domenica 9 agosto 2026

C'era una volta...Igor Longo.

 


 

 

 Al mio caro amico Igor Longo


Questo articolo potrebbe parere strano a qualcuno che mi segue, e il perchè soprattutto. Igor non è passato a miglior vita (meno male), ma è come se lo fosse, visto che non ci sentiamo da anni, da quando gli hanno dismesso l'account di Fb.  Mi ricordo che per uno degli ultimi compleanni, gli regalai, se ricordo bene, una rara Palmina di Ezio D'Errico che mi aveva detto cercava invano da anni: La donna che ha visto. Siccome il suo compleanno è stato il 25 luglio scorso, voglio fargli un originale regalo: un articolo con cui far conoscere a tanti quello che è stato il Consulente più eclettico della grande stagione dei Gialli Mondadori, che vide alla sua guida prima Magagnoli e poi Sandro Dazieri, e soprattutto quanto abbiamo perso, con il suo allontanamento. Ed è soprattutto una testimonianza da parte di chi non l'ha dimenticato.

Tutto è stato derivato da un regalo di mio padre: nel 2002, mio padre volle regalarmi un PC, che mi servisse nella vita quotidiana. Non pose limite alla sostanza: voleva qualcosa di buono. Vidi un computer in una conformazione interessante comprensiva di stampante e lettore CD (il Dvd non esisteva ancora) e così cominciai a guardarmi attorno. Innamorato da sempre di gialli e volendo ampliare la mia conoscenza, ebbi l'idea di chiedere all'allora editor Dazieri, inviando al Giallo Mondadori una mail nel 2003, un elenco sia dei Classici del Giallo sino ad allora, che del Giallo Mondadori, e soprattutto quali fossero gli scrittori più rappresentativi di Delitti Impossibili e Camere Chiuse, oltre Carr, Rawson, Crispin, Christie, Brand, Van Dine, Daly King, Talbot, Sladek, non solo in angolo anglosassone. Dazieri, che francamente non è che avesse una grande padronanza del genere classico e che si affidava ai suoi Collaboratori che al tempo erano Boncompagni e Longo, mi dette di sua iniziativa la mail di Igor Longo e così lo conobbi.

Igor fu sorpreso, e insieme anche compiaciuto che qualcuno che conosceva il genere già abbastanza dettagliatamente (ho omesso altri autori tra quelli che citai ) si rivolgesse a lui per tramite del Direttore, e da allora cominciò una fitta corrispondenza, che divenne col tempo un appuntamento quotidiano, visto che eravamo diventati amici, con la quale mi aprì un mondo davanti, un mondo che non conoscevo. Siccome gli avevo detto nella lettera di presentazione, che da anni acquistavo libri sia personalmente che per corrispondenza, da Tecla Dozio, e che appunto gli chiedevo quali autori che non conoscessi fossero meritevoli di essere letti e collezionati, e che potessero quindi essere acquistati presso La Sherlockiana, lui mi fece innanzitutto il nome di Paul Halter e Paul Doherty, e poi di altri autori francesi: fu lui che mi aprì le porte di Steeman, e di autori più da nicchia, come Vindry; fu lui che mi parlò per la prima volta di Roland Lacourbe e John Pugmire; fu lui a spronarmi a scrivere racconti che erano un modo per lui di cercare di arrivare alla soluzione prima che glielo rivelassi io (come ha fatto con me da parte opposta alcune volte Enrico Luceri); fu lui a parlarmi di Giulio Leoni, e di Franco Vailati.

Non parlava molto delle sue conoscenze: oltre Magagnoli, però mi citava spesso Aulauso de Themali, pseudonimo di quello che a detta di molti è stato forse il più grande esperto di gialli in Italia, docente come me, come Boncompagni, come il prof. Bartocci di cui era amico. Con Aulauso intratteneva chiacchierate e corrispondenza fitta: mi ricordo che mi disse più volte come a detta di Aulauso un piccolo capolavoro misconosciuto fosse L'Opale di Nonio di Jackson Gregory (The House of the Opal, 1933), a quel tempo presente solo nelle Palmine: pubblicato nel 1935 con numero 129 de I Libri Gialli Mondadori (ripubblicato nel luglio di sei anni fa con il numero 1434).

Mi ricordo che per cercare di entrare nelle sue difese ed accrescere il rapporto vicendevole, cercavo delle cose che lui non conosceva. La cosa che più lo interessò e per la quale mi ringraziò non so qualte volte, fu l'averlo messo al corrente di un sito in inglese (tuttore esistente) di Mike Grost, un mio conoscente americano, uno che avrebbe meritato l'Edgar solo per l'opera di divulgazione da lui approntata, di tutto il panorama giallo anglosassone: un 'opera mostruosa, che mi aveva consentito già prima di conoscere Igor, di estendere notevolmente le mie conoscenze. L'unico limite era dato dalle opere di autori francofoni, italiani e giapponesi. E Igor per questo, mi aprì come ho detto prima, mondi ancora sconosciuti.

Il primo e maggiore contributo fu parlare in lungo e in largo di Paul Halter, di cui saccheggiai in men che non si dica gli scaffali di Tecla, dopo averle inviato una lunga lista di titoli: non conoscendo proprio Halter, si capisce che volli tutto ciò che era stato pubblicato da Mondadori e di cui Igor mi aveva parlato.  Igor era un amico di Halter, e come tale, trattammo molte volte i soggetti delle opere tradotte in Italia e di quelle che sarebbero dovute esserlo: una volta Igor fece una distinzione tra i due grandi gruppi del Mystery: gli sperimentali ed i tradizionali. I primi sono quelli che non amano chiudersi in una formula, i secondi quelli invece che continuamente rielaborano, variandoli, dei clichè da cui non si discostano, moltiplicando enigmi e misteri. Lui poneva Halter nel primo gruppo (Christie, Queen, Halter, Leroux, Steeman) e non invece nel secondo (Stout, Rhode, Van Dine, Marsh , Sayers, Crofts, e in parte lo stesso Carr), anche se Paul quando lo intervistai disse che gli piaceva rielaborare dei temi.

Pochi  sanno che Igor, pur essendo stato il patrocinatore della diffusione attraverso Mondadori sul mercato italiano delle opere di Halter, poiché allora non era ancora nella posizione che avrebbe avuto più tardi, lasciò che i primi romanzi di Halter tradotti in Italia non lo fossero da lui ma da Marianna Basile (il primo romanzo di Halter ad essere tradotto in Italia fu Testa di tigre G.M. N. 2413, seguito proprio da La Quarta Porta N. 2438). In seguito Igor cominciò a tradurre gli Halter ( il primo fu Cento anni prima N. 2503) anche se Il Cerchio Invisibile N.2538 figura ancora con la traduzione di Marianna Basile condivisa con la sua. Da questo momento in poi, tuttavia, fino alla fine della sua collaborazione con Mondadori, il traduttore ufficiale di tutti i restanti romanzi di Halter, fu lui. E fu lui a farlo conoscere in Italia. Igor mi disse di aver portato in redazione, ai tempi in cui era molto considerato (lui riteneva il suo padrino Magagnoli, scomparso qualche anno fa), una pila di romanzi di Halter. Igor suggerì di puntare sulla serie di Alan Twist, che in quei tempi raccoglieva i romanzi di Halter più rappresentativi: puntò furbescamente, su quelli che avrebbero potuto far esplodere la serie, i migliori: uscirono, quando ancora Il Giallo adottava il formato paperback con due colonne per ogni pagina,  La quatrième porte, considerato il capolavoro di Halter, e La tête du tigre, entrambi pubblicati nel 1995. E poi a seguire gli altri: Le cercle invisible e  L'image trouble nel 1997, La mort vous invite e A 139 pas de la mort nel 1998, Le crime de Dédale  e  Le brouillard rouge nel 1999, e così via. 

 



Successivamente al 2003, Igor cominciò ad inviarmi sette otto titoli di Halter da lui tradotti, con sue dediche a me, assieme ad altri titoli di romanzi (ricordo ad esempio Il treno del mistero di Kyōtarō Nishimura, alcuni romanzi di Martha Grimes da lui tradotti e romanzi di Halter e Doherty, Omicidio al museo delle cere di Harold Schechter, ). A me francamente non interessava tanto risparmiare, quando avere copie da lui autografate, e rintracciare libri talora non facili da ricercare, che punta caso lui aveva in quanto ne era stato traduttore.

Per qualche anno Igor andò alla grande, però nel contempo di lamentava, dell'ambiente: godeva del rispetto e considerazione del Direttore (prima Magagnoli per il quale ottenne che lui traducesse dei romanzi di Steeman che da decenni era stato dimenticato in Italia; poi Dazieri, che su sua pressione aveva acquistato in America l'intero corpus delle opere di Anthony Abbot (che comprendeva non solo i romanzi ma anche i racconti, che per qualche ragione che non so, Altieri non volle far tradurre), ma più volte si lamentò dell'ambiente che circondava la redazione. Igor è l'unico in tempi relativamente recenti ad aver tradotto tre Steeman:Il patto dei sei (Six hommes morts, 1931), L'assassino abita al 21 (L'assassin habite au 21, 1939), Il condannato muore alle cinque (Le condamné meurt à cinq heures, 1959), ma mi disse che aveva in mano il contratto stipulato con Magagnoli, per un quarto Steeman che poi non si fece per l'opposizione di Dazieri e quindi lui per non correre il rischio di guastare il rapporto con lui , strappò il contratto. Questo è quello che mi raccontò. Non so, perchè non me lo disse, se Dazieri fosse così tenacemente anti-Steeman per posizioni personali o per essere stato condizionato in tal senso da altri. Da altra fonte seppi che quel contratto non si fece perchè pare che Steeman non avesse venduto molto, cosa che Igor non ha mai riconosciuto.

Di amici ne aveva in redazione ma erano pochi :Boncompagni, Catozzella, e soprattutto Lippi (pochi sanno che Lippi oltre che essere esperto di Sci-Fi, lo era anche di Gialli), mentre mi diceva che con altra gente (non traduttori) aveva pochi rapporti e pure anche problematici: il fatto era che Igor forse era troppo deciso nelle sue posizioni, e troppo poco incline a fare concessioni: mi ricordo che dopo qualche occasione di trattare temi politici, sortita in lunghe discussioni che per poco non erano degenerate, avevo rinunciato ad intavolarne altre. Il rapporto migliore che ebbe in termini di esposizione mediatica, fu ai tempi di Dazieri, però io ritengo, anche da quanto mi ha detto lui in talune occasioni, che il rapporto migliore che ebbe fu quello con Magagnoli, probabilmente perchè mentre Dazieri era uomo lontano dal Giallo Classico come sua impostazione, ma che, desideroso di essere apprezzato in casa Mondadori, dopo alcune cose non proprio andate bene, aveva capito che due persone come Longo e Boncompagni avrebbero fatto al caso suo e gli si era affidato, portando le vendite dei Gialli a successi storici, Magagnoli era per sua impostazione un uomo estremamente colto, onnivoro, che non disdegnava leggere e approfondire generi anche ritenuti da altri di basso valore culturale (come i Gialli): non a caso proprio sotto la sua direzione vennero tradotti i 3 Steeman, lo Jacquemard-Senecal, il Kyôtarô Nishimura, e molti autori non tradotti da Igor, come Magnan, Dunning, venne pubblicato integralmente "I morti hanno il sonno leggero" di Carr (con prefazione di Doug Greene, che lo aveva pubblicato in USA), l'unico Keigo Higashino, "La Porta sul Delitto" (Supergiallo Mondadori con i racconti col Colonnelo March e quelli con Bencolin de la porta sull'abisso), etc.. Igor Longo, da poco approdato a Mondadori, nel 1997 firmò la Prefazione a "Le Piccole Città", uno Speciale del Giallo con tre romanzi francesi firmati da Magnan, Japrisot e Demouzon.

A Magagnoli come Direttore seguì Annalisa Carena. ma dovette stare per poco tempo: Igor non me ne parlò mai. Alla Carena seguì Sandrone Dazieri e con lui, mercè il lavoro dei due maggiori consulenti editoriali del tempo, Igor e Mauro,il Giallo Mondadori esplose: mi ricordo che addirittura si passò a 4 uscite mensili nei Classici e 2 nel Giallo, cosa che continuò anche sotto Fiocca, che prese il posto di Altieri quando questo andò via. 

Altieri si affidò interamente a Longo e Boncompagni, dopo un primo periodo "interlocutorio", e il successo arrise alla sua direzione. Sotto essa, Igor conobbe la vera soddisfazione.  

Ricordo che il suo maggior successo personale, la cosa che a lui non aveva portato nulla in termini economici ma in termini di prestigio personale sì (vorrei dir meglio "amor proprio") fu l'essersi sobbarcato di un lavoro che tutti avevano rifiutato, cioè la ritraduzione di estesi passi e l'introduzione di una piantina, in quello che fino ad allora era ritenuto in Italia il romanzo di Carr più incapibile, L'orologio della morte , già tradotto negli anni settanta in maniera alquanto discutibile. Mi ricordo che era orgoglioso di aver dato un suo personale contributo all'opera di Carr in Italia (se si va però ad analizzare l'edizione del 2003, chiunque può riscontrare che il suo contributo non viene riconosciuto e questa è una conseguenza del fatto non si volle ritradurre l'intero romanzo, per cui il nome del primo traduttore è ancora quello che viene riconosciuto: basta però confrontare l'edizione del 1977 con quella del 2003, per riscontrare la qualità della nuova traduzione). Tuttavia, sotto Altieri, Igor conobbe anche il successo internazionale: nel Gennaio 2007 infatti fu invitato da Lacourbe, ad una specie di convegno, una riunione, a cui avrebbero partecipato oltre a lui e allo stesso Lacourbe, l'esperto e traduttore americano John Pugmire, i tre esperti belgi Soupart, Bourgeois e Fooz, un giovane laureando che aveva scritto una tesi di laurea sulle Camere Chiuse, Brian Skupin, co-editore di Mystery Scene Magazine e il grande Robert Adey, autore della "Bibbia delle Camere Chiuse" Locked Room Murders, per stilare un elenco delle migliori 99 Camere (Chiuse) in ambito anglofono e francofono e anche giapponese (in realtà i romanzi ammessi furono di più), di cui ancora in Rete esiste la versione approntata da Pugmire, che sarebbe dovuta essere pubblicata come appendice ad una antologia di Lacourbe che venne pubblicata nell'Aprile del 2007, "Mystères à Huis Clos (Mysteries In Camera)” Omnibus 2007".

Mi ricordo - Igor non lo sa, non gliel'ho mai detto - che in quei tempi lo chiamai a casa sua e mi rispose il padre, il Prof. Aldo Longo, scomparso qualche anno fa, contentissimo per il successo di questa operazione per suo figlio, che avrebbe aperto ben altre occasioni di pubblicazioni presso Mondadori, attraverso lo stesso Igor, di lavori e antologie di Lacourbe, se Dazieri non fosse andato via e non fosse arrivato prima Fiocca e poi Altieri.

Sotto Fiocca si ebbe un drastico ridimensionamento degli Halter, e se ne parlò spesso con Igor, tanto è vero che "tosto tosto, cacchio cacchio" come avrebbe detto Totò, presi la penna e scrissi una seconda lettera alla redazione, dopo la prima in seguito alla quale avevo conosciuto Igor. Ora, bisogna capire che a quel tempo, di gente che scrivesse alla redazione ce n'era poca, assai poca: dopo i fasti della direzione Orsi con cui si era inaugurato "Il Cerchio Verde", e il filo diretto coi lettori, dopo, con la chiusura di questo spazio, le lettere erano drasticamente diminuite. Per cui, quando arrivava una lettera, era molto attenzionata. Ora devo ammettere che il tono con cui la scrissi era alquanto provocatorio: ce l'avevo perchè aveva ridotto gli Halter. Lippi mi disse che quando la lesse in redazione, gli occhi mandavano fiamme; quando ne parlai con Igor, lui mi pregò di non scriverne altre - io avevo una mezza idea in proposito - perchè l'effetto era stato quasi dello scoppio di una bomba atomica, e aveva paura che le poche uscite potessero diventare il nihil. Perchè sotto Fiocca, gli Halter si fossero tanto drasticamente ridotti non lo so: lui, Igor, addebitava la cosa proprio al fatto che Halter fosse un suo prodotto, che l'avesse imposto lui. E' vero anche che i francesi in casa Mondadori non son mai stati del tutto visti bene: la Mondadori, sin dalla prima direzione di Tedeschi, è stata assai massicciamente anglofila: gli autori di diversa nazionalità son stati solo italiani, imposti e rivendicati dal regime fascista e solo un francese, Steeman, con un solo romanzo, l'Autotomne sans visage (L'esperimento del dottor Arthus). Successivamente, pochisssimi: Sudario scarlatto di Endrébe nel 1955 (La Vieille Dame sans merci, 1952), e sempre di Endrébe L'Indizio (L'Indice, 1977) del 1979. E ovviamente Simenon, l'unico autore francese che ha avuto un successo mondiale e quindi anche italiano (dopo i dimenticati Leroux, Leblanc e Steeman, che era veramente belga): nei primi anni 30 uscirono quasi tutti i racconti ad enigma, dal 1967 cominciò quella che doveva essere una pubblicazione integrale delle inchieste di Maigret, ma non lo fu.

Quando arrivò Altieri, mi ricordo che parlò del suo discorso di insediamento, in termini bombastici: Igor era entusiasta di Altieri che avrebbe riportato il Classico allo splendore. Senza voler essere Profeta di sventure, io dissentiii e glielo dissi, che difficilmente un autore che basava tutta la sua produzione su thriller di azione avrebbe potuto rinverdire i fasti di Dazieri, anche solo per una caratteristica di ordine psicologico: Altieri quando approdò alla Mondadori era conosciutissimo soprattutto in campo cinematografico, come scrittore di sceneggiature . Sua per esempio era la sceneggiatura di Atto di Forza con Schwarzenegger. Mentre Sandrone non aveva tutto il peso e la caratura internazionale" di Altieri. Altieri era troppo pieno di sè, troppo fiducioso nelle sue idee, per poter creare un altro periodo d'oro per il Giallo classico.

Bisogna dire che la sua influenza su tante opere e autori, che sicuramente fu osteggiata anche per invidia oltreche per l'insistenza di chi non vedeva di buon occhio il genere classico contrapposto ad altri più in voga intorno alla fine della prima decade del 21° secolo, non era capitata per caso. Probabilmente taluni invidiavano la sua posizione affermatasi con Magagnoli ed esplosa con Dazieri, scordando (ma forse neanche lo sapevano) che Igor la sua brava gavetta l'aveva fatta tutta: era stato scoperto da alcuni quando ancora alla Facoltà di Lettere di Torino, non si era ancora laureato (tra questi proprio Magagnoli, che quando fu nominato Direttore de Il Giallo Mondadori, lo volle con sè in Redazione), e poi era stato tra i soci del "Club del Giallo" un'associazione di giallisti diretta da Beppe Isnardi dal 1989 al 2002, di cui Il Foglio Giallo, una fanzine prima e poi sito diretto da Vincenzo de Falco, che in tempi lontani parlava di Giallo in Italia, era stato dal 1995 al 2002 il Bollettino Ufficiale del "Club del Giallo": tra i soci, oltre lui, mi ricordo Giuseppina La Ciura, lo stesso Isnardi, Tiziano Agnelli, il Prof. Umberto Bartocci, Rosellini, Danila Comastri Montanari, Andrea Pinketts e moltissimi altri tra cui come socio onorario, pure Paul Halter: anzi, proprio ne Il Club del Giallo, furono pubblicati cinque racconti di Halter tradotti da Igor, di cui però in rete non vi è più traccia.

Sotto la direzione di Altieri, per un certo tempo sembrò che non accadesse nulla di sostanziale, ma invece qualcosa stava cambiando: Igor era sempre più preoccupato, e anche se qua e là uscivano sue traduzioni, lui cominciò a guardarsi in giro. Bisogna dire che la sua posizione, rispetto agli altri traduttori e in primis rispetto a Boncompagni era diversa e semmai molto simile a quella di Stefano Di Marino: loro due vivevano solo di traduzioni (e Stefano anche di propri romanzi pubblicati da Mondadori), mentre Boncompagni, la moglie (Marilena Caselli) e altri traduttori, erano dei docenti, e quindi percepivano già lo stipendio statale, e poi arrotondavano facendo traduzioni. Ma mentre Stefano dall'avvento di Altieri trasse profitto, Igor e gli altri cominciarono a riscontrare che il Classico era sempre più lontano dalle prospettive prima invocate. Per la qual cosa, si cominciò a muoversi in altra maniera.

Ecco, non so, ma la coincidenza di tempi e situazioni è singolare: non so cioè se la nascita della collana I bassotti della Polillo, fu dovuta allo scollamento dai Gialli Classici da parte della Mondadori o no, ma sicuramente la coincidenza è troppo stringente, anche se I delitti di Praed Street  uscì nel 2006 quando ancora c'era Dazieri e nulla faceva presagire che avrebbe abbandonato i Gialli per la letteratura d'infanzia. Però quando a Dazieri successero gli altri, saltò lampante che qualcuno al di fuori della Mondadori (ma Polillo molti anni prima era stato consulente della Mondadori per i Gialli) ancora credesse nei Classici mentre altri si defilavano. Per cui Igor e lo stesso Boncompagni, che già nella nascita dei Bassotti aveva avuto un peso non indifferente, fornendo la base principale, cioè i testi originali su cui le varie uscite venivano approntate, cominciarono a muoversi diversamente.

Nel 2006 mi ricordo che Igor alla ricerca di fonti di guadagno, si avvicinò a Sonzogno e pubblicò assieme ad altra traduttrice, Creme & Crimini: ricette deliziose e criminali di Agatha Christie, un delizioso libro in grande formato con ricette di specialità britanniche con tanto di magnifiche foto a cui Igor dava un contributo, rievocando il passo nell'opera della Christie in cui si parlava di quella specialità. Successivamente sempre per Sonzogno, Igor sempre assieme a Cristina Pradella tradusse i manicaretti di Rex Stout che oltre che famoso scrittore e inventore di Nero Wolfe era anche un famoso Gourmet: è un Manuale Culinario dato alle stampe da Rex Stout nel 1973 e pubblicato nel novembre del 2007, per la prima volta in Italia.
Contemporaneamente Igor si muoveva a Milano, alal ricerca di altre occasioni. Mi ricordo benissimo che Giuseppe Lippi di cui era grande amico, gli dette una mano, ospitandolo più volte in casa sua (Igor non guidava e quando doveva essere in redazione vi arrivava da Torino in treno). Per qualche tempo, Igor curò la pagina delle uscite librarie, scrivendo anche delle critiche, per una Rivista cartacea, ma dopo tre quattro uscite, la collaborazione finì. Quindi ci fu Shake.

Quando Igor e Mauro si mossero verso Shake Edizioni, penso che avessero pensato che le cose sarebbero potute andare in un certo modo e in effetti i primi successi di vendita sembrarono dar giustizia a queste previsioni: Shake era però una piccola casa editrice, nata da una costola della sinistra extraparlamentare, che aveva la prima sede in un celebre caseggiato di Milano dove si diceva che ad ogni piano si vendesse un tipo di droga diverso. Mi ricordo che Igor parlava della porta blindata della casa editrice, e dell'atmosfera opprimente quando andava lì. Non so come ci fossero arrivati, forse tramite il traduttore G. Carlotti , forse tramite altri: loro avevano la funzione di consulenti, la collana NNoir Selavy si basava sul loro apporto, senza del quale non sarebbe potuta crescere..e infatti poi si arrestò. La prima uscita, che fece scalpore, diciamolo pure, fu La morte nel buio di Stanley Bishop, pseudonimo del musicista d'avanguardia, George Antheil. Già dal 2007 Igor mi parlava di questo romanzo, un classico vandiniano della Camera Chiusa, di cui nessuno sapeva nulla: io glielo trovai con una ricerca su internet, in una Università Americana sotto forma di microfilm, ma non fu questa la fonte che consentì la prima edizione italiana e la prima da quasi ottant'anni: io penso che la copia base per la traduzione l'avesse data Boncompagni, che è noto negli ambienti per essere un collezionista di prime edizioni. A questo romanzo, pubblicato nel 2008, in pieno avvento Altieri, seguirono altri molto molto interessanti: Le impronte di Satana di Norman Berrow, Il Caso Marceau di Stephen Harry Keeler, Omicidio nella quarta dimensione dello stesso autore, e un quinto romanzo che non figura più nella collana, La faccia tagliata di Cameron McCabe. Apro una parentesi per questo quinto romanzo che io posseggo nella pubblicazione Shake introvabile: questo romanzo era in uscita presso sia Shake che Polillo, ma Shake si assicurò i diritti un attimo prima per cui Polillo rimase al palo. Per quello che so, in un secondo tempo, i diritti furono ceduti da Shake a Polillo, e il romanzo uscì ne I Bassotti col titolo "La ragazza tagliata nel montaggio". L'ultimo romanzo fu Omicidio nella quarta dimensione, di Keeler, uscito nel gennaio 2011. Perchè la collana si arrestò? Non credo per problemi economici, perchè Shake è una casa editrice attiva sin dagli anni Ottanta, ma per i problemi di Igor. 

Intorno al 2010, accaddero due cose che ebbero purtroppo un effetto disastroso sulla sua carriera a Mondadori e sulla sua vita: la mamma di accorse di avere un male incurabile e lui, al colmo della sfortuna, una notte d'inverno, mentre era intento ad una traduzione, muovendosi per casa inciampò in una stufetta, si fratturò un piede e da lì cominciarono i suoi guai e infinite operazioni. Oltretutto in seguito a quello sfortunato incidente, contrasse una rara neuropatia autoimmune, che si alimenta dalla depressione: il fatto è che non riuscendo ad andare in redazione, senza che si cercasse una via d'uscita, senza pensare che senza traduzioni la situazione sarebbe precipitata, Igor fu fatto fuori dopo un po' di tempo da Mondadori, nell'era Forte. Ecco, diciamo che fino almeno al suo malaugurato incidente, Igor era stato un  po' la longa manus dei vari direttori succedutisi durante la sua permanenza in redazione, per quanto riguarda un Concorso storico come il Tedeschi: quello del "Premio Gran Giallo di Cattolica" assegnato al miglior racconto Noir o Mystery ( nell'ambito del "Mystfest",  festival internazionale di cinematografia noir, nel periodo tra il 1981 e il 1999), il Festival Internazionale del Giallo e del Mistero". Per tantissimi anni, ha fatto parte della Commissione che valutava la qualità degli elaborati, e poi assegnava il riconoscimento ufficiale, assieme a Luciana Leon, a Pinketts, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Lucarelli e ad altri. Lui rappresentava la redazione del Giallo Mondadori che patrocinava assieme al Comune di Cattolica, il Premio, in quanto il racconto vincitore poi sarebbe stato pubblicato in appendice al Giallo Mondadori, almeno fino al 2009. Questo, prima della serie innumerevole di altri premi, che hanno allargato il ventaglio di vincitori pubblicabili sulla testa Mondadori, ma che hanno anche finito per diminuire l'importanza di una manifestazione che originariamente era la sola a presentare autori di racconti.

Devo dire di aver riscontrato anni fa un giudizio errato nei suoi confronti, nato probabilmente sulla scorta che essendo un lettore e collezionista soprattutto di letteratura mystery impossibile, era visto come un personaggio fuori dal presente, ancorato al passato: ma Igor non era questo. Era una persona onnivora, che leggeva e traduceva di tutto, anche letteratura hardboiled: mi ricordo che uno degli ultimi romanzi che tradusse fu addirittura uno Spillane.

Da allora son passati più di quindici anni e Igor non ha tradotto più se non sporadicamente: anni fa per esempio lo misi in contatto con John Pugmire di cui ero amico e che avrebbe voluto che avessi tradotto per lui Il Mistero dell'Idrovolante di Franco Vailati, la camera chiusa più famosa degli anni trenta in Italia. Io non sentendomi all'altezza per la traduzione di quel romanzo molto tecnico, gli proposi di affidare la traduzione a Igor, che contattai e convinsi: in verità poi Igor rimase molto compiaciuto e altrettanto John.

Da alcuni anni, Igor molto attivo su Facebook nei gruppi di GAD, è poi scomparso quando gli hanno dismesso l'account. E da quel momento in poi, pur avendone un secondo in cui stava scrivendo una storia del giallo dalle origini, è scomparso.

Amaramente devo constatare che è stato particolarmente sfortunato: oltre alle traversie personali e familiari del lontano passato, si sono aggiunte quelle di qualche anno fa. Infatti Igor sperava di rientrare alla Mondadori e aveva grandi speranze che lo avrebbero potuto aiutare a reinserirsi i suoi due più grandi estimatori, ossia Magagnoli e il suo amico Giuseppe Lippi, che però uno dopo l'altro son passati a miglior vita uno dopo l'altro. Perciò gli augurerei di entrare a far parte del corpus di qualche altra casa editrice più che la Mondadori.

E son sempre in attesa che torni. E gli ritorni la voglia di conversare, e partecipare a discussioni.

Spero che legga questo mio contributo, inteso a ricordarlo, a ricordarne l'opera, a ricordare come è stato trattato, e cosa abbiamo perso dal suo allontanamento da Mondadori. 

Ciao Igor 

Pietro De Palma 


lunedì 27 luglio 2026

Paul Halter : il viaggiatore del passato (Le Voyageur du passè, 2012) - trad. Angelo Petrella. Il Giallo Mondadori N. 3263 del maggio 2026

 Il viaggiatore del passato (Il Giallo Mondadori) eBook : Halter, Paul: Amazon.it: Kindle Store

Forse sarebbe ora di esprimere un giudizio di massima sulla produzione romanzesca di Paul Halter, almeno riferito alla serie per cui è maggiormente conosciuto in Italia, cioè quella del Dott. Alan Twist, visto che manca solo un romanzo al termine della pubblicazione della serie: La Corde d'argent. Ma questo seguirà. Oggi invece fissiamo la ns attenzione sull'ultimo romanzo pubblicato, Il viaggiatore del passato (Le Voyageur du passè). 

Alan Twist viene interpellato dal suo amico l'Ispettore del CID Archibald Hurst, in merito ad un caso singolare: un tizio con cappello a cilindro, cappotto con collo di astrakan, pantaloni a scacchi e scarpe alte coin fibbia, visto aggirarsi intorno alla stazione della Metro di Charing Cross, era stato investito da un treno, qualche giorno prima: da una tasca del corpo maciullato erano emersi dei biglietti da visita di una tale Victor Stephenson, abitante a Millford, e una lettera a lui indirizzata e datata 2 dicembre 1905, cioè 50 anni prima del tempo in cui la storia si sviluppa, novembre 1955. 

Da successive indagini si era appurato che un tale Victor Stephenson, era scomparso effettivamente nell'inverno 1905 da casa, e mai più ritornatovi, era stato dichiarato morto presunto. Oltretutto la foto dell'archivio e quella del viso del corpo maciullato erano identiche: si tratta di un viaggiatore del tempo, risucchiato in un'altra dimensione temporale?

Ben presto ai due si aggiunge anche un altro testimone, il Commissario di Polizia Henry West che ambedue conoscono, il quale ha seguito gli sviluppi di una vicenda riguardante un tizio vestito alla stessa maniera, che già da due mesi prima, in più occasioni ha fatto visita alla casa natia di Stephenson dove vive la moglie Dorothy risposatasi al cugino di Victor, Colin, e dove vive la nuora Zora, moglie del figlio morto di Victor e Dorothy, assieme alle due figlie Charlotte e Arianna. Nella prima, lo sconosciuto ha lasciato alle ragazze un orologio a cipolla antico, in un'altra è entrato di corsa in casa, lasciando impronte infangate fino allo studio originale di Victor, dove si è dissolto nell'aria, non lasciando impronte nel giardino su cui era aperta la porta finestra, pur essenso il terreno tutt'intorno, bagnato fradicio.

Un'altro avvenimento ha aumentato la tensione: qualcuno nel locale cimitero, ha profanato la tomba di un certo Tommy Eyre, morto il 2 dicembre 1905, data uguale a quella della scomparsa di Stephenson. Insieme alle ossa e a resti di vecchie tavole di legno, nella terra smossa è stata trovata una chiave con targhetta di ottone intestata a Victor Stephension che apre la porta d'ngresso della dimora di Dorothy.E qualcuno, usando una tale chiave, si è insinuato nella casa di Victor, lasciando inpronte fangose, vestito come il morto della metro, ciocè come lo stesso Victor.

Nessuno sa dare una spiegazione, ma è evidente altresì che qualcuno mente, e siccome i morti non viaggiano attraverso il tempo, è evidente che qualcuno ha messo su una certa messinscena: sarà compito di Twist scoprire chi possa essere. E ci riuscirà, dopo una serie di altri accadimenti: un primo infarto di Dorothy dopo aver sentito una voce al telefono, poi la morte della stessa, nel camerino chiuso a chiave dal di dentro, del custode del cimitero, assieme ad un grosso specchio, che non si capisce come possa essere stato portato lì e perchè, se non dalla stessa Dorothy. Poi la confessione di Colin, di aver ucciso 50 anni prima Victor, accoltellandolo davanti alla tomba di Tommy Eyre e averne occultato il corpo nella tomba appena scavata dell'altro e lasciata aperta in seguito ad un furioso temporale, e di averlo fatto d'accordo con Dorothy dopo aver scoperto di amarsi reciprocamente. 

Chi mai può essere stato? Tutto farebbe pensare che qualcuno abbia voluto concentrare gli indizi a carico di Colin, per metterlo in cattiva luce. Ma se è stato lui stesso a confessare il suo antico delitto! 

Le indagini di Twist metteranno in luce un piano diabolico per ereditare i soldi di Dorothy, tentando di ucciderla e nello stesso tempo screditare Colin, colpevole di ben altro che non solo la morte di Victor, però.

Il viaggiatore del passato è un romanzo del 2012, e questo ha la sua importanza: nel 2012, Paul aveva 56 anni, non molti, ma..bisogna vedere altri fattori, perchè questo romanzo anche se molto ben costruito e come sempre ruota attorno alle sorti di una famiglia, ha dei limiti molto evidenti:

innazitutto, e questo non l'ho notato solo io, Paul eccede e anche di parecchio, nel confezionare una storia che sembra paradossale nelle intenzioni (un viaggiatore del passato), ma che poi si manifesta ancor più tale, nella spiegazione. Il problema è che Halter, come altri celebri autori del passato ( Talbot per esempio) nel cercare di costruire un problema pazzesco, si arrampica sugli specchi per cercare di dare una spiegazione a eventi che spiegati in maniera logica sarebbero davvero la fine del mondo! Il problema è che invece vengono spiegati in maniera logica sì, ma con delle tali esagerazioni, da inficiare anche il resto: Victor accoltellato davanti alla tomba aperta, vi cade dentro, sul suo corpo vengono sistemate delle assi a simulare la bara, cosicchè il giorno dopo i becchini lo seppelliranno assieme a Tommy, solo che Victor si rialza, esce dalla fossa, risistema le assi, si va a nascondere dietro una lapide, osserva il suo assassino approntare la fossa, e tutto questo mentre ha una grave ferita nella schiena, senza dimostrare debolezza alcuna, anzi dopo se ne va, sempre gravemente ferito, e fa perdere le sue tracce imbarcandosi per l'estero. Per non parlare della messinscena del doppio Victor che lascia tracce infangate, e che poi si ritrovano nel camerino, quasi in contemporanea con l'apparire della cameriera Jenny, non venendo scoperti per un miracolo: in un piano assai ben congegnato, affidarsi ai miracoli non mi sembra il massimo; e infine la storia dell'Antartide, con il ritorno del cadavere congelato di Victor ad opera di quello che ha ideato tutto il congegno, che sulla base di quello che è stato narrato avrebbe non solo dovuto trasportare un cadavere congelato, ma anche gestirlo, trasportarlo, sempre senza farsi vedere, in una galleria della metropolitana, come fosse una bambola, un manichino, solo però parecchio più pesante. Queste esagerazioni le abbiamo viste però anche in altri romanzi, molto più lontani nel tempo: per esempio, in La malédiction de Barberousse del 1986, ventisei anni prima di questo Le Voyageur du passè, Halter esagerava per spiegare una cosa che sulla carta sarebbe possibile, solo se a trasportare in uno zaino il cadavere ripiegato di un ragazzo, non fosse un altro ragazzo ma un boscaiolo nerboruto o un vichingo. C'è insomma la tendenza talvolta, quando per un motivo o per l'altro, non riesce a confezionare una spiegazione perfettamente plausibile (à la Carr), a forzarla, cercando di avvalorare la plausibilità di qualcosa che non è del tutto plausibile.

Inoltre, spesso usa degli stratagemmi usati da altri autori (anni fa parlavo di citazioni involontarie citando una sua intervista che approntai molti anni fa, ma oggio direi citazioni volontarie), calandoli nelle sue storie: solo che devi aver letto tanto altro per saperli individuare. Qui per esempio c'è l'Ellery Queen di The Greek Coffin Mystery del 1932: il ladro Grimshaw trovato ucciso e sepolto nella stessa tomba del mecenate greco Khalkis, sopra la sua bara. In tempi recenti, anche Manzini ha utilizzato questo precedente letterario in una sua storia con Rocco Schiavone. E c'è anche il ricorso ad un suo precedente romanzo del 1990, sempre con Twist, in merito al metodo di conservazione del cadavere assolutamente identico, facendo riferimento agli stessi materiali usati. Quando si è ideato qualcosa che si pensa abbastanza riuscito, poi va afinire spesso che lo si riutilizzi in altri frangenti.

Per il resto, Paul crea un romanzo talora anche assai avvincente, molto ben congegnato, che riprende il tema super usato del patriarca o della matriarca che tiranneggiano i parenti finchè qualcuno decide che è arrivato il tempo che taccia per sempre. La storia però pecca però proprio nelle  camere chiuse o negli eventi impossibili, che avvengono per caso come per il doppio Victor, oppure l'assassinio di Dorothy, che sembrerebbe in qualche modo riecheggiare il delitto nel bagno di Invisible Green di Sladek, solo che questo non è un delitto da Camera chiusa mentre quello lo è: in questo caso, semmai è stato il primo infarto a gettare le basi per il secondo, anche se colui che la uccide, che si discolpa dichiarando la morte solo per un incidente non voluto, sembra invece che l'abbia fatto di proposito: aveva con sè lo specchio (perchè l'avrebbe portato seco se non per una macchinazione?), ma non poteva sapere che Dorothy si sarebbe chiusa all'interno.

Conoscendo i suoi meccanismi, si può indovinare chi sia colui che ideato tutto (sembrebbe essere lontano anni luce, ma proprio perchè sembra tale, divernta il sospettato numero uno: io invero quando Victoria Ross sembrava un'amante di Victor invece che altro, avevo persino pensato che questa persona fosse un figlio illegittimo, perchè sin da allora lo sospettavo: e infatti è lui. Però altri lettori sicuramente avranno penato: poi tutto si sgonfia. Sì è vero avevano concepito un piano per ammazzare Dortothy con la paura ma in realtà a fare il lavoro sporco è stata altra persona, e loro hanno fatto solo casino. Nella confusione che talora sorprende chi ha letto ben altri capolavori di Paul, non si capisce per esempio che scopo avrebbe avuto Colin a uccidere Dorothy, con cui era stato compagno di vita per cinquant'anni: se fosse stato il vil denaro, perchè aspettare tanto? E Twist non lo dice.

Un romanzo a metà mi verrebbe da dire: senza infamia e senza lode. Ma poi, se si vede bene, gli ultimi romanzi con Twist battono la fiacca, come se Paul si fosse scocciato del personaggio e quindi non avesse confezionato storie con lui, di pari potenza di altre scritte nel passato.

Pietro De Palma  

 

domenica 14 giugno 2026

Saburo Koga - The Spider, 1930 - in Foreign Bodies (British Library Crime Classics), 2018


 




 

Saburo Koga è un nome sconosciuto in Occidente.
Qualcuno potrebbe obbiettare che lo siano parecchi autori giapponesi e che in generale, prima che le proprie opere si cominciasse a tradurre in occidente, anche gli autori più conosciuti, come Keigo Higashino, Shimada Soji e Yokomizo Seishi, lo fossero anche loro. Verissimo! E’ innegabile però che alcuni autori lo siano più di altri. E Saburo Koga è uno di questi.

Suo vero nominativo era Haruta Yoshitame (1893–1945). Fu contemporaneo dell’altro grande scrittore giapponese conosciuto come Edogawa Rampo (pseudonimo creato guardando ad Edgar Allan poe) il cui vero nome era Taro Hirai, che pubblicò il suo primo grande romanzo nel 1923: "The Two-Sen Copper Coin". Prendendo le mosse da Rampo, Koga Saburo cominciò anche lui a scrivere storie, tra cui quella presentata qui, molto popolare in Giappone.

Il principale merito per cui tuttavia Koga Saburo è tuttoggo ricordato, tuttavia è l’aver coniato il termine Honkaku, cioè ortodosso, per indicare le storie di Golden Age giapponese, nello stesso anno in cui Berkeley fondò il Detection Club a Londra. E non a caso L’Honkaku Mystery Writers of Japan su quello londinese fu plasmato nel 1970 e continua ad esistere e produrre narrativa.

"The Spider" risale al 1930, e non è un normale "whodunit", ma piuttosto una piacevole fusione di elementi della narrativa macabra e del classico rompicapo investigativo. La traduzione presentata qui è stata intrapresa da Ho-Ling Wong e curata da John Pugmire.
Il Professor Tsujikawa era un celebre scienziato di Chimica fisica, da tutti ammirato per la sua scienza. Aveva destato quindi clamore e sconcerto la sua decisione di lasciare la cattedra universitaria per dedicarsi alla ricerca sui ragni. Per farlo, si era fatto costruire un bizzarro laboratorio che si ergeva su un pilastro all’altezza di nove metri d’altezza: aveva la forma di un cilindro di circa 4,5 metri di larghezza e 2,7 metri di altezza e un soffitto rotondo, e le finestre, tutte della stessa dimensione, erano intervallate a intervalli regolari.
Poi aveva cercato un bel po’ di ragni di tutte le specie, anche velenosi, li aveva sigillati in tanti contenitori e si era messo a studiarli.
Erano passati circa sei mesi e il mondo si era dimenticato del suo Professor Tsujikawa e del suo strano laboratorio; ma la morte di un amico del professore, il professor Shiomi, sembrò ridestare l’interesse dei media.
Il narratore della storia è colui che era presente quel giorno: è uno studente di zoologia, parecchio ferrato nello studio e classificazione degli artropodi. Normale quindi che il Professor Tsujikawa si fosse avvalso di lui per delle chiarificazioni; era anche lui però molto curioso sulle ragioni per cui lo scienziato si fosse deciso a studiare i ragni abbandonando la sua branca di successo, e glielo avevo chiesto, senza però ottenere risultati.
Si diceva che Sia il Professor Shiomi che il Professor Tsujikawa fossero in cattivi rapporti, a causa di continui pettegolezzi e battute anche caustiche profferite da Shiomi, ma quando il narratore che è assistente del laboratorio di zoologia, si reca al laboratorio del Professor Tsujikawa, dal tono dei commenti e delle battute, e dal tono di colloquialità dei due, capisce che è tutta una bouchade: appena apre la porta, si trova davanti il Professor Tsujikawa seduto alla scrivania di fronte alla porta, mentre Shiomi è pure seduto di fronte a lui, dando le spalle alla porta.
Si instaura un colloquio tra i tre, anche se ad un certo punto sono lui e Shiomi che conversano, mentre il Professor Tsujikawa comincia a chattare. Poco tempo dopo avviene la tragedia: un ragno botola, che dai colori potrebbe essere confuso con un ragno velenoso si avvicina alle scarpe di Shiomi e allora lui spaventatissimo fa un balzo verso la porta per uscire, ma scivola sul piccolo pianerottolo e cade lungo la ripida scala in cemento, morendo.
Il giovane vorrebbe prestargli soccorso ma il Professor Tsujikawa pur affranto per quanto successo lo ferma al volo, ammonendo il giovane che la scala ripida potrebbe, nell’eccitazione del momento, causare un altro incidente: meglio fermarsi un poco e far sbollire l’eccitazione. Tanto..Shiomi è morto.
La notizia della morte, riporta il laboratorio al centro dell’attenzione con conseguente indagine della polizia e curiosità generale: ma l’inchiesta non può che accertare l’estraneità in qualsiasi modo del Professor Tsujikawa, tanto più che un testimone oculare la testimonia assolutamente. Quindi incidente.
Passa del tempo, e il professore è sempre più occupato nei suoi studi sui ragni. Un bel giorno avviene qualcosa che riporta il laboratorio all’attenzione generale: il Professore viene morso da un ragno velenoso, e dopo un decorso ospedaliero incerto..muore.
Rimane il laboratorio coi suoi ragni.
La famiglia del professore, anche per ragioni di pubblica incolumità, accetta la proposta del giovane di occuparsene, tanto più che alcuni contenitori non chiusi bene hanno permesso la fuoriuscita dei loro ospiti che hanno costruito delle ragnatele sul soffitto.
Il giovane così riscontra ragni delle specie più varie: I had visited the place several times when the professor was alive, and I was also a student of zoology, especially arthropods, so I should have been quite used to the sight; nevertheless it still gave me the shivers and I was rooted for a moment to the spot. Inside hundreds of bottles lining the walls, eight-legged monsters were running around and spinning their webs. Big Oni-gumo and Jorō spiders, yellow with blue stripes; Harvestmen with legs ten times longer than their bodies; Cellar spiders with yellow spots on their backs. The grotesque Kimura spider and trapdoor spiders, Ji-gumo, Ha-gumo, Hirata-gumo, Kogane-gumo: all these different kinds of spider had not been fed for about a month and, having lost most of their flesh, were looking around with shiny, hungry eyes for food. Some jars had not been properly sealed, and the escaped spiders had spun their webs on the ceiling and in the corners of the room. Countless numbers of the ghastly creatures were crawling around on the walls and ceiling.
Tuttavia nessun ragno velenoso è scappato. Quindi dev’essere morto quello che aveva punto il Professore. Tuttavia cercandolo, il giovane fa una strana scoperta: dietro la scrivania, su una delle gambe posteriori del mobile, trova un interruttore. Solo che azionato, le luci non si spengono, né se ne accendono altre. Passano i minuti, fuma non so quante sigarette, e intanto ricorda quella piacevole discussione finita nel dramma. Decide di andare via, apre la porta (che si apre verso l’interno) e fa appena in tempo ad aggrapparsi al telaio della porta, per evitare di cadere lui giù e fare la fine di Shiomi: qualcuno ha fatto fuori la scala, che non c’è più.
Riuscirà a venirne fuori e a capire chi o cosa avrebbe potuto ucciderlo così come aveva ucciso Shiomi, dopo che avrà trovato un libriccino in cui l’assassino concepiva il suo piano delittuoso.
E l’assassino? Nel frattempo anche lui sarà morto.
Piccolo capolavoro del delitto impossibile, il racconto di Koga Saburo, tradisce la sua origine: il delitto della camera che uccide. E quindi in sostanza Phillpotts. Ma il trucco è veramente originale : non ho citato un particolare per non togliere il piacere al lettore di immaginarlo. E pensare che eravamo nel 1930 : i giapponesi hanno davvero una fantasia sconfinata!
Due storie ci sono che ricordano questa, ma sono tutt’e due di oltre il 1930: La porta sull’abisso (The Door to Doom, 1935) di Carr, e La stanza maledetta (Murder in Room 913, 1937) di Woolrich.
Saburo (nella premeditazione del delitto, scritta su un libro che il narratore della storia poi scopre) fa allusione ad un racconto da cui avrebbe tratto ispirazione, e che si sviluppa invece su vari piani di un edificio, una soluzione che ricorda ed anticipa di molto sia Sladek che Innes  che Carr; un racconto che se davvero esistente, sarebbe dovuto essere precedente al 1930 e assolutamente sconosciuto. Di precedente a Carr che tratti di due ambienti assolutamente identici, c’è il romanzo di Leblanc che fu alla base probabilmente di Ellery Queen e Carr: La Demeure mystérieuse. Ma parliamo sempre di due ambienti identici ma lontani, non di qualcosa che sia situato nel medesimo stabile. A meno che egli non si sia inventato tutto (e allora sarebbe il primo ad aver pensato ad una soluzione del genere), oppure abbia preso da un racconto scritto da un altro giapponese, e allora…
Tuttavia stranamente noto come sia Carr sia Saburo nei due loro racconti, oltre che inventare una soluzione semplicemente perfetta di Delitto Impossibile, introducono degli elementi sovrannaturali: anche nel racconto giapponese, infatti c’è un fantasma,  che nel nostro caso  è quello di Shiomi, che ha preso il controllo di un ragno.
Nella costruzione di questo delitto impossibile, una importanza particolare l’hanno le sedie: perché se Shiomi fosse stato rivolto alla porta, sicuramente non sarebbe morto. Muore, stando di spalle alla porta, e quindi alle finestre, perché non si è accorto che…la scala non è più lì ma altrove. Come è possibile? 
E' possibile solo se si pensa ad una possibilità che è un po' all'opposto di quello a cui ognuno di noi penserebbe: che è la risposta all'impossibile spostamento e riposizionamento di  una scala in cemento armato


Pietro De Palma