venerdì 18 marzo 2022

Hugh Austin : Non può essere omicidio! (It Couldn't Be Murder, 1935) - trad. Dario Pratesi. I Bassotti, Polillo, n.189, 2018

 

Della vita di Hugh Austin si sa poco o nulla.

Si sa che Hugh Austin Evans nacque nel 1903 in America e visse fino al 1964, a New York., e che sua moglie si chiamava Alice. Nient’altro.

Scrisse romanzi con due protagonisti principali: Peter Quint, Sergente della Squadra Omicidi; e William Sultan.

Del primo, furono pubblicati 5 romanzi dalla celebre casa editrice Doubleday:

It Couldn't Be Murder (1935)

Murder in Triplicate (1935)

Murder of a Matriarch (1936)

The Upside Down Murders (1937)

The Cock's Tail Murder (1938).

Altri romanzi sono:

Lilies for Madame, Doubleday 1938.

Drink the Green Water, Scribner 1948 (Wm Sultan )

The Milkmaids Millions, Scribner 1948 (Wm Sultan)

Death Has Seven Faces, Scribner 1949.

Il primo romanzo ebbe un buon successo e su questa scia , Austin ne scrisse altri quattro, tutti con lo stesso protagonista, il sergente della Squadra Omicidi Peter Quint.

Quint viene chiamato nel cuore della notte dal suo diretto superiore, per affidargli una indagine delicatissima: a casa di un famoso banchiere, è morta la moglie. A chiamare la polizia è stata l’infermiera cui la malata era affidata, perché i familiari le imputano la morte della loro congiunta per negligenza: in sostanza la accusano di essersi addormentata e quindi non aver potuto fronteggiare la crisi cardiaca della moglie del banchiere.

Peter Quint arriva a casa Haughton nel cuore della notte, alle 2.25. E trova Elizabeth Haughton morta. Ma capisce dal racconto dell’infermiera Mary O’Toole che qualcosa non quadra; e la prima ad accorgersene è stata lei. Il suo sonno che normalmente è sempre stato leggero, quella notte, proprio la notte in cui la sua assistita è morta, era stranamente pesante. Insomma a dirla breve, il suo caffè è stato drogato. Come ha fatto l’assassino a drogare il suo caffè? Lo ha fatto mentre la vittima mandava a chiamare l’infermiera per cacciare la gatta che si era intrufolata in camera sua, e che le provocava attacchi d’asma che nel suo stato di grave cardiopatia, potevano essere fatali. Evidentemente l’utilizzo della gatta da parte dell’omicida è un dato fondamentale, e fondamentale sarà anche l’uso dell’espediente tramite il quale l’assassino è riuscito ad intrappolare la gatta di notte, evitando che miagolasse. Dopo che l’infermiera si è addormentata, l’omicida ha ucciso la vittima cloroformizzandola, e lasciando aperta la finestra cosicchè i fumi evaporassero e si disperdessero via: il cloroformio era stato usato tempo prima per uccidere in maniera indolore i gattini appena nati della gatta, e poi riposto in cantina.

Ora proprio questo oggetto viene trovato in possesso di uno dei familiari della vittima. Ma ben presto, Quint, se inizialmente lo aveva inquadrato come il sospettato più probabile, deve ricredersi in occasione di un secondo omicidio, che accade nella stessa notte ma che viene scoperto nella mattina successiva: il capofamiglia Charles P. Haughton viene ritrovato morto, per avvelenamento da gas, nella sua stanza chiusa a chiave dal di dentro. In un primo tempo si pensa ad un malore, per fuoriuscita incauta di gas; poi  addirittura ad un suicidio, in quanto Edgar, fratello maggiore degli Haughton, sostiene che il fratello abbia ucciso la seconda moglie e si sia ucciso. Per quale motivo? Per potersi dedicare alla cognata, Cora Lanthrop, sorella di Elizabeth, anche lei presente in quella casa. Il figlio di lei, Vincent è innamorato e ricambiato della figlia di Charles, Catherine; mentre Ted, il fratello di Catherine è gentile e galante con Mary O’Toole, l’infermiera. Tutti abitano al primo piano della villa, mentre al secondo dimora la servitù, tra cui Wimitt (un maggiordomo che ha indole di dire bugie e “coprire altre persone”) e Marge Wilson (una cameriera che possiede nel suo armadio, abiti e scarpe di gran lusso e raffinatezza, insoliti nel suo caso). In base al fatto che l’infermiera, dal suo punto di vista, poteva vedere passare nel corridoio adiacente eventuali persone, si depennano per il secondo omicidio dal novero dei sospettati due dei sospettati più in vista fino a quel momento. Certo Quint deve ora scoprire chi possa avere ucciso Charles Haughton, che non aveva proprio voglia di uccidersi, come testimoniato da alcune carte trovate sul suo comodino, e da una finestra aperta in basso: se avesse davvero avuto voglia di uccidersi, avrebbe chiuso ermeticamente tutte le finestre.

Successivamente al secondo omicidio, ne avverrà un terzo: sarà il maggiordomo reticente, Wimitt, questa volta ad essere ucciso.

Quint, dopo avere scoperto odi e rancori in quella casa di parenti serpenti, e anche amori segreti e non rivelati, e dopo aver scoperto le manie ricattatorie della cameriera, riuscirà in un lungo finale, a indovinare chi possa essere l’omicida e ucciderlo mentre sta tentando di uccidere per la quarta volta.

Austin fu un narratore sicuramente influenzato dal fenomeno Van Dine e dai suoi epigoni, almeno per questo suo primo romanzo (ma sbilanciandomi, direi anche per i successivi: Murder of a Matriarch, assassinio di una matriarca, a me fa venire in mente, chiarissimo il riferimento al primo omicidio, quello della matriarca dei Greene). Lo testimoniano molti fattori, pur non essendoci nessun protagonista super acculturato, come invece nei primissimi romanzi di Ellery Queen, nei racconti di Rufus King, e ovviamente nei romanzi di Van Dine (Philo Vance): questo perché sostanzialmente il romanzo è del 1935, un’epoca in cui nei Mystery il protagonista con le fattezze e la cultura di Philo Vance già non c’è più:

innanzitutto i titoli che presentando sempre la parola Murder, seguono uno schema uguale, come peraltro per i titoli di Van Dine che presentano lo schema "The + Nome + Murder Case", per i primi 10 titoli di Ellery Queen quello "The + Aggettivo di nazionalità + nome + Mystery", per i primi sei casi di Anthony Abbot  "About + the +murder + of + nome", per i primi tre di C. Daly King  "Obelists + nome";

il protagonista, come per Abbot e Daly King, è un poliziotto;

nelle scene dei delitti, l’arrivo della polizia è testimoniato da un certo numero di poliziotti che perquisiscono la casa, che sono identificati con nome e cohnome e appaiono in più romanzi e questo avviene sia nei romanzi di Van Dine sia in quelli di Ellery Queen (almeno i primi, quelli con il Sergente Velie);

quando i poliziotti esaminano la scena del delitto, per raccogliere indizi, non tralasciano di utilizzare gli aspirapolveri. L’aspirapolvere, che è citato almeno in  almeno The Scarab Murder Case, come  elettrodomestico per le pulizie, viene usato nella stessa identica funzione citata nel romanzo di Austin, già prima, in altro romanzo di vandiniano per eccellenza, About the Murder of the Night Club Lady di Anthony Abbot, romanzo che è del 1931;

il fatto che l’assassinio si svolga nella casa di un soggetto appartenente al jet set cittadino, come già in molti dei primi romanzi di Ellery Queen o Van Dine;

il fatto che l’omicida prima inquadrato, poi depennato, venga di nuovo preso in esame e quindi fermato, come in The Siamese Twin Mystery di E. Queen (1933);

il ragionamento balistico della pallottola sparata, in occasione dell'omicidio del maggiordomo, si ritrova ne The Benson Murder Case (1926) di Van Dine.

la “Sfida al lettore”, che si trova qui, è una delle caratteristiche dei primi romanzi di Ellery Queen;

sempre mutuato dal primo dei romanzi di van Dine, è l’uso dei capitoli, con l’orario cui si riferisce.

Una cosa caratteristica del romanzo è la camera Chiusa: a questo proposito, devo rivendicare il fatto, che ben prima che fosse risolta, io scommettevo che la soluzione sarebbe potuta essere mutuata da altro romanzo, e in effetti così poi è avvenuto: il riferimento non è però a romanzi vandiniani, bensì ad altri..britannici. L’elemento caratterizzante è il rubinetto del gas per i caloriferi. L’uso di un rubinetto del gas in una camera chiusa, è precedente al romanzo di Austin e se ne trovano due esempi: il primo in The Three Taps del 1926 di Ronald Knox, e successivamente in Murder at the Women ‘s City Club di Quentin Patrick, 1932. Non posso dire a chi si riferisse, ma è logico che Knox fosse molto più famoso a quell’epoca di Quentin Patrick: al 1935, già cinque dei sei romanzi di Knox erano stati pubblicati, a differenza di Quentin Patrick che era ancora sconosciuto ( che oltretutto in America era stato pubblicato da una piccolissima casa editrice di Philadelphia, quella di Roland Swain, che qualche anno dopo fallì), anche se la descrizione della soluzione della camera chiusa col gas in Austin è quasi uguale a quella usata nel secondo romanzo di Quentin Patrick.

Il protagonista del romanzo, che risolve l’intricata vicenda in sole quarantotto ore, si ripeterà nel romanzo successivo risolvendo la vicenda in pochissimo tempo.

Lo stile è tutto sommato accettabile, anche se c’è un uso troppo ricorrente a dialoghi spesso con botta e risposta che alla lunga stancano, tanto più che il romanzo è ponderoso e che talvolta i dialoghi sono incentrati su particolari di poco conto che servono più che altro a sviare: oltre 291 pagine nell’edizione italiana, 301 in quella originale del 1935. Comunque sia, sono di parere opposto rispetto a quello di Nick Fuller che anni fa ha etichettato il romanzo come illeggibile, quasi neanche fosse “un mattone” tipo l’Oberman di Etienne Pivenne de Senancour: il romanzo è ottimo, molto articolato e complesso, in forma di diario, come La strana morte del signor Benson , e chiaramente è stato creato guardando ai fenomeni Van Dine ed Ellery Queen per fare cassetta, ma di questo non si può farne un dramma.  

Pietro De Palma

sabato 13 novembre 2021

Ngaio Marsh (con la collaborazione del Dot. Jellet) : The Nursing Home Murder, 1935

 


The Nursing Home Murder è un romanzo di Ngaio Marsh, del 1935, mai tradotto in Italia, se non in una veste alquanto accorciata, da Casini Editore, nella collana “I Gialli del Secolo”.  Cominciai a leggerlo anni fa, ma ben presto l’interesse scemò perché pensavo mancassero parecchie descrizioni, e chi conosce Ngaio March, scrittrice raffinatissima, sa che le descrizioni erano la sua arma vincente. E quindi, se le togli o le sfoltisci, riduci notevolmente l’impatto originario del plot.

Recentemente però ho ripreso a leggere il romanzo, nella veste originaria, in inglese, e ho potuto capire che quello che pensavo della pubblicazione Casini, era vero, ma fino ad un certo punto: è accorciato, ma poi non in maniera balzana, cosicchè almeno il fatto è citato in tutta la sua interezza, e talvolta anche letteralmente. E’ stato tolto tutto ciò che non atteneva al plot, e quindi in sostanza l’atmosfera. Ovviamente però, per farsi un’idea precisa, bisogna necessariamente leggere l’opera originale. Al di là di ciò, il romanzo è a mio parere, uno dei più interessanti in assoluto della scrittrice neozelandese, per svariati motivi, e per di più godette al tempo di grande popolarità, tant’è vero che Agatha Christie fece leggere questo romanzo da parte di uno dei suoi personaggi di Murder in Mesopotamia.

Sir Derek O’ Callaghan è il Ministro degli Interni. Sta per far approvare una legge contro gli anarchici, e da quando ha cominciato a sviluppare la sua azione contro di loro, ha ricevuto svariate minacce di morte. E’ duro ed energico, ma non è uno stinco di santo. Pur essendo sposato a Lady Cicely O’ Callaghan, quando ne ha la possibilità la cornifica. L’ultima delle sue vittime è la figlia di un vecchio amico di famiglia, Jane Harden, di famiglia nobile decaduta, che fa l’infermiera presso la clinica privata di Sir John Phillips, famoso chirurgo. L’ha abbindolata facendo credere di esserne innamorato, l’ha messa incinta e poi abbandonata. Per di più Phillips che le aveva chiesto di sposarla, questa volta veramente, si vede davanti una donna distrutta dalla vergogna di aver creduto al potente ministro e di passare per una ragazza facile che non è affatto, che lo sposerebbe anche ma che si trova in una situazione difficile.

Il caso vuole che durante una seduta al Parlamento in cui il governo nella persona del Ministro degli Interni sta illustrando il provvedimento contro gli anarchici, O’Callaghan si senta male e svenga per una appendicite che lui ha trascurato. E che venga portato presso la clinica del suo medico di famiglia che è Phillips, perché venga operato. Ma lì non operano solo Phillips che è il primario, e la Harden, ma anche l’infermiera Banks, accesa sostenitrice bolscevica,  il dottor Thoms (assistente di Phillips) e il dottor Roberts (anestesista) le cui simpatie politiche pare si indirizzino anch’esse verso i bolscevichi/anarchici, l’infermiera Graham, e Suor Marigold, che è la Superiora della Clinica di John Phillips. John Phillips vorrebbe che operasse il paziente altro chirurgo, mal la moglie di Callaghan vuole che se ne occupi lui. Così avviene che il Fato, proprio come in una tragedia greca, perché quella che avviene nella sala operatoria è una tragedia, metta di fronte colui che ha causato tanti mali, alla mercè di svariate persone che chi più chi meno avrebbero ottime ragioni per mandarlo all’altro mondo. Dopo che l’operazione è andata bene in sé, risolvendo l’ascesso dell’appendicite che ha provocato una peritonite, Sir Derek muore. Immediatemente si pensa che sia stato il cuore, e infatti durante l’operazione il dottor Roberts, separato dagli altri da un siparietto posto sul torace del paziente, aveva avvisato che il paziente stava rispondendo male e la pressione stava calando, e per questo era stata fatta un’iniezione di olio canforato. Ma su pressioni di Lady Cicely O’Callaghan, che si rivolge a Scotland Yard, il caso viene riaperto e viene autorizzata l’autopsia che scopre come il primo Ministro sia stato avvelenato con sedici centigrammi di Joscina, un anelgesico che Phillips  per esempio usa iniettare, nella dose di sette milligrammi, ai pazienti prima dell’operazione, per ridurre l’uso di morfina e altri analgesici. Il fatto è che non si capisce proprio come sedici centigrammi che è una dose enorme, la dose di un’intero tubetto formato da venti discoidi di Joscina, ognuno di sette milligrammi, più qualche altro discoide, sia andato a finire nel corpo di Sir Derek.

John Phillips è stato visto aprire un tubetto nuovo e togliere un discoide ( e infatti nel tubetto ve ne sono ancora 19)e somministrarlo sotto forma di iniezione ipodermica al malato; ma Phillips si era allontanato un attimo. E del resto c’è la storia di un secondo tubetto che lui dice fosse già vuoto, ma che può essere stato utilizzato assieme all’altro discoide. E qualcuno ha visto che usava troppa acqua distillata. Insomma Phillips è il principale sospettato, anche se non vi è nessuna prova che sia stato lui. E d’altronde durante l’operazione tre sono state le iniezioni fatte: quella di Phillips, che ha iniettato 7 milligrammi di joscina (dice lui!), quella dell’infermiera Banks ( di simpatie anarchiche) che ha usato una siringa ipodermica per iniettare olio canforato (visto che Roberts non fa più iniezioni da quando anni prima aveva provocato la morte di un paziente facendo una iniezione), e quella del dottor Thoms che ha iniettato tramite una grossa siringa gas gangrena antitossina concentrato. In sostanza, chiunque di questi tre può aver ucciso Callaghan. Poi c’è anche il comportamento sospetto della Harden, che pur non avendo praticato iniezioni, aveva esitato a dare la siringa con olio canforato, e poi successivamente era svenuta.

Alleyn, dovrà indagare, tra riunioni di bolscevichi e pedinamenti dei vari sospettati, e di altra gente, anche su altro medicamento a base di joscina, “Fulvitavolts”, propinato al malato da parte della sorella, Ruth O’Callaghan, preoccupata della salute del fratello (ma erede di un terzo  dei soldi del fratello!), ma preparato da un chimico, molto amico della signora, e al tempo stesso anche lui simpatizzante bolscevico: in sostanza, Alleyn sospetta che questa sostanza propinata prima dell’operazione, magari in grossa quantità, anche per un accidente, abbia poi potuto combinarsi con quella iniettata fino a provocare la morte del Ministro degli Interni. Il problema è tutto, dimostrare come una quantità spropositata di joscina sia stata propinata al paziente senza che nessuno se ne accorgesse, perché in sostanza tutti coloro che hanno operato, si scusano vicendevolmente, avendo visto ciò che gli altri facevano. Alla fine troverà l’assassino che ha ucciso tramite una procedura ingegnosissima e tramite un’arma assolutamente inusuale.

Il romanzo è estremamente interessante, direi che nella produzione di Marsh, è uno dei più interessanti in assoluto.


Che sia uno dei primi romanzi, lo testimonia il parco degli attori del dramma, che individua appunto la prima produzione di Ngaio Marsh. Come nei romanzi di A.Christie con Poirot, i primi romanzi sono distinguibili dagli altri perché vi si muove il Cap. Hastings che poi scompare nel prosieguo della produzione, ritornando solo alla fine con Sipario (ma vi sono anche alcuni romanzi distinti dagli altri per la presenza di Ariadne Oliver), e così come per es. la meravigliosa decade di Ellery Queen è distinta dal resto della sua produzione per la presenza costante, anche se solo nella prefazione, di J.J.McClure, così varie solo le figure di “spalla” prediletta di Roderick Alleyn: nei primi romanzi abbiamo Nigel Bathgate, suo amico giornalista (assieme alla sua fidanzata Angela North), che poi scompare per far spazio all’Ispettore Fox già presente nei primi ma più in sordina (appare per la prima volta in Enter a Murderer, il secondo romanzo), che caratterizza i romanzi successivi con la sua verve a tratti comica, e che rimanendo pur sempre, sfuma ad un certo punto, per far spazio  nel ruolo di spalla prediletta alla figura di Agatha Troy, moglie di Alleyn e pittrice. In sostanza abbiamo ( tenendo conto che in altri romanzi compaiono anche figure come i Sergenti Thompson e Bailey)

Romanzi con Nigel Bathgate: A Man Lay Dead; Enter a Murderer; The Nursing Home Murder; Death in Ecstasy; Artists in Crime; Death in a White Tie; Overture to Death; Surfeit of Lampreys; Final Curtain; Swing, Brother, Swing

Romanzi con Ispettore Fox: Enter a Murderer; The Nursing Home Murder; Death in Ecstasy; Artists in Crime; Overture to Death; Death at a Bar; Surfeit of Lampreys; Death and the Dancing Footman; Final Curtain; Swing, Brother, Swing; Opening Night; Scales of Justice; Off With His Head; False Scent; Hand in Glove; Dead Water; Clutch of Constables; Tied Up in Tinsel; Black As He’s Painted; Last Ditch; Grave Mistake; Light Thickens.

Romanzi con Agatha Troy : Artists in Crime; Death in a White Tie; Death and the Dancing Footman; Final Curtain; Swing, Brother, Swing; Spinsters in Jeopardy;  Hand in Glove; Dead Water; Tied Up in Tinsel; Black As He’s Painted; Last Ditch; Grave Mistake; Photo-finish.

Innanzitutto, il romanzo, data la sua particolarità, cioè la ricostruzione fedele di un’operazione, e gran parte del fascino del romanzo è dovuto proprio alla fedeltà dei passaggi chirurgici, fu scritto da Ngaio Marsh, ma con la collaborazione di Henry Jellet, famoso ginecologo irlandese del tempo poi Primario chirurgo ostetrico presso il Dipartimento di Salute della Nuova Zelanda e Ngaio Marsh era neozelandese (la cui collaborazione è attestata) e di Sir Hugh Acland. Di questa seconda collaborazione, non attestata come coautore, ne parla Joanne Drayton nel suo Ngaio Marsh : Her Life in Crime, Harper-Collins,2009 : “The Home Secretary, Sir Derek O’Callaghan, dies of a lethal dose of hyoscine administered on the operating table. Because she needed medical knowledge, Ngaio took on her only collaborator, Irish surgeon Dr Henry Jellett. She also consulted Sir Hugh Acland. Both men were her specialists while she was in hospital..” (pag.61). In sostanza nel 1934 a Ngaio era stato diagnosticato un cancro uterino, ed era stata operata nella divisione ginecologica dell’ospedale di Christchurch, in Nuova Zelanda, dove operavano i due chirurghi. Probabilmente fu operata da ambedue o solo da Jellet che lei chiamava “Papa Jellet”, in quanto amico del padre. Quindi si avvalse dei due chirurghi in sede di creazione della trama di un romanzo poliziesco sviluppato attorno ad un tavolo operatorio. Acland e Jellet furono poi interpellati, successivamente all’uscita del romanzo che fu immediatamente un successo, per mettere in scena un lavoro teatrale, dal titolo Exit Sir Derek , in cui si distinse Acland per la maniacale scrittura dei dettagli: l’operazione chirurgica simulata nel lavoro teatrale, a molti sembrò addirittura vera, tanto Acland aveva curato la parte. Exit Sir Derek fu rappresentato nel piccolo teatro della Università di Cambridge in Inghilterra, probabilmente nel 1937, quando ella visitò il Regno Unito.

Come si sa Ngaio Marsh fu famosa non soltanto in quanto scrittrice di successo ma anche e soprattutto come regista teatrale, anzi fu per la popolarità acquisita col Teatro che fu insignita del titolo di D. B.E. (Dame of British Empire). E il teatro in un modo o nell’altro entra in molti dei suoi romanzi. Anche in questo. Perché la Sala Operatoria viene spesso definita teatro (e del resto anticamente lo era, operando al centro i chirurghi e assistendo gli allievi dall’alto, come un palco attorniato e sormontato dai loggioni). Ma in questo caso la Sala Operatoria (con le antisale: quella della narcosi e quella dove ci si sterilizza e si ci veste prima dell’operazione), rimanda al proscenio e alla scena, e al parascenio del teatro classico. Teatro classico in cui primariamente di rappresentavano tragedie. E quale tragedia lo è più di questa, in cui in un Teatro operatorio recitano gli attori di una tragedia, il potente tiranno (il paziente operato) e chirurghi ed infermiere tutti con le loro motivazioni per odiarlo o sopprimerlo? Del resto lo si dice in un passo specifico del romanzo: nel Cap. III, c’è un dialogo tra Phillips e Jane Harden, e lei specificamente fa riferimento alla Tragedia, al Fato e alla Vendetta (Nemesis):

"Jane," said Phillips.
"Yes?"
"This--this is a queer business."
"Nemesis, perhaps," said Jane Harden.
"What do you mean?"
"Oh, nothing," she said drearily. "Only it is rather like a Greek play, don't
you think? 'Fate delivers our enemy into our hands."   “Strano affare dice Phillips. Nemesis, risponde Harden. Cosa intendi? Oh, niente, lei disse tristemente. Solo che è piuttosto come una Tragedia Greca, non ritieni? Il Fato consegna alle nostre mani il nostro nemico.


Altra caratteristica del romanzo sono le digressioni politiche frequenti, più presenti che in altri romanzi. Più che focalizzare l’attenzione del romanzo su una devianza malvagia del criminale, dell’assassino, The Nursing Home Murder, la focalizza sulle idee pretese deviate di una formazione politica, che proclama la sua avversione allo stato borghese e a chi ha causato la morte per malnutrizione di operai e sottoproletari urbani: gli anarchici. L’aver preso questo particolare soggetto politico ad esempio nel corso del romanzo, lo caratterizza come appartenente ad un altro tempo. Ci sono vari momenti in cui se ne parla. C’è per es. il domestico di Alleyn, Vassily che ne sa qualcosa:

Vassily," said Alleyn, "do you ever see anything of your disreputable pals--The Pan-Soviet Brotherhood, or whatever they were--nowadays?"
"No, sir. Not now am I such a foolish old rascal. I am one bite too shy."
"So I should hope, you old donkey. You don't happen to remember hearing any gossip about Nicholas Kakaroff?"
Vassily crossed himself lavishly from right to left. "Hospodi bozhe moy! He is one of the most worst of them," he said energetically. "A bad fellow. Before the Soviet he was young and anything but conserff-a-tiff. After the Soviet he was older and always up to no-good. The Soviet pleased him no better than the Romanoffs. So sometimes he was killing officials, and at last he has heated up Russia for himself too much, so has come to England"(Cap. VI). Questo Kakaroff è un gran furfante insomma. Da giovane era anrchico, ora che è vecchio è più anarchico di prima e vuole bene ai Bolscevichi quanto ne voleva ai Romanoff, cosicchè è dovuto scappare in Inghilterra.

I momenti più alti sono quando vendono interrogati l’infermiera Banks, e il chimico Sage. I discorsi appassionati dell’infermiera "Bolshie" Banks contro il capitalismo introducono un'ideologia malvagia, che è espressione di una convinzione contro lo status quo. Interrogata prima da Marigold, esclama: And for that reason he's the more devilish," announced Banks with remarkable venom. "He's done murderous things since he's been in office. Look at his Casual Labour Bill of last year. He's directly responsible for every death from under-nourishment that has occurred during the last ten months. He's the enemy of the proletariat. If I had my way he'd be treated as a common murderer or else as a homicidal maniac. He ought to be certified. There is insanity in his blood. Everybody knows his father was dotty. That's what I think of your Derek O'Callaghan with a title bought with blood- money," (cap.III). Interrogata da Alleyn, dirà: “You may stand there with a smile on your lips," she stormed, "but you won't smile for long. I know your type--the gentleman policeman--the latest development of the capitalist system. You've got where you are by influence while better men do bigger work for a slave's pittance. You'll go, and all others like you, when the Dawn breaks. You think I killed Derek O'Callaghan. I didn't, but I'll tell you this much--I should be proud--proud, do you hear, if I had” (Cap. IX)

Ma le invettive contro una società borghese destinata ad essere soppiantata dal proletariato, sono anche quelle del chimico Harold Sage, magari meno livide e rancorose:

As a matter of fact," continued Mr. Sage, "I must own I don't go as far as Comrade Kakaroff in the matter of O'Callaghan's death. Undoubtedly it is well he is gone. I realise that theoretically there is such a thing as justifiable extermination, but murder--as this may have been--no." (Cap. XIII). In sostanza Sage che è un giovane chimico comunista, protetto da Ruth O’Callaghan, e quindi in un certo senso ( non del tutto) vicino alle idee di Kakaroff, pur ammettendo che la morte di Callaghan è stato un regalo fatto alla classe operaia, per quello che lui le stava facendo, e che lo sterminio di massa dei nemici della classe operaia potrebbe essere condivisibile (in una situazione di rivoluzione), non altrettanto lo è l’omicidio.

Come si vede, Bolscevichi e anarchici non son la stessa cosa, e vengono distinti. L’infermiera Banks che è espressione del malcoltento popolare di una fascia sfruttata, si apparenta a Kakaroff, senza far distinzione tra comunismo e anarchia, mentre una distinzione di fondo c’è. In sostanza gli anarchici all’inizio vengono sfruttati in quanto forza anti zarista ma poi quando il potere è consolidato nelle mani dei Bolscevichi, gli anarchici con la loro forza nichilista, vengono tenuti lontani e perseguitati, perché rappresentano una minaccia allo status quo. Così in sostanza CCCP e Regno Unito, in quanto espressione di potere , dagli anarchici vengono avversati.


 

Altro punto interessante del romanzo è quello che riguarda la sterilizzazione dei deficienti, di coloro che hanno tare familiari e le ereditano. Il Dottor Roberts è un paladino della sterilizzazione se non dello sterminio dei deficienti. Ne parla egli stesso con Alleyn a casa sua:

There need not necessarily be any usual motive." Roberts hesitated and then spoke with more assurance than he had shown so far. "In suggesting this," he said, "I may be accused of mounting my special hobbyhorse. As you have seen, I am greatly interested in hereditary taints. In Sir Derek O'Callaghan's family there is such a taint. In his father, Sir Blake O'Callaghan, it appeared. I believe he suffered at times from suicidal mania. There has been a great deal of injudicious inbreeding. Mark you, I am perfectly well aware that the usual whole-hearted condemnation of inbreeding is to be revised in the light-- " He had lost all his nervousness. He lectured Alleyn roundly for ten minutes, getting highly excited. He quoted his own works and other authorities. He scolded the British public, in the person of one of their most distinguished policemen, for their criminal neglect of racial problems”

Del resto durante l’operazione il Dottor Thoms, ironizzando sugli studi dell’anestesista, e sulle presunte tare di Callaghan, aveva detto: "He's a striking-looking chap, isn't he?" he remarked lightly. "Curious head. What do you make of it, Roberts? You're a bit of a dog at that sort of  thing, aren't you? Read your book the other day. There's insanity somewhere in the racial makeup here, isn't there? Wasn't his old man bats?" Roberts looked scandalised. "That is so," he said stiffly, "but one would hardly expect to find evidence of racial insanity clearly denned in the facial structure, Mr. Thoms”. In sostanza dalla forma del cranio si sarebbe potuta ipotizzare una tara ereditaria nel Ministro degli Interni (Cap.IV)

E poi Alleyn commenta in separate sede: “It sounds reasonable enough, Fox, and certainly consistent with Roberts's character. With his views on eugenics he'd be sure to support sterilization. You don't need to be a Bolshie to see the sense of it, either”. (Cap.XV).

Il dottor Roberts è stato visto anche lui al Comizio di Kakaroff. Non si sa se anche lui sia un sovversivo, ma è sicuro che piuttosto egli sia andato lì perché probabilmente qualcuno ha assicurato sostegno alla sua crociata. Del resto la crociata di Roberts non nasce senza una causa scatenante che sono gli studi di Mendel sull’ereditarietà e sulla proposta di Galton e Pearson in Inghilterra che lo Stato dovesse vigilare sulla procreazione, impedendo quella di individui malati. Ora se è vero questo, non si ricorda una eugenetica bolscevica se non quella che si proponeva di eliminare le disuguaglianze del sistema capitalistico dando così libero sviluppo all’individuo in quanto tale. Quella che ricordiamo invece negli anni ’30 è una eugenetica nazionalsocialista, tesa a sterilizzare ( ordinata dal regime nazista il 14 luglio 1933) se non ad eliminare i diversi e i malati soprattutto di malattie genetiche in grado di corrompere la razza pura ariana. Quello che mi vien in mente è che quindi Ngaio Marsh, come un transfert, abbia riversato sugli anarchici la paternità di questa eugenetica folle, non potendo mettere alla berlina idee riferite al nazionalsocialismo che nel 1935 godeva di grandi simpatie in Inghilterra.

Le caratteristiche interessanti di questo romanzo non finiscono qui. Infatti c’è da parlare ancora di una cosa: il romanzo non è citato in nessun testo come un romanzo con delitto “impossibile”, eppure lo è. E’ già il secondo caso in cui, per romanzi di Ngaio Marsh, notiamo questa caratteristica. Ne avevo parlato già per il suo esordio, e in quel caso (Giochiamo all'assassino: A Man Lay Dead,1934) avevo menzionato il fatto che quel romanzo sarebbe potuto essere anche un Omidicio impossibile celato. Perché? Nel corso del romanzo, a un certo punto, si precisa che nessuna altra persona, dal di fuori, avrebbe potuto commettere l’omicidio di Rankin, perché la casa era stata isolata da una nevicata che aveva avvolto la campagna circostante, per più di congelata. Beh, anche qui abbiamo un omicidio impossibile celato, ancora di più. Mi spiego. Che a Marsh non interessasse essere ricordata come scrittrice di romanzi con delitti impossibili, lo aveva testimoniato quel primo romanzo, che aveva tutti i cardini canonici del delitto impossibile, anche se poi nessuno ne metteva in rilievo l’impossibilità o meglio, pur mettendola in rilievo, non la esaltava in quanto tale. In questo caso, mentre nel primo Ngaio sottolinea ad un certo punto che l’omicida era in casa anche se appariva impossibile la cosa, perché essa era circondata da neve per di più congelata, e in sostanza la casa è come un’isola attorniata dal mare (il riferimento è a Ten Little Niggers di Agatha Christie, di cinque anni dopo), qui Ngaio Marsh mai usa il termine “impossibilità”, anche se il romanzo ne reca in ogni dove le stigmate: tre iniezioni sono state fatte ma nessuna può avere ucciso il Ministro degli Interni e in teoria potrebbe avere assunto medicamenti contenenti joscina in quantità tale da legittimare la quantità accertata dopo autopsia ma questo si vede che non avviene: eppure son stati trovati 16 centigrammi di joscina nel suo corpo, una quantità tale a uccidere sicuramente un uomo (ne sarebbero ampiamente bastati 15). In che modo gli sono stati somministrati? Anche un neofita capirebbe che si sono tutti i presupposti perché si parli di omicidio impossibile, di avvelenamento impossibile, eppure.. Ngaio Marsh non ne parla. L’impossibilità di tale avvelenamento, che si risolve solo trovando l’arma usata, si rivela proprio alla fine del romanzo: in sostanza, in questo caso abbiamo un ribaltamento di quello che è un omicidio impossibile classico. Mentre nell’omicidio impossibile canonico (Wynne, Carr, Halter, Boileau. Vindy) abbiamo un delitto che viene definito impossibile sin dall’inizio, e che si risolverà solo spiegando come si sia potuto svolgere, e quindi associando la soluzione dell‘ Howdunnit all’assassino, qui abbiamo un delitto che mai viene definito impossibile, ma che si apparenta tale solo alla fine, quando scoprendone l’arma “impossibile” (una siringa di una speciale forma, con un pistone che si confonde facilmente con altra cosa), viene anche scoperto l’assassino. In altre parole il presupposto alla base della scoperta dell’omicida non sarebbe: l’omicida potrebbe essere X se l’impossibilità fosse Y, ma se l’impossibilità è Y l’omicida è sicuramente X perché solo lui potrebbe usare quell’arma.

 

Pietro De Palma