giovedì 17 settembre 2026

Paul Halter : La morte dietro la tenda rossa (La mort derrière les rideaux, 1989) - Trad. Igor Longo. Il Giallo Mondadori 2747 del 2001

 


 

 

La morte dietro la tenda rossa è il quinto romanzo in assoluto di Paul Halter.

Il titolo curiosamente è al singolare in italiano, mentre in francese è al plurale(La mort derrière les rideaux), e se si vede nel romanzo, il fatto di esserci due tende rosse, ha la sua importanza.

Fu pubblicato nel 1989, dopo: La malédiction de Barberousse, 1986 ; La quatrième porte, 1987; La mort vous invite, 1988; Le brouillard rouge, 1988.

Come dice Roland Lacourbe, in questo romanzo, Après trois brillants exercices de style qui sont autant de réussites exceptionnelles et de tentatives expérimentales, un jeune auteur fait ses gammes… Si La Mort vous invite était une exploitation virtuose du thème cher à son coeur du problème de la chambre close, avec La Mort derrière les rideaux, Paul Halter se livre aux joies les plus orthodoxes du pur « whodunit ».

Il romanzo si apre in un modo singolare: una signora anziana, Violet Garfield, si presenta a Scotland Yard dall’Ispettore Hurst per rivelare che osservando lo sguardo di una tale persona, lei ha intuito che sta per commettere un omicidio. Hurst la liquida con sufficienza: se dovesse stare a badare a tutte le pazze che vengono a denunciare qualcosa, ammattirebbe.

Dopo questo singolarissimo prologo che occupa il primo capitolo, l’azione si sposta nelle strade di Londra, dove Marjorie Conway è impegnata a respingere le avances di un pretendente molto mal visto da lei, Peter Schuyler, al punto che dopo avergli rifilato un ceffone, scappa via. E per strada vede un uomo impegnato in un approccio molto intimo con una donna: si china su di lei come se volesse avere un rapporto sessuale, poi fa un movimento che lei non sa interpretare, e lancia qualcosa sui gradini di una casa, lasciando la donna distesa per terra. Poco dopo un urlo terrificante segue la scoperta del corpo e di quella cosa lanciata: Marjorie fugge verso la pensione in cui vive, e si accorge che l’uomo che ha compiuto quella cosa, sta dirigendosi verso di lei. In sostanza entra nella stessa pensione, e mentre lei è appiattita per le scale, si dirige verso il bagno, dove lascia su un asciugamani una traccia  di sangue: l’assassino abita nella sua stessa pensione, ma, incapace di muoversi per paura, non vede in quale stanza, il pensionante si rifugi.

L’indomani, la giovane si reca a Scotland Yard dove esterna all’Ispettore Hurst e al suo amico Twist, la sua testimonianza, e rivela di abitare in una pensione al n.48 di Hoxton Street; quindi, incalzata dai due interlocutori, sommariamente indica chi sono i pensionanti soprattutto uomini, e che tra le altre vi risiede anche Violet Garfield. I due non sono ancora persuasi che la giovane abbia visto proprio l’assassino (che ha anche scalpato la vittima), ma si persuadono del tutto quando l’anziana signorina viene pugnalata a morte nell’androne della pensione, chiuso da due tende rosse, senza che nessuno abbia visto l’assassino, e senza che l’assassino possa essere scappato dalla pensione dato che sulla neve sono presenti solo le orme della vittima in direzione della pensione.

Da questo momento parte una indagine serrata che si appunta soprattutto su tre pensionanti: il signor Graham Street, che è si veste sempre di nero e che a suo dire passeggia di sera nelle vie di Londra per trovare soggetti per il suo nuovo libro (è uno scrittore), il signor Alfred Leane, un pianista calvo che usa parrucchini, e Peter Schuyler, che secondo William Scott giornalista innamorato di Marjorie, potrebbe essere l’assassino. Peter è anche uno dei due testimoni presenti nel luogo dell’assassinio che affermano non aver visto nulla (l’altro è il signor Jerry Hudson, l’albergatore), e nello stesso tempo che negano di aver visto uccidere la signorina Garfield, scagionano anche il loro compagno. Oltretutto c’è anche chi dall’altra parte delle tende, si è trovata la signorina Garfield morente e stando davanti alla chiusura delle due tende, afferma che non ha visto nessuno dietro. Alan Twist ribattezzerà per la rabbia dell’amico, questo caso, come il delitto del Pugnale Volante.

Tra i pensionanti comunque c’è anche Cornelia Drake, una parrucchiera cieca; il dottor Stafford, che annega nell’alcool la perdita di moglie e figlia dopo un bombardamento di Londra; i signor Hudson marito e moglie, che sono gli albergatori, e sono entrambi eredi (in quanto cugini) del colonnello Hudson, la cui moglie era stata uccisa ai primi del 900, nella stessa maniera, con un pugnale presente in una panoplia appesa, pugnale che è lo stesso che è stato utilizzato per scalpare la vittima per strada e poi la signorina Garfield.

Se Cornelia era una parrucchiera, e Leaman usa parrucchini, anche Graham Smith è in qualche modo connesso ai capelli, in quanto in gioventù, per una sorta di vendetta, aveva raso a zero i capelli di una sua vicina di casa, la signora Cranshaw e poi per sottrarsi al ludibrio popolare lui, la madre ( che aveva avuto il cuoio capelluto devastato da un prodotto usato dalla signora Cranshaw) e la sorella erano scappati una notte e si erano imbarcati su una nave che poi era affondata, salvandosi solo lui.

Poi si scoprirà che anche Leaman è connesso in quanto nipote della signora Cranshaw, Insomma di carne al fuoco ce n’è tanta.

L’indagine di Twist e Hurst, in mezzo a tante difficoltà, dovrà districarsi per venirne fuori, e avverrà dopo un secondo omicidio con scalpo per le vie di Londra. La soluzione risolverà l’omicidio impossibile di Violet, l’omicidio di parecchi anni prima avvenuto nella stessa casa, e i due omicidi avvenuti per le strade di Londra, e consegnerà alla giustizia un diabolico assassino, anzi..due: il primo colpevole dei tre delitti nel presente, e il secondo di un antico delitto nel passato.

L’azione si snoda secondo una linea crescente di tensione, favorita da intermezzi che la rallentano opportunamente, per poi riprenderla, acuendone gli effetti: il lettore si sente così proiettato in un vortice, in cui i depistamenti si susseguono, fino al finale rivelatore, anzi dovremmo dire, fino al doppio finale rivelatore. E’ bene sottolineare che le vittime non sono i destinatari dell’azione omicida, ma sono solo delle pedine, dei mezzi che l’assassino usa per arrivare al proprio scopo, che è quello di far accusare una certa persona, identificata anche dal riferimento usato da Steeman per definire l’assassino, cioè il Signor Smith.

Quindi il romanzo individua un plot principale (un assassino che colpisce tre donne) e vari subplots che sono riferiti a quello principale pur non essendo importanti per la soluzione, servendo più che altro a depistare (lo scalpo perché rimanda alla perdita dei capelli: Leaman, Smith, Cranshaw, la madre di Smith, Cornelia Drake parrucchiera; la stessa rasatura a zero della Cranshaw; l’uccisione delle due donne per strada, perché amanti di Smith).

Per indurre la polizia ad arrestare Smith (colui che aveva rasato una vicina di casa), l’omicida non esita quindi a scalpare ed uccidere due donne, e ad uccidere una pensionante che a pelle aveva scoperto i suoi piani delittuosi, per pure gelosia. E il lettore, opportunamente depistato da Halter, fissa la propria attenzione su soggetti e oggetti inutili, prima di comprendere nel primo finale chi possa essere stato.

Qui la Camera Chiusa non è l’elemento su cui gira il plot, non è la base del romanzo, come in La quatrieme porte o La mort vous invite, ma solo un elemento seppure impossibile: il romanzo è invece come dice Roland Lacourbe, un whodunnit puro e semplice. Che come tutti i romanzi del primo periodo, adotta riferimenti macabri : qui è il doppio finale, devo dire, veramente straordinario, a ricordare qualcosa nel passato.

E dovremmo parlare di capolavoro, se non vi fossero due interventi dell’autore, che alterano il tessuto del romanzo: 1  il ritardo con cui Twist e Hurst si occupano di Violet Garfield: lei ha già esternato i suoi sospetti ad Hurst che non le ha creduto, Marjorie ha asssitito ad un omicidio e ha relazionato loro quello che ha visto, dove abita e dove ha visto entrare l’assassino e ha pure indicato tra i vari pensionanti Violet Garfield. A questo punto un comune ispettore si recherebbe subito a trovare la Garfield, ma qui non accade, se non dopo che sia stata uccisa. 2  Durante l’azione del romanzo, l’assassino finisce per essere sospettato da Hurst ma Twist annulla l’ipotesi del compagno sostenendo come lo stesso non possa essere sospettabile.  Per poi alla fine, puntare su di lui.

La scrittura lussureggiante, è non solo una ricerca dell’assassino, ma anche una ricerca dei riferimenti che Halter dissemina nel romanzo, che portano ad altri scrittori del passato, che lo scrittore francese omaggia nella dedica in calce al titolo: A J.D.Carr, Agatha Christie, S.A.Steeman e tutti gli altri…

E se si vede bene, questi autori vengono ricordati direttamente o cripticamente in tante parti del romanzo.

Steeman innanzitutto: l’assassino che vive in una pensione riporta al capolavoro dello scrittore belga, L’assassin habite au 21 (1939). L’assassino di Steeman viene indicato genericamente come Signor Smith, e guarda caso qui nel romanzo di Halter c’è un signor Smith che viene sospettato.

Poi Carr: vari sono i riferimenti nel romanzo, diretti (vengono citati nel cap. 6 La vedova Rossa (1935), e Le Tre Bare (1935), in una specie di giudizio estetico sul giallo che viene esternato a William da Marjorie e che porta direttamente a Thomas De Quincey,  Murder considered as one of the fine arts: “ 

— Le crime est une chose fascinante, déclara-t-il au bout d’un moment.

— Pardon ?

— Une chose fascinante, c’est bien ce que j’ai dit. Je ne parle pas de

ces règlements de comptes entre gangsters ou de ces voyous qui

sortent leur couteau pour un oui ou un non. Je pense aux crimes

parfaits, qui sont le fruit d’un plan mûrement réfléchi, longuement

médité, où chaque éventualité est envisagée, analysée, où rien n’est

laissé au hasard. Ces meurtres-là sont des chefs-d’oeuvre, conçus par

de véritables artistes, pour ne pas dire des génies”.

I riferimenti a Carr meno evidenti ma sempre presenti nell’opera, riguardano: Marjorie Conway, che è anche il personaggio principale di The Black Spectacles (1939) di Carr (Marjorie Wills nata Conway); nel cap. 15 si parla di pugnali magici, tappeti volanti e Le mille e una notte: Poignard magique, tapis volant, nous ne sommes pas dans les contes des Mille et Une Nuits, bon sang ! : qui il riferimento è a Arabian Nights Murder (1936). Nel cap. 16, William Scott innamorato di Marjorie, la prende e l’abbraccia e canta — Oh by Tummel and Loch Rannoch and Lochaber I will go…, che ci riporta ad un famoso romanzo di Carr, The Case of the Constant Suicides (1941) [1]. Smith dopo aver rapato a zero la vicina di casa, parte con madre e sorella e s’imbarca sul White Star che fa naufragio: come non mettere questa situazione in collegamento con il naufragio del Titanic in The Crooked Hinge del 1938 ? Ne è convinto anche Roland: Mais l’ombre de Carr plane également sur cette histoire en la personne de Graham, le beau ténébreux qui, tout comme un certain Naufragé du Titanic, s’embarqua jadis avec sa famille sur le White Star à destination des États-Unis et fut le seul survivant d’un tragique naufrage…

Infine la vicenda del dottor Stafford che ha perso la casa e anche moglie e figlia in un bombardamento su Londra della Lutwaffe, potrebbe tranquillamente essere un rimando alla vicenda personale di Carr che perse la casa, distrutta da un bombardamento tedesco, mentre lui e la sua famiglia erano a Londra.

Ma se vi sono numerosi riferimenti a J.D.Carr, ve ne sono altrettanti ad A. Christie, vero cult di Halter. Innanzi tutto viene citato assieme ai due romanzi di Carr, Death In The Clouds del 1935. Poi..Violet Garfield.

Molti l’hanno identificata e la identificano con Miss Marple erroneamente, anche qualcuno di mia conoscenza, che però in un giudizio su Anobii, pur identificandola erroneamente in Miss Marple, si pone una domanda essenziale: “Appare evidente che il personaggio di Violet Garfield è modellato sulla figura di Miss Marple (chissà perché sarà poi la vittima?)”. Semplice. Perché non è modellata su Miss Marple, ma su uno dei tanti personaggi che lei inseriva nei suoi romanzi: in Murder Is Easy (1939) Luke Fitzwilliam, agente di polizia in pensione, incontra su un treno, una vecchietta, Lavinia Pinkerton, che gli racconta come nel suo villaggio di Wychwood-under-Ashe siano avvenute delle morti scambiate per incidenti che lei sospetta essere state invece omicidi. Luke non le crede, per poi apprendere che Lavinia è rimasta uccisa in uno strano incidente stradale, e così comincia ad indagare.

Peter Schuyler invece è molto simile ad un altro personaggio della Christie, a Marie Van Schuyler presente in Death on the Nile (1937), mentre il nome potrebbe rimandare forse a Peter Ustinov, presente nel film omonimo nei panni di Poirot.

Anche Harvey Stafford sarebbe il risultato della sommatoria di due diversi riferimenti : Sir Stafford Nye è il protagonista del romanzo di spionaggio del 1970 Passenger to Frankfurt. mentre il Capitano Harvey è un membro dei servizi segreti britannici che appare in The Big Four del 1927, romanzo con Poirot. E così anche Cornelia Drake, che potrebbe essere il risultato dell’unione di due diversi personaggi sempre della Christie: Cornelia  rimanderebbe a Cornelia Robson in Poirot a Styles Court (1920), mentre Drake sarebbe riferita a Rowena Drake, personaggio fondamentale in Hallowe'en Party (1969).

La stessa eroina del romanzo, Marjorie che si espone ad una serie di pericoli per indagare, fino a rischiare la sua stessa vita, rimanda chiaramente a Ethel Lina White nel suo capolavoro Some Must Watch del 1933, in cui una giovane donna intrepida, affronta situazioni di pericolo fino a rischiare la sua stessa vita.

Infine, ma questo è dichiarato nel romanzo, il secondo finale vede un riferimento diretto a Edgar Allan Poe e ai suoi racconti The Black Cat, 1843 e The Purloined Letter, 1845. Ma sempre nel secondo finale, ancora un riferimento alla Christie: infatti il signor Farr rimanda ad un personaggio in Hercule Poirot's Christmas, ossia Stephen Farr.

In definitiva possiamo dire che si tratta di un eccellente romanzo, uno dei migliori in assoluto (vi contribuisce anche il grandissimo doppio finale, in cui emerge la grande vena di Halter, creatore di atmosfere). La soluzione della Camera Chiusa è sorprendente, anche se come al solito, affidata ad un gioco di prestigio, creata in un battibaleno, che altrimenti sarebbe potuto essere scoperto, se…

 

Pietro De Palma



[1] Se si vuol sentire la canzone scozzese, vd mio articolo sul romanzo in questione sul mio blog https://camerechiuse.blogspot.com/2017/04/john-dickson-carr-gideon-fell-e-il-caso_21.html  


lunedì 24 agosto 2026

Paul Halter: Cento anni prima (L'Image Trouble, 1995) - Traduttore : Igor Longo. Il Giallo Mondadori N.2503 del 1997

 


 

Nell'elenco dei romanzi di Halter con Alan Twist, ce n'è uno che si stacca dal gruppo: come in A 139 passi dalla morte, che verrà ripubblicato nel settembre 2026, c'è l'unico accenno di una conferenza delel Camere Chiuse nella serie di Twist, in Cento anni prima (L'Image Trouble), troviamo il plot più spaccacervelli, la trama più complicata tra quelle elaborate da Halter.

Il romanzo appartiene al periodo d'oro, il primo periodo della sua produzione. Pubblicato su Le Masque nel 1995, ebbe la sua edizione italiana nel 1997. Traduttore immancabile del tempo, Igor Longo.

Il romanzo è da segnalare per innumerevoli motivi, ma quello che mi preme indicare prima della recensione, è che questo romanzo si segnala nella successione delle opere di Twist, per avere connotati opposti a The Greek Coffin Mystery di Ellery Queen, ma al contempo essere inquadrata nello stesso modo :essere annotata come l'opera con cui i due detectives, Twist e Hurst, avrebbero lasciato i lettori, l'epilogo insomma delle loro avventure, mentre il romanzo dei Queen, pur preceduto da altri, si diceva fosse invece la prima avventura di Ellery; al tempo stesso però queste due opere, all'inizio della parabola dai loro investigatori, venivano viste come punto di arrivo e di inizio delle loro avventure, anche se questi due eventi erano svincolati dalla successione delle pubblicazioni e quindi non avrebbero dovuto seguire un corretto elenco cronologico di uscita. Sembra quasi che Halter avesse in un primo tempo fissato una fine delle avventure di Twist, molto prima che ciò in effetti avvenisse, seguendo un po' quello che aveva fatto Agatha Christie con Curtain: Poirot's Last Case, pubblicato nel 1940 circa, ma in effetti l'ultima avventura di Poirot.

Innanzitutto questo romanzo si impone per avere due periodi temporali in cui si divide la trama, che inquadra a sua volta due trame separate, una nel passato e una nel presente, che sembrerebbero non avere alcun contatto, se non quello di una Image Trouble, una immagine sfocata di una strada di Londra nel passato, che Alan Braid vede nella copertina di un romanzo, e che da quel momento diventa la sua ossessione, perchè sente di avere un legame con essa pur non riuscendo a definirne la portata.

Per questo, la giovane moglie Andrea, si affida ad investigatore privato, un tale Graham Morris, per scoprire il suo passato, collegato pare anche al contenuto di una valigetta da cui Alan non si separa mai. Morris pensa bene, in virtù della sua capacità di ipnotizzare taluni soggetti, di fingersi un antiquario con questa passione, e mentre pedina Alan nei suo spostamenti, poi lo sottopone a delle sedute di ipnosi, presente la moglie di Alan Andrea, che asseconda il detective nella sua ricerca della verità, da cui emergono quelli che sembrerebbero essere dei ricordi ma che evidentemente non possono esserlo perchè la foto si riferisce ad un periodo inizio secolo, durante il regno della regina Vittoria. Quindi almeno cinquanta anni prima, quando Alan non era ancora nato, in quanto il periodo in cui si muovono Alan, Andrea, Graham e i due vicini di casa della coppia, Charles Hamer e Mr. Merlin, è il 1959.

Parallelamente a questi eventi, ecco che Halter ne introduce altri, ma che si sono sviluppati nel passato: siamo intorno al 1905, e l'azione si fissa su una famiglia, quella degli Jacobs, formata da Gideon Jacobs (il capofamiglia) costruttore e anche filantropo, la sua splendida moglie che ama con tutto il cuore, Amelia e i tre figli Adam e Jonas, entrambi naturali, e Paula invece che è stata dalla coppia adottata anni prima, in quanto orfana. Se Jonas è il classico bravo ragazzo, innamorato ricambiato di Paula, e tutto sembrebbe portare ad un loro sposalizio, ecco che il Destino scombussola tutto: Amelia consulta un indovino, Jack Athmore, in quanto angustiata dalla condotta di Adam, il classico perdigiorno, sempre invischiato in affari ai limiti della legalità, dedito all'alcool e al gioco, e soprattutto alle prostitute. L'indovino però, invece di fornire predizioni su Adam predice alla donna la sua prossima morte, che avviene a distanza di alcuni giorni per mano di tre teppisti, bastonata a morte: l'abbigliamento della donna, e il fatto che stringesse tra le mani dei fiori di glicine quando è stata uccisa, sono i ricordi che affiorano cinquanta anni dopo negli abissi della mente di Alan Braid. Come Alan può avere ricordi di un'altra vita? Reincarnazione?

A complicare ulteriormente il quadro delle vicende, c'è quella dell' Assassino dell'acido che ha visto nel prologo del romanzo, interpreti Archibald Hurst e Alan Twist, alle prese con un liquido immondo sparso per terra in un deposito infimo nella periferia di Londra, in sostanza un cadavere sciolto dall'acido solforico. L'assassino dell'acido, già ricercato per altri almeno due similari omicidi, ha stranamente punti di contatto con il soggetto del romanzo di uno scrittore di cui non si sa nulla, Yvan Highlander, che ha scritto Le mie defunte mogli. Questa vicenda si interseca a quella di Alan Braid, e quindi il lettore è portato a identificare la stranezza e il mistero che avvolgono la figura di Alan che non ha mai rivelato alla moglie cosa faccia, con l'aura di mistero che avvolge la figura dell'assassino. Non sarà mica Alan l'assassino dell'acido? Ma poi ecco la vicenda dei ricordi che distoglie il lettore immergendolo in altre ipotesi.

A catalizzare l'attenzione nei due archi temporali, apparentemente distinti, ma che sembrano avere degli evidenti punti di contatto, sono poi due avvenimenti: la morte del chiromante Atmore, trovato dal postino che deve recapitargli una missiva molto particolare (Atmore ha predetto la sua morte e si è inviata una lettera !) ucciso in una stanza ermeticamente chiusa, in cui c'è di strano solo un secchio di acqua gelata; e la sparizione assolutamente impossibile, nel periodo attuale, di John Braid, dinanzi alla moglie e al vicino di casa Mr. Hamer.

La moglie Andrea si improvviserà investigatrice e riuscirà a trovare degli indizi importanti: ritagli di giornale sull'assassino dell'acido nella valigetta del marito, eventi lontani legati alla famiglia di John e ad un delitto accaduto tra le mura domestiche, e la comparsa del fratello di John, David.

Ci sarà ancora un delitto nel tempo attuale, ma alla fine Alan Twist riuscirà a fermare un diabolico assassino.

Dopo la terza lettura (vent'anni fa, tre anni fa e oggi), finalmente sono riuscito a catalizzare tutti i punti oscuri di questo romanzo, che è un tour de force di messinscene, impossibilità varie, apparenti reincarnazioni, che sfiorano il soprannaturale.

E' proprio un pelo sotto il capolavoro, questo romanzo di 31 anni fa : perchè dico questo? Perchè a differenza di La Chambre du fou, dove il parco personaggi che popolava la trama era notevole, qui sono pochi, perchè la storia del passato evidentemente non può avere ripercussioni nel presente. infatti l'assassino del passato, che poi viene individuato nel passato, non ha alcuna influenza su quello del presente, anche se entrambi i periodi storici presentano apparentemente dei punti di contatto: due famiglie apparentemente felici, in entrambi i casi i figli sono maschi, in ambedue la madre viene selvaggiamente uccisa in modo inspiegabile, in entrambi i casi la vittima amava i fiori di glicine, in entrambi i casi uno dei figli riporta dei danni reversibili da shock. E in ambedue i periodi storici, gli assassini sono proprio quelli che il lettore immagina (nel mio caso, il sottoscritto; poi se altri brancolano nel buio...) siano, perchè il numero dei sospettati non può essere alto. Inoltre nel periodo del presente, due dei personaggi della trama, che sono i vicini di Andrea e John, Mr Merlin e Mr Hamer, appaiono sospetti: il primo per l'amore per i gatti, il secondo per il giardinaggio.

Al di là di questo, il romanzo è uno dei migliori mai scritti da Halter: le due camere chiuse, soprattutto la prima, sono notevoli, anche se nella prima vi è una messinscena; la stranezza del chiromante che invia una predizione di morte a se stesso mediante lettera (un absurdum !) viene spiegata con un ragionamento che fila e spiega tante altre cose, anche perchè uno dei sospetti era stato visto vicino al luogo dell'omicidio; anche la morte dell'antiquario ipnotista, sotto un treno della Metro, è spiegabile con una sostituzione di persona: ma quale ? Tutto è perfetto, tutto combacia. Persino la spiegazione a posteriori della foto sfocata risalente a tanti anni prima, viene spiegata , anche se in questo caso Paul ancora una volta spiega un' ulteriore strage affondata nel passato, attribuendo la responsabilità ad un ragazzino, cosa che aveva fatto già in  La Malediction de Barberousse

Io ho rilevato anche un altro espediente, che lega questo romanzo ad un altro scritto da Halter precedentemente : infatti, la storia che affonda le proprie radici nel passato, alla fine, un po' prima della spiegazione finale, viene ricondotta agli appunti nella valigetta di John: in questo caso, come ne La quatriéme porte, la storia nel passato è spiegata in un certo modo, lo stesso identico.  Lì però, la sorpresa non era preparata, e quindi in quel caso parlai di uno sfioramento del fantastico, mentre qui lo è.

Tuttavia, mi preme sottolineare, che entrambe le impossibilità vengono abilmente spiegate senza che abbiano alcuna influenza sull'identificazione dell'Assassino dell'Acido: sembra quasi che siano slegate dal contesto, eppure... Servono soprattutto a sviare il lettore, perchè questo deve fare lo scrittore: presentare i fatti e i personaggi coinvolti, mettere in atto degli stratagemmi perchè il lettore non arrivi subito all'assassino (ma poi per me è stato semplice), sviarlo insomma, e poi, ad un certo punto, dare al detective il modo di apparire sul palco e ricevere gli applausi per la sua spiegazione di una vicenda in cui Medium, ipnotismo, morti misteriose, coniugi sospettosi, vicini premurosi, casi di deja-vu, investigatori privati che non sono quello che dovrebbero essere, e il comportamento sempre più paranoico di John Braid si fondono in modo oserei dire quasi sublime, a creare un quadro, in cui l'inventiva, la fantasia e la razionalità sono al massimo grado.

Infine, un appunto, che il lettore più attento non mancherà di notare, beninteso che abbia letto romanzi anche di altri maestri dell'impossibile: il romanzo che il presunto romanziere Yves Highlander ha scritto e riguarda il modo di sopprimere le sue vittime da parte dell'assassino, Le mie defunte mogli, è un chiarissimo omaggio a Carr: infatti Carr con pseudonimo Carter Dickson scrisse My Late Wives nel 1946. Anche lì un assassino uccideva delle donne, che aveva sposato per acquisirne l'assicurazione sulla vita, e anche lì un romanzo di un certo scrittore finiva per descrivere il modus agendi dell'assassino. Però ovviamente, esiste una differenza tra i due: mi ricordo che l'assassino lì era veramente difficile da individuare, molto abilmente celato, e nonostante in quel romanzo diversamente da qui, non vi fossero eventi impossibili, comunque sia aveva soprattutto il finale un'esplosione di tensione, che qui non c'è (anche perchè il lettore smaliziato, l'assassino l'ha già individuato).

Pietro De Palma