martedì 8 agosto 2017

Stuart Palmer – Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole (The Puzzle of the Pepper Tree, 1933 ) – trad. Igor Longo – Il Giallo Mondadori N. 2719 del 2001

Ogni anno aspetto l’estate per leggere finalmente in santa pace i miei adorati gialli.
Il primo libro di quest’anno è stato un Giallo Mondadori di sedici anni fa: Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole, di Stuart Palmer.
Di Palmer ho recensito un romanzo anni fa, un gran bel romanzo, ma senza personaggio fisso; eppure Palmer fu famoso soprattutto per la serie con una delle signorine omicidi, la zitellona Hildegarde Withers, maestra elementare di Manhattan, che  operava soprattutto in coppia con l’ispettore della Squadra Omicidi della Polizia di New York, Oscar Piper.  Per cui rimedio, presentando uno dei romanzi meno conosciuti, e meno pubblicati, Hildegarde Withers: Morte tra le nuvole.
E’ un romanzo del 1933, The Puzzle of the Pepper Tree, il terzo di una serie più lunga di quanto appaia vedendo le uscite italiane su wikipedia:
La serie con MISS HILDEGARDE WITHERS:
1931 • THE PENGUIN POOL MURDER (Brentano’s, NY)
1932 • MURDER ON WHEELS (Brentano’s, NY)
1932 • MURDER ON THE BLACKBOARD (Brentano’s, NY)
1933 • THE PUZZLE OF THE PEPPER TREE (Doubleday, NY)
1934 • THE PUZZLE OF THE SILVER PERSIAN (Doubleday, NY)
1936 • THE PUZZLE OF THE RED STALLION (Doubleday, NY)
1937 • THE PUZZLE OF THE BLUE BANDERILLA (Doubleday, NY)
1941 • THE PUZZLE OF THE HAPPY HOOLIGAN (Doubleday, NY)
1947 • THE RIDDLES OF HILDEGARDE WITHERS (short stories 1934-46; Jonathan Press, NY) • MISS WITHERS REGRETS (Doubleday, NY)
1949 • FOUR LOST LADIES (Mill, NY)
1950 • THE GREEN ACE (Mill, NY) • THE MONKEY MURDER (short stories 1939-47; Mercury Publications, NY)
1951 • NIPPED IN THE BUD (Mill, NY)
1954 • COLD POISON (Mill, NY)
1963 • PEOPLE VS. WITHERS AND MALONE/with Craig Rice (short stories 1950-63; Simon and Schuster, NY)
1969 • HILDEGARDE WITHERS MAKES THE SCENE/with Fletcher Flora (Random House, NY)
1981 • ONCE UPON A TRAIN AND OTHER STORIES/with Craig Rice, ed. Harold Straubing (Gold Penny Press, Canoga Park, CA)
2002 • HILDEGARDE WITHERS: UNCOLLECTED RIDDLES (Crippen & Landru Lost Classics)
Infatti, Palmer, influenzato come altri romanzieri da Van Dine, firmò oltre che suoi lavori, anche alcuni in collaborazione con Craig Rice (vd. mio lungo articolo sulla scrittrice statunitense), pubblicandone alcuni anche dopo che la scrittrice era morta; ma il caso volle che anche nel caso della sua morte, il suo romanzo ultimo, non finito: Hildegarde Withers Makes the Scene, lo fosse da parte di Flora Fletcher.
Il romanzo si svolge in uno scenario reale.
L’idrovolante Dragon Fly che fa rotta da Los Angeles all’isola di Catilina, porta a bordo nove persone: una di queste è Roswell Forrest, un cittadino coinvolto suo malgrado, in quanto dipendente, in una storia poco chiara di appalti cittadini e per questo deve comparire dinanzi ad una commissione cittadina: per questo motivo parecchia gente vorrebbe che non parlasse. Avrebbe dovuto prendere il battello per Catilina, ma arriva in ritardo e pertanto è costretto a prendere l’idrovolante. Gli altri compagni di viaggio sono un’avvenente bionda Phyllis la Fond (col suo cagnolino Mr Jones); due sposini in viaggio di nozze, i coniugi Deving; il comandante Narveson, che comanda un battello; Girard Tompkins, proprietario di una fabbrica di vasi; il famoso cineasta Ralph Tate e due suoi collaboratori George Weir e Tony Morgan.
Al comando dell’idrovolante Chick Madden e Lew French, piloti.
Durante il viaggio, Forrest si sente male, tanto che il pilota gli si siede vicino (perché c’è un posto vuoto) per rassicurarlo, ma invano. Infatti, arrivati a Catilina, i due piloti si accorgono che è morto.
Il tipo pare che soffrisse di cuore, e siccome non ci sono né ferite né escoriazioni la cosa più semplice da pensare è proprio che sia morto per attacco di cuore; e questa diagnosi si vorrebbe che il medico del posto James O Rourke assistito dall’infermiera Olive Smith, rilasciasse; e d’altronde lui è il primo che protende per tale ipotesi. Per sfortuna loro, a Catilina si trova per una vacanza, Miss Hildegarde Withers, zitellona impicciona ma geniale, che ha aiutato già a risolvere due casi di omicidio, l’ispettore Oscar Piper della Polizia di New York. Hildegarde che è una maestra di Manhattan che ha come hobby quello di trovare assassini, fiuta l’omicidio. Io avrei pensato come tutti ad un attacco di cuore, se mi fossi trovato lì: ma io sono io e lei è Miss Withers (è il suo sesto senso a farle dubitare del normale). Sarebbe troppo bello se un testimonio, inviso a politicanti corrotti e gangster, morisse di morte naturale. Pertanto la zitella chiede che se ne occupi il medico legale, e il coroner (in sua mancanza il capo della polizia Amos Britt). Nessuno le crede, tutti la bollano come una vecchia zitella impicciona, e solo una persona, Barney Kelsey, guardia del corpo di Forrest, che ha preso il battello tramite il quale è giunto a Catilina.
La zitella sospetta che qualcuno possa avere avvelenato il testimonio, ma non si sa con cosa: sarà stato il pilota? Oppure il cineasta che gli ha fatto bere qualcosa da una fiaschetta che porta sempre con sé? Ma entrambi sembrano essere al di là dei sospetti, nonostante la fiaschetta in realtà è davvero truccata, contenendo due bottigliette distinte, con due diversi tipi di Scotch: uno ottimo (che beve lui) ed uno scadente (che propone agli altri).
Nessuno le crede, e tra questi anche il medico che dovrebbe fare un’autopsia che non vuole fare. Fatto sta che mentre tutti sono andati a ballare al Casinò di Catilina, compresa Miss Hildegarde, qualcuno ruba il cadavere dall’ambulatorio di Rourke, e lo porta altrove tramite una carriola che poi si ritroverà in mare.
Da quel momento si scatena la caccia al cadavere, tanto più che un idraulico ha trovato in un collettore dei tubi di scarico dei bagni del Casinò, due pacchetti interi di gomme da masticare. Lei fa di tutto perché vengano analizzati, e successivamente si scopre che i chewin-gum, che non corrispondono alla marca della carta in cui sono incartati, sono impregnati da aconitina e digitale, in tale quantità da ammazzare un cavallo. Tuttavia il cadavere non si trova.
Lo cercano in acqua, sulla terraferma, rivoltano un campo da golf, sconvolgono un vecchio cimitero indiano, sondano una serie di canyon presenti nell’isola: addirittura durante una di queste perlustrazioni, Hildegarde accompagnata dalla sua vicina di stanza Phyllis, una ragazza ventenne che ha vissuto già troppo, e campa facendo la mantenuta, è sorpresa da una perturbazione.
La scomparsa del cadavere ha finito per spostare Britt dalla parte di Withers che è l’unica capace di trovare corpo e colpevole, tanto più che della morte si è impadronita la stampa e le autorità di polizia premono perché le indagini giungano a buon fine.
 
In questo turbillon di eventi, si inserisce Kelsey, che ha una condotta ambigua, tanto da insospettire Britt (ma non Hildegarde), e Patrick Mack, un tipo a metà tra politicante corrotto e gangster che sospetta la zitella, deve essere il mandante dell’omicidio, probabilmente lì per pagare il killer. Tenendolo d’occhio, Hildegarde viene in possesso di una busta contenente quindicimila dollari, il prezzo secondo lei dell’omicidio.
Affrontato Mack e messolo al muro, la zitella fa male i suoi conti e si ritrova bell e imbavagliata chiusa in un armadio della camera del gangster, in attesa di esalare l’ultimo respiro. La sua fortuna è che qualcun altro, il killer, non avendo ricevuto il compenso pattuito, uccida il gangster, simulando il suicidio: tuttavia il guanto di paraffina dà esito negativo sul cadavere, e del resto su nessuno dei dieci sospettati (piloti e viaggiatori) vengono trovate tracce di polvere da sparo (che supera anche i guanti di pelle e di gomma).
Tuttavia il killer, che agisce con un complice, verrà individuato da Hildegarde, sulla base di un tenue indizio, una cosa rivelatale da Phyllis, che nel frattempo si è innamorata di Kelsey (ricambiata), così come Olive del suo medico, non prima che il cadavere venga ritrovato dalla sagace Hildegarde, sotto un albero del pepe (Pepper Tree) che qualcuno di notte ha tolto dal terreno, non rimettendolo nell’esatta posizione iniziale, cioè con le fronde rivolte non verso il mare, così come è dopo. Hildegarde l’aveva, prima che accadesse la tragedia, ritratto su un album da disegno ed il raffronto tra le due posizioni della pianta rivela alla furba maestra una possibilità rivelatasi vera: tuttavia il corpo, in decomposizione e sfigurato dalla carica acida del terreno vulcanico dell’isola di Catilina, rivelerà consistenti tracce di veleno.
E sarà Oscar Piper, arrivato giusto per l’epilogo, a riuscire ad arrestare uno degli assassini, mentre tiene sotto tiro tutti i presenti (altri viaggiatori e poliziotti).
Ah, già. Me ne dimenticavo. Il cadavere non era di Forrest, perché Forrest è in realtà…
Questo lo lascio all’intuito del lettore. Io c’ero già arrivato, per intuizione. All’assassino, anzi agli assassini, no. In un certo senso gli assassini scendono dal cielo. Perché l’indizio che lega uno dei due al primo delitto, è molto sottile, ed nella rivelazione di Phyllis che aveva visto qualcuno durante il viaggio. Durante il romanzo ad uno dei due si guarda, perché aveva lasciato una certa traccia, ma poi il tutto era stato superato dalla convinzione che lui, proprio lui, non poteva essere l’assassino, mentre lo è. Il secondo assassinio, è più impossibile che il primo, perché l’escamotage usato dal killer è tale che egli svanisca, in un certo senso, perché le tracce lasciate dalla polvere da sparo non hanno potere sul collodio. Ora questo effetto francamente non so se sia stato inventato da Palmer oppure no: è vero però l’uso medico del collodio che in effetti forma una sottilissima pelle che aderisce alla pelle stessa, quanto unito all’olio di ricino.
Al di là di questo, il romanzo è godibilissimo: il merito è dato dalla scrittura, a metà tra l’ironico e il sarcastico, da una girandola di situazioni che fanno vibrare la storia, e dal plot strutturato in due delitti, che sono al limite del delitto impossibile. Infatti finchè non viene ipotizzato l’uso del chewingum come antinausea negli attacchi di mal d’aria, nessuno aveva capito come il delitto avesse potuto aver luogo. Il secondo è ancora più difficile da collegare, in quanto le informazioni sono tenute nascoste sino alla fine, sulla ex professione di uno dei due responsabili. In questo sicuramente Palmer non è leale nei confronti del lettore.
Però il primo omicidio è molto difficile da inquadrare in quanto la vittima aveva preso il volo perché in ritardo: in sostanza se è stato ucciso con premeditazione, come ha fatto l’omicida a sapere che in effetti Forrest, anzi lo pseudo Forrest avrebbe veramente preso quel volo? Questo è il punto, che poi viene risolto sempre alla fine.
Hildegarde Withers è un personaggio originalissimo che non ha eguali: Palmer disse che il soggetto l’aveva tratto dalla sua maestra elementare. La seguente è una specie di rivelazione sulle sue origini, in una lettera scritta a Fred Dannay nel 1949: “The origins of Miss Withers are nebulous. When I started Penguin Pool Murder (to be laid in the New York Aquarium as suggested by Powell Brentano then head of Brentano’s Publishers) I worked without an outline, and without much plan. But I decided to ring in a spinster schoolma’am as a minor character, for comedy relief. Believe it or not, I found her taking over. She had more meat on her bones than the cardboard characters who were supposed to carry the story. Finally almost in spite of myself and certainly in spite of Mr. Brentano, I threw the story into her lap. She was based to some extent on Fern Hackett, an English teacher in Baraboo High School who made my life miserable for two years. Once I came to get her permission to transfer to another class and she said okay, only she’d be lonesome and bored without our arguments; that I was the only student in the class whom she thought enough of to bother with. I think she started me as a writer. Fern was a horse-faced old girl, preposterously old-fashioned, fine old New England family run to seed, hipped on Thoreau and Emerson.”
Come personaggio, forse solo Miss Silver di Patricia Wentworth e Miss Marple di Agatha Christie le si avvicinano: però sono pur sempre persone dolci ed riservate, tipici tipi inglesi, non il tipo yankee di Hildegarde, impicciona, invadente e anche autoritaria. In questo non ha eguali nel panorama di detectives del tempo, imperniati quasi tutti sul personaggio di Philo Vance. Un altro vandiniano assai poco conosciuto e sconosciuto in Italia, Torrey Chanslor derivò probabilmente da H.Withers, The Beagle Sisters, Amanda e Lutie. Non ha nulla di Philo Vance questa maestra, e non ha neanche la cultura enciclopedica.
Gli unici due caratteri che indicano la derivazione di Palmer da Van Dine, sono: l’accoppiata detective dilettante-poliziotto, la struttura del titolo dei romanzi.
Hildegarde Withers e Oscar Piper, ripropongono l’osannata coppia Philo Vance-Markham, riportata anche da Ellery Queen (Ellery/Richard Queen), e variata da C.Daly King e Anthony Abbot nella sintesi delle due figure in una sola che è nel primo caso un Tenente di polizia, Michael Lord, e nel secondo addirittura un Commissario, Thatcher Colt.
Il titolo di alcuni romanzi, quelli dal 1933 al 1941, riprendono, variandolo, lo schema di Van Dine ( The + Nome identificativo che varia ogni volta + Murder + Case ), come aveva già fatto Ellery Queen (The + Nome e Aggettivo identificativi del romanzo + Mystery), e A. Abbot (About + The + Murder + of + Nome + Aggettivo identificativi del romanzo). Infatti lo schema del titolo di Palmer in una serie di quattro romanzi è : The + Puzzle + of + Nome (+ Aggettivo).
Il romanzo è interessante anche per altri motivi: innanzitutto per il mezzo usato. L’idrovolante fino ad allora non era stato utilizzato per commettervi un omicidio, anche se un aeroplano è il luogo dove, in alcuni romanzi anni ’30, può avvenire un omicidio: Delitto in  cielo (Death in the Clouds), di Agatha Christie, è del 1935; Il dramma della carlinga o Morirai a mezzogiorno (Obelists Fly High) di C. Daly King è del 1935; Il mistero dell’idrovolante, di Franco Vailati, è del 1935. In sostanza quindi il romanzo di Palmer parrebbe che sia stato il primo ad aver posto un assassinio in un aereo. Inoltre il romanzo ha affinità con altri:
per il cadavere che scompare, almeno con La dama della Morgue (The Lady in the Morgue, 1936)di Jonathan Latimer o con The Corpse Steps Out, del 1940 di Craig Rice;
per il luogo chiuso dove sono sedute delle persone, almeno tra i vandiniani, con l’Ellery Queen di The Roman Hat Mystery, 1929  o con il  F.G.Parke  di First Night Murder, 1931; oppure con il Carr di  The Black Spectacles, 1939
per il mezzo di trasporto, con altri scrittori vandiniani: Ellery Queen (The Tragedy of X, 1932: autobus; The Four of Hearts, 1938: aereo ) e Charles Daly King (The Obelists Fly High, già ricordato, ma anche Obelists at Sea, del 1932 in cui il delitto avviene su un nave, e Obelists en Route, 1934, in cui il delitto avviene su un treno); Rufus King (parecchi romanzi si svolgono su navi)
per la parola Puzzle nel titolo soprattutto coi romanzi ad enigma di Patrick Quentin degli anni 30’-40’ : Puzzle for Puppets,  A Puzzle for Fools, Puzzle for Players, Puzzle for Wantons etc..
Insomma, un romanzo che appaga sotto molti aspetti, non fosse altro per l’humour nero e i toni da commedia che pervadono lo storia, e che lo apparenta anche ad opere cinematografiche degli stessi anni, per es. Arsenico  e Vecchi Merletti di Frank Capra.

Pietro De Palma

martedì 1 agosto 2017

Pierre Boileau: Il Quadro maledetto (Le repos de bacchus, 1938) - trad. Aldo Albani - I Grandi Gialli Pagotto N.10 del 31 ottobre 1950





Il terzo dei grandi romanzi di Pierre Boileau è il mai dimenticato (ma in Italia sì), Le Repos de Bacchus del 1938 (tradotto in Italia, come Il Quadro maledetto nei Grandi Gialli Pagotto nel 1950: da allora nessuna traduzione da parte di altri).
Riportato in tutte le grandi serie di romanzi con Camere Chiuse, il romanzo propone 3 crimini impossibili: in sostanza una Camera Chiusa propriamente detta e due eventi impossibili.
Il romanzo, nella serie di Boileau, viene prima di Six crimes sans assassin, e questo ha la sua importanza, come vedremo.
André Brunel, l’investigatore risolvi enigma, non appare subito, ma solo dopo che i tre crimini impossibili sono già avvenuti: come in tanti romanzi di Agatha Christie, Brunel ricostruisce nella sua mente le modalità intercorse dei tre crimini, sulla base degli indizi e dei resoconti fornitigli.
In sostanza tutto si basa sulla collezione modesta in quantità ma eccezionale in qualità, che Gilbert de Moncelles, conte di Chaumigny, possiede: in gran parte quadri di pittori italiani: Lotto, Mantegna, Vivarini, Moroni e altri, tra cui il pezzo forte, Il riposo di Bacco di Leonardo da Vinci, quadro di eccezionale fattura pagato da lui, per sottrarlo all’acquisizione da parte dello stato italiano, un milione   e mezzo di franchi.
Il Conte ha destinato questi quadri su una parete di una stanza, mentre sull’opposta si aprono tre finestre che danno luce alla stanza; sui lati corti ci sono: l’entrata su uno e un caminetto sull’altra.
La collezione è la passione del conte: ogni sera fa mettere la poltrona davanti ad un diverso quadro, per poterlo ammirare nelle sue sfumature. Ovviamente il suo quadro preferito è Il riposo di Bacco
Il conte, anche per legittimo orgoglio, ha sempre permesso ai visitatori di ammirare le sue opere, e la vita nel castello è regolata in modo che due dei servitori, Auguste e Manuel siano a disposizione dei visitatori: uno controlla il passaggio, l’altro fa da cicerone e accompagna il visitatore nella visita che dura 40 minuti.
Un bel giorno arriva un tale Bras Roulé al castello. Vuole vistare la galleria, ma il lettore sa già quale sia il suo scopo: è di genere truffaldino. Ma quando lui getta la maschera, vediamo che ancor più criminale: infatti Roulè, spostatosi nella visita alle tele, dietro a Manuel, lo colpisce con una piccola mazza di piombo, fracassandogli il cranio e ferendolo mortalmente. Poi si mette all’opera, e quando sedici minuti dopo, Manuel riesce a dare, pur ferito gravemente, l’allarme e Roulè viene accerchiato e catturato dai servitori del conte, come indica lo stesso Manuel prima di morire, al conte esterefatto, Il Riposo di Bacco è sparito. Lo cercano ogni dove, ma non lo trovano. Perfino qualcuno si spinge ad ipotizzare nascondigli segreti. Persino un funzionario di polizia, dopo che è accorsa, si spinge a ipotizzare dei doppi fondi in alcuni quadri più grandi tali che una tela di 50x70 possa essere stata nascosta in una di esse. Macchè: non si trova e basta!
A distanza di una settimana mentre il conte non si da pace, un altro fatto inspiegabile accade: un uomo assale un poliziotto che è stato messo di ronda di guardia al castello, nel parco, lo immobilizza e mentre egli è ben immobilizzato e legato come un salame, l’uomo va ne cortile del castello e dopo meno di un minuto riappare con un involto piatto avvolto in tela cerata, sicuramente il quadro. Anche in questo caso l’allarme viene dato prima di quanto il malfattore si aspetti e così, spinto dai gendarmi verso l’alto muro di cinta e verso il cancello dalle alte sbarre, egli non avrebbe alcuna possibilità di fuggire; senonchè di fronte agli sbalorditi agenti, il quadro appare miracolosamente in men che non si dica, dall’altra parte del cancello e così il fuggitivo, senza che egli sia stato visto scavalcare muro o cancello.
Dopo sei mesi si celebra il processo a carico del ladro e assassino Bras Roulé che si è sempre rifiutato categoricamente di parlare, ed egli viene condannato a morte. Una volta messogli la camicia di forza, incatenato e portato nel carrozzone carcerario, che lo condurrà nella prigione dove poi avverrà l’esecuzione, egli non arriverà mai a destinazione perché… il cellulare, condotto da uomini estremamente fidati, dopo il rituale colpo di clacson che annuncia al guardiano l’arrivo, dopo che egli si precipita dopo un minuto, ad aprire il cancello, il cellulare è scomparso. Come è stato possibile? In meno di un minuto non può scomparire nulla e ancor meno un grosso cellulare, con dieci celle, cinque per lato, con un agente armato, e l’autista, tutti e due di provata fede ed esperienza. Si pensa ad allucinazione del guardiano. Ma il colpo di clacson l’ha sentito anche il direttore del penitenziario, e per di più dopo indagine accurata della polizia, fino al ponte a schiena d’asino, che porta dalla lunga via che va dal palazzo di giustizia, alla prigione, tutti gli esercenti dei negozi lì vicino, e anche il piantone della caserma, affermano che un cellulare è passato, ad una determinata ora su cui tutti sono precisi e concordi, che esso per poco non ha fatto incidente con un’auto ma che poi esso ha continuato a procedere spedito verso la prigione, solo che..alla prigione non è mai arrivato.
Si giunge persino ad ipotizzare che una grande gru abbia potuto arpionare il mezzo, da una fabbrica posta esattamente di fronte alla prigione, e portarla dentro la fabbrica: ma poi i duecento operai se ne sarebbero pure accorti e allora…
Insomma nessuno riesce a trovare cellulare, uomini e il condannato a morte, né spiegare come sia potuto accadere.
A questo punto accade che Brunel torni a Parigi da un precedente viaggio, e il conte, non essendo la polizia riuscita a venire a capo del tutto, gli si rivolge. Fatto sta che proprio dopo che Brunel ha accettato di occuparsi della cosa, un tale uomo si presenti dal conte e dopo neanche tanti convenevoli gli dice di essere il capo della banda che compiuto i tre fati inspiegabili e come volevasi dimostrare gli offre di restituirgli la tela di Leonardo da Vinci a patto che il conte versi il riscatto di un milione di franchi, in un posto isolato della campagna, detto Il Calvario, per l’esistenza di una grande croce, il giorno dopo.
Sempre il giorno dopo, Brunel appena arrivato dal conte, prima che si sia fatto un’idea del tutto, viene fatto oggetto di un attentato: da un’auto in corsa, affiancatasi alla loro, parte uno sparo e Brunel viene gravemente ferito ad una ascella: solo per un caso non viene ucciso. La sera stessa, il conte dovrebbe versare il riscatto per riavere il suo Leonardo, e ancora sperava di poter non pagare se Brunel fosse riuscito a spiegare il tutto ma ora…
Eppure Brunel, con supremo atto di volontà, pur febbricitante, si fa rinchiudere nella galleria con una tela insignificante pressochè delle stesse misure di quella trafugata, e lì nei sedici minuti calcolati dal momento in cui Brunel si è chiuso nella galleria, come si chiuse nella galleria, Bras Roulé, avviene ancora una volta una sparizione impossibile: la tela scompare dal muro. Ancora una volta non si sa come essa sia potuta uscire: la porta era bloccata, le finestre sono nello stato come furono trovate sei mesi prima dopo la prima sparizione, bloccate dall’interno, e nel camino scoppiettante, la canna fumaria è troppo stretta. Eppure il quadro è scomparso e Brunel spiegherà come sia potuto accadere: una Camera Chiusa infernale.
E spiegherà anche il fatto inspiegabile del parco, e ancor di più la sparizione del cellulare.
E’ bene dirlo che Pierre Boileau prende in giro il lettore nei tre casi, perché, ovviamente, ci troviamo a tre abili messinscene: in tutti e tre i casi, si è attuata un abilissimo inganno, e almeno nei primi due fatti, sparizione del quadro, e sparizione dell’uomo da un posto e comparsa in altro (una sorta di bislocazione) il tutto è stato possibile con un’identico trucco: in sostanza il secondo mette Brunel nella condizione di ipotizzare il primo, più complesso. A volerla dire tutta, il trucco fa uso del raddoppio del suo elemento fondamentale.
Non avete capito. Sì lo so, ma svelare l’arcano non posso. Dico solo che Boileau inganna il lettore in maniera molto molto sottile. Non si tratta di nascondere un dato: no, i dati ci sono tutti. Boileau inganna il lettore, facendo uso della psicologia applicata: in sostanza chiunque al posto degli attori del dramma, una volta scoperta la sparizione del quadro, si sarebbe comportato alla stessa maniera. Anch’io beninteso, perché…
Nella soluzione c’è tutto il celebre enunciato sherlockiano: Quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verita' (Il segno dei Quattro). Boileau amplifica e codifica il celebre enunciato, dividendolo in una triplice azione: Separare accuratamente il possibile dall’impossibile; escludere l’impossibile; concludere con gli elementi che rimangono (pag.72).
L’improbabile sherlockiano che è uguale all’elemento che rimane in Boileau, è il principio per cui tutti noi saremmo stati ingannati qualora ci fossimo trovati in simili condizioni.
La sottigliezza e la genialità della soluzione della Camera Chiusa (è la variante in cui scompare qualcosa da una stanza sigillata, come La coppa del cavaliere di Carter Dickson o La Spada del vescovo di Norman Berrow), contempla sia lo spazio ovviamente che il tempo quando il quadro viene ritrovato. Perché mai il ricattatore che fa rubare il quadro, invece di proporlo subito, fa passare sei mesi? Questo tempo dilatato, entra di forza nella soluzione, perché ha la sua importanza. E in questo caso spazio e tempo riguardano espressamente il furto e la ricomparsa sei mesi dopo. Se infatti il quadro venisse proposto l’indomani e dopo un tempo relativo, potrebbe accadere che ….

Pietro De Palma



martedì 11 luglio 2017

Pierre Boileau-Thomas Narcejac : Sans Atout e l'aggressore invisibile (L'Aggresseur invisible,1984) - trad. Gilda Piersanti - Il Giallo per ragazzi, Mondadori, 1990


Seconda puntata sulla serie per ragazzi di Boileau-Narcejac, che poi tanto per ragazzi non mi sembra, semmai fu il tentativo di cavalcare quell'onda degli anni ottanta in cui c'era una scoperta delle letteratura "juvenile" come la chiamano in America.
Questo, rispetto a quello che ho analizzato qualcvhe giorno fa, è ancora più da adulti, presentando un plot di tutto rispetto, con due vittime, e colpi di scena a volontà. Dei romanzi scritti, mi pare forse il migliore, ed è legato persino per una certa cosa, ad un romanzo di molti anni prima di Pierre Boileau, pur differenziandosi nella trama, resa più accattivante dalal partecipazione di Narcejac, ritengo.
Questa volta Sans Atout, a causa della sua bronchite, avendo il suo medico detto ai suoi genitori che abbisogna di un periodo di riposo e di ossigenazione, sta accompagnando il padre all'Isola di Oleron, sull'Oceano Atlantico, al Castello di Bugeay (il posto è reale, il castello no. almeno un castello che si chiami così). In sostanza Raoul Chalmont, il figlio di Roland Chalmont, proprietario di quel castello, ex compagno di studi dell'Avvocato Robion, padre di François (Sans Atout), vi si è rivolto perchè risolva un mistero: il nonno di Raoul è stato assassinato misteriosamente un anno prima, e da allora girano voci su un apparizione nelle sale del castello, cosa che sta mandando alla malora gli affari di Raoul convinto di poter alleggerire le spese di gestione del castello, trasformandolo in un albergo.
Del resto quest'atmosfera sinistra, influenza persino il giovane François, il quale nel mezzo della notte sente come la presenza di qualcuno, ma è troppo spaventato per vedere in giro cosa sia, anzi si raggomitola sotto le coperte, salvo suonare il campanello e far accorrere il maggiordomo, il vecchio Simon, il quale dopo aver bussato, rassicura il giovane sull'infondatezza delle voci e delle dicerie.
Il padre, ha cominciato ad investigare e si è rivolto al commissario che ha gestito la cosa all'epoca dell'assassinio, non riuscendo però a trovare significativi indizi: il vecchio è stato assassinato ma in condizioni impossibili: qualcuno lo ha ucciso sfondandogli il cranio, ma l'oggetto non è stato trovato. E neanche l'assassino, visto che nel brevissimo intervallo di tempo tra il grido e la scoperta dell'assassinio, nessuno è stato visto scappare, e del resto le tre vie erano presidiate: Simon al piano superiore, Raoul a quello inferiore assieme ad un cugino del padre, Georges Durban, Roland passeggiava nel parco. E cosa ancora più pazzesca, l'unica via possibile sarebbe stata quella del parco, perchè la finestra è stata trovata aperta: ma se qualcuno fosse salito arrampicandosi sull'edera che è abbarbicata al muro, e poi sceso per la stessa strada, sarebbero state trovate tracce, foglie strappate, danni al fusto, impronte. Ed invece...nulla.
L'avvocato Robion comincia a sospettare che sia uno dei presenti in quel momento: ma come avrebbe fatto? Del resto dalle testimonianze non emerge nulla di interessante: Simon è stato quello che ha scoperto la vittima, ed è sempre stato molto devoto al vecchio, avendolo quello cresciuto in quanto il ragazzo era in sostanza un trovatello; Raoul era al piano di sotto in compagnia del cugino, Roland era nel parco: Roland è quello che al tempo aveva pessimi rapporti col padre, per via della gestione del castello: il vecchio voleva vendere il castello ad un compraore esterno, ma Roland vi si opponeva. Dopo la morte del vecchio, Roland si è rinchiuso in se stesso, sta ore ed ore chiuso nella sua ala, a forgiare soldatini e ricostruire le fasi della battaglia di Verdun, con precisione e cura maniacale, rifiutando di vedere anima viva, come se fosse roso dal rimorso, o comunque dal dolore per la perdita del padre, al quale era molto attaccato.
Al castello padre e figlio hanno trovato pochi villeggianti: una coppia e Alfred Nourey, un riccone. E' lui colui al quale il padre stava per vendere il castello? E' lui a diffondere storie sulla presunta infestazione del castello.
Se tuttavia Simon fa di tutto per ridimensionarle, qualcosa in effetti accade: l'auto della coppia di villeggianti viene ritrovata piena di letame, cosa che non si riesce a capire da dove venga, non essendoci nessuno nei paraggi che ne abbia in quantità; inoltre Sans Atout, rinviene per caso nella sua valigia, volendo prendere un paio di calzini, un piccola croce, con un elmo attaccato, una croce con due lettere incise S A, che prima non c'era. Ha saputo da Nourey che anche lui ha trovato dei sassolini che prima non c'erano nella sua stanza, e i sassolini sono il primo indizio di un Poltergeist.
Sans Atout si rivolge a Simon che gli presta ascolto, anzi lo introduce nelle stanze del vecchio Roland, e in un cassetto trovano centinaia di quelle croci.
Sans Atout non sa che pesci pigliare: sospetta di tutti. Sospetterebbe anche di Simon , che poi cosa c'entrerebbe col resto? Ma sospetta innanzitutto di Roland e di Raoul. Anche di Durban , ma soprattutto di Nourey, il cui gioco non sta capendo. Ovviamente il più sospettabile è Roland, perchè ammesso che fosse effettivamente nel parco, avrebbe dovuto vedere l'assassino che invece non ha visto. Eppure ad un certo punto anche Roland viene trovato morto, ucciso da un colpo di pistola, ma la pistola non si trova, quindi non è suicidio ma omicidio. Eppure anche in questo caso nessuno avrebbe potuto farlo, perchè apparentemente gli altri presenti nel castello erano altrove: la vittima è stata trovata nel museo, con le sue centinaia di piccole croci sparse attorno, vestito, come se aspettasse qualcuno. Qualcuno deve essere venuto dall'esterno, ma mancano le prove che ciò sia avvenuto.
L'Avvocato Robion scoprirà l'astuto colpevole, con l'aiuto del figlio, dopo aver saputo dell'avventura del figlio e della presenza di qualcuno nella sua stanza, poi fuggito prima dell'arrivo di Simon.
Il romanzo è scritto meravigliosamente, tenendo presente che è rivolto precipuamente ad un pubblico adolescenziale: quindi castelli e fantasmi. Ma emerge anche forse il tentativo di raccogliere altri lettori, perchè la trama ricca di colpi di scena, è contorta e "nera" quanto basta: vi sono due vittime, morte in situazioni impossibili. Ed un'atmosfera palpabile, densa. I sospettati ci sono, ma i moventi no. E' proprio la mancanza di moventi in sostanza a spingere il padre di François a cercare una soluzione alternativa che spieghi e ricostruisca le due morti. In sostanza la prima è stata un assassinio non premeditato, se vogliamo l'aggravamento di un'aggressione precedente; la seconda è stata un suicidio, ma resa omicidio dalla sparizione dell'arma. Perchè l'assassino abbia voluto simulare un altro assassinio, è il tentativo di ampliare le voci di un'infestazione sovrannaturale.
Anche qui, anche in questa mancanza di moventi e quindi nell'impossibilità di sondare psicologicamente le personalità dei vari attori del dramma, si attua quella che è la caratteristica del romanzo francese ad enigma: proporre un problema insolubile, risolto il quale l'assassino non può che essere una determinata persona. In sostanza il Mystery francese è l'opposto di quello anglosassone: lì il mistero si risolve, solo inquadrando l'omicida e analizzando i moventi e gli alibi; qui si scopre l'assassino, risolvendo prima il puzzle. E' un po' una sorta di rivincita sciovinista contro gli amici-nemici "cugini" inglesi: non era stato forse Maurice Leblanc il primo a ridicolizzare il metodo deduttivo anglosassone, opponendo a Sherlock Holmes il suo Arsene Lupin, in Arsene Lupin contro Herlock Sholmes?
Il romanzo ha ancora altre attrattive, prima fra tutte quelle di riutilizzare una idea geniale già maturata molti anni prima in un capolavoro di Pierre Boileau, analizzato già in questo blog: L'assassino invisibile (L’assassin vient les mains vides, 1945):

 http://lamortesaleggere.myblog.it/2015/04/08/pierre-boileau-lassassino-invisibile-lassassin-vient-les-mains-vides-1945-trad-aldo-albani-i-grandi-gialli-pagotto-n15-anno-iii-milano-1951/

non solo riutilizza una stessa idea, ma anche personaggi presenti in quel romanzo di trent'anni prima: Simon, il maggiordomo devotissimo al padrone in L'Invisible aggresseur che accorre all'omicidio del vecchio in pantofole e vestaglia, fa da pendant con il Simon in L’assassin vient les mains vides, devotissimo alla vecchia zia brutalmente assassinata, perchè da loro allevati quando erano in tenera età. Tutto il resto cambia. E devo dire anche in meglio, visto che qui l'atmosfera è maggiormente densa di quel romanzo precedente.
Inoltre un'altro motivo di interesse è dato dalla strana forma di racconto: in sostanza, il romanzo è scritto in forma di diario, nella forma colloquiale di una seie di lettere che François scrive al suo amico Pierre, per alleviare la solitudine, parlandogli in tempo reale di quello che sta facendo, delle cose che gli accadono, e infine della soluzione del padre
L'escamotage stilistico non è male, perchè in certo qual modo assicura una certa tensione nello svolgimento della storia. Ed è anche la prima volta che un romanzo epistolare non mi annoi, dopo che anni fa, cercai, nelle mie estati di ventenne appassionato di letture romantiche, di leggere l'Oberman di Etienne Pivert de Sénancour, non riuscendolo a finire.
L'assassino non è casuale, ma è il meno probabile, anche se il suo movente visto da una certa ottica, è il più forte di tutti. In più il romanzo, è molto classico in quanto l'assassino non cala dal cielo ma è sempre presente nella storia, ed un certo suo comportamento agli inizi dell'indagine del padre indirizzerà alla soluzione finale: in questo, la componente psicologica fa il suo capolino. L'investigatore capendo come l'assassino si sia comportato in altra circostanza , lo inchioda sulla sua caratteristica principe: la mimesi, che gli ha consentito di farla franca un anno prima, e che gli consentirebbe di rifarla franca, se l'avvocato Robion non lo inchiodasse scoprendo la sua capacità camaleontica di mimetizzarsi, e di cambiare personalità e modi di fare all'occorrenza.
Siccome il romanzo prende molto dal primo ed in sostanza utilizza l'escamotage narrativo del romanzo di trant'anni prima, ed essendo questo molto difficile a trovarsi, ritengo che sarebbe per il lettore italiano il caso di verificare se vi sia la possibilità di reperire questo romanzo con Sans Atout, in quanto trattasi ancora di un eccellente romanzo.
Me ne aveva già anticipata la qualità due anni fa, il noto critico ed editore amerciano John Pugmire, un mio buon conoscente, il quale dopo aver letto il mio articolo in inglese (traduzione di quello già in italiano) sul mio blog in lingua inglese, su L’assassin vient les mains vides, mi aveva scritto:
Dear Pietro,
                    I thought there was something familiar about your description, so I looked up my copy of l'Invisible Aggresseur by Boileau-Narcejac, and it's the same story.
l'Assassin Vient les Mains Vides was Boileau's earlier version which was never published in book form. Your analysis nevertheless applies and is very good, as usual.

Un motivo in più per cercarlo, mi pare.

Pietro De Palma

lunedì 3 luglio 2017

Pierre Boileau - Thomas Narcejac : Sans Atout e l'uomo con la daga (Sans Atout contre l’homme à la dague, 1971) - trad. Gilda Piersanti - Il Giallo per ragazzi, N.10, Mondadori, 1990





Taluni sapranno di quell’eccezionale infornata di romanzi per ragazzi, Il Giallo dei ragazzi, che negli anni ’70 e ‘80 , Mondadori pubblicò : erano in sostanza volumi di Nancy Drew (romanzi degli anni ’30 firmati Carolyn Keene, pseudonimo sotto il quale si celavano vari autori, primo fra ttutti Mildred Benson, autrice di 23 dei 30 volumi), Hardy Boys ( creati da Edward Stratemayer) e I 3 Investigatori (romanzi degli anni ’60, scritti da Robert Arthur). Ma pochi sanno che, negli anni 90, Mondadori ritentò la formula vincente (Le tre serie si erano tradotte in un grande successo commerciale) presentando le opere destinate ad un pubblico adolescenziale di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, in una nuova serie, assolutamente ignorata sia su Wikipedia sia su Blog dedicati a tali romanzi per ragazzi.
Erano romanzi  aventi come protagonista quel Sans Atout cui Pierre Boileau già nel 1949 aveva dedicato un suo romanzo : Sans Atout en danger, tradotto da Pagotto come « L’ultimo proiettile ».
La serie comprendeva :

 1990 - Sans Atout e il cavallo fantasma Giallo ragazzi Mondadori n°9
 1990 - Sans Atout e l'uomo con la daga Giallo ragazzi Mondadori n°10
 1990 - Sans Atout e le pistole rubate Giallo ragazzi Mondadori n°11
 1990 - Sans Atout in bocca al lupo Giallo ragazzi Mondadori n°12
 1990 - Sans Atout e l'aggressore invisibile Giallo ragazzi Mondadori n°13
 1990 - Sans Atout e una strana scomparsa Giallo ragazzi Mondadori n°14
 1990 - Sans Atout e il cadavere misterioso Giallo ragazzi Mondadori n°15

Ma non esauriva tutti i titoli, giacchè nel 1993, in una nuova serie chiamata Giallo Junior, Mondadori ripubblicava in unico volume due avventure di Sans Atout, Sans Atout e il cavallo fantasma e Sans Atout e l'uomo con la daga, pubblicate precedentemente nell’altra serie, ma aggiungeva  anche una delle due opere senza personaggio fisso, La Canzone della paura (La Mélodie de la Peur).
In realtà la serie completa dei due romanzieri francesi comprendeva anche un ottavo romanzo, rimasto inedito in Italia, perché pubblicato in Francia  allorquando la serie italiana dei precedenti romanzi era già in uscita (1990) ? oppure quest’ottavo romanzo non fu pubblicato perché la coppia non era più tale, in quanto Boileau era scomparso da un anno? Non lo. Il romanzo in questione è Sans Atout, la vengeance de la mouche, come si evince dall’elenco dei titoli in francese:

Sans Atout et le cheval fantome, Paris, Rageot, 1971
Sans Atout contre l’homme à la dague, Paris, Rageot, 1971
Les Pistolets de Sans Atout, Paris, Rageot, 1973
Sans Atout dans la gueule du loup, Paris, Rageot, 1984
Sans Atout, l’invisible aggresseur, Paris, Rageot, 1984
Sans Atout, una étrange disparition, Paris, Rageot, 1985
Sans Atout, le cadaver fait le mort, Paris, Rageot, 1987
Sans Atout, la vengeance de la mouche, Paris, Rageot, 1990

Come si vede, l’ordine di uscita della serie Mondadori seguiva esattamente quella originale francese (altro indizio di come nella vecchia Editrice Mondadori si trattavano gli autori, e i lettori)
Oggi parlerò del secondo, Sans Atout contre l’homme à la dague, tradotto in Italia con Sans Atout e l’uomo con la daga
Sans Atout è un giovane quindicenne figlio dell’avvocato Robion.
Si chiama più propriamente François, ma tutti lo chiamano Sans Atout. La ragione è esemplificata in una nota, a margine di pag. 9 dell'edizione italiana: "Il soprannome implica un doppio senso che sembra quasi un controsenso. Se da una parte significa, infatti, senza chance, senza fortuna, dall'altra fa riferimento a una precisa situazione del bridge che si chiama appunto sans tout. Contrariamente al primo significato, il riferimento al bridge indica una circostanza favorevole: il fatto di avere in mano, cioè, le carte vincenti (l'asso e le figure). François nel primo significato è disordinato, e l'ordine, gli dice il suo professore, è il migliore atout della vita. D'altra parte, però, è estremamente intelligente, ed ha quindi in mano le carte vincenti."

Segue il padre presso un tale, il signor Royère, un mercante d’arte che vive in un castello a La Chenaie, che ha richiesto, attraverso l’intervento del suo medico, il dottor Dodin, l’aiuto del padre di Sans Atout. Il motivo? Qualcuno ha lacerato una tela di Julian Fevre, un pittore in ascesa che lui aveva appeso al muro dinanzi ad una famosa tela di Caravaggio, L’uomo con la daga. Il fatto inquietante è che Royère afferma che nessuno si possa essere avvicinato al quadro in oggetto, perché l’unica via per accedervi era nel suo raggio visivo e slui non ha visto nessuno. Per di più chi mai si sarebbe potuto prendere il disturbo di distruggere una tela senza valore quasi mentre dirimpetto ad essa c’è un Caravaggio? Il fatto è che il soggetto caravaggesco, L’uomo con la daga, ha un aspetto inquietante per via degli occhi, dipinti così bene, da insinuare il sospetto che siano vivi. Inoltre ha una storia fatta di disgrazie: chi nel passato ha posseduto questo quadro, è stato vittima di disgrazie o lui direttamente o qualcuno della sua famiglia; anche Royère è uno di questi, avendo perduto da cinque anni, moglie e figlio in uno spaventoso incidente stradale: da allora è sempre in lutto.
Quindi nessuno potrebbe aver lacerato quel quadro, eppure qualcuno è stato: i  domestici? Impossibile: sono fidatissimi. Royère si è fissato che sia stato L’uomo con la daga.
Tuttavia la fissazione ben presto diventa altro quando arriva Robion: infatti è proprio Sans Atout a ritrovare un biglietto in cui si comunica la volontà di andare via: ma chi mai vorrebbe andarsene? La firma? Una daga.
Sicuramente qualche malvivente sta giocando sulla buona fede del conte e sulla sua impressionabilità per portargli via la tela preziosa. E così montano la guardia i due uomini e Sans Atout, ma tuttavia qualcuno, vestito con una cappa ed una daga, fugge portando via il quadro: effrazione non v’è stata, quindi dev’essere stato qualcuno dall’interno.
Ben presto tuttavia a sancire che non vi è nessuna presenza inquietante ma solo un manigoldo, arriva la lettera di riscatto: soldi in cambio della restituzione del quadro. Viene approntata la somma, ma il ragazzo, senza nessuna approvazione da parte di suo padre, sostituisce i soldi con carta da giornale.La conclusione? Il quadro viene recuperato, ma poi il malvivente si vendica e inaspettatamente rapisce proprio Royère, 8uscito sul suo calesse.che ritorna indietro con la giumenta, ingiungendo questa volta di consegnare i soldi e il quadro in cambio della vita del mercante d’arte.
Il giovane, avendo capito come il cavallo avendo ritrovato la strada del ritorno può essere che trovi anche quella dell’andata, vi si affida e arriva nel posto dov’è tenuto prigioniero Royère ma non si avvede di essere stato scoperto e anche lui viene preso prigioniero in un vecchio mulino in disuso.
Coi suoi occhi vede Royère tenuto prigioniero nella stanza più in alto nel mulino ma anche un individuo conciato come l’uomo con la daga che comunica lasciando biglietti, una volta che apre la botola di comunicazione con la stanza.
Ora Sans Atout verrà liberato e sarà proprio lui a portare soldi e quadro all’appuntamento, ma il malvivente non sa che il ragazzo ingegnosamente porterà con sé una cinepresa modificata per riprendere i soggetti nel suo campo visivo, una volta collegatogli un cavetto di nylon. In questo modo inquadrerà anche il malvivente e riuscirà a risolvere il mistero.
Bel romanzo  breve , succulento, facile da leggere (bastano tre ore). La scrittura è quella di Boileau, del Boileau anni quaranta: le varie interiezioni, con cui descrive l’azione del giovane, rimanda ai suoi romanzi anteguerra, e rivela tutto sommato un tipo di scrittura vecchio stampo.
C’è un mistero, in sostanza, che concerne l’apparizione di un malvivente e la sua scomparsa da un corridoio la cui unica via di accesso è sorvegliata dal proprietario di casa. Se è accertato che non vi sia lì nessun tipo di passaggio segreto, ne discende solo una doppia possibilità: o qualcuno è entrato o qualcosa si è materializzata per poi svanire. Eliminata l’impossibilità, ne discende che solo l’alltra ipotesi è quella  giusta. Ma a questo punto discendono altre due ipotesi: o il proprietario di casa si è sbagliato o ha visto male oppure…   Ed è proprio questo oppure, per impossibile che possa essere, condurrà il lettore alla soluzione.
In questo, Boileau si collega ai suoi romanzi precedenti, dove è sempre questo  quid, questo qualcosa che non potrebbe essere tale  in un primo tempo, ma che poi si rivela essere la tessera mancante del puzzle, a tenere unita la storia ed il problema che soggiace: perché tutto sta in piedi se è vera una cosa detta ad un certo punto del romanzo. Nel momento in cui, quella verità si rivela essere una bugia, automaticamente tutto il castello delle supposizioni crolla, e nasce un’altra idea che per quanto assurda possa essere troverà alla fine del romanzo la sua base.
Io francamente, pur non capendo per quale motivo fosse accaduta una tale cosa, ho individuato il responsabile già a metà del romanzo: Boileau non si smentisce mai. Dico Boileau e non Narcejac, perché qui c’è poco di Narcejac e molto di Boileau: Narcejac è presente più che altro nelle scene di azione, che non sono male. La caratteristica dei romanzi di Boileau è sempre quella: non è importante individuare il colpevole di per sé ma piuttosto risolvere la situazione impossibile: una volta che si sia risolta, automaticamente il responsabile è facile individuarlo. O anche può anche essere individuato il responsabile di per sé, ma se non si darà soluzione al quesito impossibile, non si potrà con certezza attribuire la colpa ad un determinato soggetto.
Devo dire che la sottigliezza psicologica che è alla base dell’azione del colpevole è notevole, ed è una caratteristica che una sorta di marchio di fabbrica della coppia: francamente non ci sarei mai arrivato, se non fosse stato spiegato, perché il colpevole ruba il quadro, poi lo restituisce e poi ancora lo rivuole indietro. A questa motivazione psicologica si associa un’altra più irrazionale, che è una conseguenza di una serie di disgrazie.
Bel romanzetto. In quest’estate in cui saremo costretti a leggere cose beh non certo molto stuzzicanti, a meno che non si legga qualcosa di Polillo o qualcosa che non si è letto e si possieda (io ho tantissimo da leggere), anche un romanzo per ragazzi di una grande accoppiata storica, può risollevare un pomeriggio sotto l’ombrellone.

Pietro De Palma