venerdì 15 settembre 2017

Avviso pubblicazione dissertazione su I RACCONTI ED I RADIODRAMMI IN ELLERY QUEEN

Avviso tutti i lettori affezionati di questo blog che, contestualmente all'analisi qui presentata dei racconti di Ellery Queen con crimini impossibili, sui miei 2 blog La morte sa leggere, oggi ho pubblicato una lunga dissertazione su I Racconti e i Radiodrammi di Ellery Queen:


http://lamortesaleggere.myblog.it/2017/09/15/i-racconti-di-ellery-queen/
https://lamortesaleggere.blogspot.it/2017/09/i-racconti-e-i-radiodrammi-di-ellery.html

P.D.P.
 

mercoledì 13 settembre 2017

Bernardo Cicchetti : Il rifugio dell'orco - Collana Oscura - Antonio Tombolini Editore, Loreto, 2016



Bernardo lo conosco da tanto tempo, da quando conversavamo nel Blog Mondadori ai tempi di Altieri, quando c’erano premesse di cambiare l’impostazione della linea editoriale. Per cui c’era sempre fermento, e sempre idee.
Qualche giorno fa, grazie ad un’amica comune, che ne aveva parlato nel suo blog, Bernardo mi ha fatto recapitare il suo romanzo col quale aveva partecipato anni fa al Tedeschi: non avendo avuto la possibilità di essere pubblicato su Mondadori, si era creato lui quella di pubblicare il suo romanzo presso altro editore.
Il romanzo si situa nel 1964.
C’è un gruppo  di adolescenti che si ritrova nella Villa del paese (il giardino comunale) per parlare, giocare, amoreggiare. Un giorno casualmente qualcuno parla di un caso irrisolto: la sparizione di Don Raimondo, l’arciprete del paese. Era andato in chiesa per confessare e officiare la messa una sera, poi era uscito ed era scomparso. I ragazzi si interrogano; uno, il protagonista della storia, che parla sempre in prima persona, che poi rievocherà  a tanti anni di distanza la storia di cui era stato protagonista, davanti ad un ufficiale dei carabinieri, per effetto di una lettera speditagli dall’assassino ormai condannato alla morte da un cancro al polmone, non si capacita del fatto che lui quella sera della sparizione di Don Raimondo, dalla Cappella del Bambin Gesù, era proprio lì davanti alla cappella e Don Raimondo non l’aveva proprio visto uscire. In sostanza lui è il testimonio chiave di cui al tempo nessuno, tantomeno i carabinieri avevano sentito il bisogno di vagliare, tanto più che lui della sparizione di Don Raimondo non aveva mai sentito parlare dai suoi genitori. Era un fatto che si era preferito cancellare.
Così comincia un’indagine, che è anche un gioco all’inizio, un’avventura in cui i ragazzi si buttano a peso morto. Cominciano a chiedere in giro, a restringere il numero di coloro che avevano partecipato all’ultima messa di Don Raimondo. A condurli nel loro percorso di indagine è Il Maestro, un pazzo inoffensivo dell’ospedale psichiatrico locale a cui consentono di uscire, che diventa il loro vate, una specie di loro eroe ancor prima che si diffonda la notizia di Don Raimondo per la sua capacità di eseguire difficilissime divisioni a memoria. Il Maestro ben presto coordina le indagini del gruppo e fissa i paletti: il momento in cui il prete era arrivato in chiesa, quando aveva cominciato messa, le stranezze durante la messa per l’assenza del sagrestano Cicillo, il fatto che il prete fosse scomparso. Poiché per sapere il resto dovrebbero interrogare i testimoni, coloro che avevano partecipato all’ultima messa, stilano una lista e cominciano con vari sotterfugi a cercare di avere rapporti con loro. In sostanza non ricavano granchè tranne tre cose molto interessanti: il fatto che durante la permanenza di Don Raimondo fosse scomparso Vincenzino, un bambino di otto anni ritrovato poi strangolato, violentato e torturato; e che durante la Messa non ci fosse stata né la presenza di Cicillo sull’altare a fianco dell’officiante né tra i banchi a chiedere la questua nonostante il prete fosse avido. Questi tre fatti, uniti ad altri, cominciano a comporre un quadro orribile: il prete era un pervertito degenerato e qualcuno, ritenendolo direttamente responsabile della morte del bambino, lo aveva ucciso e fatto scomparire.
L’inchiesta si intreccia ben presto con il primo amore del protagonista, Lucia Davino, una ragazzina figlia di un professore di liceo classico, e con i sentimenti degli stessi ragazzi, che ben presto capiscono che nel quadro d’insieme,  nel puzzle in cui mano a mano le tessere stanno andando al giusto posto, ognuno ha qualcosa da perdere: perché in sostanza a quella messa avevano partecipato anche alcune persone che erano direttamente o indirettamente collegate ai ragazzi. Cosa c’entrano ora i testimoni? Vorrebbe spiegarlo un dono che Il Maestro fa al protagonista per il suo compleanno: Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, storia dell’ assassinio premeditato di una persona che aveva rapito e ucciso una bambina, tramite una congiura di gruppo. In sostanza, coloro che apparentemente erano solo testimoni, avrebbero partecipato all’assassinio del prete, inserendo nella congiura Cicillo. Questa sarebbe la prima soluzione, quella cui vengono condotti i ragazzi. Perché si sarebbero svolti così i fatti? Perché il prete, non uscendo dalla chiesa con le sue gambe e nemmeno potendo essere nascosto da qualche parte, non essendoci nascondigli in sagrestia (il luogo dell’assassinio), sarebbe uscito in altro modo.
Questa prima soluzione però comporterebbe il sospetto di molte persone e quindi viene frettolosamente messa a tacere, e lo stesso protagonista e la sua fidanzatina vengono separati dalle rispettive famiglie: così il dolore di Vincenzino diventa il dolore di un’intera comunità.
Il romanzo finirebbe così se, nell’epilogo, tuttavia a distanza di molti anni una lettera non arrivasse al protagonista, diventato ormai adulto e sposato, raccontando un’altra storia, quella di un depistaggio, da parte di un Deus Ex Machina, e di un’altra soluzione, che comporta non la messa in stato di accusa di un’intera comunità ma di un solo uomo, dell’assassino che ha ucciso, con la collaborazione di Cicillo, il prete ( colpevole non solo della morte di Vincenzino, ma anche di Jacopo figlio dell’assassino e di un altro bambino in altri due paesi italiani dove il prete era stato mandato in missione): l’assassino ha scavato, quando il prete non c’era, sotto tre assi del ripostiglio della sagrestia, una fossa capace di contenere due uomini e vi ha nascosto il corpo, adagiandosi a sua volta sul cadavere, e rimettendo gli assi al loro posto e prima dell’ultimo anche le cianfrusaglie che vi erano poste sopra, finchè la chiesa non sia sgombra prima dei testimoni e poi dei carabinieri lì arrivati, confidando nella loro poca professionalità; e poi di notte è uscito dalla tomba, mutilando il cadavere e seppellendo nuovamente i pezzi divisi, ottimizzando quindi lo spazio ottenuto, e poi uscendo indisturbato dalla chiesa facendo perdere le sue tracce.
Dico subito che questo romanzo avrebbe meritato la vittoria del Tedeschi, ma si sa che le opere dei vincitori non sempre rispondono solo ai propri meriti ma anche ad altre incognite ambientali e personali, proprie di coloro che le giudicano:  magari al giudice il mystery non piace, magari piace una storia più truculenta, magari preferisce l’hardboiled, il noir nostrano al romanzo poliziesco alla Maigret. Ma come ho detto a Bernardo, difficilmente avrebbe vinto perché è un’opera troppo complessa, con troppi rimandi, che per essere apprezzati avrebbero dovuto richiedere una cultura di base poliziesca molto specifica, almeno nel mystery. In altre parole, se a giudicarlo fossi stato io, gli avrei dato la palma del vincitore; altri…
Perché complesso?
Il romanzo può essere visto sotto diverse prospettive.
Innanzitutto sotto l’ottica di un “come eravamo”, come la nostra storia, la storia dei cinquantenni e sessantenni come Bernardo e come me che in quegli anni erano adolescenti e vivevano proprio quelle situazioni, quei fatti storici, stagioni di pensiero, che cantavano quelle canzoni e vedevano quei film che tutti abbiamo visto, sentito, ascoltato, visto; i nostri primi amori giovanili, i nostri giochi tipo “i ragazzi della via Pal”.
Poi sotto l’ottica di un romanzo sociale, perché tratta della pedofilia, un male della società ancora più orribile perché partorito da chi dovrebbe difendere gli stessi bambini che invece diventano le sue vittime. In un tempo, gli anni sessanta, in cui queste cose erano tacitate, nascoste sotto il velo del silenzio, negli anni in cui la Chiesa mai avrebbe ammesso di avere tra le sue fina dei figli degenerati, perché la Chiesa era posta su un piedistallo e non viveva ancora le turbolenze della società in cui viviamo. Del resto il titolo del romanzo allude alla pedofilia: cos’è l’orco se non un mostro che mangia bambini? In questo caso la caverna dell’orco è la cappella.
Infine sotto l’ottica precipua del romanzo poliziesco vero e proprio, in cui confluiscono molteplici richiami: da Agatha Christie (dichiarato) a Poe (Il cuore rivelatore, dichiarato). In realtà alla base della modalità del delitto sta un richiamo non dichiarato, quello del Carter Dickson  di The House in Goblin Wood. Perché, e questa è la particolarità più interessante, il romanzo è un mystery classico con ceneri noir (la pedofilia, la solitudine dell’assassino, la tristezza di fondo) che si colloca non tanto nel genere del whodunnit ma in quello più particolare dei delitti impossibili . La prima soluzione, quella che viene rivelata nel corso del romanzo, rimanda direttamente al racconto di Poe, ma ancor di più a Carr, non so se volutamente o inconsciamente. Del resto già Carr aveva esplicitato l’unico modo possibile con cui un corpo potesse scomparire, senza poter essere nascosto in loco oppure sciolto. E le borse della spesa rimandano al cesto da picnic di carriana memoria. Tuttavia, al di là di questa soluzione apparente, vi è poi quella vera, confessata nell’epilogo, il finale a sorpresa, che in sostanza, a vedere bene potrebbe anche collocarsi come una Camera Chiusa anche se piuttosto semplice, non canonica come quelle di Carr, che si avvale di un nascondiglio: infatti l’assassino, apparentemente, scompare nella Sagrestia. Che è una Camera Chiusa perché anche se la porta non è chiusa, è tuttavia guardata a vista dalla gente che sta a messa: è in sostanza una modalità già espressa in altri romanzi precedenti, per es. in It Walks by Night, di Carr, in cui le uscite della stanza in cui avviene la decapitazione sono guardate a vista da testimoni fidati. Ma è anche un delitto impossibile, perché il corpo scompare. E proprio per questo, per un certo tempo, fino alla riesumazione dei resti, proprio perché non erano stati trovati, si è pensato che il prete fosse andato via.
Poi ci sono altre anime nel libro: c’è innanzitutto una vena di pessimismo molto accentuato, che si traduce in una sorta di nichilismo nietzchiano (il rifiuto di Dio, perché è morto) che va oltre esso stesso, perché il Superuomo la cui esistenza era giustificata dalla morte di Dio, non esiste. Esiste solo un’umanità debole e fragile,  condannata a soffrire: quasi un catarismo contemporaneo.
E infine c’è un appunto anche alla narrativa fantastica (non so se voluto dall’autore, o immaginato da me): l’assassino che si seppellisce in una tomba assieme al cadavere, potrebbe rimandare a The Greek Coffin Mystery di Ellery Queen, in cui nella stessa tomba ci sono il cadavere ed un altro sopra il primo, come nel nostro caso. E’ per me anche un rimando alla letteratura fantastica (o gotica), perché l’assassino che esce dalla tomba di notte, cos’è altro se non un cadavere vivente? E in realtà l’assassino che ha ucciso per vendetta, per vendicare il proprio figlioletto ucciso da quel prete ignobile, si è trovato dannato già in terra, ucciso dal dolore per la perdita della moglie e del figlio, e senza più anima, divorata da una sofferenza indicibile e sostituita dall’odio puro: e’ un uomo senz’anima, è un uomo che è già morto dentro, che vive solo per uccidere, come il morto vivente.
Il romanzo, figlio senza dubbio delle critiche sorte in seno alla Chiesa contemporanea in merito a quei preti che nel corso del loro mandato si siano resi  colpevoli di atti nefandi nei confronti di vittime innocenti (disabili, bambini), manifesta una tristezza e una melanconia di fondo molto accentuate. Anche forse dirette ad un mondo, quello della fanciullezza che non esiste più. Tuttavia nel romanzo non vi è solo un assassino, ma due: uno, il prete, è l’assassino dei bambini; l’altro, l’assassino del prete, è al tempo stesso, vergognandosene, un assassino di bambini: non li uccide nel corpo, ma nella coscienza, costringendoli a vivere una serie di conseguenze della loro indagine, che li porterà a soffrire: il protagonista, viene ridotto al silenzio dalla comunità mediante pressione sui suoi familiari; la sua fidanzatina, viene allontanata da lui, perché in certo senso da lui plagiata; e soffre sapendo anche che della gente ha ucciso e che si difende, attaccando lui, per non essere attaccata. Anche lui è un orco, un mangiatore di bambini: perché ha approfittato volutamente della loro ingenuità, e anche lui ha un rifugio: la sua indifferenza al dolore, tanto ha sofferto; e un rifugio vero e proprio, che si è scelto, per non poter essere inquisito: l'alibi perfetto.
Accadono tante altre cose in questo romanzo.
Da leggere.
Non solo per distrarsi ma anche per riflettere.

Pietro De Palma

giovedì 7 settembre 2017

Ellery Queen : A scuola con Ellery Queen (Object Lesson, 1958) - trad. Tina Honsel - in Esperimenti Deduttivi di Ellery Queen, Mondadori, 1984

Seconda puntata sui racconti e radiodrammi queeniani che contengono impossibilità varie. Sì è vero avevo parlato di racconti, e Giordano questi mi aveva richiesto. Ma credo di poter offrire un maggior contributo se parlerò anche di radiodrammi.
Orbene, oggi è la volta di un racconto tratto dalla raccolta Esperimenti Deduttivi di Ellery Queen,  A Scuola con Ellery Queen. 
Come fa capire il titolo, il racconto non contiene un delitto, ma altro: una sparizione impossibile. E' questa una variazione interessante della Camera Chiusa: non sparisce il colpevole, bensì un oggetto. Carr avrebbe detto "vanished into thin air". E' quello che accade.
Ellery viene convocato da una combattiva insegnante di un liceo del quartiere di New York, dove egli vive: infatti la 92esima Strada Ovest è vicina l'87esima Strada Ovest dove abita lui.
Ellery è un eroe per i giovani del quartiere e così l'insegnante spera che attraverso il suo carisma possa aiutarla a redimere tre anime perse, tre suoi allievi che lei ha visto la sera prima scappare attraverso la vetrina infranta da una panetteria del quartiere (l'ennesimo colpito in poco tempo): David Strager, Howard Ruffo, Joey Bull. Il primo, biondo bello e robusto lavora in un supermercato; il secondo, bruno di capelli, lavora in una tintoria; il terzo, esile e coi capelli rossi, in una rivendita di cancelleria, giornali e tabacchi.
Quando Ellery arriva a scuola è la prima ora: pensa di fare un'apparizione, e di dover parlare solamente, ed invece l'insegnante gli dice di aver subito un furto: qualcuno ha sostituito nella sua ora, approfittando di un suo momento di distrazione, una busta che conteneva sette dollari (parte della colletta per il regalo di matrimonio ad una collega), con un'altra contenente ritagli di giornale, esattamente grandi quanto la banconota da un dollaro. Siccome quella è la prima ora, e i ragazzi non hanno avuto modo di uscire dall'aula, è evidente che la busta sia ancora lì.
Quindi Ellery prima invita a restituire la busta, poi davanti all'assenza di azioni, perquisisce i tre (perchè guardandoli in faccia si è accorto che hanno un'aria colpevole) senza risultati; ma intanto passano i minuti, e a ogni minuto che passa, Ellery rischia sempre più di fare la parte del fesso, fregato da un/tre ragazzo/i di sedici anni. E ovviamente aumenta la tensione, e la rabbia di Ellery davanti all'ostentata sicurezza dei tre, che se la ridono. Poi Ellery passa alla perquisizione di tutte le suppellettili della classe, vedendo addirittura dietro l'altoparlante a muro, o il globo della luce, ma ancora nulla. E intanto mancano pochi minuti. Poi esamina il contenuto della falsa busta e trova attaccato ad un falso dollaro, ritagliato dall'albo di un fumetto la cui data è quella di quattro giorni dopo quello in cui si svolge la storia, una sottile strisciolina di quella che gli pare la filigrana di una banconota. Passa ancora del tempo: ora mancano quattro minuti allo scadere della prima ora e al suono della campanella. Allora Ellery si concentra spasmodicamente, toccandosi tutto quanto. Poi all'improvviso ha l'illuminazione e indica il responsabile.
Spiega come ha fatto ad individuarlo e facendosi dare un dollaro che quello ha con sè, dimostra che la sottile strisciolina che ha trovato, corrisponde ad una intaccatura della banconota: in sostanza il ladro si è servito della sua banconota di un dollaro come facsimile per tagliarne uno esattamente uguale, ma non si è accorto di aver asportato una sottilissima fettuccia di banconota.
Tuttavia c'è ancora una cosa da fare: trovare la busta con la refurtiva. Ed ecco che spunta misteriosamente da....
Non dico da dove, però i cinefili avranno un'altra traccia  da poter esaminare: c'è un film di qualche anno fa, con Anthony Hopkins, in cui un uomo uccide la moglie colpevole di averlo tradito e riesce a nascondere la pistola in un modo altamente ingegnoso. Ecco, non è la stessa soluzione, ma gli si accosta molto.
In più il racconto, oltre ad essere un mystery particolarmente brillante, ha una tensione palpitante che lo conduce spasmodicamente alla conclusione, minuto dopo minuto, e quindi in un certo senso è anche un mini-thriller.
Assolutamente delizioso.
Non è un caso isolato, la sparizione di un certo oggetto, in questo racconto, poichè in altri lavori di Queen scompaiono cose importanti: innanzitutto, la copia del testamento in The Greek Coffin Mystery del 1932, il romanzo più spaccacervelli in assoluto della storia del mystery anni '30;  la pistola che ha sparato, in The American Gun Mystery, un romanzo con situazioni impossibili, del 1933; poi  invece in opere al limite dell'impossibilità, The Treasure Hunt del 1935 e Trojan Horse del 1939, scompaiono delle gemme rubate, mentre scompare del denaro anche in un altro racconto, Miser's Gold.
Se ricordo bene, Igor mi disse anni fa, che il plot del film derivava da un racconto di Hoch; ma se questo è vero, Hoch a sua volta deve aver preso qualcosa da Queen, e il plot del film da lui. Che poi il modello indiretto sia stato Hoch, per come la penso io, può essere benissimo che la sceneggiatura del film abbia potuto avere, come proprio modello, proprio il racconto queeniano.

Pietro De Palma

lunedì 4 settembre 2017

Ellery Queen : Le tre vedove (The Three Widows, 1950) - Trad. Tina Honsel - in Agenzia Investigativa di Ellery Queen, Mondadori, 1984

Quest'oggi cominciamo una serie di appuntamenti, nei quali verranno vagliati i racconti con impossibilità varie (documenti che spariscono, veleni che appaiono, delitti in stanze chiuse) di Ellery Queen: la cosa mi è stata chiesta nei giorni scorsi da Giordano Giorgi e mi è sembrata molto carina, anche perchè i racconti di Ellery Queen, nonostante in tempi non recenti siano stati messi a disposizione dei lettori italiani (non tutti), almeno quelli contenuti nelle antologie realizzate dai due cugini, da parecchi in Italia non sono stati letti.
Normalmente sono un miracolo di deduzione. Alcuni sono più famosi di altri, altri meno. Taluni sono molto corti, altri molto lunghi, altri ancora novelle. Insomma, il panorama è molto variegato.
Non seguirò un ordine cronologico, perchè anche il mio grado di gradimento non è costante e segue miei personalissimi spunti.
[  Prossimamente uscirà un mio lungo articolo di introduzione a I Racconti di Ellery Queen : non perdetelo!  ]
Cominceremo quindi da uno contenuto in Agenzia Investigativa Ellery Queen (Queen Bureau of Investigation).  
Theodore Hood, vedovo, aveva due figlie: Penelope e Lyra. La prima non dava nessuna importanza al denaro, la seconda il contrario. Entrambe si erano sposate, ma entrambe erano rimaste vedove. Il padre le aveva riaccolte in casa, ma poi se ne era pentito, perchè risposatosi, aveva ben presto capito che le due figlie erano incompatibili con la moglie. Ben presto era morto, lasciando il patrimonio di due milioni di dollari, alla moglie, con la disposizione, di cui era garante il legale di famiglia, l'avv. Starck, che in caso di sua morte, esso sarebbe stato diviso in parti eguali alle due figlie. Quali miglior moventi per un omicidio? L'antipatia e la bramosia di riccchezza.
Fatto sta che un bel giorno la moglie si rivolge al medico di famiglia, il dottor Benedict, per degli esami di routine: nonostante egli l'abbia trovata in ottima forma, il giorno dopo si ammala e peggiora per cui lei, temendo di essere stata avvelenata, gli chiede che la esamini approfonditamente: in effetti il dottore riscontra che è stata avvelenata. Siccome non può dire chi l'abbia avvelenata, e le disposizioni testamentarie le impediscono di mettere fuori di casa le due figliastre, ne discende che il dottore annuncia alle due sorelle, che dovrà controllare giorno per giorno la matrigna al fine di evitare un nuovo avvelenamento.
Ma un secondo avvelenamento avviene comunque. A questo punto la donna fa chiamare Ellery Queen, nella speranza che egli riesca ad individuare l'assassino e come il veleno le sia stato propinato. La ragione è che: la signora si cucina personalmente tutto nella sua camera da letto, con le finestre ermeticamente chiuse e la porta sprangata dall'interno; beve solo acqua di provenienza certa, utilizza il suo spazzolino e il suo dentifricio che non possono essere stati presi da alcuno; per la cottura e utilizzo del cibo usa pentole e piatti che ha acquistato ex novo; non si trucca, non mette profumi, rossetti e quant'altro; la serratura della porta della camera è stata rifatta da lei da poco.
Ellery dopo aver interrogato anche i domestici, conclude che è matta, cioè simula il proprio stato. Ma tempo dopo, un terzo tentativo la uccide. Ellery è convinto del suicidio, ma lo fa cambiare idea proprio il veleno che non si trova. A questo punto per esclusione l'omicidio è l'unica possibilità, un omicidio impossibile: un affronto alla sua capacità di deduzione sopraffina.
Riuscirà a trovare un assassino diabolico, solo facendo  ricorso alla sua deduzione, dopo essersi persino ammalato a causa della sua incapacità a trovare l'assassino e il modo di uccidere in una stanza ermeticamente chiusa, dopo aver vagliato per l'ennessima volta tutti gli indizi e le testimonianze prodotte.
Il racconto potrebbe definirsi una mini-sfida al lettore, giacchè non esiste per nulla la sezione in cui interviene la polizia, quindi l'indagine a tutti gli effetti: è Ellery ad agire, solo lui. Questo è inconsueto, perchè l'indagine sulla morte della donna, che dovrebbe essere svolta da un ufficiale di polizia, quando non addirittura da un vice procuratore distrettuale, non si verifica (neanche da suo padre, col corollario dei suoi agenti). 
La faccenda ha uno svolgimento surreale:nessuno avvisa la polizia, Ellery viene avvisato della morte della donna, ed interviene solo perchè qualcuno si è preso gioco di lui, della sua superiore intelligenza (e ovviamente della vittima). E finchè ragiona, nelle quarantasette ore in cui Ellery mette alla prova il proprio acume, invano, finchè il padre non lo smuove dal letto ficcandogli un termometro in bocca, mettendogli una borsa di ghiacco in testa, e facendogli uan scaloppina al burro (il non trovare la soluzione lo ha fatto ammalare), nessuno avvisa la polizia. E lui quando interviene e scioglie l'enigma, lo fa con una improvvisata riunione di famiglia, durante la quale si rivolge alle uniche persone che potessero trarre vantaggio dalla morte della donna. 
Ma come il racconto (un mini racconto di poche pagine) manifesta una andamento surreale durante tutto il suo svolgimento, surreale è anche la fine, perchè Ellery rivela l'unico modo attraverso il quale la donna può esser stata avvelenata, ma noi non sappiamo cosa faccia il responsabile: ammette, si proclama innocente, ridicolizza la soluzione di Ellery? No, nulla. Il racconto finisce con Ellery che da la soluzione. Non si sa nemmeno chi sia il complice (perchè c'è un complice), perchè il complice potrebbe sapersi solo se fossero state svolte delle indagini canoniche da parte della polizia. E non sappiamo neanche se l'assassino verrà consegnato alla giustizia, perchè il complice non si sa cosa potrebbe fare (e non si sa neanche chi sia).
Ecco perchè dico che questo è un, come potrei dire...un esercizio di stile, più che un racconto vero e proprio, un rompicapo da settimana enigmistica, una mini sfida al lettore.
Nient'altro.
Il plot basato su un avvelenamento impossibile, ripetuto, di una donna sempre più malata, da alcuni è stato spiegato col fatto che in quel periodo pare che i due cugini avessero seri problemi di salute, che si siano riflessi in una storia volutamente pessimistica (ancor più pessimistica, quando si conosca la soluzione, ancor più per un malato).
La soluzione però, è geniale, su questo nulla da dire, tanto più che utlizza tutti i pochissimi indizi dati, ravvisabili in quello che io vi ho raccontato: solo in un modo l'assassino potrebbe aver colpito.  E' bene dire però che gli indizi dati sono talmente pochi (oppure è uno solo, il fondamentale) che un altro titolo del racconto è Murder without clues (assassinio senza indizi).
Non vi rimane che leggere il racconto (difficile da trovarsi ) o lambiccarvi il cervello, ma...non sarà facile.

Pietro De Palma

mercoledì 30 agosto 2017

Melville Davisson Post : Il mistero di Doomdorf (The Doomdorf Mystery, 1914) trad.Gianni Pilo - in "Tempo di delitti" a cura di Mike Ashley, Grandi Tascabili Economici Newton, 1996

Melville Davisson Post dirà poco al lettore italiano; eppure è uno scrittore di straordinaria intensità, amato da John Dickson Carr, Ellery Queen, Howard Haycraft.
Nato nel 1869 in West Virginia, svolse per parecchi anni la carriera di avvocato. La moglie morì di polmonite, il figlio in tenera età. Visse vedovo fino alla morte avvenuta nel 1930, per una caduta da cavallo (era un abile cavallerizzo). Scrisse romanzi e racconti.
In particolare dal 1911 al 1928 scrisse la serie di 22 racconti che più gli dette fama, quella di Uncle Abner, "the greatest American contribution" to the list of fictional detectives after E.A.Poe's C.Auguste Dupin.
Zio Abner non fu il solo personaggio creato. Gli altri furono Randolph Manson (di cui consegnò alle stampe tre volumi di racconti), Monsieur Jonquelle Prefetto di Parigi, il Colonnello Braxton (avvocato e virginiano, come l'autore). Ad un altro ancora, Sir Henry Marquis, pensò JDCarr per un suo personaggio, il Colonnello Marquis protagonista di un suo grande racconto/novella, The Third Bullet. I 22 racconti di Zio Abner furono pubblicati su molti magazines dell'epoca: dal 1911 al 1916. Nel 1918 furono raccolti nell' antologia  "Uncle Abner, Master of Mysteries". Ellery Queen li definì "an out-of-this-world target for future detective-story writers".
In Italia, ben poco è stato pubblicato ad oggi, oltre al racconto da me analizzato. Mi  risultano:  Il mistero della morte di Bradmoore ("The Bradmoor Murder"1929), edito dalla Compagnia del Giallo Classico nel 1996, in un'antologia coi racconti di Sir Henry Marquis; ; La notte oscura (Antologia Einudi "I Gialli di Mezzanotte", 2014); Un atto di Dio (An Act of God, 1913), Antologia "Enigmi e Misteri" di Polillo, 2009; La grande finzione (Monsieur Jonquelle; The Great Cipher su “The Red Book Magazine”, novembre 1921), in Antologia Polillo "Delitti in Codice", 2009.

"The Doomdorf Mystery" è una camera chiusa. Un inizio col botto, potremmo dire. 
Fu pubblicato per la prima volta sul Saturday Evening Post del 18 luglio 1914, e poi riunito assieme ad altre storie di Zio Abner nel 1918.
Zio Abner, che opera nella Virginia all'inizio dell'Ottocento, è "uomo con spiccato senso di giustizia, timoroso di Dio, e fine osservatore della natura umana e che osserva la legge di Dio" , è impegnato in questa sua prima avventura, nella morte misteriosa di Doomdorf, un avventuriero che si è stabilito su un arido pezzo di terra, piantando con tenacia alberi di pesco, e dai frutti ha ricavato un liquore, che presto ha venduto a  parecchia gente: l'alcoolicità ben presto ha diffuso in quella terra, vizi di ogni genere, portando anche distruzioni e omicidi, quando ne hanno bevuto schiavi e indiani. Fatto sta che un'orda di predicatori e di gente che ne ha piene le tasche di Doomdorf si è mossa per fare giustizia e distruggere la distilleria dietro la casa dell'avventuriero. Anche Zio Abner e il signor Randolph, giudice, stanno andando lì per mettere fine alla faccenda. Quando arrivano, trovano lì il predicatore Bronson, un tale che minaccia castighi divini, che ha in programma di distruggere la distilleria. Doomdorf sta dormendo nella stanza che usa d'estate, come aggiunge una donnetta che si affaccia, intenta a raccogliere le pesche da utilizzare per ricavare il liquore. Dopo averlo chiamato invano, e avendo capito che si è chiuso da dentro, con una spallata Randolph spalanca la porta, tanto per trovare Doomdorf ucciso da una fucilata che gli ha forato il panciotto e lo ha colpito al cuore, mentre era a riposare sul divano. L'arma viene trovata poco in là: è un piccolo fucile da caccia, appoggiato ad una forcella e appeso al muro: ha appena sparato, e la cartuccia sotto il cane sta lì a testimoniarlo. Non c'è altro nella stanza oltre ad un tavolo, ed una bottiglia con del liquido trasparente, il liquore di pesche (probabilmente un tipo di grappa).
Verificano la stanza: è ermeticamente chiusa. Dal camino non sarebbe potuto entrare nessuno, e la finestra, oltre che essere chiusa dall'interno, non veniva aperta da molto tempo, come testimoniano le ragnatele al di fuori, e per di più la finestra non ha un davanzale, è su una parete a picco e liscia dove nessuno potrebbe arrampicarsi; non ci sono botole, e la porta era chiusa dall'interno con un chiavistello impossibile ad aprirsi dall'esterno.
Purtuttavia sia il predicatore Bronson che la donna, rivendicano la paternità della sua morte. Solo che non sono condannabili: il predicatore ha invocato la vendetta divina, che poi si è materializzata; la donna, lo ha tanto maledetto con bambole vodoo da avere finalmente giustizia. Perchè non lo sono?
Perchè all'ora in cui è morto Doomdorf, le ore13, come testimonia il suo orologio da panciotto, trapassato dal proiettile omicida, entrambi non erano in casa: il predicatore era di là a venire, e la donna era ancora impegnata a raccogliere pesche.
In sostanza nessuno avrebbe potuto ucciderlo: eppure il cadavere è lì a testimoniare che qualcuno o qualcosa debba essere stato ad uccidere.
Zio Abner, riflettendo su una cosa che ha detto Bronson (ha invocato Dio perchè lo uccidesse con il fuoco del cielo), riuscirà a dimostrare come la morte sia entrata dalla finestra senza che questa venisse aperta, o i suoi pannelli sostituiti, o il suo telaio tolto (impossibile: c'erano le ragnatele!) e rimesso a posto.
La soluzione di Melville Post, è perfettamente razionale ed è assolutamente una chicca: soprattutto quando appare, alle ore 13, l'assassino nel suo incedere, finisce per tenere il lettore e il giudice Randolph fissi e attenti sulla finestra, in attesa che qualcuno o qualcosa appaia. E appare. Ma non è condannabile sul banco degli imputati.
E' un assassino che non è umano, perchè deve identificarsi in qualcosa che sia la vendetta di Dio. In certo senso se ci fosse un boia qui, sarebbe Dio stesso: perchè solo Dio poteva fare giustizia così.
Zio Abner si collega  al Dupin de Gli assassini della Rue Morgue di E.A.Poe: anche lì vi è una Camera Chiusa, anche lì l'omicida non è umano. 
Se vogliamo i due omicidi che non possono aver ucciso, possono invece averlo fatto: il racconto non lo dice, ma lo fa intuire. L'uomo può averlo fatto, perchè se non avesse invocato Dio, il suo fuoco distruttore non l'avrebbe ucciso (il fuoco dello sparo). La donna, perchè anche se al momento della morte, lei materialmente non era lì, potrebbe aver predisposto la stanza, sapendo lui dove si riposava, e in quale posizione, perchè morisse. In quest'ottica sarebbe non una morte dovuta ad un incidente, ma un omicidio premeditato. Impossibile però da accreditare in giudizio alla donna. Certo però, se davvero si fosse realizzato così come Zio Abner dice, sarebbe stato per un caso leggendario, una volontà divina.

RIVELAZIONE DELL'ARMA USATA PER UCCIDERE: 
Chi volesse leggere il racconto è pregato di non leggere da questo punto in poi. 

Perchè dico che  la vera arma usata per uccidere non è il fucile? 
Perchè esso non è l'arma quanto il mezzo. L'arma è un'altra: la bottiglia di liquore. 
Per un principio ottico, il  sole (l'assassino) con un suo raggio, appare all'una spuntando dalla finestra e cade sul tavolo laddove c'è la bottiglia. La bottiglia col liquore funziona come lente: riflette i raggi del sole focalizzandoli in un punto, la cartuccia opportunamente preparata nel fucile da caccia, che scoppiando, spara contro la figura distesa.
Se la morte di Doomdorf è dovuta al caso, il sole è l'omicida involontario o il latore della giustizia divina; se la morte invece è dovuta all'omicidio premeditato della donna, il sole è il complice.
Ma perchè la donna avrebbe voluto uccidere l'uomo tanto da premeditarne la morte (lei dice non la magia nera)? Perchè come spiega lei in un inciso, Doomdorf molti anni prima l'aveva comprata in cambio di una collana d'oro data ad un vecchio povero (il nonno) che forse si aspettava per la nipote un futuro di gioie e non di sofferenze, di soprusi, di stupri , a cui l'aveva condannata, a cui aveva condannato una bambina che coglieva fiori gialli nel prato. In parte quella bambina era rimasta nella donna, in quella donna distrutta.
Volete che io dica la mia tra le due opzioni? Non lo so. Opterei per la seconda perchè in sostanza,  quando normalmente si ripone un fucile da caccia, lo si depone scarico e non carico. E' la presenza della cartuccia che non mi convince. Ma devo anche prendere in esame la dimenticanza ed il caso.
Il metodo usato, la riflessione della luce, un principio ottico, è tipico delle storie di quel periodo: dardi avvelenati, letti che uccidono, e ora anche un raggio di sole che spara una cartuccia, riflesso da una bottiglia di liquore. Non è un caso che  anche illustri scrittori posteriori (Carr, Commings,per es.) utilizzeranno principi di fisica ottica per realizzare alcune celebri messinscene dei loro lavori.
Sta al lettore a questo punto, indicare quale sia secondo lui il vero assassino. Anche se Melville D. Post conclude:
It is a world filled with the mysterious joinder of accident .
It is a world - replied Abner - filled with mysterious justice of God!  

Pietro De Palma 
 





sabato 26 agosto 2017

Antologia The Realm of the Impossible

Due giorni fa è uscita negli USA, un'antologia, cui ho collaborato fornendo un mio racconto che ho dovuto tradurre in inglese, curata da John Pugmire e Brian Skupin.
L'antologia s'intitola The Realm of the Impossible, in quanto contiene solo racconti con Delitti Impossibili o Camere Chiuse. Sarebbe dovuta qualche mese fa, poi c'è stata una serie di rimandi sino ad avantieri. Compaio con il De trasformato nel nobiliare de: un altro atto di gentilezza oltreoceano, che mi ha ridato quel tanto di nobiltà che ci apparteneva qualche secolo fa.  Comunque sia, quel Pietro de Palma, autore del racconto The Barese Mystery sono proprio io.
Il racconto che è stato scelto nell'ambito di una rosa che ho fornito a richiesta, aveva come presupposto innanzitutto di non essere troppo lungo: doveva essere massimo di dieci cartelle, e io l'ho ristretto a 9,e poi doveva contenere degli elementi di folklore o paesaggistici tanto da identificare un certo luogo di una certa nazione. The Barese Mystery, ovviamente parla di un delitto impossibile con Camera Chiusa a Bari.
Ho dovuto trasformare un mio racconto molto più lungo, di una quarantina di pagine, che aveva doppio finale fantastico e razionale, "alla Carr", scritto ai tempi in cui io e Igor Longo avevamo una intensa amicizia epistolare: mi ricordo che a lui piacque molto, e disse che si inseriva in quei lavori tipo H. Resnicow o K. Wilhelm; e poi l'ho dovuto tradurre in inglese. Probabilmente John e Brian hanno a loro volta trasformato delle espressioni troppo inglesi in un americano corrente.
La sorpresa massima che ho ricevuto stamattina, quando John mi ha inviato la lista degli altri autori, che avevo richiesto, è stata trovarmi insieme a P. Halter, U. Durling, E. Hoch, S. Shimada, C. Brand, M.D. Post, F.W. Crofts, E. Peters,unico italiano ad essere stato scelto. Devo dire in tutta onestà che la cosa mi ha fatto un enorme piacere.
Questo l'elenco completo dei conteneuti:



Foreword
Otto Penzler
7
Introduction
John Pugmire and Brian Skupin
9
France: Jacob’s Ladder
Paul Halter
12
United Kingdom: Cyanide in the Sun
Christianna Brand
29
Real Life Impossibility: United States
Louis Calhern’s Weakness
48
Sweden: Windfall
Ulf Durling
49
Czech Republic: The Case of the  Horizontal Trajectory
Joseph Škvorecký
68
Real Life Impossibility: Barbados
Moving Coffins
86
Ireland: The Mystery of the  Sleeping-Car Express
Freeman Wills Crofts
87
Australia: Dead Man in the Scrub
Mary Fortune
109
Real Life Impossibility: Austria
Bridge to Nowhere
120
United States: The Hidden Law
Melville Davisson Post
122
France: House Call
Alexandre Dumas
133
Real Life Impossibility: Switzerland
Death of the Empress Elisabeth
150
Argentina: The Twelve Figures of the World
Jorge Luis Borges & Adolfo Bioy Casares
151
Greece: Rhampsinitos and the Thief
Herodotus
165
Real Life Impossibility: Germany
Mass Murder in the Basement
170
Outer Space: Martian Crown Jewels
Poul Anderson
171
Lebanon: Leaving No Evidence
Dudley Hoys
188
Real Life Impossibility: Scotland
Houdini Defeated
195
India: The Venom of the Tarantula
Sharadindu Bandyopadhyay
196
United Kingdom: Sir Gilbert Murrell's Picture
Victor L. Whitechurch
213
Real Life Impossibility: France
The Impossible Theft of 1,000 Rare Books
226
China/Taiwan: The Miracle on Christmas Eve
Szu-Yen Lin
227
Finland: Seven Brothers (extract)
Aleksis Kivi
251
Real Life Impossibility: France
Murder on the Metro
254
Portugal: Lying Dead and Turning Cold
Afonso Carreiro
256
Canada: The “Impossible” Impossible Crime
Edward D. Hoch
276
Real Life Impossibility: France
Hanged Too High
284
Egypt: The Locked Tomb Mystery
Elizabeth Peters
286
United States: Deadfall
Samuel W. Taylor
301
Real Life Impossibility: United States
The Murder of Isidor Fink
312
Japan: The Lure of the Green Door
Rintarō Norizuki 
313
Italy: The Barese Mystery
Pietro de Palma
340
Real Life Impossibility: United Kingdom
The Murder of King Edward II
349
Germany: The Witch Doctor's Revenge
Jochen Fueseler
350
Iraq: All the Birds of the Air
Charles B. Child
364
Real Life Impossibility: United States
Miracle on 42nd Street
379
Ireland: The Warder of the Door
L.T. Meade & Robert Eustace
380
Japan: The Locked House of Pythagoras
Soji Shimada
397
Permissions and Acknowledgments

428
 
L'antologia può essere ordinata al link

www.amazon.com/Realm-Impossible-Pugmire-Skupin/dp/1545339228/

Pietro De Palma