro, avevo persino pensato che questa persona fosse un figlio illegittimo, perchè sin da allora lo sospettavo: e infatti è lui. Però altri lettori sicuramente avranno penato: poi tutto si sgonfia. Sì è vero avevano concepito un piano per ammazzare Dortothy con la paura ma in realtà a fare il lavoro sporco è stata altra persona, e loro hanno fatto solo casino. Nella confusione che talora sorprende chi ha letto ben altri capolavori di Paul, non si capisce per esempio che scopo avrebbe avuto Colin a uccidere Dorothy, con cui era stato compagno di vita per cinquant'anni: se fosse stato il vil denaro, perchè aspettare tanto? E Twist non lo dice.

Un romanzo a metà mi verrebbe da dire: senza infamia e senza lode. Ma poi, se si vede bene, gli ultimi romanzi con Twist battono la fiacca, come se Paul si fosse scocciato del personaggio e quindi non avesse confezionato storie con lui, di pari potenza di altre scritte nel passato.

Pietro De Palma  

 

domenica 14 giugno 2026

Saburo Koga - The Spider, 1930 - in Foreign Bodies (British Library Crime Classics), 2018


 




 

Saburo Koga è un nome sconosciuto in Occidente.
Qualcuno potrebbe obbiettare che lo siano parecchi autori giapponesi e che in generale, prima che le proprie opere si cominciasse a tradurre in occidente, anche gli autori più conosciuti, come Keigo Higashino, Shimada Soji e Yokomizo Seishi, lo fossero anche loro. Verissimo! E’ innegabile però che alcuni autori lo siano più di altri. E Saburo Koga è uno di questi.

Suo vero nominativo era Haruta Yoshitame (1893–1945). Fu contemporaneo dell’altro grande scrittore giapponese conosciuto come Edogawa Rampo (pseudonimo creato guardando ad Edgar Allan poe) il cui vero nome era Taro Hirai, che pubblicò il suo primo grande romanzo nel 1923: "The Two-Sen Copper Coin". Prendendo le mosse da Rampo, Koga Saburo cominciò anche lui a scrivere storie, tra cui quella presentata qui, molto popolare in Giappone.

Il principale merito per cui tuttavia Koga Saburo è tuttoggo ricordato, tuttavia è l’aver coniato il termine Honkaku, cioè ortodosso, per indicare le storie di Golden Age giapponese, nello stesso anno in cui Berkeley fondò il Detection Club a Londra. E non a caso L’Honkaku Mystery Writers of Japan su quello londinese fu plasmato nel 1970 e continua ad esistere e produrre narrativa.

"The Spider" risale al 1930, e non è un normale "whodunit", ma piuttosto una piacevole fusione di elementi della narrativa macabra e del classico rompicapo investigativo. La traduzione presentata qui è stata intrapresa da Ho-Ling Wong e curata da John Pugmire.
Il Professor Tsujikawa era un celebre scienziato di Chimica fisica, da tutti ammirato per la sua scienza. Aveva destato quindi clamore e sconcerto la sua decisione di lasciare la cattedra universitaria per dedicarsi alla ricerca sui ragni. Per farlo, si era fatto costruire un bizzarro laboratorio che si ergeva su un pilastro all’altezza di nove metri d’altezza: aveva la forma di un cilindro di circa 4,5 metri di larghezza e 2,7 metri di altezza e un soffitto rotondo, e le finestre, tutte della stessa dimensione, erano intervallate a intervalli regolari.
Poi aveva cercato un bel po’ di ragni di tutte le specie, anche velenosi, li aveva sigillati in tanti contenitori e si era messo a studiarli.
Erano passati circa sei mesi e il mondo si era dimenticato del suo Professor Tsujikawa e del suo strano laboratorio; ma la morte di un amico del professore, il professor Shiomi, sembrò ridestare l’interesse dei media.
Il narratore della storia è colui che era presente quel giorno: è uno studente di zoologia, parecchio ferrato nello studio e classificazione degli artropodi. Normale quindi che il Professor Tsujikawa si fosse avvalso di lui per delle chiarificazioni; era anche lui però molto curioso sulle ragioni per cui lo scienziato si fosse deciso a studiare i ragni abbandonando la sua branca di successo, e glielo avevo chiesto, senza però ottenere risultati.
Si diceva che Sia il Professor Shiomi che il Professor Tsujikawa fossero in cattivi rapporti, a causa di continui pettegolezzi e battute anche caustiche profferite da Shiomi, ma quando il narratore che è assistente del laboratorio di zoologia, si reca al laboratorio del Professor Tsujikawa, dal tono dei commenti e delle battute, e dal tono di colloquialità dei due, capisce che è tutta una bouchade: appena apre la porta, si trova davanti il Professor Tsujikawa seduto alla scrivania di fronte alla porta, mentre Shiomi è pure seduto di fronte a lui, dando le spalle alla porta.
Si instaura un colloquio tra i tre, anche se ad un certo punto sono lui e Shiomi che conversano, mentre il Professor Tsujikawa comincia a chattare. Poco tempo dopo avviene la tragedia: un ragno botola, che dai colori potrebbe essere confuso con un ragno velenoso si avvicina alle scarpe di Shiomi e allora lui spaventatissimo fa un balzo verso la porta per uscire, ma scivola sul piccolo pianerottolo e cade lungo la ripida scala in cemento, morendo.
Il giovane vorrebbe prestargli soccorso ma il Professor Tsujikawa pur affranto per quanto successo lo ferma al volo, ammonendo il giovane che la scala ripida potrebbe, nell’eccitazione del momento, causare un altro incidente: meglio fermarsi un poco e far sbollire l’eccitazione. Tanto..Shiomi è morto.
La notizia della morte, riporta il laboratorio al centro dell’attenzione con conseguente indagine della polizia e curiosità generale: ma l’inchiesta non può che accertare l’estraneità in qualsiasi modo del Professor Tsujikawa, tanto più che un testimone oculare la testimonia assolutamente. Quindi incidente.
Passa del tempo, e il professore è sempre più occupato nei suoi studi sui ragni. Un bel giorno avviene qualcosa che riporta il laboratorio all’attenzione generale: il Professore viene morso da un ragno velenoso, e dopo un decorso ospedaliero incerto..muore.
Rimane il laboratorio coi suoi ragni.
La famiglia del professore, anche per ragioni di pubblica incolumità, accetta la proposta del giovane di occuparsene, tanto più che alcuni contenitori non chiusi bene hanno permesso la fuoriuscita dei loro ospiti che hanno costruito delle ragnatele sul soffitto.
Il giovane così riscontra ragni delle specie più varie: I had visited the place several times when the professor was alive, and I was also a student of zoology, especially arthropods, so I should have been quite used to the sight; nevertheless it still gave me the shivers and I was rooted for a moment to the spot. Inside hundreds of bottles lining the walls, eight-legged monsters were running around and spinning their webs. Big Oni-gumo and Jorō spiders, yellow with blue stripes; Harvestmen with legs ten times longer than their bodies; Cellar spiders with yellow spots on their backs. The grotesque Kimura spider and trapdoor spiders, Ji-gumo, Ha-gumo, Hirata-gumo, Kogane-gumo: all these different kinds of spider had not been fed for about a month and, having lost most of their flesh, were looking around with shiny, hungry eyes for food. Some jars had not been properly sealed, and the escaped spiders had spun their webs on the ceiling and in the corners of the room. Countless numbers of the ghastly creatures were crawling around on the walls and ceiling.
Tuttavia nessun ragno velenoso è scappato. Quindi dev’essere morto quello che aveva punto il Professore. Tuttavia cercandolo, il giovane fa una strana scoperta: dietro la scrivania, su una delle gambe posteriori del mobile, trova un interruttore. Solo che azionato, le luci non si spengono, né se ne accendono altre. Passano i minuti, fuma non so quante sigarette, e intanto ricorda quella piacevole discussione finita nel dramma. Decide di andare via, apre la porta (che si apre verso l’interno) e fa appena in tempo ad aggrapparsi al telaio della porta, per evitare di cadere lui giù e fare la fine di Shiomi: qualcuno ha fatto fuori la scala, che non c’è più.
Riuscirà a venirne fuori e a capire chi o cosa avrebbe potuto ucciderlo così come aveva ucciso Shiomi, dopo che avrà trovato un libriccino in cui l’assassino concepiva il suo piano delittuoso.
E l’assassino? Nel frattempo anche lui sarà morto.
Piccolo capolavoro del delitto impossibile, il racconto di Koga Saburo, tradisce la sua origine: il delitto della camera che uccide. E quindi in sostanza Phillpotts. Ma il trucco è veramente originale : non ho citato un particolare per non togliere il piacere al lettore di immaginarlo. E pensare che eravamo nel 1930 : i giapponesi hanno davvero una fantasia sconfinata!
Due storie ci sono che ricordano questa, ma sono tutt’e due di oltre il 1930: La porta sull’abisso (The Door to Doom, 1935) di Carr, e La stanza maledetta (Murder in Room 913, 1937) di Woolrich.
Saburo (nella premeditazione del delitto, scritta su un libro che il narratore della storia poi scopre) fa allusione ad un racconto da cui avrebbe tratto ispirazione, e che si sviluppa invece su vari piani di un edificio, una soluzione che ricorda ed anticipa di molto sia Sladek che Innes  che Carr; un racconto che se davvero esistente, sarebbe dovuto essere precedente al 1930 e assolutamente sconosciuto. Di precedente a Carr che tratti di due ambienti assolutamente identici, c’è il romanzo di Leblanc che fu alla base probabilmente di Ellery Queen e Carr: La Demeure mystérieuse. Ma parliamo sempre di due ambienti identici ma lontani, non di qualcosa che sia situato nel medesimo stabile. A meno che egli non si sia inventato tutto (e allora sarebbe il primo ad aver pensato ad una soluzione del genere), oppure abbia preso da un racconto scritto da un altro giapponese, e allora…
Tuttavia stranamente noto come sia Carr sia Saburo nei due loro racconti, oltre che inventare una soluzione semplicemente perfetta di Delitto Impossibile, introducono degli elementi sovrannaturali: anche nel racconto giapponese, infatti c’è un fantasma,  che nel nostro caso  è quello di Shiomi, che ha preso il controllo di un ragno.
Nella costruzione di questo delitto impossibile, una importanza particolare l’hanno le sedie: perché se Shiomi fosse stato rivolto alla porta, sicuramente non sarebbe morto. Muore, stando di spalle alla porta, e quindi alle finestre, perché non si è accorto che…la scala non è più lì ma altrove. Come è possibile? 
E' possibile solo se si pensa ad una possibilità che è un po' all'opposto di quello a cui ognuno di noi penserebbe: che è la risposta all'impossibile spostamento e riposizionamento di  una scala in cemento armato


Pietro De Palma