lunedì 24 agosto 2026

Paul Halter: Cento anni prima (L'Image Trouble, 1995) - Traduttore : Igor Longo. Il Giallo Mondadori N.2503 del 1997

 


 

Nell'elenco dei romanzi di Halter con Alan Twist, ce n'è uno che si stacca dal gruppo: come in A 139 passi dalla morte, che verrà ripubblicato nel settembre 2026, c'è l'unico accenno di una conferenza delel Camere Chiuse nella serie di Twist, in Cento anni prima (L'Image Trouble), troviamo il plot più spaccacervelli, la trama più complicata tra quelle elaborate da Halter.

Il romanzo appartiene al periodo d'oro, il primo periodo della sua produzione. Pubblicato su Le Masque nel 1995, ebbe la sua edizione italiana nel 1997. Traduttore immancabile del tempo, Igor Longo.

Il romanzo è da segnalare per innumerevoli motivi, ma quello che mi preme indicare prima della recensione, è che questo romanzo si segnala nella successione delle opere di Twist, per avere connotati opposti a The Greek Coffin Mystery di Ellery Queen, ma al contempo essere inquadrata nello stesso modo :essere annotata come l'opera con cui i due detectives, Twist e Hurst, avrebbero lasciato i lettori, l'epilogo insomma delle loro avventure, mentre il romanzo dei Queen, pur preceduto da altri, si diceva fosse invece la prima avventura di Ellery; al tempo stesso però queste due opere, all'inizio della parabola dai loro investigatori, venivano viste come punto di arrivo e di inizio delle loro avventure, anche se questi due eventi erano svincolati dalla successione delle pubblicazioni e quindi non avrebbero dovuto seguire un corretto elenco cronologico di uscita. Sembra quasi che Halter avesse in un primo tempo fissato una fine delle avventure di Twist, molto prima che ciò in effetti avvenisse, seguendo un po' quello che aveva fatto Agatha Christie con Curtain: Poirot's Last Case, pubblicato nel 1940 circa, ma in effetti l'ultima avventura di Poirot.

Innanzitutto questo romanzo si impone per avere due periodi temporali in cui si divide la trama, che inquadra a sua volta due trame separate, una nel passato e una nel presente, che sembrerebbero non avere alcun contatto, se non quello di una Image Trouble, una immagine sfocata di una strada di Londra nel passato, che Alan Braid vede nella copertina di un romanzo, e che da quel momento diventa la sua ossessione, perchè sente di avere un legame con essa pur non riuscendo a definirne la portata.

Per questo, la giovane moglie Andrea, si affida ad investigatore privato, un tale Graham Morris, per scoprire il suo passato, collegato pare anche al contenuto di una valigetta da cui Alan non si separa mai. Morris pensa bene, in virtù della sua capacità di ipnotizzare taluni soggetti, di fingersi un antiquario con questa passione, e mentre pedina Alan nei suo spostamenti, poi lo sottopone a delle sedute di ipnosi, presente la moglie di Alan Andrea, che asseconda il detective nella sua ricerca della verità, da cui emergono quelli che sembrerebbero essere dei ricordi ma che evidentemente non possono esserlo perchè la foto si riferisce ad un periodo inizio secolo, durante il regno della regina Vittoria. Quindi almeno cinquanta anni prima, quando Alan non era ancora nato, in quanto il periodo in cui si muovono Alan, Andrea, Graham e i due vicini di casa della coppia, Charles Hamer e Mr. Merlin, è il 1959.

Parallelamente a questi eventi, ecco che Halter ne introduce altri, ma che si sono sviluppati nel passato: siamo intorno al 1905, e l'azione si fissa su una famiglia, quella degli Jacobs, formata da Gideon Jacobs (il capofamiglia) costruttore e anche filantropo, la sua splendida moglie che ama con tutto il cuore, Amelia e i tre figli Adam e Jonas, entrambi naturali, e Paula invece che è stata dalla coppia adottata anni prima, in quanto orfana. Se Jonas è il classico bravo ragazzo, innamorato ricambiato di Paula, e tutto sembrebbe portare ad un loro sposalizio, ecco che il Destino scombussola tutto: Amelia consulta un indovino, Jack Athmore, in quanto angustiata dalla condotta di Adam, il classico perdigiorno, sempre invischiato in affari ai limiti della legalità, dedito all'alcool e al gioco, e soprattutto alle prostitute. L'indovino però, invece di fornire predizioni su Adam predice alla donna la sua prossima morte, che avviene a distanza di alcuni giorni per mano di tre teppisti, bastonata a morte: l'abbigliamento della donna, e il fatto che stringesse tra le mani dei fiori di glicine quando è stata uccisa, sono i ricordi che affiorano cinquanta anni dopo negli abissi della mente di Alan Braid. Come Alan può avere ricordi di un'altra vita? Reincarnazione?

A complicare ulteriormente il quadro delle vicende, c'è quella dell' Assassino dell'acido che ha visto nel prologo del romanzo, interpreti Archibald Hurst e Alan Twist, alle prese con un liquido immondo sparso per terra in un deposito infimo nella periferia di Londra, in sostanza un cadavere sciolto dall'acido solforico. L'assassino dell'acido, già ricercato per altri almeno due similari omicidi, ha stranamente punti di contatto con il soggetto del romanzo di uno scrittore di cui non si sa nulla, Yvan Highlander, che ha scritto Le mie defunte mogli. Questa vicenda si interseca a quella di Alan Braid, e quindi il lettore è portato a identificare la stranezza e il mistero che avvolgono la figura di Alan che non ha mai rivelato alla moglie cosa faccia, con l'aura di mistero che avvolge la figura dell'assassino. Non sarà mica Alan l'assassino dell'acido? Ma poi ecco la vicenda dei ricordi che distoglie il lettore immergendolo in altre ipotesi.

A catalizzare l'attenzione nei due archi temporali, apparentemente distinti, ma che sembrano avere degli evidenti punti di contatto, sono poi due avvenimenti: la morte del chiromante Atmore, trovato dal postino che deve recapitargli una missiva molto particolare (Atmore ha predetto la sua morte e si è inviata una lettera !) ucciso in una stanza ermeticamente chiusa, in cui c'è di strano solo un secchio di acqua gelata; e la sparizione assolutamente impossibile, nel periodo attuale, di John Braid, dinanzi alla moglie e al vicino di casa Mr. Hamer.

La moglie Andrea si improvviserà investigatrice e riuscirà a trovare degli indizi importanti: ritagli di giornale sull'assassino dell'acido nella valigetta del marito, eventi lontani legati alla famiglia di John e ad un delitto accaduto tra le mura domestiche, e la comparsa del fratello di John, David.

Ci sarà ancora un delitto nel tempo attuale, ma alla fine Alan Twist riuscirà a fermare un diabolico assassino.

Dopo la terza lettura (vent'anni fa, tre anni fa e oggi), finalmente sono riuscito a catalizzare tutti i punti oscuri di questo romanzo, che è un tour de force di messinscene, impossibilità varie, apparenti reincarnazioni, che sfiorano il soprannaturale.

E' proprio un pelo sotto il capolavoro, questo romanzo di 31 anni fa : perchè dico questo? Perchè a differenza di La Chambre du fou, dove il parco personaggi che popolava la trama era notevole, qui sono pochi, perchè la storia del passato evidentemente non può avere ripercussioni nel presente. infatti l'assassino del passato, che poi viene individuato nel passato, non ha alcuna influenza su quello del presente, anche se entrambi i periodi storici presentano apparentemente dei punti di contatto: due famiglie apparentemente felici, in entrambi i casi i figli sono maschi, in ambedue la madre viene selvaggiamente uccisa in modo inspiegabile, in entrambi i casi la vittima amava i fiori di glicine, in entrambi i casi uno dei figli riporta dei danni reversibili da shock. E in ambedue i periodi storici, gli assassini sono proprio quelli che il lettore immagina (nel mio caso, il sottoscritto; poi se altri brancolano nel buio...) siano, perchè il numero dei sospettati non può essere alto. Inoltre nel periodo del presente, due dei personaggi della trama, che sono i vicini di Andrea e John, Mr Merlin e Mr Hamer, appaiono sospetti: il primo per l'amore per i gatti, il secondo per il giardinaggio.

Al di là di questo, il romanzo è uno dei migliori mai scritti da Halter: le due camere chiuse, soprattutto la prima, sono notevoli, anche se nella prima vi è una messinscena; la stranezza del chiromante che invia una predizione di morte a se stesso mediante lettera (un absurdum !) viene spiegata con un ragionamento che fila e spiega tante altre cose, anche perchè uno dei sospetti era stato visto vicino al luogo dell'omicidio; anche la morte dell'antiquario ipnotista, sotto un treno della Metro, è spiegabile con una sostituzione di persona: ma quale ? Tutto è perfetto, tutto combacia. Persino la spiegazione a posteriori della foto sfocata risalente a tanti anni prima, viene spiegata , anche se in questo caso Paul ancora una volta spiega un' ulteriore strage affondata nel passato, attribuendo la responsabilità ad un ragazzino, cosa che aveva fatto già in  La Malediction de Barberousse

Io ho rilevato anche un altro espediente, che lega questo romanzo ad un altro scritto da Halter precedentemente : infatti, la storia che affonda le proprie radici nel passato, alla fine, un po' prima della spiegazione finale, viene ricondotta agli appunti nella valigetta di John: in questo caso, come ne La quatriéme porte, la storia nel passato è spiegata in un certo modo, lo stesso identico.  Lì però, la sorpresa non era preparata, e quindi in quel caso parlai di uno sfioramento del fantastico, mentre qui lo è.

Tuttavia, mi preme sottolineare, che entrambe le impossibilità vengono abilmente spiegate senza che abbiano alcuna influenza sull'identificazione dell'Assassino dell'Acido: sembra quasi che siano slegate dal contesto, eppure... Servono soprattutto a sviare il lettore, perchè questo deve fare lo scrittore: presentare i fatti e i personaggi coinvolti, mettere in atto degli stratagemmi perchè il lettore non arrivi subito all'assassino (ma poi per me è stato semplice), sviarlo insomma, e poi, ad un certo punto, dare al detective il modo di apparire sul palco e ricevere gli applausi per la sua spiegazione di una vicenda in cui Medium, ipnotismo, morti misteriose, coniugi sospettosi, vicini premurosi, casi di deja-vu, investigatori privati che non sono quello che dovrebbero essere, e il comportamento sempre più paranoico di John Braid si fondono in modo oserei dire quasi sublime, a creare un quadro, in cui l'inventiva, la fantasia e la razionalità sono al massimo grado.

Infine, un appunto, che il lettore più attento non mancherà di notare, beninteso che abbia letto romanzi anche di altri maestri dell'impossibile: il romanzo che il presunto romanziere Yves Highlander ha scritto e riguarda il modo di sopprimere le sue vittime da parte dell'assassino, Le mie defunte mogli, è un chiarissimo omaggio a Carr: infatti Carr con pseudonimo Carter Dickson scrisse My Late Wives nel 1946. Anche lì un assassino uccideva delle donne, che aveva sposato per acquisirne l'assicurazione sulla vita, e anche lì un romanzo di un certo scrittore finiva per descrivere il modus agendi dell'assassino. Però ovviamente, esiste una differenza tra i due: mi ricordo che l'assassino lì era veramente difficile da individuare, molto abilmente celato, e nonostante in quel romanzo diversamente da qui, non vi fossero eventi impossibili, comunque sia aveva soprattutto il finale un'esplosione di tensione, che qui non c'è (anche perchè il lettore smaliziato, l'assassino l'ha già individuato).

Pietro De Palma 


venerdì 14 agosto 2026

Paul Halter : La camera del pazzo (La chambre du fou, 1990) - Trad. Igor Longo. Il Giallo Mondadori N.998 del 2004

 


 

Nell'ultimo articolo ho ricordato il mio mai scordato amico Igor Longo, traduttore e fine consulente fino al 2010, che scoprì e impose in Italia lo scrittore francese Paul Halter, attraverso la traduzione di buona parte delle sue opere. In quell'occasione ho fatto vedere la dedica ( una delle tante, che lui apponeva in terza pagina, sui romanzi che mi dava, quelli da lui ritenuti migliori, che aveva a doppione) all'interno di La Camera del pazzo, uno dei romanzi migliori della prima parte della sua carriera.

Pubblicato nel 1990, Le Chambre du fou, ufficialmente è il quarto della serie di Alan Twist, ma in realtà è il quinto: la ragione sta nel fatto che il primo romanzo, La malédiction de Barberousse, fu pubblicato da Halter a sue spese nel 1986, ma senza avere quel successo che si sarebbe aspettato e passando sotto silenzio (e fu pubblicato da Le Masque solo nel 1995). Quindi nella cronologia ufficiale appare come primo, quello che effettivamente fu il secondo dei romanzi con Twist, cioè La quatrième porte, pubblicato da Le Masque nel 1987, e a seguire quindi La mort vous invite che sarebbe dovuto essere il terzo diventa il secondo, e il quarto invece diventa il terzo, ossia La mort derrière les rideaux, pubblicato da Le Masque nel 1989.

Il detective Alan Twist non compare subito in questa storia, che segue un po' la stessa andatura del primo romanzo di Carr con Merrivale, cioè The Plague Court Murders: Twist viene interpellato dal suo amico Archibald Hurst solo dopo il primo delitto, così come accade per Merrivale , Capo dei Servizi Segreti, interpellato dall'avvocato Ken Blakegià operativo dei servizi segreti durante la Prima Guerra Mondiale, dopo l'omicidio del medium Darworth in una stanza sigillata dall'interno.

Harris e Brian Thorne sono due fratelli, eredi di una casata scozzese, e di una industria che li ha fatti arricchire. Abitano ad Hatton Manor, la loro villa di campagna circondata da un parco, che è posta in alto rispetto al paese. La loro dimora, come in tutte le leggende scozzesi, pare che sia infestata dal fantasma del prozio Harvey, un individuo, solo e misantropo, molto erudito in opere oscure, che aveva scritto un'opera dai contorni sinistri, che i suoi parenti avevano osteggiato, fino a che qualcuno di essi non aveva deciso di bruciarla e Harvey, distrutto, era morto sulla soglia della sua camera, colpito da infarto, non prima di aver maledetto i propri familiari, annunciando la loro morte in seguito ad incendio, cosa che poi si era effettivamente realizzata. Nella camera, il tappeto era stato trovato bagnato. La sua camera da cui lui aveva lanciato la maledizione e in cui era stata concepita un'opera infernale, era stata sigillata. 

Anni dopo, Harris che ha sposato Sarah Hilton, decide, contro la volontà di suo fratello Brian , che molti considerano un indovino, in quando ha previsto delle cose poi avveratesi, di riaprire la camera di Harvey. Accadranno una serie di fatti, finchè dopo ennesime liti tra i due sposi, anche in seguito alla gelosia di Harris che sospetta che il dottor Meadow, fidanzato di Bessie Blount, aspiri a sua moglie, Harris sarà trovato morto sotto la finestra della camera, e il tappeto di nuovo bagnato. Cosa lega il tappeto alle morti?

Ecco che dopo la morte di Harris, compare sulla scena Twist. Che riflette sui movimenti delle persone coinvolte, che non sembrano avere una condotta chiara. vediamo quali siano queste persone, perchè alcune di loro danno luogo ad un balletto di coppie che sta alla base dei fatti:

Sarah Hilton è sposata a Harris Thorne. Sarah è sorella di Francis che a sua volta è sposata con Paula. Paula è amica di Patrick Nolan. Poi ci sono Bessie Blount , una ragazza del luogo, abitante in una proprietà che confina con Hatton Manor, che è fidanzata col dottor Meadow. Brian è scapolo.

Dopo la morte di Harris, Meadow insidia Sarah, dopo aver lasciato Bessie. Bessie si è rifatta, mettendosi assieme a Patrick Nolan, che è stato sempre segretamente infatuato di Paula.

Passa un anno, e Sarah Hilton comincia ad aver una relazione con Meadow. A questo punto, cominciano a verificarsi degli strani accadimenti, Sarah è sempre più tesa, Paula e Patrick si incontrano per chiarire la loro situazione, e Patrick una sera assiste nel bosco tra la proprietà dei Blount e Hatton Manor ad una cosa che lo lascia assolutamente sbalordito e su cui medita come comportarsi. Proprio quella sera Sarah muore di infarto sulla soglia di quella che Twist ribattezza "Camera del Pazzo", dopo aver fissato qualcosa sul pavimento che l' ha terrorizzata. Ma quando entrano in camera e la soccorrono, trovano la camera vuota e il tappeto bagnato.

Il suo testamento lascia metà delle sostanze ai suoi due genitori e a Francis, metà stranamente a Brian e nulla a Meadow.  

Brian scompare. Tutti lo cercano come responsabile finchè quasi soccombe nell'incendio del capanno dei Blount in cui si era rifugiato. A questo punto, dopo anche un sopralluogo nella cripta dei Thorne, dove viene trovato il cadavere di Harris non nelle condizioni che avrebbe dovuto avere ad un anno dalla morte, ma in quelle a distanza di una settimana, cioè dalla morte della moglie, cosa che ha indotto a pensare a eventi soprannaturali legati a Harris, Twist arriva alla soluzione di piano machiavellico e diabolico. 

Si tratta in sostanza di un whodunnit, molto di atmosfera, ma in cui Halter non ricorre a nessuno dei suoi marchi di fabbrica: omicidi impossibili, camere chiuse, bislocazioni. Il romanzo apparentemente è formato da due parti, ma in realtà sono di più: la prima, che si chiude con il primo omicidio, è formata da una introduzione in cui entrano sulla scena i vari personaggi, vengono illustrati i luoghi, e si parla delle circostanze che starebbero alla base di certe conseguenze, e dalle circostanze che portano alla morte di Harris; la seconda va avanti da un anno dopo l'omicidio, comprende la morte di Sarah, che, avvenuta per infarto, è stata diabolicamente preparata e provocata da tutta una serie di avvenimenti e quindi può dirsi un delitto, poi comprende un terzo tentato omicidio, quello di Brian, e si conclude con la spiegazione di Twist. E di Patrick, alleati. Poi c'è l'epilogo, in cui si creano delle coppie, perchè altre di disfano. 

Nel romanzo, i luoghi hanno la loro importanza, e vi sono numerose messinscene, e cose non dette che coivolgono Sarah, Francis, Patrick, Bessie e Brian.

Il ritrovamento del cadavere di Harris assai poco decomposto mentre lo sarebbe dovuto essere molto di più, verrà spiegato facendo riferimento a procedimenti di conservazione, che Halter ripresenterà anni dopo in Le voyageur du passé. Questo incedere su avvenimenti macabri, qui presente, che è una delle caratteristiche dell'opera di Paul (assieme a Follia, e ai ragazzi, elementi qui assenti) è presente nelle sue prime opere: La malédiction de Barberousse, La quatrième porte, Le Brouillard Rouge, La mort vous invite, A 139 pas de la mort, L'image trouble. E deriva molto probabilmente da Carr. Solo che se in Carr il macabre è qualcosa a cui si ricorre solo per alimentare ipotesi alternative (come in The Burning Court o The Sleeping Sphinx) o per creare atmosfere determinate, come in It Walks by Night, Castle Skull, The Waxworks Murder, Halter vi si sofferma, quasi con un piacere morboso: è un'estremizzazione del macabre carriano, che se presente in gran parte delel prime opere, permea anche alcune successive, come L'allumette sanglante.

Analizzando quest'opera, ma anche altre, notiamo come Halter sovente, ripeta sue idee in varie sue opere: abbiamo visto come la conservazione di una cadavere spiegato nello stesso identico modo ricorra in La chambre du fou e Le voyageur du passé, come la morte procurata con infarto ricorra in La chambre du fou e La dame blanche, come l'idea alla base dell'omicidio sulla neve in La nuit du loup venga variata in maniera impercettibile ma sia poi la stessa in A 139 pas de la mort, quando un cadavere decomposto viene trovato su una poltrona senza che sul pavimento vi siano tracce di passaggio di qualcuno.

Qua e là si notano dei punti di contatto con Carr. Ad esempio l'esumazione nella cripta, a me ricorda un'altra esumazione, quella in The Burning Court. Però mentre Carr spiega dettagliatamente anche il soprananturale, e non sfugge nulla alla sua analisi, in Halter ci sono degli elementi che sfuggono. Ma poi egli piega la spiegazione al suo ragionamento, e talvolta per farlo si arrampica sugli specchi, mentre Carr non lo fa mai. Carr è sempre razionale, Halter..spesso.

Pur riconoscendo come il romanzo sia uno dei migliori di Halter per come il plot sia orchestrato e poi analizzato dettagliatamente, poggiandosi su elementi che vengono annunciati ma non spiegati se non nella soluzione finale (il malore del nonno di Bessie, il tappeto bagnato, la coppa colma d'acqua presente nella Camera del Pazzo, l'uso di un cadavere apparentemente non decomposto, il finto Harris che si presenta in vari episodi dopo la morte di Sarah ad alcune persone), sono d'accordo con Sergio Angelini, quando si parla dei personaggi, di come siano poco visti a tutto tondo, incedendo non tanto sulla loro caratterizzazione psicologica, quando sull'azione degli stessi all'interno della messinscena generale: in sostanza ad Halter interessa spiegare l'arazzo nella sua totalità di colore, ma non gli interessano in se per sè i colori attribuiti ai soggetti rappresentati. Per esempio non spiega per quale motivo l'assassino uccida Sarah, perchè il solo motivo economico non può essere la sola molla di un omicidio tanto efferato e preparato in maniera così diabolica, quasi che i motivi sarebbero altri ma non vengono spiegati. E questo è un grave punto a sfavore, che non abbastanza è stato preso in esame da chi ha già recensito il romanzo: cioè, se prendiamo per buona la spiegazione data sulla conservazione del cadavere, essa inizia dalla morte di Harris e viene scoperta in sostanza un anno dopo la morte di Harris, dopo la morte di sua moglie. Nell'analisi dei fatti, si scopre che la morte di Harris è un incidente, ma quella di Sarah è premeditata e accade apparentemente perchè Sarah si è saputo che potrebbe convolare a nozze con Meadow, e quindi un altro soggetto entrebbe nel numero degli eredi in caso di sua morte. Se Sarah cioè non avesse accettato la corte del dottor Meadow, si percepisce che la sua morte sarebbe potuta essere dilazionata nel tempo. E quindi quanto altro materiale utile alla congelazione del cadavere di Harris sarebbe dovuto essere utilizzato? E' una spiegazione troppo poco analizzata. Inoltre Patrick dice di aver visto l'assassino comprare il materiale molto prima della morte di Harris, che però avviene per un incidente. C'è qualcosa che non quadra. Dobbiamo cioè presumere che l'assassino di Sarah, avrebbe voluto uccidere anche Harris? Però a monte di tutto, viene spiegato da Twist esserci il movente dei soldi, ma in nessun modo viene spiegato per quale motivo l'assassino avrebbe dovuto uccidere Sarah.

In altre parole, i personaggi di Halter peccano in poca caratterizzazione psicologica, puntando più che altro alla spettacolarizzazione del delitto. E' del resto un tipo di novelization che affonda le proprie radici in un romanzo poliziesco quale quello francese di Boileau, per esempio, il Boileau della gioventù, non quello del suo incontro con Narcejac che invece si fisserà proprio sulla caratterizzazione psicologica di personaggi e situazioni.

Pietro De Palma 



domenica 9 agosto 2026

C'era una volta...Igor Longo.

 


 

 

 Al mio caro amico Igor Longo


Questo articolo potrebbe parere strano a qualcuno che mi segue, e il perchè soprattutto. Igor non è passato a miglior vita (meno male), ma è come se lo fosse, visto che non ci sentiamo da anni, da quando gli hanno dismesso l'account di Fb.  Mi ricordo che per uno degli ultimi compleanni, gli regalai, se ricordo bene, una rara Palmina di Ezio D'Errico che mi aveva detto cercava invano da anni: La donna che ha visto. Siccome il suo compleanno è stato il 25 luglio scorso, voglio fargli un originale regalo: un articolo con cui far conoscere a tanti quello che è stato il Consulente più eclettico della grande stagione dei Gialli Mondadori, che vide alla sua guida prima Magagnoli e poi Sandro Dazieri, e soprattutto quanto abbiamo perso, con il suo allontanamento. Ed è soprattutto una testimonianza da parte di chi non l'ha dimenticato.

Tutto è stato derivato da un regalo di mio padre: nel 2002, mio padre volle regalarmi un PC, che mi servisse nella vita quotidiana. Non pose limite alla sostanza: voleva qualcosa di buono. Vidi un computer in una conformazione interessante comprensiva di stampante e lettore CD (il Dvd non esisteva ancora) e così cominciai a guardarmi attorno. Innamorato da sempre di gialli e volendo ampliare la mia conoscenza, ebbi l'idea di chiedere all'allora editor Dazieri, inviando al Giallo Mondadori una mail nel 2003, un elenco sia dei Classici del Giallo sino ad allora, che del Giallo Mondadori, e soprattutto quali fossero gli scrittori più rappresentativi di Delitti Impossibili e Camere Chiuse, oltre Carr, Rawson, Crispin, Christie, Brand, Van Dine, Daly King, Talbot, Sladek, non solo in angolo anglosassone. Dazieri, che francamente non è che avesse una grande padronanza del genere classico e che si affidava ai suoi Collaboratori che al tempo erano Boncompagni e Longo, mi dette di sua iniziativa la mail di Igor Longo e così lo conobbi.

Igor fu sorpreso, e insieme anche compiaciuto che qualcuno che conosceva il genere già abbastanza dettagliatamente (ho omesso altri autori tra quelli che citai ) si rivolgesse a lui per tramite del Direttore, e da allora cominciò una fitta corrispondenza, che divenne col tempo un appuntamento quotidiano, visto che eravamo diventati amici, con la quale mi aprì un mondo davanti, un mondo che non conoscevo. Siccome gli avevo detto nella lettera di presentazione, che da anni acquistavo libri sia personalmente che per corrispondenza, da Tecla Dozio, e che appunto gli chiedevo quali autori che non conoscessi fossero meritevoli di essere letti e collezionati, e che potessero quindi essere acquistati presso La Sherlockiana, lui mi fece innanzitutto il nome di Paul Halter e Paul Doherty, e poi di altri autori francesi: fu lui che mi aprì le porte di Steeman, e di autori più da nicchia, come Vindry; fu lui che mi parlò per la prima volta di Roland Lacourbe e John Pugmire; fu lui a spronarmi a scrivere racconti che erano un modo per lui di cercare di arrivare alla soluzione prima che glielo rivelassi io (come ha fatto con me da parte opposta alcune volte Enrico Luceri); fu lui a parlarmi di Giulio Leoni, e di Franco Vailati.

Non parlava molto delle sue conoscenze: oltre Magagnoli, però mi citava spesso Aulauso de Themali, pseudonimo di quello che a detta di molti è stato forse il più grande esperto di gialli in Italia, docente come me, come Boncompagni, come il prof. Bartocci di cui era amico. Con Aulauso intratteneva chiacchierate e corrispondenza fitta: mi ricordo che mi disse più volte come a detta di Aulauso un piccolo capolavoro misconosciuto fosse L'Opale di Nonio di Jackson Gregory (The House of the Opal, 1933), a quel tempo presente solo nelle Palmine: pubblicato nel 1935 con numero 129 de I Libri Gialli Mondadori (ripubblicato nel luglio di sei anni fa con il numero 1434).

Mi ricordo che per cercare di entrare nelle sue difese ed accrescere il rapporto vicendevole, cercavo delle cose che lui non conosceva. La cosa che più lo interessò e per la quale mi ringraziò non so qualte volte, fu l'averlo messo al corrente di un sito in inglese (tuttore esistente) di Mike Grost, un mio conoscente americano, uno che avrebbe meritato l'Edgar solo per l'opera di divulgazione da lui approntata, di tutto il panorama giallo anglosassone: un 'opera mostruosa, che mi aveva consentito già prima di conoscere Igor, di estendere notevolmente le mie conoscenze. L'unico limite era dato dalle opere di autori francofoni, italiani e giapponesi. E Igor per questo, mi aprì come ho detto prima, mondi ancora sconosciuti.

Il primo e maggiore contributo fu parlare in lungo e in largo di Paul Halter, di cui saccheggiai in men che non si dica gli scaffali di Tecla, dopo averle inviato una lunga lista di titoli: non conoscendo proprio Halter, si capisce che volli tutto ciò che era stato pubblicato da Mondadori e di cui Igor mi aveva parlato.  Igor era un amico di Halter, e come tale, trattammo molte volte i soggetti delle opere tradotte in Italia e di quelle che sarebbero dovute esserlo: una volta Igor fece una distinzione tra i due grandi gruppi del Mystery: gli sperimentali ed i tradizionali. I primi sono quelli che non amano chiudersi in una formula, i secondi quelli invece che continuamente rielaborano, variandoli, dei clichè da cui non si discostano, moltiplicando enigmi e misteri. Lui poneva Halter nel primo gruppo (Christie, Queen, Halter, Leroux, Steeman) e non invece nel secondo (Stout, Rhode, Van Dine, Marsh , Sayers, Crofts, e in parte lo stesso Carr), anche se Paul quando lo intervistai disse che gli piaceva rielaborare dei temi.

Pochi  sanno che Igor, pur essendo stato il patrocinatore della diffusione attraverso Mondadori sul mercato italiano delle opere di Halter, poiché allora non era ancora nella posizione che avrebbe avuto più tardi, lasciò che i primi romanzi di Halter tradotti in Italia non lo fossero da lui ma da Marianna Basile (il primo romanzo di Halter ad essere tradotto in Italia fu Testa di tigre G.M. N. 2413, seguito proprio da La Quarta Porta N. 2438). In seguito Igor cominciò a tradurre gli Halter ( il primo fu Cento anni prima N. 2503) anche se Il Cerchio Invisibile N.2538 figura ancora con la traduzione di Marianna Basile condivisa con la sua. Da questo momento in poi, tuttavia, fino alla fine della sua collaborazione con Mondadori, il traduttore ufficiale di tutti i restanti romanzi di Halter, fu lui. E fu lui a farlo conoscere in Italia. Igor mi disse di aver portato in redazione, ai tempi in cui era molto considerato (lui riteneva il suo padrino Magagnoli, scomparso qualche anno fa), una pila di romanzi di Halter. Igor suggerì di puntare sulla serie di Alan Twist, che in quei tempi raccoglieva i romanzi di Halter più rappresentativi: puntò furbescamente, su quelli che avrebbero potuto far esplodere la serie, i migliori: uscirono, quando ancora Il Giallo adottava il formato paperback con due colonne per ogni pagina,  La quatrième porte, considerato il capolavoro di Halter, e La tête du tigre, entrambi pubblicati nel 1995. E poi a seguire gli altri: Le cercle invisible e  L'image trouble nel 1997, La mort vous invite e A 139 pas de la mort nel 1998, Le crime de Dédale  e  Le brouillard rouge nel 1999, e così via. 

 



Successivamente al 2003, Igor cominciò ad inviarmi sette otto titoli di Halter da lui tradotti, con sue dediche a me, assieme ad altri titoli di romanzi (ricordo ad esempio Il treno del mistero di Kyōtarō Nishimura, alcuni romanzi di Martha Grimes da lui tradotti e romanzi di Halter e Doherty, Omicidio al museo delle cere di Harold Schechter, ). A me francamente non interessava tanto risparmiare, quando avere copie da lui autografate, e rintracciare libri talora non facili da ricercare, che punta caso lui aveva in quanto ne era stato traduttore.

Per qualche anno Igor andò alla grande, però nel contempo di lamentava, dell'ambiente: godeva del rispetto e considerazione del Direttore (prima Magagnoli per il quale ottenne che lui traducesse dei romanzi di Steeman che da decenni era stato dimenticato in Italia; poi Dazieri, che su sua pressione aveva acquistato in America l'intero corpus delle opere di Anthony Abbot (che comprendeva non solo i romanzi ma anche i racconti, che per qualche ragione che non so, Altieri non volle far tradurre), ma più volte si lamentò dell'ambiente che circondava la redazione. Igor è l'unico in tempi relativamente recenti ad aver tradotto tre Steeman:Il patto dei sei (Six hommes morts, 1931), L'assassino abita al 21 (L'assassin habite au 21, 1939), Il condannato muore alle cinque (Le condamné meurt à cinq heures, 1959), ma mi disse che aveva in mano il contratto stipulato con Magagnoli, per un quarto Steeman che poi non si fece per l'opposizione di Dazieri e quindi lui per non correre il rischio di guastare il rapporto con lui , strappò il contratto. Questo è quello che mi raccontò. Non so, perchè non me lo disse, se Dazieri fosse così tenacemente anti-Steeman per posizioni personali o per essere stato condizionato in tal senso da altri. Da altra fonte seppi che quel contratto non si fece perchè pare che Steeman non avesse venduto molto, cosa che Igor non ha mai riconosciuto.

Di amici ne aveva in redazione ma erano pochi :Boncompagni, Catozzella, e soprattutto Lippi (pochi sanno che Lippi oltre che essere esperto di Sci-Fi, lo era anche di Gialli), mentre mi diceva che con altra gente (non traduttori) aveva pochi rapporti e pure anche problematici: il fatto era che Igor forse era troppo deciso nelle sue posizioni, e troppo poco incline a fare concessioni: mi ricordo che dopo qualche occasione di trattare temi politici, sortita in lunghe discussioni che per poco non erano degenerate, avevo rinunciato ad intavolarne altre. Il rapporto migliore che ebbe in termini di esposizione mediatica, fu ai tempi di Dazieri, però io ritengo, anche da quanto mi ha detto lui in talune occasioni, che il rapporto migliore che ebbe fu quello con Magagnoli, probabilmente perchè mentre Dazieri era uomo lontano dal Giallo Classico come sua impostazione, ma che, desideroso di essere apprezzato in casa Mondadori, dopo alcune cose non proprio andate bene, aveva capito che due persone come Longo e Boncompagni avrebbero fatto al caso suo e gli si era affidato, portando le vendite dei Gialli a successi storici, Magagnoli era per sua impostazione un uomo estremamente colto, onnivoro, che non disdegnava leggere e approfondire generi anche ritenuti da altri di basso valore culturale (come i Gialli): non a caso proprio sotto la sua direzione vennero tradotti i 3 Steeman, lo Jacquemard-Senecal, il Kyôtarô Nishimura, e molti autori non tradotti da Igor, come Magnan, Dunning, venne pubblicato integralmente "I morti hanno il sonno leggero" di Carr (con prefazione di Doug Greene, che lo aveva pubblicato in USA), l'unico Keigo Higashino, "La Porta sul Delitto" (Supergiallo Mondadori con i racconti col Colonnelo March e quelli con Bencolin de la porta sull'abisso), etc.. Igor Longo, da poco approdato a Mondadori, nel 1997 firmò la Prefazione a "Le Piccole Città", uno Speciale del Giallo con tre romanzi francesi firmati da Magnan, Japrisot e Demouzon.

A Magagnoli come Direttore seguì Annalisa Carena. ma dovette stare per poco tempo: Igor non me ne parlò mai. Alla Carena seguì Sandrone Dazieri e con lui, mercè il lavoro dei due maggiori consulenti editoriali del tempo, Igor e Mauro,il Giallo Mondadori esplose: mi ricordo che addirittura si passò a 4 uscite mensili nei Classici e 2 nel Giallo, cosa che continuò anche sotto Fiocca, che prese il posto di Altieri quando questo andò via. 

Altieri si affidò interamente a Longo e Boncompagni, dopo un primo periodo "interlocutorio", e il successo arrise alla sua direzione. Sotto essa, Igor conobbe la vera soddisfazione.  

Ricordo che il suo maggior successo personale, la cosa che a lui non aveva portato nulla in termini economici ma in termini di prestigio personale sì (vorrei dir meglio "amor proprio") fu l'essersi sobbarcato di un lavoro che tutti avevano rifiutato, cioè la ritraduzione di estesi passi e l'introduzione di una piantina, in quello che fino ad allora era ritenuto in Italia il romanzo di Carr più incapibile, L'orologio della morte , già tradotto negli anni settanta in maniera alquanto discutibile. Mi ricordo che era orgoglioso di aver dato un suo personale contributo all'opera di Carr in Italia (se si va però ad analizzare l'edizione del 2003, chiunque può riscontrare che il suo contributo non viene riconosciuto e questa è una conseguenza del fatto non si volle ritradurre l'intero romanzo, per cui il nome del primo traduttore è ancora quello che viene riconosciuto: basta però confrontare l'edizione del 1977 con quella del 2003, per riscontrare la qualità della nuova traduzione). Tuttavia, sotto Altieri, Igor conobbe anche il successo internazionale: nel Gennaio 2007 infatti fu invitato da Lacourbe, ad una specie di convegno, una riunione, a cui avrebbero partecipato oltre a lui e allo stesso Lacourbe, l'esperto e traduttore americano John Pugmire, i tre esperti belgi Soupart, Bourgeois e Fooz, un giovane laureando che aveva scritto una tesi di laurea sulle Camere Chiuse, Brian Skupin, co-editore di Mystery Scene Magazine e il grande Robert Adey, autore della "Bibbia delle Camere Chiuse" Locked Room Murders, per stilare un elenco delle migliori 99 Camere (Chiuse) in ambito anglofono e francofono e anche giapponese (in realtà i romanzi ammessi furono di più), di cui ancora in Rete esiste la versione approntata da Pugmire, che sarebbe dovuta essere pubblicata come appendice ad una antologia di Lacourbe che venne pubblicata nell'Aprile del 2007, "Mystères à Huis Clos (Mysteries In Camera)” Omnibus 2007".

Mi ricordo - Igor non lo sa, non gliel'ho mai detto - che in quei tempi lo chiamai a casa sua e mi rispose il padre, il Prof. Aldo Longo, scomparso qualche anno fa, contentissimo per il successo di questa operazione per suo figlio, che avrebbe aperto ben altre occasioni di pubblicazioni presso Mondadori, attraverso lo stesso Igor, di lavori e antologie di Lacourbe, se Dazieri non fosse andato via e non fosse arrivato prima Fiocca e poi Altieri.

Sotto Fiocca si ebbe un drastico ridimensionamento degli Halter, e se ne parlò spesso con Igor, tanto è vero che "tosto tosto, cacchio cacchio" come avrebbe detto Totò, presi la penna e scrissi una seconda lettera alla redazione, dopo la prima in seguito alla quale avevo conosciuto Igor. Ora, bisogna capire che a quel tempo, di gente che scrivesse alla redazione ce n'era poca, assai poca: dopo i fasti della direzione Orsi con cui si era inaugurato "Il Cerchio Verde", e il filo diretto coi lettori, dopo, con la chiusura di questo spazio, le lettere erano drasticamente diminuite. Per cui, quando arrivava una lettera, era molto attenzionata. Ora devo ammettere che il tono con cui la scrissi era alquanto provocatorio: ce l'avevo perchè aveva ridotto gli Halter. Lippi mi disse che quando la lesse in redazione, gli occhi mandavano fiamme; quando ne parlai con Igor, lui mi pregò di non scriverne altre - io avevo una mezza idea in proposito - perchè l'effetto era stato quasi dello scoppio di una bomba atomica, e aveva paura che le poche uscite potessero diventare il nihil. Perchè sotto Fiocca, gli Halter si fossero tanto drasticamente ridotti non lo so: lui, Igor, addebitava la cosa proprio al fatto che Halter fosse un suo prodotto, che l'avesse imposto lui. E' vero anche che i francesi in casa Mondadori non son mai stati del tutto visti bene: la Mondadori, sin dalla prima direzione di Tedeschi, è stata assai massicciamente anglofila: gli autori di diversa nazionalità son stati solo italiani, imposti e rivendicati dal regime fascista e solo un francese, Steeman, con un solo romanzo, l'Autotomne sans visage (L'esperimento del dottor Arthus). Successivamente, pochisssimi: Sudario scarlatto di Endrébe nel 1955 (La Vieille Dame sans merci, 1952), e sempre di Endrébe L'Indizio (L'Indice, 1977) del 1979. E ovviamente Simenon, l'unico autore francese che ha avuto un successo mondiale e quindi anche italiano (dopo i dimenticati Leroux, Leblanc e Steeman, che era veramente belga): nei primi anni 30 uscirono quasi tutti i racconti ad enigma, dal 1967 cominciò quella che doveva essere una pubblicazione integrale delle inchieste di Maigret, ma non lo fu.

Quando arrivò Altieri, mi ricordo che parlò del suo discorso di insediamento, in termini bombastici: Igor era entusiasta di Altieri che avrebbe riportato il Classico allo splendore. Senza voler essere Profeta di sventure, io dissentiii e glielo dissi, che difficilmente un autore che basava tutta la sua produzione su thriller di azione avrebbe potuto rinverdire i fasti di Dazieri, anche solo per una caratteristica di ordine psicologico: Altieri quando approdò alla Mondadori era conosciutissimo soprattutto in campo cinematografico, come scrittore di sceneggiature . Sua per esempio era la sceneggiatura di Atto di Forza con Schwarzenegger. Mentre Sandrone non aveva tutto il peso e la caratura internazionale" di Altieri. Altieri era troppo pieno di sè, troppo fiducioso nelle sue idee, per poter creare un altro periodo d'oro per il Giallo classico.

Bisogna dire che la sua influenza su tante opere e autori, che sicuramente fu osteggiata anche per invidia oltreche per l'insistenza di chi non vedeva di buon occhio il genere classico contrapposto ad altri più in voga intorno alla fine della prima decade del 21° secolo, non era capitata per caso. Probabilmente taluni invidiavano la sua posizione affermatasi con Magagnoli ed esplosa con Dazieri, scordando (ma forse neanche lo sapevano) che Igor la sua brava gavetta l'aveva fatta tutta: era stato scoperto da alcuni quando ancora alla Facoltà di Lettere di Torino, non si era ancora laureato (tra questi proprio Magagnoli, che quando fu nominato Direttore de Il Giallo Mondadori, lo volle con sè in Redazione), e poi era stato tra i soci del "Club del Giallo" un'associazione di giallisti diretta da Beppe Isnardi dal 1989 al 2002, di cui Il Foglio Giallo, una fanzine prima e poi sito diretto da Vincenzo de Falco, che in tempi lontani parlava di Giallo in Italia, era stato dal 1995 al 2002 il Bollettino Ufficiale del "Club del Giallo": tra i soci, oltre lui, mi ricordo Giuseppina La Ciura, lo stesso Isnardi, Tiziano Agnelli, il Prof. Umberto Bartocci, Rosellini, Danila Comastri Montanari, Andrea Pinketts e moltissimi altri tra cui come socio onorario, pure Paul Halter: anzi, proprio ne Il Club del Giallo, furono pubblicati cinque racconti di Halter tradotti da Igor, di cui però in rete non vi è più traccia.

Sotto la direzione di Altieri, per un certo tempo sembrò che non accadesse nulla di sostanziale, ma invece qualcosa stava cambiando: Igor era sempre più preoccupato, e anche se qua e là uscivano sue traduzioni, lui cominciò a guardarsi in giro. Bisogna dire che la sua posizione, rispetto agli altri traduttori e in primis rispetto a Boncompagni era diversa e semmai molto simile a quella di Stefano Di Marino: loro due vivevano solo di traduzioni (e Stefano anche di propri romanzi pubblicati da Mondadori), mentre Boncompagni, la moglie (Marilena Caselli) e altri traduttori, erano dei docenti, e quindi percepivano già lo stipendio statale, e poi arrotondavano facendo traduzioni. Ma mentre Stefano dall'avvento di Altieri trasse profitto, Igor e gli altri cominciarono a riscontrare che il Classico era sempre più lontano dalle prospettive prima invocate. Per la qual cosa, si cominciò a muoversi in altra maniera.

Ecco, non so, ma la coincidenza di tempi e situazioni è singolare: non so cioè se la nascita della collana I bassotti della Polillo, fu dovuta allo scollamento dai Gialli Classici da parte della Mondadori o no, ma sicuramente la coincidenza è troppo stringente, anche se I delitti di Praed Street  uscì nel 2006 quando ancora c'era Dazieri e nulla faceva presagire che avrebbe abbandonato i Gialli per la letteratura d'infanzia. Però quando a Dazieri successero gli altri, saltò lampante che qualcuno al di fuori della Mondadori (ma Polillo molti anni prima era stato consulente della Mondadori per i Gialli) ancora credesse nei Classici mentre altri si defilavano. Per cui Igor e lo stesso Boncompagni, che già nella nascita dei Bassotti aveva avuto un peso non indifferente, fornendo la base principale, cioè i testi originali su cui le varie uscite venivano approntate, cominciarono a muoversi diversamente.

Nel 2006 mi ricordo che Igor alla ricerca di fonti di guadagno, si avvicinò a Sonzogno e pubblicò assieme ad altra traduttrice, Creme & Crimini: ricette deliziose e criminali di Agatha Christie, un delizioso libro in grande formato con ricette di specialità britanniche con tanto di magnifiche foto a cui Igor dava un contributo, rievocando il passo nell'opera della Christie in cui si parlava di quella specialità. Successivamente sempre per Sonzogno, Igor sempre assieme a Cristina Pradella tradusse i manicaretti di Rex Stout che oltre che famoso scrittore e inventore di Nero Wolfe era anche un famoso Gourmet: è un Manuale Culinario dato alle stampe da Rex Stout nel 1973 e pubblicato nel novembre del 2007, per la prima volta in Italia.
Contemporaneamente Igor si muoveva a Milano, alal ricerca di altre occasioni. Mi ricordo benissimo che Giuseppe Lippi di cui era grande amico, gli dette una mano, ospitandolo più volte in casa sua (Igor non guidava e quando doveva essere in redazione vi arrivava da Torino in treno). Per qualche tempo, Igor curò la pagina delle uscite librarie, scrivendo anche delle critiche, per una Rivista cartacea, ma dopo tre quattro uscite, la collaborazione finì. Quindi ci fu Shake.

Quando Igor e Mauro si mossero verso Shake Edizioni, penso che avessero pensato che le cose sarebbero potute andare in un certo modo e in effetti i primi successi di vendita sembrarono dar giustizia a queste previsioni: Shake era però una piccola casa editrice, nata da una costola della sinistra extraparlamentare, che aveva la prima sede in un celebre caseggiato di Milano dove si diceva che ad ogni piano si vendesse un tipo di droga diverso. Mi ricordo che Igor parlava della porta blindata della casa editrice, e dell'atmosfera opprimente quando andava lì. Non so come ci fossero arrivati, forse tramite il traduttore G. Carlotti , forse tramite altri: loro avevano la funzione di consulenti, la collana NNoir Selavy si basava sul loro apporto, senza del quale non sarebbe potuta crescere..e infatti poi si arrestò. La prima uscita, che fece scalpore, diciamolo pure, fu La morte nel buio di Stanley Bishop, pseudonimo del musicista d'avanguardia, George Antheil. Già dal 2007 Igor mi parlava di questo romanzo, un classico vandiniano della Camera Chiusa, di cui nessuno sapeva nulla: io glielo trovai con una ricerca su internet, in una Università Americana sotto forma di microfilm, ma non fu questa la fonte che consentì la prima edizione italiana e la prima da quasi ottant'anni: io penso che la copia base per la traduzione l'avesse data Boncompagni, che è noto negli ambienti per essere un collezionista di prime edizioni. A questo romanzo, pubblicato nel 2008, in pieno avvento Altieri, seguirono altri molto molto interessanti: Le impronte di Satana di Norman Berrow, Il Caso Marceau di Stephen Harry Keeler, Omicidio nella quarta dimensione dello stesso autore, e un quinto romanzo che non figura più nella collana, La faccia tagliata di Cameron McCabe. Apro una parentesi per questo quinto romanzo che io posseggo nella pubblicazione Shake introvabile: questo romanzo era in uscita presso sia Shake che Polillo, ma Shake si assicurò i diritti un attimo prima per cui Polillo rimase al palo. Per quello che so, in un secondo tempo, i diritti furono ceduti da Shake a Polillo, e il romanzo uscì ne I Bassotti col titolo "La ragazza tagliata nel montaggio". L'ultimo romanzo fu Omicidio nella quarta dimensione, di Keeler, uscito nel gennaio 2011. Perchè la collana si arrestò? Non credo per problemi economici, perchè Shake è una casa editrice attiva sin dagli anni Ottanta, ma per i problemi di Igor. 

Intorno al 2010, accaddero due cose che ebbero purtroppo un effetto disastroso sulla sua carriera a Mondadori e sulla sua vita: la mamma di accorse di avere un male incurabile e lui, al colmo della sfortuna, una notte d'inverno, mentre era intento ad una traduzione, muovendosi per casa inciampò in una stufetta, si fratturò un piede e da lì cominciarono i suoi guai e infinite operazioni. Oltretutto in seguito a quello sfortunato incidente, contrasse una rara neuropatia autoimmune, che si alimenta dalla depressione: il fatto è che non riuscendo ad andare in redazione, senza che si cercasse una via d'uscita, senza pensare che senza traduzioni la situazione sarebbe precipitata, Igor fu fatto fuori dopo un po' di tempo da Mondadori, nell'era Forte. Ecco, diciamo che fino almeno al suo malaugurato incidente, Igor era stato un  po' la longa manus dei vari direttori succedutisi durante la sua permanenza in redazione, per quanto riguarda un Concorso storico come il Tedeschi: quello del "Premio Gran Giallo di Cattolica" assegnato al miglior racconto Noir o Mystery ( nell'ambito del "Mystfest",  festival internazionale di cinematografia noir, nel periodo tra il 1981 e il 1999), il Festival Internazionale del Giallo e del Mistero". Per tantissimi anni, ha fatto parte della Commissione che valutava la qualità degli elaborati, e poi assegnava il riconoscimento ufficiale, assieme a Luciana Leon, a Pinketts, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Lucarelli e ad altri. Lui rappresentava la redazione del Giallo Mondadori che patrocinava assieme al Comune di Cattolica, il Premio, in quanto il racconto vincitore poi sarebbe stato pubblicato in appendice al Giallo Mondadori, almeno fino al 2009. Questo, prima della serie innumerevole di altri premi, che hanno allargato il ventaglio di vincitori pubblicabili sulla testa Mondadori, ma che hanno anche finito per diminuire l'importanza di una manifestazione che originariamente era la sola a presentare autori di racconti.

Devo dire di aver riscontrato anni fa un giudizio errato nei suoi confronti, nato probabilmente sulla scorta che essendo un lettore e collezionista soprattutto di letteratura mystery impossibile, era visto come un personaggio fuori dal presente, ancorato al passato: ma Igor non era questo. Era una persona onnivora, che leggeva e traduceva di tutto, anche letteratura hardboiled: mi ricordo che uno degli ultimi romanzi che tradusse fu addirittura uno Spillane.

Da allora son passati più di quindici anni e Igor non ha tradotto più se non sporadicamente: anni fa per esempio lo misi in contatto con John Pugmire di cui ero amico e che avrebbe voluto che avessi tradotto per lui Il Mistero dell'Idrovolante di Franco Vailati, la camera chiusa più famosa degli anni trenta in Italia. Io non sentendomi all'altezza per la traduzione di quel romanzo molto tecnico, gli proposi di affidare la traduzione a Igor, che contattai e convinsi: in verità poi Igor rimase molto compiaciuto e altrettanto John.

Da alcuni anni, Igor molto attivo su Facebook nei gruppi di GAD, è poi scomparso quando gli hanno dismesso l'account. E da quel momento in poi, pur avendone un secondo in cui stava scrivendo una storia del giallo dalle origini, è scomparso.

Amaramente devo constatare che è stato particolarmente sfortunato: oltre alle traversie personali e familiari del lontano passato, si sono aggiunte quelle di qualche anno fa. Infatti Igor sperava di rientrare alla Mondadori e aveva grandi speranze che lo avrebbero potuto aiutare a reinserirsi i suoi due più grandi estimatori, ossia Magagnoli e il suo amico Giuseppe Lippi, che però uno dopo l'altro son passati a miglior vita uno dopo l'altro. Perciò gli augurerei di entrare a far parte del corpus di qualche altra casa editrice più che la Mondadori.

E son sempre in attesa che torni. E gli ritorni la voglia di conversare, e partecipare a discussioni.

Spero che legga questo mio contributo, inteso a ricordarlo, a ricordarne l'opera, a ricordare come è stato trattato, e cosa abbiamo perso dal suo allontanamento da Mondadori. 

Ciao Igor 

Pietro De Palma