Al mio caro amico Igor Longo
Questo articolo potrebbe parere
strano a qualcuno che mi segue, e il perchè soprattutto. Igor non è passato a
miglior vita (meno male), ma è come se lo fosse, visto che non ci sentiamo da
anni, da quando gli hanno dismesso l'account di Fb. Mi ricordo che per
uno degli ultimi compleanni, gli regalai, se ricordo bene, una rara Palmina di
Ezio D'Errico che mi aveva detto cercava invano da anni: La donna che ha
visto. Siccome il suo compleanno è stato il 25 luglio scorso, voglio
fargli un originale regalo: un articolo con cui far conoscere a tanti quello
che è stato il Consulente più eclettico della grande stagione dei Gialli
Mondadori, che vide alla sua guida prima Magagnoli e poi Sandro Dazieri, e
soprattutto quanto abbiamo perso, con il suo allontanamento. Ed è soprattutto
una testimonianza da parte di chi non l'ha dimenticato.
Tutto è stato derivato da un regalo
di mio padre: nel 2002, mio padre volle regalarmi un PC, che mi servisse nella
vita quotidiana. Non pose limite alla sostanza: voleva qualcosa di buono. Vidi
un computer in una conformazione interessante comprensiva di stampante e
lettore CD (il Dvd non esisteva ancora) e così cominciai a guardarmi attorno.
Innamorato da sempre di gialli e volendo ampliare la mia conoscenza, ebbi
l'idea di chiedere all'allora editor Dazieri, inviando al Giallo Mondadori una
mail nel 2003, un elenco sia dei Classici del Giallo sino ad allora, che del
Giallo Mondadori, e soprattutto quali fossero gli scrittori più rappresentativi
di Delitti Impossibili e Camere Chiuse, oltre Carr, Rawson, Crispin, Christie,
Brand, Van Dine, Daly King, Talbot, Sladek, non solo in angolo anglosassone.
Dazieri, che francamente non è che avesse una grande padronanza del genere
classico e che si affidava ai suoi Collaboratori che al tempo erano Boncompagni
e Longo, mi dette di sua iniziativa la mail di Igor Longo e così lo conobbi.
Igor fu sorpreso, e insieme anche
compiaciuto che qualcuno che conosceva il genere già abbastanza
dettagliatamente (ho omesso altri autori tra quelli che citai ) si rivolgesse a
lui per tramite del Direttore, e da allora cominciò una fitta corrispondenza,
che divenne col tempo un appuntamento quotidiano, visto che eravamo diventati
amici, con la quale mi aprì un mondo davanti, un mondo che non conoscevo.
Siccome gli avevo detto nella lettera di presentazione, che da anni acquistavo
libri sia personalmente che per corrispondenza, da Tecla Dozio, e che appunto
gli chiedevo quali autori che non conoscessi fossero meritevoli di essere letti
e collezionati, e che potessero quindi essere acquistati presso La
Sherlockiana, lui mi fece innanzitutto il nome di Paul Halter e Paul Doherty, e
poi di altri autori francesi: fu lui che mi aprì le porte di Steeman, e di
autori più da nicchia, come Vindry; fu lui che mi parlò per la prima volta di
Roland Lacourbe e John Pugmire; fu lui a spronarmi a scrivere racconti che erano
un modo per lui di cercare di arrivare alla soluzione prima che glielo
rivelassi io (come ha fatto con me da parte opposta alcune volte Enrico
Luceri); fu lui a parlarmi di Giulio Leoni, e di Franco Vailati.
Non parlava molto delle sue
conoscenze: oltre Magagnoli, però mi citava spesso Aulauso de Themali,
pseudonimo di quello che a detta di molti è stato forse il più grande esperto
di gialli in Italia, docente come me, come Boncompagni, come il prof. Bartocci
di cui era amico. Con Aulauso intratteneva chiacchierate e corrispondenza
fitta: mi ricordo che mi disse più volte come a detta di Aulauso un piccolo
capolavoro misconosciuto fosse L'Opale di Nonio di Jackson Gregory
(The House of the Opal, 1933), a quel tempo presente solo nelle Palmine:
pubblicato nel 1935 con numero 129 de I Libri Gialli Mondadori (ripubblicato
nel luglio di sei anni fa con il numero 1434).
Mi ricordo che per cercare di
entrare nelle sue difese ed accrescere il rapporto vicendevole, cercavo delle
cose che lui non conosceva. La cosa che più lo interessò e per la quale mi
ringraziò non so qualte volte, fu l'averlo messo al corrente di un sito in
inglese (tuttore esistente) di Mike Grost, un mio conoscente americano, uno che
avrebbe meritato l'Edgar solo per l'opera di divulgazione da lui approntata, di
tutto il panorama giallo anglosassone: un 'opera mostruosa, che mi aveva
consentito già prima di conoscere Igor, di estendere notevolmente le mie
conoscenze. L'unico limite era dato dalle opere di autori francofoni, italiani
e giapponesi. E Igor per questo, mi aprì come ho detto prima, mondi ancora
sconosciuti.
Il primo e maggiore contributo fu
parlare in lungo e in largo di Paul Halter, di cui saccheggiai in men che non
si dica gli scaffali di Tecla, dopo averle inviato una lunga lista di titoli:
non conoscendo proprio Halter, si capisce che volli tutto ciò che era stato
pubblicato da Mondadori e di cui Igor mi aveva parlato. Igor era un amico di Halter, e come tale, trattammo
molte volte i soggetti delle opere tradotte in Italia e di quelle che sarebbero
dovute esserlo: una volta Igor fece una distinzione tra i due grandi
gruppi del Mystery: gli sperimentali ed i tradizionali. I primi sono quelli che
non amano chiudersi in una formula, i secondi quelli invece che continuamente
rielaborano, variandoli, dei clichè da cui non si discostano, moltiplicando
enigmi e misteri. Lui poneva Halter nel primo gruppo (Christie, Queen, Halter,
Leroux, Steeman) e non invece nel secondo (Stout, Rhode, Van Dine, Marsh ,
Sayers, Crofts, e in parte lo stesso Carr), anche se Paul quando lo intervistai
disse che gli piaceva rielaborare dei temi.
Pochi sanno che Igor, pur
essendo stato il patrocinatore della diffusione attraverso Mondadori sul
mercato italiano delle opere di Halter, poiché allora non era ancora nella
posizione che avrebbe avuto più tardi, lasciò che i primi romanzi di Halter
tradotti in Italia non lo fossero da lui ma da Marianna Basile (il primo
romanzo di Halter ad essere tradotto in Italia fu Testa di tigre G.M. N.
2413, seguito proprio da La Quarta Porta N. 2438). In seguito Igor
cominciò a tradurre gli Halter ( il primo fu Cento anni prima N. 2503)
anche se Il Cerchio Invisibile N.2538 figura ancora con la traduzione di
Marianna Basile condivisa con la sua. Da questo momento in poi, tuttavia, fino
alla fine della sua collaborazione con Mondadori, il traduttore ufficiale di
tutti i restanti romanzi di Halter, fu lui. E fu lui a farlo conoscere in
Italia. Igor mi disse di aver portato in redazione, ai tempi in cui era molto
considerato (lui riteneva il suo padrino Magagnoli, scomparso qualche anno fa),
una pila di romanzi di Halter. Igor suggerì di puntare sulla serie di Alan
Twist, che in quei tempi raccoglieva i romanzi di Halter più rappresentativi:
puntò furbescamente, su quelli che avrebbero potuto far esplodere la
serie, i migliori: uscirono, quando ancora Il Giallo adottava il formato
paperback con due colonne per ogni pagina, La quatrième porte,
considerato il capolavoro di Halter, e La tête du tigre, entrambi
pubblicati nel 1995. E poi a seguire gli altri: Le cercle invisible e L'image
trouble nel 1997, La mort vous invite e A 139 pas de la mort nel
1998, Le crime de Dédale e Le brouillard rouge nel
1999, e così via.

Successivamente al 2003, Igor
cominciò ad inviarmi sette otto titoli di Halter da lui tradotti, con sue
dediche a me, assieme ad altri titoli di romanzi (ricordo ad esempio Il treno
del mistero di Kyōtarō Nishimura, alcuni romanzi di Martha Grimes da lui
tradotti e romanzi di Halter e Doherty, Omicidio al museo delle cere di Harold
Schechter, ). A me francamente non interessava tanto risparmiare, quando avere
copie da lui autografate, e rintracciare libri talora non facili da ricercare,
che punta caso lui aveva in quanto ne era stato traduttore.
Per qualche anno Igor andò alla
grande, però nel contempo di lamentava, dell'ambiente: godeva del rispetto e
considerazione del Direttore (prima Magagnoli per il quale ottenne che lui
traducesse dei romanzi di Steeman che da decenni era stato dimenticato in
Italia; poi Dazieri, che su sua pressione aveva acquistato in America l'intero
corpus delle opere di Anthony Abbot (che comprendeva non solo i romanzi ma
anche i racconti, che per qualche ragione che non so, Altieri non volle far
tradurre), ma più volte si lamentò dell'ambiente che circondava la redazione.
Igor è l'unico in tempi relativamente recenti ad aver tradotto tre Steeman:Il
patto dei sei (Six hommes morts, 1931), L'assassino abita al 21 (L'assassin
habite au 21, 1939), Il condannato muore alle cinque (Le
condamné meurt à cinq heures, 1959), ma mi disse che aveva in mano il
contratto stipulato con Magagnoli, per un quarto Steeman che poi non si fece
per l'opposizione di Dazieri e quindi lui per non correre il rischio di
guastare il rapporto con lui , strappò il contratto. Questo è quello che mi
raccontò. Non so, perchè non me lo disse, se Dazieri fosse così tenacemente
anti-Steeman per posizioni personali o per essere stato condizionato in tal
senso da altri. Da altra fonte seppi che quel contratto non si fece perchè pare
che Steeman non avesse venduto molto, cosa che Igor non ha mai riconosciuto.
Di amici ne aveva in redazione ma
erano pochi :Boncompagni, Catozzella, e soprattutto Lippi (pochi sanno che
Lippi oltre che essere esperto di Sci-Fi, lo era anche di Gialli), mentre mi
diceva che con altra gente (non traduttori) aveva pochi rapporti e pure anche
problematici: il fatto era che Igor forse era troppo deciso nelle sue
posizioni, e troppo poco incline a fare concessioni: mi ricordo che dopo
qualche occasione di trattare temi politici, sortita in lunghe discussioni che
per poco non erano degenerate, avevo rinunciato ad intavolarne altre. Il
rapporto migliore che ebbe in termini di esposizione mediatica, fu ai tempi di
Dazieri, però io ritengo, anche da quanto mi ha detto lui in talune occasioni,
che il rapporto migliore che ebbe fu quello con Magagnoli, probabilmente perchè
mentre Dazieri era uomo lontano dal Giallo Classico come sua impostazione, ma
che, desideroso di essere apprezzato in casa Mondadori, dopo alcune cose non
proprio andate bene, aveva capito che due persone come Longo e Boncompagni
avrebbero fatto al caso suo e gli si era affidato, portando le vendite dei
Gialli a successi storici, Magagnoli era per sua impostazione un uomo
estremamente colto, onnivoro, che non disdegnava leggere e approfondire generi
anche ritenuti da altri di basso valore culturale (come i Gialli): non a caso
proprio sotto la sua direzione vennero tradotti i 3 Steeman, lo
Jacquemard-Senecal, il Kyôtarô Nishimura, e molti autori non tradotti da
Igor, come Magnan, Dunning, venne pubblicato integralmente "I morti hanno
il sonno leggero" di Carr (con prefazione di Doug Greene, che lo aveva
pubblicato in USA), l'unico Keigo Higashino, "La Porta sul Delitto"
(Supergiallo Mondadori con i racconti col Colonnelo March e quelli con Bencolin
de la porta sull'abisso), etc.. Igor Longo, da poco approdato a Mondadori, nel
1997 firmò la Prefazione a "Le Piccole Città", uno Speciale del
Giallo con tre romanzi francesi firmati da Magnan, Japrisot e Demouzon.
A Magagnoli come Direttore seguì
Annalisa Carena. ma dovette stare per poco tempo: Igor non me ne parlò mai.
Alla Carena seguì Sandrone Dazieri e con lui, mercè il lavoro dei due maggiori
consulenti editoriali del tempo, Igor e Mauro,il Giallo Mondadori esplose: mi
ricordo che addirittura si passò a 4 uscite mensili nei Classici e 2 nel
Giallo, cosa che continuò anche sotto Fiocca, che prese il posto di Altieri
quando questo andò via.
Altieri si affidò interamente a
Longo e Boncompagni, dopo un primo periodo "interlocutorio", e il
successo arrise alla sua direzione. Sotto essa, Igor conobbe la vera
soddisfazione.
Ricordo che il suo maggior successo
personale, la cosa che a lui non aveva portato nulla in termini economici ma in
termini di prestigio personale sì (vorrei dir meglio "amor proprio")
fu l'essersi sobbarcato di un lavoro che tutti avevano rifiutato, cioè la
ritraduzione di estesi passi e l'introduzione di una piantina, in quello che
fino ad allora era ritenuto in Italia il romanzo di Carr più incapibile, L'orologio
della morte , già tradotto negli anni settanta in maniera alquanto
discutibile. Mi ricordo che era orgoglioso di aver dato un suo personale
contributo all'opera di Carr in Italia (se si va però ad analizzare l'edizione
del 2003, chiunque può riscontrare che il suo contributo non viene riconosciuto
e questa è una conseguenza del fatto non si volle ritradurre l'intero romanzo,
per cui il nome del primo traduttore è ancora quello che viene riconosciuto:
basta però confrontare l'edizione del 1977 con quella del 2003, per riscontrare
la qualità della nuova traduzione). Tuttavia, sotto Altieri, Igor conobbe anche
il successo internazionale: nel Gennaio 2007 infatti fu invitato da Lacourbe,
ad una specie di convegno, una riunione, a cui avrebbero partecipato oltre a
lui e allo stesso Lacourbe, l'esperto e traduttore americano John Pugmire, i
tre esperti belgi Soupart, Bourgeois e Fooz, un giovane laureando che aveva
scritto una tesi di laurea sulle Camere Chiuse, Brian Skupin, co-editore
di Mystery Scene Magazine e il grande Robert Adey, autore
della "Bibbia delle Camere Chiuse" Locked Room Murders, per
stilare un elenco delle migliori 99 Camere (Chiuse) in ambito anglofono e
francofono e anche giapponese (in realtà i romanzi ammessi furono di più), di
cui ancora in Rete esiste la versione approntata da Pugmire, che sarebbe dovuta
essere pubblicata come appendice ad una antologia di Lacourbe che venne
pubblicata nell'Aprile del 2007, "Mystères à Huis Clos (Mysteries In
Camera)” Omnibus 2007".
Mi ricordo - Igor non lo sa, non gliel'ho mai detto -
che in quei tempi lo chiamai a casa sua e mi rispose il padre, il Prof. Aldo
Longo, scomparso qualche anno fa, contentissimo per il successo di questa
operazione per suo figlio, che avrebbe aperto ben altre occasioni di
pubblicazioni presso Mondadori, attraverso lo stesso Igor, di lavori e
antologie di Lacourbe, se Dazieri non fosse andato via e non fosse arrivato
prima Fiocca e poi Altieri.
Sotto Fiocca si ebbe un drastico
ridimensionamento degli Halter, e se ne parlò spesso con Igor, tanto è vero che
"tosto tosto, cacchio cacchio" come avrebbe detto Totò, presi la
penna e scrissi una seconda lettera alla redazione, dopo la prima in seguito
alla quale avevo conosciuto Igor. Ora, bisogna capire che a quel tempo, di
gente che scrivesse alla redazione ce n'era poca, assai poca: dopo i fasti
della direzione Orsi con cui si era inaugurato "Il Cerchio Verde", e
il filo diretto coi lettori, dopo, con la chiusura di questo spazio, le lettere
erano drasticamente diminuite. Per cui, quando arrivava una lettera, era molto
attenzionata. Ora devo ammettere che il tono con cui la scrissi era alquanto
provocatorio: ce l'avevo perchè aveva ridotto gli Halter. Lippi mi disse che
quando la lesse in redazione, gli occhi mandavano fiamme; quando ne parlai con
Igor, lui mi pregò di non scriverne altre - io avevo una mezza idea in
proposito - perchè l'effetto era stato quasi dello scoppio di una bomba
atomica, e aveva paura che le poche uscite potessero diventare il nihil. Perchè
sotto Fiocca, gli Halter si fossero tanto drasticamente ridotti non lo so: lui,
Igor, addebitava la cosa proprio al fatto che Halter fosse un suo prodotto, che
l'avesse imposto lui. E' vero anche che i francesi in casa Mondadori non son
mai stati del tutto visti bene: la Mondadori, sin dalla prima direzione di
Tedeschi, è stata assai massicciamente anglofila: gli autori di diversa
nazionalità son stati solo italiani, imposti e rivendicati dal regime fascista
e solo un francese, Steeman, con un solo romanzo, l'Autotomne sans visage
(L'esperimento del dottor Arthus). Successivamente, pochisssimi: Sudario
scarlatto di Endrébe nel 1955 (La Vieille Dame sans merci, 1952), e
sempre di Endrébe L'Indizio (L'Indice, 1977) del 1979. E
ovviamente Simenon, l'unico autore francese che ha avuto un successo mondiale e
quindi anche italiano (dopo i dimenticati Leroux, Leblanc e Steeman, che era
veramente belga): nei primi anni 30 uscirono quasi tutti i racconti ad enigma,
dal 1967 cominciò quella che doveva essere una pubblicazione integrale delle
inchieste di Maigret, ma non lo fu.
Quando arrivò Altieri, mi ricordo
che parlò del suo discorso di insediamento, in termini bombastici: Igor era
entusiasta di Altieri che avrebbe riportato il Classico allo splendore. Senza
voler essere Profeta di sventure, io dissentiii e glielo dissi, che
difficilmente un autore che basava tutta la sua produzione su thriller di
azione avrebbe potuto rinverdire i fasti di Dazieri, anche solo per una
caratteristica di ordine psicologico: Altieri quando approdò alla Mondadori era
conosciutissimo soprattutto in campo cinematografico, come scrittore di
sceneggiature . Sua per esempio era la sceneggiatura di Atto di Forza con
Schwarzenegger. Mentre Sandrone non aveva tutto il peso e la caratura
internazionale" di Altieri. Altieri era troppo pieno di sè, troppo
fiducioso nelle sue idee, per poter creare un altro periodo d'oro per il Giallo
classico.
Bisogna dire che la sua influenza
su tante opere e autori, che sicuramente fu osteggiata anche per invidia
oltreche per l'insistenza di chi non vedeva di buon occhio il genere classico
contrapposto ad altri più in voga intorno alla fine della prima decade del 21°
secolo, non era capitata per caso. Probabilmente taluni invidiavano la sua
posizione affermatasi con Magagnoli ed esplosa con Dazieri, scordando (ma forse
neanche lo sapevano) che Igor la sua brava gavetta l'aveva fatta tutta: era
stato scoperto da alcuni quando ancora alla Facoltà di Lettere di Torino, non
si era ancora laureato (tra questi proprio Magagnoli, che quando fu nominato
Direttore de Il Giallo Mondadori, lo volle con sè in Redazione), e poi era
stato tra i soci del "Club del Giallo" un'associazione di giallisti
diretta da Beppe Isnardi dal 1989 al 2002, di cui Il Foglio Giallo,
una fanzine prima e poi sito diretto da Vincenzo de Falco, che in tempi lontani
parlava di Giallo in Italia, era stato dal 1995 al 2002 il Bollettino Ufficiale
del "Club del Giallo": tra i soci, oltre lui, mi ricordo Giuseppina
La Ciura, lo stesso Isnardi, Tiziano Agnelli, il Prof. Umberto Bartocci,
Rosellini, Danila Comastri Montanari, Andrea Pinketts e moltissimi altri tra
cui come socio onorario, pure Paul Halter: anzi, proprio ne Il Club del
Giallo, furono pubblicati cinque racconti di Halter tradotti da Igor, di
cui però in rete non vi è più traccia.
Sotto la direzione di Altieri, per
un certo tempo sembrò che non accadesse nulla di sostanziale, ma invece
qualcosa stava cambiando: Igor era sempre più preoccupato, e anche se qua e là
uscivano sue traduzioni, lui cominciò a guardarsi in giro. Bisogna dire che la
sua posizione, rispetto agli altri traduttori e in primis rispetto a Boncompagni
era diversa e semmai molto simile a quella di Stefano Di Marino: loro due
vivevano solo di traduzioni (e Stefano anche di propri romanzi pubblicati da
Mondadori), mentre Boncompagni, la moglie (Marilena Caselli) e altri
traduttori, erano dei docenti, e quindi percepivano già lo stipendio statale, e
poi arrotondavano facendo traduzioni. Ma mentre Stefano dall'avvento di Altieri
trasse profitto, Igor e gli altri cominciarono a riscontrare che il Classico
era sempre più lontano dalle prospettive prima invocate. Per la qual cosa, si
cominciò a muoversi in altra maniera.
Ecco, non so, ma la coincidenza di
tempi e situazioni è singolare: non so cioè se la nascita della collana I
bassotti della Polillo, fu dovuta allo scollamento dai Gialli Classici da
parte della Mondadori o no, ma sicuramente la coincidenza è troppo stringente,
anche se I delitti di Praed Street uscì nel 2006 quando
ancora c'era Dazieri e nulla faceva presagire che avrebbe abbandonato i Gialli
per la letteratura d'infanzia. Però quando a Dazieri successero gli altri,
saltò lampante che qualcuno al di fuori della Mondadori (ma Polillo molti anni
prima era stato consulente della Mondadori per i Gialli) ancora credesse nei
Classici mentre altri si defilavano. Per cui Igor e lo stesso Boncompagni, che
già nella nascita dei Bassotti aveva avuto un peso non indifferente, fornendo
la base principale, cioè i testi originali su cui le varie uscite venivano
approntate, cominciarono a muoversi diversamente.
Nel 2006 mi ricordo che Igor alla
ricerca di fonti di guadagno, si avvicinò a Sonzogno e pubblicò assieme ad
altra traduttrice, Creme & Crimini: ricette deliziose e criminali di
Agatha Christie, un delizioso libro in grande formato con ricette di specialità
britanniche con tanto di magnifiche foto a cui Igor dava un contributo,
rievocando il passo nell'opera della Christie in cui si parlava di quella
specialità. Successivamente sempre per Sonzogno, Igor sempre assieme a Cristina
Pradella tradusse i manicaretti di Rex Stout che oltre che famoso scrittore e
inventore di Nero Wolfe era anche un famoso Gourmet: è un Manuale
Culinario dato alle stampe da Rex Stout nel 1973 e pubblicato nel novembre del
2007, per la prima volta in Italia.
Contemporaneamente Igor si muoveva a Milano, alal ricerca di altre occasioni.
Mi ricordo benissimo che Giuseppe Lippi di cui era grande amico, gli dette una
mano, ospitandolo più volte in casa sua (Igor non guidava e quando doveva
essere in redazione vi arrivava da Torino in treno). Per qualche tempo, Igor
curò la pagina delle uscite librarie, scrivendo anche delle critiche, per una
Rivista cartacea, ma dopo tre quattro uscite, la collaborazione finì. Quindi ci
fu Shake.
Quando Igor e Mauro si mossero
verso Shake Edizioni, penso che avessero pensato che le cose sarebbero potute
andare in un certo modo e in effetti i primi successi di vendita sembrarono dar
giustizia a queste previsioni: Shake era però una piccola casa editrice, nata
da una costola della sinistra extraparlamentare, che aveva la prima sede in un
celebre caseggiato di Milano dove si diceva che ad ogni piano si vendesse un
tipo di droga diverso. Mi ricordo che Igor parlava della porta blindata della
casa editrice, e dell'atmosfera opprimente quando andava lì. Non so come ci
fossero arrivati, forse tramite il traduttore G. Carlotti , forse tramite
altri: loro avevano la funzione di consulenti, la collana NNoir Selavy si
basava sul loro apporto, senza del quale non sarebbe potuta crescere..e infatti
poi si arrestò. La prima uscita, che fece scalpore, diciamolo pure, fu La
morte nel buio di Stanley Bishop, pseudonimo del musicista d'avanguardia,
George Antheil. Già dal 2007 Igor mi parlava di questo romanzo, un classico
vandiniano della Camera Chiusa, di cui nessuno sapeva nulla: io glielo trovai
con una ricerca su internet, in una Università Americana sotto forma di
microfilm, ma non fu questa la fonte che consentì la prima edizione italiana e
la prima da quasi ottant'anni: io penso che la copia base per la traduzione
l'avesse data Boncompagni, che è noto negli ambienti per essere un
collezionista di prime edizioni. A questo romanzo, pubblicato nel 2008, in
pieno avvento Altieri, seguirono altri molto molto interessanti: Le impronte
di Satana di Norman Berrow, Il Caso Marceau di Stephen Harry Keeler,
Omicidio nella quarta dimensione dello stesso autore, e un quinto
romanzo che non figura più nella collana, La faccia tagliata di Cameron
McCabe. Apro una parentesi per questo quinto romanzo che io posseggo nella
pubblicazione Shake introvabile: questo romanzo era in uscita presso sia
Shake che Polillo, ma Shake si assicurò i diritti un attimo prima per cui
Polillo rimase al palo. Per quello che so, in un secondo tempo, i diritti
furono ceduti da Shake a Polillo, e il romanzo uscì ne I Bassotti col titolo
"La ragazza tagliata nel montaggio". L'ultimo romanzo fu Omicidio
nella quarta dimensione, di Keeler, uscito nel gennaio 2011. Perchè la
collana si arrestò? Non credo per problemi economici, perchè Shake è una casa
editrice attiva sin dagli anni Ottanta, ma per i problemi di Igor.
Intorno al 2010, accaddero due cose
che ebbero purtroppo un effetto disastroso sulla sua carriera a Mondadori e
sulla sua vita: la mamma di accorse di avere un male incurabile e lui, al colmo
della sfortuna, una notte d'inverno, mentre era intento ad una traduzione,
muovendosi per casa inciampò in una stufetta, si fratturò un piede e da lì
cominciarono i suoi guai e infinite operazioni. Oltretutto in seguito a quello
sfortunato incidente, contrasse una rara neuropatia autoimmune, che si alimenta
dalla depressione: il fatto è che non riuscendo ad andare in redazione, senza
che si cercasse una via d'uscita, senza pensare che senza traduzioni la
situazione sarebbe precipitata, Igor fu fatto fuori dopo un po' di tempo da
Mondadori, nell'era Forte. Ecco, diciamo che fino almeno al suo malaugurato incidente, Igor era stato un po' la longa manus dei vari direttori succedutisi durante la sua permanenza in redazione, per quanto riguarda un Concorso storico come il Tedeschi: quello del "Premio Gran Giallo di Cattolica" assegnato al miglior racconto Noir o Mystery ( nell'ambito del "Mystfest", festival internazionale di cinematografia noir, nel periodo tra il 1981 e il 1999), il Festival Internazionale del Giallo e del Mistero". Per tantissimi anni, ha fatto parte della Commissione che valutava la qualità degli elaborati, e poi assegnava il riconoscimento ufficiale, assieme a Luciana Leon, a Pinketts, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Lucarelli e ad altri. Lui rappresentava la redazione del Giallo Mondadori che patrocinava assieme al Comune di Cattolica, il Premio, in quanto il racconto vincitore poi sarebbe stato pubblicato in appendice al Giallo Mondadori, almeno fino al 2009. Questo, prima della serie innumerevole di altri premi, che hanno allargato il ventaglio di vincitori pubblicabili sulla testa Mondadori, ma che hanno anche finito per diminuire l'importanza di una manifestazione che originariamente era la sola a presentare autori di racconti.
Devo dire di aver riscontrato anni
fa un giudizio errato nei suoi confronti, nato probabilmente sulla scorta che
essendo un lettore e collezionista soprattutto di letteratura mystery
impossibile, era visto come un personaggio fuori dal presente, ancorato al
passato: ma Igor non era questo. Era una persona onnivora, che leggeva e
traduceva di tutto, anche letteratura hardboiled: mi ricordo che uno degli
ultimi romanzi che tradusse fu addirittura uno Spillane.
Da allora son passati più di
quindici anni e Igor non ha tradotto più se non sporadicamente: anni fa per
esempio lo misi in contatto con John Pugmire di cui ero amico e che avrebbe
voluto che avessi tradotto per lui Il Mistero dell'Idrovolante di
Franco Vailati, la camera chiusa più famosa degli anni trenta in Italia. Io
non sentendomi all'altezza per la traduzione di quel romanzo molto tecnico, gli
proposi di affidare la traduzione a Igor, che contattai e convinsi: in verità
poi Igor rimase molto compiaciuto e altrettanto John.
Da alcuni anni, Igor molto attivo
su Facebook nei gruppi di GAD, è poi scomparso quando gli hanno dismesso
l'account. E da quel momento in poi, pur avendone un secondo in cui stava
scrivendo una storia del giallo dalle origini, è scomparso.
Amaramente devo constatare che è stato particolarmente sfortunato: oltre alle traversie personali e familiari del lontano passato, si sono aggiunte quelle di qualche anno fa. Infatti Igor sperava di rientrare alla Mondadori e aveva grandi speranze che lo avrebbero potuto aiutare a reinserirsi i suoi due più grandi estimatori, ossia Magagnoli e il suo amico Giuseppe Lippi, che però uno dopo l'altro son passati a miglior vita uno dopo l'altro. Perciò gli augurerei di entrare a far parte del corpus di qualche altra casa editrice più che la Mondadori.
E son sempre in attesa che
torni. E gli ritorni la voglia di conversare, e partecipare a discussioni.
Spero che legga questo mio
contributo, inteso a ricordarlo, a ricordarne l'opera, a ricordare come è stato
trattato, e cosa abbiamo perso dal suo allontanamento da Mondadori.
Ciao Igor
Pietro De
Palma