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giovedì 16 giugno 2016

Clayton Rawson: Gli uomini che vengono dalle stelle (Nothing Is Impossible, 1958) - contenuto in Estate Gialla 1970



Sapete come la penso: se non si fossero persi fiumi di denaro e non si fossero sprecate occasioni vanamente, oggi i lettori di mystery in Italia sarebbero prima di tutto molto più numerosi, secondo non si sarebbero allontanati da Mondadori via via negli anni, e ultimo  - e non meno importante –sarebbero in possesso di molte più opere importanti (invece delle tante banali prodotte), che invero oramai è meglio reperire in originale, giacchè i tempi non sono più maturi, mi sembra, per coltivare speranze.
Mi riferisco in particolare alle opere che Clayton Rawson firmò con lo pseudonimo di Stuart Towne: le due raccolte di racconti Death Out of Thin Air  e Death from Nowhere, che hanno rivestito per i molti aficionados del delitto impossibile, un alone quasi leggendario dal tempo della loro pubblicazione,  e che sono state ripubblicate in ebook da mysteriouspress qualche anno fa ( http://mysteriouspress.com ). Tuttavia tanti anni fa mi fu rivelato – molto prima della gestione Altieri – che ci fu la possibilità che gran parte dei racconti di Rawson venissero pubblicati, ma ahimè uno dei consulenti allora esistenti stroncò le opere e da allora non si è più pensato ad esse; anche perché esisteva un meccanismo – mi dissero – per cui, una volta ricevuto un giudizio negativo, per cambiarlo e riprendere in mano l’opera, sarebbe dovuto passare del tempo. Ora che questo sia vero o non, non è importante; quello che invece mi sembra doveroso sottolineare è che un modo di procedere siffatto mi sembra alquanto singolare: uno legge un’opera e sulla base di quello che argomenta l’opera viene accettata o meno. A parte che si accetta un giudizio come se esso fosse verità colata dalla bocca di un dio, è anche inconsueto che un giudizio puramente soggettivo si trasformi istantaneamente in oggettivo, e non invece sottoposto ad un contraddittorio. Altri avrebbero potuto avere una opinione diversa da chi l’aveva bollata come non presentabile in una pubblicazione:  come possiamo infatti essere perfettamente sicuri che quel giudizio così stroncatorio non fosse viziato da una qualche riserva di gusto? Fatto sta che piangere sul latte versato è inutile, e allora sarebbe meglio almeno procurarsi quelli di Rawson, tra i racconti con Merlini, che siano stati pubblicati da Mondadori. In passato ho introdotto “From Another World”, oggi invece parlo di “Nothing Is Impossible”, tradotto e pubblicato in Italia come Merlini e gli extraterrestri.
Albert North è stato un pioniere dell’industria aeronautica ma gli anni sono passati, si è scocciato di occuparsi di commesse per l’aviazione e si vuole ritirare a vita privata: così si è riservata la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione, lasciando al genero Charles Kane la direzione della baracca.
Una volta ritiratosi cerca di passare il tempo, e così prima costruisce modellini di aerei, poi comincia ad occuparsi di UFO. E lo fa alla grande, impiegando energie non solo fisiche ma anche economiche. Cosa che non è digerita dal genero, che osteggia queste pratiche che tolgono risorse anche importanti alla loro impresa.
Ross Harte, giornalista amico di Merlini, lo va a trovare presso il suo negozio per avere un parere, proprio in merito alla materia dei dischi volanti e del perché pare egli venga pedinato. E’ stato inviato dal giornale proprio ad intervistare Albert North, e chiede a Merlini di accompagnarlo, in quanto è l’esperto di cose impossibili. A casa North fanno conoscenza dapprima con Kane, poi con lo stesso North (che sul più bello è disturbato proprio da Kane con cui poco prima ha avuto un battibecco, per via della firma di certe commesse governative), poi infine con Anne, la segretaria maggiorata dello stesso North, che si dimostra però molto più intelligente ed informata delle attività del suo principale di quanto ci si potesse attendere prima, dopo averla vista muovere le gambe. Li informa su certe richerche fanta-archeologiche che North sta svolgendo con un certo Professor Price, un sedicente archeologo dell’Università della California, che avrebbe testimonianze certe di un atterraggio alieno nel deserto e di certi geroglifici di provenienza extraterrestre impressi a fuoco sulla roccia.
Mentre li sta edocendo su tali e altre attività, i tre sentono un colpo di pistola provenire dallo studio. Provano a entrare ma la porta è bloccata dall’interno, e deve merlini sbloccare la serratura facendo ricorso ad una serie di grimaldelli. Quando la schiudono si trovano dinanzi uno spettacolo tremendo: North è prono sulla scrivania, seduto e morto, mentre il genero è disteso per terra, con gli abiti meticolosamente ripiegati dopo essere stati abbottonati e infilati gli uni negli altri: la maglia intima nella camicia e questa nella giacca, le mutande nei pantaloni, le calze nelle scarpe. E Kane? Steso per terra completamente nudo, svenuto: su un mobile, per di più, nella polvere, vengono rinvenute delle impronte di piedi a tre dita, e sul muro a circa sessanta centimetri da terra, strani geroglifici verdi. A complicare la faccenda, il fatto che North sia morto ma che non si riesce a capire per cosa: c’è del sangue, ma il foro di uscita del proiettile sparato non si trova, e tantomeno si trova l’arma.
Ci vuole l’esame del medico legale arrivato con l’Ispettore Gavigan richiesto da Merlini, per riscontrare come North sia stato ucciso con un proiettile di una Colt & Wesson cal. 38, che è penetrata nella testa tramite l’orecchio: una volta estratto, si rivela un normalissimo proiettile. Tuttavia, la pistola non si trova. E non si trova neanche il bossolo, pur dopo una minuziosissima perquisizione: sembra volatilizzato, come la pistola.
Kane è perquisito e costretto a porgere la vestaglia che gli ha dato la segretaria per coprire la sua nudità, ma non c’è nulla ed è costretto anche ad una ispezione tendente ad esclude che abbia potuto ingoiare il bossolo.
E’ chiaro che al di là che siano stati gli alieni, i poliziotti ritengono che sia stato Kane ad uccidere il suocero, perché la stanza oltre ad avere la porta chiusa dall’interno non ha altre uscite e il laboratorio interno che comunica con la stanza tramite una porta, a sua volta non ha aperture: quindi, sempre che non siano stati i nanetti verdi a tre dita che abbiano attraversato i muri, è chiaro che sia stato Kane. Sempre che non sia stato Prince, che poco dopo che il corpo è stato trovato è sorpreso mentre cercava di abbandonare lo studio: peraltro si viene a sapere che è una vecchia conoscenza della polizia, in quanto truffatore: ogni volta che si presenta l’occasione di fare soldi, diventa all’occorrenza pittore, artista, archeologo. Quindi è un ciarlatano. Chi sarà l’assassino?
Merlini dimostrerà come sia stato possibile ottenere quellel impronte a tre dita, e come sia stato possibile sparare a North non avendo a disposizione una pistola: un altro gioco di prestigio firmato Clayton Rawson.
Qui si esplora non tanto la possibilità che l’assassino si sia volatilizzato  da una camera chiusa dall’interno che non ha altre aperture oltre la finestra e un minuscolo laboratorio di elettromeccanica, cieco senza finestre, ma che si sia volatilizzata l’arma e anche il bossolo del proiettile: innumerevoli gli esempi nella letteratura poliziesca, che del resto ho fatto recentemente, allorchè ho parlato del racconto di Daly King.
Certo, se per un attimo si pensa, ma solo per un attimo, che responsabili siano i marziani, perché non si vede il foro di entrata del proiettile, e North è indubbiamente morto, dal momento in cui viene riscontrato il foro di apertura e viene estratto il proiettile, presumibilmente sparato dal una cal.38, è chiaro che la pista aliena comincia a traballare e perché traballi del tutto è necessario che si spieghi l’arcano delle orme a tre dita. Una volta risolto anche questo quid (vengono prodotte usando il dorso della mano, in una posizione particolare e con l’aggiunta dell’impronta di due dita), e scomparsa del tutto la pista degli omini verdi, tutto il resto può essere visto sotto altra luce: i geroglifici sono stati fatti da mano umana, lo stesso ritrovamento di Price è una bufala, e il ritrovamento degli abiti tutti stranamente chiusi e abbottonati e infilati gli uni negli altri atto a far supporre che una presenza aliena avesse smaterializzato gli abiti indosso a Kane materializzandoli altrove chissà per quale motivo, è anch’esso il tentativo di aggiungere ulteriore casino a quello già esistente.
La caccia all’assassino è presto conclusa.
Del resto, come abbiamo già detto precedentemente, questo non è un racconto basato su sparizione impossibile dell’assassino, ma dell’arma usata. Perché uno sparo si è sentito, anzi…due, quando Merlini viene sorpreso a sperimentare come riprodurre uno sparo e come uccidere una persona utilizzando non una pistola ma un marchingegno, creato assemblando due elementi e agendo dall’esterno con un terzo: sembrerebbe un po’ la pistola – che Francisco Paco Scaramanga usa in The Man with the Golden Gun, film della serie 007 interpretata da Roger Moore – formata da una penna, un accendino, un portasigarette ed un gemello da polso, tutti d’oro placcato. Qui invece si deve pensare ad  un gioco di prestigio, realizzato utilizzando degli elementi semplici presenti in un laboratorio elettro-meccanico. Non dico di più, perché questo è  puro divertimento dell’illusionista. Del resto, lo abbiamo detto altre volte, Rawson non è interessato a creare un’atmosfera reale che si attacchi quasi addosso, come se fosse una nebbia (come avviene in Carr), ma al gioco di prestigio in sè per sé, a stupire. Per certi versi è molto vicino al romanzo ad enigma francese, che si basa su medesimi presupposti: una volta che hai scoperto l’inghippo, trovare l’assassino è elementare, perché non ci sono tutte le difficoltà tipiche della scuola anglosassone (alibi inattaccabili, tempi dell’assassinio, moventi inesistenti, ritorno dell’erede, etc..); solo che l’inghippo è di virtuosismo tale che non è facile da sbrogliare.
La sparizione del bossolo, che è necessaria perché nessuna prova sia possibile portare in giudizio che provi in maniera assolutamente definitiva che il calibro usato fosse proprio il N.38, a sua volta si basa su un gioco di prestigio tipico degli illusionisti, per esempio la moneta che aveva IN MANO IL PRESTIDIGIATORE VIENE TROVATA ADDOSSO AD UNO SPETTATORE: L’ARTIFICIO è LO STESSO. L’omicida, sapendo che tutti verranno perquisiti e tutto verrà perquisito, soprattutto di se stessi, cerca il nascondiglio in ciò che non verrà perquisito perchè… In sostanza il trucco è quello stesso che si vede attuato nel film Fracture: un uomo viene assassinato e la pistola, viene scambiata con quella di un poliziotto, cosicchè la pistola che ha sparato, identica a quella del poliziotto, viene portata via addosso a sé dall’agente, mentre quella dell’agente, lasciata sul luogo del delitto, è incompatibile col bossolo trovato sulla scena del delitto. Nel nostro caso, tuttavia, il bossolo viene nascosto addosso non ai poliziotti (sarebbe troppo semplice!), ma a… Tuttavia come è possibile sparare un proiettile utilizzando un semplice tubo di ottone, che non abbia le rigature interne di una pistola e  che non abbia un percussore che faccia esplodere la mini-carica di un bossolo? Semplice la domanda, ma ..la risposta? Soprattutto poi quando il proiettile estratto le rigature che allora non dovrebbe avere, le ha invece?
Una piccola curiosità: non so perché ma noto l’uso ancora di una agenda telefonica in entrambi i racconti che ho presentato in questo blog. Nel primo, l’agenda veniva strappata per similare il suono di una striscia di carta che nello stesso istante venga strappata, mentre qui è usata per stordire la vittima, prima di ucciderla sparandole con un marchingegno degno della fantasia di John Rhode.

Pietro De Palma

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