Per qualche notizia didascalica, rimandiamo al precedente articolo su romanzi di Roger Scarlett (vedasi Il Mistero della Piuma Bianca, The Back Bay Murders).
Il precedente articolo verteva sul secondo romanzo della coppia di autrici che scelsero come loro pseudonimo comune, Roger Scarlett, The Back Bay Murders, uscito sempre nel 1930. Oggi prendiamo in esame invece il loro esordio, pubblicato nel febbraio 1930: The Beacon Hill Murders (una volta tanto pubblicato in Italia con traduzione fedele del titolo): Gli omicidi di Beacon Hill.
L'ispettore Norton Kane della Polizia di Boston, è alle prese con un doppio delitto maturato a casa Sutton.
Viene avvisato dal suo amico Underwood, testimone indiretto dell'assassinio di Alfred Sutton, di recarsi a casa della vittima. E qui si snoda tutta l'indagine.
In sostanza Alfred Sutton, patriarca della famiglia, uomo privo di scrupoli, che si è creata una solida posizione del jet set cittadino, pur dal nulla e che ha fama di ricco parvenu, viene ucciso nel suo salotto, mentre sta conversando amabilmente con la bellissima e ben introdotta nei salotti cittadini, Signora Anceney, ricca vedova, di cui pare si sia invaghito. Per l'occasione della cena a casa sua, le ha regalato un ciondolo con un pezzo unico di giada cinese, incisa. Mentre stanno parlando, Sutton viene ucciso da un colpo di pistola al cuore, sparato da qualcuno che si suppone ragiovevolmente, in base alla traiettoria del proiettile, stia dove stava Anceney, che quindi viene sospettata dell'omicidio. Passa poco tempo relativamente, e la Signora Anceney, viene uccisa, sgozzata con un rasoio mella sua camera da letto,
Il problema, è che non si capisce come ciò sia avvenuto. Perchè a guardia della bellissima Signora Anceney, sospettata del primo delitto, è posto un agente, che sorveglia la porta. Che ha lasciato il suo posto di guardia solo quando ha portato del vino nella sua camera (ma la vittima era viva), quando è andato al bagno un attimo (un minuto) e quando è andato ad aprire la porta: ma comunque tempi brevissimi, in cui l'assassino avrebbe dovuto uccidere la vittima, lasciare il rasoio ben in vista e fuggire senza che nessuno lo vedesse. Aggiungasi che sia nel primo che nel secondo omicidio, le finestre erano ermeticamente chiuse. E che il secondo omicidio è una diretta conseguenza del primo: forse che la vittima del secondo, avesse visto qualcosa che non doveva vedere? Ma del resto come è possibile che fosse stato ucciso Sutton, se non era stata la Anceney ad ucciderlo? La balistica impone che l'assassino fosse stato dove era la Anceney, perchè la traiettoria del proiettile aveva una angolazione tale che il colpo per forza era stato sparato vicino all'angolo sinistro del camino.
E dove portano, la sparizione del ciondolo di giada e il ritrovamento casuale da parte di Kane, di un pezzo di stoffa insanguinata, tra le pieghe della tenda della finestra della stanza da letto della Anceney?
E oltre ai movimenti ambigui dei familiari (della moglie di Sutton, della figlia Katherine che amava molto il padre, del figlio James che non vedeva l'ora di divenire erede, del cognato Walton, un po' tocco, che si lamentava della poca sufficienza con cui era trattato da Sutton), c'è da valutare la presenza ambigua dell'amico di Sutton, Gilroy, che sembra avere interessi nella vicenda: aveva falsificato assegni con la firma dell'amico, e sperava di rientrare in possesso di una nota in cui si autoaccusava della vicenda, custodita in una piccola cassaforte murale. Gilroy si scoprirà che era il fratello della seconda vittima. Tutti erano assieme nella sera in cui era stato invitato anche Underwood, l'amico di Kane. E proprio Underwood, assieme a Moran, sergente investigativo, assise nelle indagini Kane, che dopo aver trovato il ciondolo di giada in un cassetto segreto di una scrivania, e un pezzetto di piombo rimuovibile da una delle fnestre, elaborerà una teoria, e avvalendosi anche di una ricostruzione del secondo omicidio, inchioderà l'assassino alle sue responsabilità.
Questo primo esordio, sarebbe dovuto essere col botto, come si suol dire, perchè le due coautrici avevano pensato ad una vicenda che si snodasse avendo come due punti cardini, due delitti avvenuti in circostanze impossibili. E in effetti una buona parte del romanzo, quella che supporta l'assassinio delle due vittime, fino a che Kane non comincia a elaborare le sue teorie, è costruita in maniera spettacolare, avvalendosi addirittura di tre mappe: una del piano delle camere da letto, una della stanza dove fu ucciso Sutton e quella della camera da letto della Anceney. Il problema di questo primo romanzo è però nell'abbondanza di carne messa sul fuoco: ce n'è troppa. I troppi indizi, e per di più alcuni vengono trovati o pensati senza che siano stati spiegati (uno su tutti, la stoffa insanguinata trovata celata dal panneggio del tendaggio delel finestre: perchè si trovava lì si capirà, ma perchè una stoffa insanguinata, e da dove veniva, non viene spiegato. Ma poi anche pistola e rasoio che si trovano nelle stanze da letto, e la cui presenza viene spiegata come un gioco di prestigio, ma senza che se ne fosse avvertita la presenza subito: compaiono, come caduti dal cielo), si possono spiegare come la volontà di creare una trama spettacolare, non avendo però le due coautrici ancora l'esperienza letteraria per riuscire a spiegare tutto ciò che mettono dentro. E' in altre parole, una meravigliosa opera acerba, che pone in essere due delitti spettacolari, che hanno punti di contatto con altre opere precedenti e successive.
Sicuramente, la balistica che entra in scena per spiegare il modus operandi del primo delitto, è una conseguenza dell'esordio di Van Dine, in The Benson Murder Case: anche lì la balistica ha una parte importante per spiegare la dinamica del'omicidio. Ma anche la spiegazione del secondo omicidio, ha punti di contato con altri romanzi: mi viene in mente per esempio la spiegazione, di un romanzo di qualche decennio fa di Paul Halter, A 139 pas de la mort.
Come dissi recensendo la seconda opera di Roger Scarlett, Norton Kane è sicuramente un eroe vandiniano, ma che non ha tutta l'enciclopedica cultura di Philo Vance. E' più un detective ibrido, un vandiniano holmesiano, direi molto vicino al Thatcher Colt di Abbot, o a Michael Lord di Daly King. Altri dati che affermano la paternità vandiniana dell'opera, è la coppia Kane-Underwood, che ricorda quella Colt-Abbot o Vance-Van Dine, in cui l'avvocato Underwood, nel nostro caso presente a casa Sutton in quanto esecutore testamentario della vittima, narra in prima persona, come fa anche nei suoi romanzi Van Dine. Mentre Moran fa il sergente Heath di Van Dine. Ed è troppo vicino nel tempo The Greene Murder Case, del 1928, per non affermare la filiazione di Beacon Hill dal romanzo di Van Dine, che ha anche un altro evidentissimo punto di contatto col suo genitore, che riguarda l'assassino. E sempre col romanzo di van Dine, questo di Scarlett condivide anche l'esistenza di cassetti segreti: là ce n'era uno che nascondeva la pistola, qui uno nella scrivania che contiene il ciondolo di giada.
Lo stile che imprimono le due co-autrici fa sì che la narrazione proceda fluida, nonostante le tante situazioni narrate, ma certo non è lo stile sontuoso di S.S. Van Dine. Devo dire in tutta sincerità, che circa 80 pagine prima della rivelazione, ho indovinato chi potesse essere l'assassino e il movente (che non è facile da immaginare), sulla base di un'astrazione per ciò che si dice all'inizio del romanzo. Possibile che...? Sì, è proprio così. Mentre il modus del primo e del secondo sono una genialata di chi ha scritto il romanzo (anche se il secondo mi sembra un po' tirato per i capelli: se davvero si fosse verificata così la cosa, si sarebbe dovuto pensare che la gente normalmente è cieca e sorda, oppure assai impressionabile come accade nel caso della pistola e rasoio che compaiono d'incanto laddove non c'erano prima). Insomma, si pretende che le cose vadano così perchè così devono andare.
Tuttavia anche se opera acerba, riesce a tratteggiare a tutto tondo i personaggi, dall'infido Gilroy, al malevolo e ridicolo Walton, dall'appassionata Katherine, alla succube Mrs Sutton, dal padrone di casa pieno di sè, alla sua fiamma, la Signora Anceney che rischia le proprie virtù per aiutare il fratello fetente. E riesce a dare anche un'immagine ben definita sia di Underwwod, il narratore in prima persona, anche troppo poco leone per stare accanto al grande Norton Kane, che invece riesce a dare la giusta luce, a degli avvenimenti che presi in sè, non direbbero molto.
In un blog americano che dà anche il punteggio in stelle, viene dato un voto di 4,25 su 5 mentre al secondo 4,50.
Sono sostanzialmente d'accordo.
Un bel romanzo, ma non un capolavoro.
Pietro De Palma